29 December 2006

Recensione: Energia - la sfida del secolo (2006), di Piero Angela, ****

Fonte: U.S. Energy Information Administration
Sinossi

L'energia è il motore della vita politica e sociale. In effetti al giorno d'oggi, appena si apre il giornale ci si imbatte in una notizia che, per un verso o per l'altro, ha a che fare che fare con la questione energetica. Sia direttamente, come l'aumento del prezzo del petrolio, gli approvvigionamenti di gas, l'opportunità delle centrali nucleari. Sia in maniera indiretta, visto che da essa dipendono buona parte delle controversie internazionali, prime fra tutte le guerre attuali nei paesi del Golfo Persico. Senza contare che la grande crescita economica di Cina e India porterà sicuramente a un aumento della domanda di energia. Il libro passa in rassegna tutte le fonti di energia, mettendo in risalto aspetti positivi e negativi di ognuna di esse e disegnando gli scenari futuri. Tutto con lo scopo di chiarire le idee su una questione che segna il presente e il futuro in modo così prepotente.


Recensione

Un interessantissimo libro a carattere divulgativo per informare le nostre scelte in campo energetico. Il mondo avrà sempre più bisogno di energia, sia perché aumenta la popolazione, sia perché, mediamente, ogni essere umano ne consumerà di più. Gli idrocarburi continueranno a fare la parte del leone per molti anni, ed il Medio oriente sarà ancora per molto tempo la principale fonte. Non sono d'accordo però con Angela (e con l'opinone diffusa) che la guerra all'Iraq si sia fatta per il petrolio: Saddam Hussein ne vendeva a chiunque pagasse, e senza neanche fare politiche rialziste dei prezzi come alcuni "amici" dell'Occidente quali Arabia Saudita e Iran con lo Scià.

Angela è piuttosto favorevole al nucleare, considerando che i rischi reali (invece di quelli presunti emotivamente dall'impatto sensazionale degli incidenti) siano minori di quelli di altre fonti. Il carbone uccide tutti i giorni senza finire sulle prime pagine dei giornali, sia per estrarlo sia per l'inquinamento che produce: nella sola Cina muoiono ogni anno migliaia di minatori. Chernobyl e Three Mile Island, invece, hanno fatto molte meno vittime di quanto comunemente si creda: alcune migliaia nell'ipotesi peggiore, molte meno degli idrocarburi. (Il libro è stato pubblicato prima dello tsunami a Fukushima.)

L'autore è generalmente realista riguardo alle energie rinnovabili e "pulite", ed analizza con sangue freddo pro e contro della principali opzioni: eolico, solare, geotermico, idroelettrico.

Un libro da leggere e rileggere, e su cui riflettere per formarsi una propria idea sul problema principale del XXI secolo.











01 December 2006

Book Review: Identity and Violence, by Amartya Sen, *****

Synopsis

In this penetrating book, Nobel Laureate Amartya Sen argues that we are becoming increasingly divided along lines of religion and culture, ignoring the many other ways in which people see themselves, from class and profession to morals and politics. When we are put into narrow categories the importance of human life becomes lost.

Through his lucid exploration of such subjects as multiculturalism, fundamentalism, terrorism and globalization, he brings out the need for a clear-headed understanding of human freedom and a constructive public voice in Global civil society. The hope of harmony in today's world lies in a clearer understanding of our sheer diversity.


Review

This book makes one supremely important argument very well: to identify ourselves with an identity, no matter which, is both incorrect and dangerous. Most of us don't have ONE identity, but many. If one of them takes excessive precedence over the others, and we therefore identify ourselves mainly with it, we start down a slippery slope of exclusion of those who do not belong to it, even though we may share several of our other identities with them. The step from this process of exclusion to conflict and war is a short one to take.

Recensione: Identità e Violenza, di Amartya Sen, *****

Questo libro sviluppa in modo elegante e convincente un tema principale: avere un'unica identità, non importa quale, è sbagliato e pericoloso. La maggior parte di noi non ha una sola identità, ma molte. Se una di esse sovrasta le altre, e quindi noi ci identifichiamo solo o soprattutto in essa, vuol dire che stiamo prendendo una direzione pericolosa, che porterà all'esclusione di quelli che non appartengono a quella identità anche se con loro potremmo condividerne altre. Questo processo di esclusione porta facilmente al conflitto e alla guerra.

