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19 August 2020

FIlm review: Coco Chanel & Igor Stravinsky (2009) by Jan Kounen, ****


Synopsys

In 1913 the first performance of the ballet “Le sacre du printemps” took place in Paris. The composer, Igor Stravinsky, is whistled for his radically new music. But in the audience there is a woman who is intoxicated by the dissonant rhythms and feels that this music is just as groundbreaking as her fashion creations: Coco Chanel. 

Seven years passed before the choreographer Sergej Diagilew introduced Coco to Igor Stravinsky, who had since fled Russia to Paris. Coco Chanel invites the penniless composer to live with his lung-sick wife and children in their luxurious villa in Garches and to revisit his spring sacrifice there while she creates the first synthetic perfume with Chanel No. 5. The novel is apparently based on a true story: Coco Chanel and Igor Stravinsky actually had an affair.


Review

A captivating story of two icons of the XX century, coming from two entirely different worlds (fashion and music) but sharing a revolutionary approach to
their work. Strawinsky owes his professional survival to a woman who almost destroys his family.

Book  
 Film

10 May 2012

Book Review: Russia in Original Photographs (1860-1920), edited by Marvin Lyons, ***

An interesting collections of photographs from pre-Communist Russia. Common people, ethnic minorities, military officers and the imperial family are all depicted here in the decades preceding the October Revolution. One can almost sense the blatant inequalities and an atmosphere of pending tragedy. All pictures are in black and white.

Some great color photos from Tsarist Russia online are visible here.

08 May 2012

Book review: The Romanov Family Album (1982), edited by Robert Massie, ****


Review

A great book which will make you feel you are living in the imperial family of pre-revolutionary Russia. The photos are B&W, and come from the collection of a family friend of the Romanovs who took them to the United States.

Not all are good quality, the book was printed in 1982 and perhaps a better job could be done with new technology  thirty years on in digitalizing the old originals. However the grain of the pics contributes to recreate the atmosphere of the time.






















The text accompanying the pictures presents a benevolent image of the imperial family. Too benevolent perhaps. But this is not the purpose of this book, which is about the photographs, and not about political interpretation of the Tsar's rule.


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30 November 2009

Film Review: Leçon Siberienne (Siberian Lesson) by Wojciech Staron, ****

Synopsis
Malgorzata et Wojciech décident de quitter Varsovie pour aller vivre à 7000 kilomètres, en Sibérie, à côté du lac Baïkal. Magorzata va enseigner le polonais aux descendants de ses compatriotes exilés. Une fois arrivés sur place, ils découvrent une Sibérie irréelle peuplée de personnages extraordinaires. Pendant l'hiver, par -40°, le lac Baïkal gelé est ouvert à la circulation automobile. Les voitures sautent par dessus de grandes brèches dans la glace. Un jour, une fête est organisée par les populations qui vivent sur le lac gelé... C'est une Russie parfois terrible, souvent drôle et toujours surprenante que nous font découvrir ces deux jeunes Polonais dans ce film émouvant qui se transforme peu à peu en journal intime de leur histoire d'amour sibérienne.

FILM IS IN POLISH WITH FRENCH SUBTITLES

Review
A moving story of a Polish couple who spend a year in Siberia amongst Russians of Polish origins who want to rebuild their ties to their ancient homeland. She teaches Polish and he shoots this movie! The couple receives a very warm welcome in the icy tundra and are moved to tears when the time comes to leave Siberia and return to Poland. A great story of the ties that bind these two nations. This is half autobiographic love story and half documentary on the problems of post-Soviet Russia.

That they travel by train adds to the drama of the enormous distance that separates the Poles of Siberia from their ancestral land.

24 April 2007

NECROLOGIO: Boris Eltsin, un gigante del XX secolo

Eltsin intima a Gorbaciov di leggere un documento al Soviet russo
Boris Eltsin è stato, più di chiunque altro, il simbolo della trasformazione della Russia negli ultimi venti anni. Di più: della trasformazione del dibattito ideologico internazionale, con la fine della contrapposizione globale tra mercato e democrazia da una parte e pianificazione e comunismo dall’altra.