Io sono un uomo, che durante la sua vita è stato o è ancora cittadino italiano, agnostico secolare, studente per molti anni negli USA, filosoficamente scettico, politicamente cinico, economista dilettante, burocrate internazionale, analista di questioni strategiche e militari, subacqueo, fotografo, consulente, eterossessuale, difensore delle libertà civili individuali, oppositore della pena di morte, credente in valori universali, esistenzialista, attratto fortemente dal buddismo, amante della musica classica e del jazz freddo, detestatore della musica heavy metal e che guarda la TV (tranne la coppa del mondo di calcio!), a favore della scelta della donna in materia di aborto, a favore del controllo delle nascite libero ma non imposto come in Cina, che odia le sigarette ma ama le sue pipe, e ho ancora tanti altri aspetti della mia identità che sarebbe troppo lungo citare qui.

Quindi posso identificarmi con tante categorie di essere umani, sono tutti come cerchi parzialmente sovrapposti. Nel loro insieme, essi creano la mia personale identità, per cui mi viene facile essere tollerante, perché posso condividere una o più di queste categorie con la maggior parte della gente a questo mondo!

Se, tuttavia, uno dovesse scegliere, o essere manipolato a scegliere, una singola identità come l'unica, o la principale, per definire se stesso, diventerebbe difficile capire quelli che non condividono quella scelta, che sono fuori da quel cerchio, che non sono "identici" a noi, e questo porterebbe inevitabilmente al conflitto.


Gli uomini si ammazzano per la religione, per il calcio, per la legislazione sull'aborto, per la lingua, l'origine etnica e altre ragioni meno importanti quando una di queste ragioni diventa l'unica o la principale definizione della propria identità.

Quando ho finito di leggere questo libro sono arrivato alla conclusione che non ho proprio una mia identità precisa, o forse ho una sorta di "metaidentità", il risultato del mio specifico cocktail di identità parziali. Questo mi rende unico ed allo stesso tempo compatibile con altre metadentità del mondo. Posso essere a casa mia in qualunqu luogo perche il mio "io" è costituito di idee, abitudini e retaggi culturali che vengono da tante parti del mondo. Forse ho perso le mie radici, ma non me ne duole perché ho acquisito forti ali!

L'edizione italiana si può comprare qui

24 November 2006

Film review: Nose, Iranian Style (2006), by Mehrdad Oskouei, ***

Sinossi
A documentary about why so many people decide to have a nose job in Iran. Most are women, and a beautiful nose is one of the few parts of their body that can be seen in public, hence the necessity to do the most out of it. You can read a description here on IMDb.

Review
Interesting series of interviews. The director asked lots of people, men and women, young and not so young, why they wanted a new nose and what it did for them. What emerges is the portrait of many people very insecure about themselves. Of course nose jobs are done the world over for this same reason, but the numbers in Iran seem to be very high. Quite a few very good looking girls who decide to have the operation, in my opionion, do so under social pressure (many say it will make it easier to find a husband) but would not really need it at all.



Here on Youtube you can see the film with English subtitles. Unfortuntely I can not find a place to buy the DVD online.

Part 1 and part 2 (without subtitles)

21 October 2006

Book Review: Yemen, by Isabel Wets, ****

A beautiful book of black and white pictures by a Belgian photographer. Text in French but the real treasure here is the wonderful pictures...

Attitude fière et altière des Yéménites de tous âges, armés de leur djambya, poignard recourbé porté à la ceinture. Regard empreint de gravité des femmes, dissimulé ou non d'un voile. Tant de visages qu'Isabel Wets nous dévoile à travers ces images d'une grande simplicité mais aussi d'un grand talent. (...) Par cet ouvrage, Isabel Wets, passionnée de voyage et photographe d'une rare sensibilité, nous emporte, en mariant harmonieusement photographie et magnifique poésie yéménite, vers ce pays magique ayant su conserver l'authenticité de son passé dans la vie de tous les jours. Les 78 photographies originales, en noir et blanc, d'Isabel WETS sont accompagnées de 39 poésies yéménites.

More info on the author's website.

09 October 2006

Richness and variety of Indian breads, served hot right out of the oven!


There's a huge variety of different kinds of bread that is served with Indian food. Here are some of the most popular ones.

1. Chapati (unleavened Indian flatbread))
The beauty of Chapatis is that they can be eaten with anything!

2. Parathas (unleavened pan-fried Indian flatbread)
Parathas (pan-fried Indian flatbread) are for when you want to spoil yourself! Crispy and flaky, they go well with most Indian dishes be it a gravied curry or a dry stir-fry.

3. Aaloo Paratha (potato paratha)
Aaloo parathas taste delicious with fresh, thick cream or a knob of unsalted, home-made butter!

4. Poori (unleavened fried Indian flatbread)
Serve this crispy, golden bread with any dish - vegetarian or otherwise - and your favorite pickle.

5. Naan (leavened Indian flatbread)
Serve this delicious bread hot, with popular dishes like Tandoori Chicken or kebabs of different kinds.

6. Bhatura
The perfect companion for Chole (chickpeas curry), a popular North Indian dish, Bhaturas are best eaten as they are made and piping hot.

The great thing I found in India is that bread is almost universally prepared and served right away. In the West this is rare. Even expensive restaurants, that serve warm bread, at best heat up bread that has been baked earlier in the day. In India, even modest street-side eateries will bake bread on the spot and serve it straight from the over (or pan) to the table.

25 September 2006

Recensione: Ladakh, di Marco Vasta, *****


L'unica guida completa in italiano sulla regione del Ladakh, comprese quelle adiacenti di Kashmir, Zanskar, Garwal, Spiti, Kinnaur, Lahul, Kumaon, e tutto l'Himachal Pradesh. Guida ai monasteri, ai percorsi di trekking, alla societò, storia e cultura di questa affascinante regione.

L'autore viaggia in Ladakh da oltre due decenni ed ha anche contribuito ad istituire una scuola nello Zanskar.

Il libro è disponibile direttamente dall'autore e si può ordinare online cliccando qui.

14 September 2006

Film Review: The Lives of Others (2006), by Florian Henckel von Donnersmarck, *****


Synopsis

In the former East Germany, no-one was above suspicion. Like George Orwell's vision of the future come to life, art and people and relationships were monitored obsessively; The Lives Of Others captures not only the paranoia and danger inherent in such a world, but also expresses hope that even in the most desperate situations, people can make a difference.

The story of The Lives Of Others unfolds mostly through the eyes of a secret service agent (Ulrich Mühe)who's been given the task of spying on an artistic couple who've attracted the attention of the Minister of Culture. Little by little, he's drawn into their lives even as we're drawn into his; and as he loses his faith in the government, he must decide whether or not to try to hide the transgressions of those he's watching. As the physical danger and emotional cost mounts, it's impossible not to become utterly engrossed; intelligent and well-written, The Lives Of Others is also deeply moving.


Review

A fictional account of real life under communism in East Germany. I studied pre-1989 Eastern Europe in depth and visited that particular country a number of times. This is really what was going on!

The film is a great mix of fiction (for the love story part) and reality (for the political part). As such, it is a brilliant piece of work that entertains and educates at the same time.

Addendum: Just a few weeks after this film came out, Markus Wolf, the long time chief of Stasi, died in his sleep, a free man. It was 9 November, quite appropriately the anniversary of the fall of the Berlin wall, and the national day of the unified Germany he tried to prevent from ever coming into existance.


You can get the DVD here:

18 August 2006

Book Review: Trekking in Ladakh, by Charlie Loram, *****

Synopsis
This is the fully revised third edition of Charlie Loram's practical guide to low-impact trekking in this high altitude region of northwest India. The spectacular natural landscape of immense mountains, wild deserts and deep gorges, combined with a thriving Tibetan-Buddhist culture makes Ladakh (Little Tibet) one of the most fascinating destinations in the Himalaya.

17 August 2006

Road safety signs in Ladakh and Zanskar

These are my top three favorites:

1st prize
LOVE THY NEIGHBOUR
BUT NOT WHILE YOU ARE DRIVING

2nd prize
A CAT HAS NINE LIVES YOU HAVE ONLY ONE

3rd prize
GOD MADE LADAKH, WE CONNECT IT TO THE REST OF THE WORLD (BORDER ROAD ORGANIZATION)

16 August 2006

24° g - 16 AGO: Agra – Delhi - rientro in Italia

Quasi tutto il gruppo va a Fatehpur Sikri, io ci sono già stato due volte e mi basta. Resto in piscina a nuotare e leggere. Nel pm ripartiamo per Delhi, fermandoci lungo la strada per bancarelle e spuntini, un assaggio dell’India profonda, così divers dal ladakh e lo Zanskar di questo viaggio. Assaggiamo i PALEIS, frittelle di patate con pomodoro, ceci e cipolla, ed i GULAAB, pastella dolce con miele, il tutto preparato lì per lì davanti a noi.

15 August 2006

23° g - 15 AGO: Leh – Delhi – Agra

Decidiamo di tornare a Delhi con un giorno di anticipo per evitare sorprese in caso di ritardi o annullamenti di voli interni. Nei giorni scorsi sono stati annullati molti voli per maltempo, Leh è piena di passeggeri che avrebbero dovuto essere partiti ma aspettano un volo utile. Si rischierebbe di perdere la coincidenza internazionale. In alternativa si può tornare da Leh a Delhi in auto, in 3-4 giorni, ma allora si deve accorciare la permanenza in Ladakh. Io l’ho fatto l’anno scorso, gran bel viaggio, ma prende tempo. E comunque anche per strada si può restare bloccati causa frane, valanghe ecc. Da considerare con il gruppo.

14 August 2006

22° g - 14 AGO: Sumur – Leh

Partiamo alle 7 sotto la pioggia. Ci fermiamo al gompa di Samathaling, ma non ci fermiamo molto, non è particolarmente interessante e cominciamo ad averne abbastanza di gompa. Lavori in corso per restaurarlo. Con Elisabeth parto per 15 min a piedi fino ad un piccolo gompa un po’ diroccato lungo la strada, questo sì vale la pena. Bella atmosfera, un solo monaco prega. Larga vista sulla valle, le mura sono fatiscenti. Il cielo si apre di un bel blu. Iniziamo il rientro, la strada è scassatissima. Di nuovo sosta per pranzo parantha al ristorantino di ieri, ma per rispettare gli orari del senso unico della strada stavolta mangiamo in macchina strada facendo. Il parantha si sposa bene con il parmigiano di Marco e Florisa, ultimi residui delle scorte integrative che ci siamo portati dall’Italia. Molti camion precipitati dai tornanti punteggiano il paesaggio. Donne cariche di covoni di arbusti lavorano sul pendio.

13 August 2006

21° g - 13 AGO: Leh – Sumur (Nubra)

Partiamo alle 7, rapida salita verso il Khardung-la, secondo alcune fonti il passo carrozzabile più alto del mondo ad oltre 5600mslm. Dal passo saliamo a piedi sul cucuzzolo più alto, e lasciamo le bandierine votive con i mantra. Io ne lascio due, una per me ed una per conto del Sig. Karma del negozio di Leh che me lo ha chiesto. Al passo molti militari, non pochi di loro sono Sikh. Elisabeth sta un po’ male per l’altitudine dopo aver salito in fretta il cucuzzolo, ma si riprende subito. Molti turisti indiani. Un baretto sul passo serve un caffè e latte discreto, biscotti al cioccolato. La strada procede a senso alternato, bisogna rispettare gli orari e ci tocca aspettare. Ripartiamo dopo un po’ e ci fermiamo presso un bettolina più in basso, verso la Nubra, dove sgranocchiamo un po’ di parantha con legumi. Un albergo in costruzione lascia presagire un aumento dei flussi turistici, bene, vuol dire sviluppo e meno isolamento per questa gente. A Khalser, un paesino in fondo alla valle, si notano seri danni provocati da una recente alluvione con conseguenti frane e smottamenti di terra.

12 August 2006

20° g - 12 AGO: Leh – Chemrey – Tak Tok – Leh

Giornata libera, la maggior parte del gruppo resta a Leh per acquisti. Io vado con Luisa a Chemrey e Tak Tok. Qui assitiamo ad una specie di raduno di tutto il paese al tempio, ci sono uomini, donne (alcune allattano tranquillamente in pubblico) bambini e varie specie di animali domestici. Cibi non ben indentificabili cuociono in enormi pentoloni. Non riesco a fare indigestione di questi gompa... Poi rientriamo ed andiamo anche noi in giro per negozi.

11 August 2006

19° g - 11 AGO: Kargil – Leh

Partenza alle 7.30. Kargil è triste, tetra, un po’ sinistra direi. Non ci mancherà. Passiamo accanto ad innumerevoli campi militari, siamo a ridosso della “linea di controllo” che separa il Kashmir sotto controllo indiano dalla parte pakistana. Lavori stradali dovunque, non si capisce quanta terra tirino giù i bulldozers e quanta le frane che ad intermittenza vanificano lo sforzo un po’ da Sisifo degli operai.

Risaliamo verso il passo Namika, montagne deserte, strade percorsa da mezzi militari, camio (ne vediamo uno abbandonato in bilico sul precipizio di un tornante, fortunato l’autista!) e gruppi di scolaretti che raggiungono le loro scuole a piedi.

Ci fermiamo a Khalsi per un rapido spuntino in un ristorantino sulla strada. Arriviamo a Keh nel pm e resto della giornata libera.

10 August 2006

18° g - 10 AGO: Padum – Kargil

Partiamo alle 5 di mattina, il solito paio di ritardatari mi irrita un po’, sarebbe piaciuto a tutti restare a letto ancora... Risaliamo la Doda, Sani ci scorre sulla sinistra, spenta ed addormentata. Perfino le locuste tacciono. Il ghiacciaio Drun Drun ci appare ancora maestoso sulla sinistra in cima alla valle, ed incontriamo i famosi papaveri blu in due o tre posti diversi.

09 August 2006

17° g - 9 AGO: Padum – Sani Festival – Padum

Secondo giorno di festival, al contrario di Hemis (vedi post 2005) qui il secondo giorno è il più significativo. Arrivo sul presto e mi metto a meditare nel gompa con i monaci. La sala principale è incorniciata da 16 grandi colonne di legno addobbate di drappi colorati. Il pavimento di pietra è ruvido, grezzo. I monaci srotolano tappeti per i visitatori. Verso le 8 di mattina i locali cominciano ad allestire un mercatino sullo spiazzo antistante il gompa. Vendono di tutto, sia oggetti per i turisti sia merce per clienti locali (vestiti, utensili per la casa). Ad un certo punto noto un monaco che fuma che entra nel gompa... non è possibile! ed infatti poi ne esce subito. Oggi il nostro autista Zangpo è venuto con la figlia Lobsangol, che accompagno a posare una pietra votiva di Mani sul muro interno del gompa, lungo un corridoio che gira tutto intorno all’edificio.

08 August 2006

16° g - 8 AGO: Padum – scuola Lamdon – Sani Festival – Padum

 Oggi è la prima giornata del Festival che dà il nome al nostro viaggio, ma prima passiamo a visitare la scuola. Ci accoglie un’italiana che fa volontariato qui per l’estate. Non è pagata, anzi si è pagata le spese di alloggio (Rs 2000 al mese, circa 35€), le hanno solo rimborsato il viaggio.

Infatti la scuola è sostenuta da sponsor francesi (400) ed italiani (100). I soci pagano 38€ all’anno, e con 138€ possono adottare un alunno agli studi. Parlo un po’ con il vice preside, ci dice che i problemi principali sono i trasporti (mancano i bus per portare i bambini dai villaggi a scuola) e gli alloggi per ospitare gli alunni che vengono da lontano e non potrebbero tornare a casa ogni giorno. I versamenti italiani si fanno presso il conto della Banca Etica: non mi convince il nome, ma questo è un altro discorso...

07 August 2006

15° g - 7 AGO: Padum – Tongde – Zangla – Padum

In auto fino alla base della montagna del monastero di Tongde, poi 45 minuti a piedi fino al monastero lungo una rampa a gradoni abbastanza ripida. Ottima vista sulla valle, si vede la confluenza del Lunak e della Duda che forma lo Zanskar. Si vede anche Karsha in lontanza dall’altra parte del fiume. Terrazza del monastero con ambiente di massima suggestione, mi metto con alcuni amici a meditare e contemplare, disturbato solo dal cicaleccio di un paio di compagne di viaggio che non riescono mai a stare zitte. Da qui si vede il percorso a piedi che porta fino a Pukhtal, il monastero nella roccia che purtroppo non avremo tempo di andare a visitare. Ne scendono alcuni locali con un mulo. Un piccolo timido torrentino scende dal ghiacciaio ma si insabbia prima di raggiungere lo Zanskar. Mi immagino un viaggio in canotto... rafting da Bardan a Nemu, sull’Indo, chissà un altr’anno...

06 August 2006

14° g - 6 AGO: Padum – Karsha – Padum

In marcia attraverso la pianura dello Zanskar. Lungo il percorso attraversiamo molti campi coltivati ad orzo, dove le locuste stanno banchettando indisturbate. Non si curano molte neanche quando mi avvicino a pochi millimetri per fotografarle in macro. Incontriamo molti muri di mani, e Gyalpo ci porta anche nella casa di uno scultore che incide le pietre votive. Ovviamente a casa sua ne ha a centinaia, sono in vendita a 100 Rs le più piccoline e fino a 300 Rs le più grandi. Dopo due ore e siamo nel paese di Karsha alle pendici del monte sul quale è costruito il gompa di Karsha, anzi i due gompa, dato che sulla sinistra ce n’è un altro, più piccolo, femminile. Dalla piazza del paese si sale a piedi lungo una rampa a gradoni per circa 30 minuti fino al gompa vero e proprio. Durante la visita passo davanti ad una cucina e vedo Gyalpo, che sta già dentro masticando a quattro ganasce, e mi aiuta a chiedere ai monaci di assaggiare gli intrugli che stanno preparando. Buona minestra di verdure, non male anche il “timo”, una specie di cornetto di pasta, le solite lenticchie, ma mi accorgo con non poca sorpresa che ci sono anche pezzetti di carne di yak!! Ma come, non sono vegetariani nei monasteri??? Manco per niente... eppure i monaci qui sono i “berretti gialli” che in teoria sarebbero la setta, minoritaria rispetto ai “berretti rossi”, più ligia alle tradizioni e morigerata nei costumi.

05 August 2006

13° g - 5 AGO: Padum – Bardan – Mune – Padum

Una metà del gruppo si incammina di buon’ora a piedi per il gompa di Bardan, ci metteranno tre ore lungo la strada, accompagnati da Gyalpo. Camminata facile in ascesa gradualissima. Io con gli altri li raggiungiamo direttamente a Bardan alle 10.30 con le auto, arrivando pochi minuti dopo di loro. Oggi mi sento un po' pigro...

04 August 2006

12° g - 4 AGO: Padum – Dzonkul – Padum

La mattina mi dò da fare per cercare una guida, e tramite l’albergo riesco a rintracciare Gyalpo, che pure aveva lavorato per altri gruppi di AnM. Viene subito in albergo e facciamo un programma di massima per i prossimi giorni. Incontriamo anche i nuovi autisti localo zanskariani, che sembrano subito più simpatici di quelli di Kargil. Per auto abbiamo le solite Tata Sumo, almeno queste sono in discrete condizioni.

03 August 2006

11° g. - 3 AGO: Rangdum – Padum

Sveglia all’alba, gli altri ancora dormono ed io vado a meditare con due monaci che fanno la puja armati di tutto l’arsenale: tamburi, cembali, campanelle, ecc ecc. Poi colazione con i monaci, ancora la tsampa, ottima!! Per fortuna non sono il solo occidentale che la ama!

02 August 2006

10°g - 2 AGO: Kargil – Rangdum

Partenza alle 8. La guida Mansoor che avevo incontrato e prenotato a Leh non si presenta all’appuntamento. Altri gruppi lo avevano utilizzato ma a me ha dato buca senza neanche avvertire. Non risponde al cellulare, inutili chiamate a Leh, Mehraj non ne sa nulla, dovremo provvedere sul posto – come si vedrà, non tutti i mali vengono per nuocere, troveremo un’eccellente guida, ed un amico, in Gialpo.

01 August 2006

9° g - 1 AGO: Lamayuru – trek Wanla – Kargil

La mattina una parte del gruppo decide di fare un breve trek fino a Wanla, ci facciamo guidare da uno degli autisti. Ci vogliono quasi 4 ore, andando molto piano. Pioviggina, poi smette ma resta coperto, clima ideale per il trek, con il sole sarebbe stato troppo caldo. Per questa camminata ho scelto il senso in discesa, da Lamayuru si perdono circa 300 metri di dislivello, ma se ne salgono circa 300, dunque in tutto 300 a salire e 600 a scendere. Il paesaggio è drammatico, lunare. Incontriamo carovane di cavalli, donne, bambini, e poi nella valle di Wanla anche campi di orzo e contadini. Arrivati al gompa di Wanla troviamo che è chiuso, ma dopo un po’ un monachello apre ad alcuni di noi che hanno insistito, ci sono affreschi di stile simile a quello di Alchi.





La cartina qui sopra è presa da questo libro, forse la migliore guida per i trek in Ladakh.


31 July 2006

8° g - 31 LUG: Alchi – Lamayuru

Partenza alle 8, e prima visita a Rizong, monastero particolarissimo abbarbicato sulle pendici di una montagna. Bisogna salire circa 10 minuti per arrivarci dal parcheggio. Dopo la visita ci attardiamo presso la scuola di novizi che si trova ai piedi del monastero, assistiamo ad una preghiera dei bambini, prendiamo il tè. Si possono comprare alcune pubblicazioni, interessante un libro scritto da un inglese che ha vissuto lì.

Book Review: An Englishman in Rizong Monastery, by Lobzang Jivaka, ***

Review

The author is Michael Dillon, an Englishman otherwise known for having been the first person to undergo phalloplasty. This book is an interesting account of the several months he spent in Rizong Monastery, in Ladakh, in the early sixties, just before he died. It is mainly a travelogue, detailing his unique personal experience in the monastery. In this, it is unprecedented, to my knowledge, as no other Westerner had been ordained and allowed this kind of access before. And this to me is the most interesting dimension of this work. The book is however also a deeper reflection on Tibetan Buddhism. Quite a few good drawings and some pictures from Rizong complete the volume.

30 July 2006

7° g - 30 LUG: Leh – Likir – Alchi

Partenza alle 8.30 diretti per il monastero di Likir, in posizione spettacolare e contraddistinto da un enorme Budda dorato all’esterno. Assistiamo ad una puja particolarmente coinvolgente per la musica e per la partecipazione dei tanti monaci. Si può star seduti in mezzo a loro, fotografare (senza flash) e magari concentrarsi noi stessi un una meditazione. Il complesso vale una visita lenta, senza fretta. C’è una scuola adiacente, i bambini in uniforme leggono libri e recitano.

Pranzo al sacco, stavolta tocca al formaggio catalano di Elisabeth, ottimo con il pane che abbiamo comprato a Leh stamattina... all’ingresso del monastero c’è sempre un camion che vende bevande.

Proseguiamo poi il tragitto per Alchi, dove arriviamo nel primo pomeriggio, in tempo per prendere le camere ed andare a visitare il monastero, che ora è un museo e non più in uso attivo. Preziosissimi gli affreschi del XI secolo, restaurati poi nel XVI sotto Akbar.

Cena buffet al ristorante dell’albergo, vegetariano, ottimo.

29 July 2006

6° g - 29 LUG: Varie attività nella valle di Leh, rafting, birra chang

Oggi il gruppo si divide. Io vado con una metà a fare rafting sul fiume Indo (900 Rs/pax, no TLF, compreso pranzo caldo buffet servito in un ristorantino a fine navigazione). Mehraj organizza tramite una ditta locale specializzata, vengono a prenderci in albergo e si va fino al fiume, dove ci si imbarca in grandi canotti da 7-8 persone. La navigazione è lenta e molto piacevole, si gode di una prospettiva diversa a vedere la valle dell’Indo dal basso, con la strada su in alto, tagliata sul costone brullo. Ci si bagna nelle rapide (sono sei) ma non c’è assolutamente alcun pericolo. Forniscono salvagenti ed un contenitore stagno per macchine fotografiche, vestiti ecc. La navigazione dura 3 ore circa finisce poco dopo la confluenza dell’Indo con il fiume Zanskar, presso Nimu.

28 July 2006

5° g - 28 LUG: Festival di Phyang

La stanchezza del viaggio si sente ancora, decidiamo di partire con comodo alle 11. Sosta sulla strada a Spitok, visita del monastero con bella veduta sulla valle di Leh da una parte (vista sull’aeroporto, vietato fotografare!) e sulla catena dello Zanskar dall’altra parte.

Oggi al festival c’è poca gente, solo qualche centinaio di locali e pochissimi stranieri. Le danze si godono molto meglio. Finisce tutto verso le 4. Molta polvere, resa più fastidiosa dal vento. Rispetto al Festival di Hemis che ho visto l’anno scorso, Phyang è meno coreograficamente spettacolare, ed anche meno scenografico, ma forse più intimo come atmosfera, soprattutto nei due pomeriggi quando non ci sono tanti turisti. Essendo più piccolo, il cortile di Phyang si sovraffolla facilmente, mentre ad Hemis c’era più spazio.

27 July 2006

4° g - 27 LUG: Festival di Phyang

Prima giornata al festival. Partiamo verso le 8 dall’albergo. Interessante il percorso lungo l’Indo. Tra le curiosità, si passa davanti ad una base militare, declamata con orgoglio “World’s Highest Training Ground” e poi vicino al “World’s Highest Bottling Plant”.

All’inizio al festival c’è tanta gente, quasi inutile arrivare tanto tempo prima per prendere dei buoni posti tanto il numero di maleducati che arrivano dopo e ti si piazzano davanti sarà sempre sufficiente ad obbligarti a spostarti. Particolarmente insopportabili oggi i turisti israeliani e russi, più rispettosi francesi ed americani. Il festival dura due giorni, io consiglierei di saltare la prima mattinata quando la ressa è massima ed andare nel pomeriggio, verso l’una, e poi il secondo giorno. Inoltre quando vanno via tutti gli stranieri è più facile anche un minimo di contatto con i locali, in fondo è la loro festa. Nel pm di stranieri ci siamo quasi solo noi. Per far foto bisogna stare giù nel cortile e spostarsi, altrimenti buon punto di osservazione anche sulle balconate e dalle finestre del palazzo del monastero adiacente.

26 July 2006

3° g - 26 LUG: Giro per i monasteri della valle di leh

Giro classico per Tiksey, Hemis, Palazzo di Shey, Takthok, Matho. Una prima infarinatura di monasteri, ce ne sono tanti nella valle, forse se ne potrebbero fare meno con più calma, ma è difficile scartarne qualcuno. Meglio partire presto la mattina ed assistere alla preghiera (puja) di Tiksey, sempre interessante. Si paga un ingresso in ciascun monastero, 20 o 25 Rs.

25 July 2006

2° g - 25 LUG: volo Delhi – Leh, acclimatamento, acquisti

Volo spettacolare, paesaggio himalayano innevato fantastico. Scalo a Srinagar in Kashmir. Il Kashmir è molto più verde del Ladakh, ed il paesaggio molto meno duro. Ci fa un po’ impressione far sosta qui perché saremmo voluti venire a finire il nostro viaggio in Kashmir, ma i famigerati problemi di sicurezza ancora lo sconsigliano. Peccato, sarà per un’altra volta.

24 July 2006

1° g - 24 LUG: Partenza dall'Italia per l'India



Viaggio su due temi costanti: montagne e monasteri. Non c’è quasi altro, eccezion fatta per il rientro facoltativo a Delhi via terra attraverso l’Himachal ed il Punjab. Interesse culturale focalizzato per il Ladakh e lo Zanskar, buddisti, stretti tra il Kashmir islamico ed il Garwal induista. Dal punto di vista naturalistico, le montagne himalayane sono sempre foriere di forti impressioni, e così pure la fauna che vi si incontra. Il Ladakh della valle di Leh è molto più avanzato, economicamente, dello Zanskar. Quest’ultimo, per questo motivo, può risultare più affascinante, ma bisogna fare attenzione a non confondere arretratezza con tradizione.

23 July 2006

Itinerario viaggio in Ladakh / Zanskar, 24/7 - 17/8 2006

Viaggio Zanskar Festival, 24/7 - 17/8 - 2006

Itinerario
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Data
itineraro
Notte
KM
ore
1
aereo
0
0
2
Leh
0
0
3
Leh
80
5
4
Leh
60
2
5
Leh
60
2
6
Leh
50
1
7
Alchi
80
4
8
Lamayuru
70
3
9
Kargil
120
7
10
Rangdum
120
9
11
Padum
110
9
12
Padum
50
3
13
Padum
80
3
14
Padum
70
8
15
Padum
25
2
16
Padum
20
1
17
Padum
20
1
18
Kargil
230
13
19
Leh
220
11
20
Leh
0
0
21
Sumur
180
6
22
Leh
150
5
23
Agra
150
3
24
aeroporto
150
5
25
17/8 gio
Volo alle 02:35 x Milano e arrivo in orario, poi coincidenza per Roma e Bruxelles
CASA
0
0


H = ore di percorrenza approssimate, considerando soste
TOTALE
2.095
103