Quando arrivò a Mosca nel 1985 per guidare il potentissimo apparato del partito comunista locale, corrotto e fatiscente, ci mise poco a capire che il compito affidatogli da Gorbaciov, attuare la perestrojka (ristrutturazione) nella capitale, era una missione impossibile. Da membro del Politburo, il massimo organo decisionale dell’URSS, cercò invano di convincere i gerontocrati ed i neo-stalinisti che bisognava girare pagina.

17 November 1991

Mosca: incontro con E, deputato del Soviet Supremo russo

Mi racconta la sua visione del momento di trasformazione in corso:

Qui da noi la Russia vorrebbe fare società miste con l'Occidente per produrre beni poi esportabili nel Terzo Mondo. Abbiamo buone capacità tecniche ma mancano di conoscenze manageriali, di marketing, di finanza, pubblicità, ...

Presto la Russia toglierà all'URSS il controllo dell'emissione valutaria, Gorbaciov è irresponsabile a stampare moneta 24 ore su 24. La Russia accetterà tutto il debito estero dell'URSS, ma si prenderà anche tutti i crediti e tutte le proprietà all'estero.

I centro-asiatici vogliono restare nell'URSS più di quanto i Russi ce li vogliano tenere. Paura del fondamentalismo islamico, già in forte crescita. Problemi seri con le forti minoranze russe in quelle repubbliche, e specialmente in Kazakhstan, dove più della metà della popolazione è di madrelingua russa. (?)

L'islamismo naturalmente può avere idee democratiche, ma in pratica queste non prevalgono (vedi soprattutto Iran).

Non c'è pieno accordo oggi nel governo russo. Probabilmente sarà necessario un periodo di autoritarismo per governare. Questo sia contro le nazionalità ribelli sia per far accettare le riforme in Russia. Non si può continuare con il populismo che si è fatto finora. La volontà di riformare c'era in agosto, ma i nuovi democratici erano impreparati, non sono stati capaci di fare il loro lavoro. Successivamente è subentrata anche una mancanza di volontà politica, lo stesso Eltsin ha cambiato "cappello" (da comunista a capitalista) ma non la mentalità.

Molti non vogliono la privatizzazione perché preferiscono sfruttare una sorta di "privatizzazione illegale", si sta infatti vedendo come i vecchi direttori di fabbriche, di kolkhoz, ecc., possano ora governare di fatto (visto che manca l'autorità centrale) ma senza assumersi le responsabilità della proprietà che ricadrebbero su di loro in caso di privatizzazione. In pratica è una specie di mafia che sarà difficile spezzare.

13 November 1991

Mosca: Incontro con P, esperto russo di disarmo

Mi racconta la sua visione della situazione in Europa.

Unione di sicurezza possibile con Ucraina e Belorussia, anche se ostacoli nel breve termine. Non è certo che Eltsin sarà adatto come leader politico, è un buon rivoluzionario ma non uno statista. Anche per Gorbaciov però non sarà possibile avere più che un ruolo simbolico. Più probabile una svolta autoritaria, oggi c'è molta richiesta per una "mano forte", ma non per un pensiero chiaro, che invece sarebbe più necessario.

Ruzkoi, il vice presidente, potrebbe succedere a Eltsin in primavera, Eltsin soffrirà politicamente dell'inverno difficile. Sarebbe stato più facile per lui iniziare le riforme prima, quando la popolarità era alle stelle, ora sarà più difficile.

La Russia e le repubbliche centro-asiatiche avranno difficoltà ad essere alleate nel lungo periodo. Ci sono troppe difficoltà nella visione dello sviluppo futuro nelle rispettive società. In Asia c'è un crecente fondamentalismo islamico, che porterà quelle repubbliche più vicino all'Iran. L'unione economica sarà più facile, gli interessi sono complementari.

La Russia ha ritirato non solo tutte le armi nucleari, ma anche tutto l'equipaggiamento corazzato pesante dal Caucaso. Dall'Ucraina sono state ritirate le testate dagli ICBM mentre si sta procedendo al ritiro delle tattiche che è ancora in corso. Nel Kazakhstan le testate nucleari tattiche sono custodite in zone popolate da russi, se i Kazaki tentassero di prenderne possesso si rischierebbe la spaccatura della repubblica, abitata in prevalenza da russi al nord e da kazaki al sud. I lucchetti di sicurezza esistono su tutte le testate (più o meno moderni), ma potrebbero essere neutalizzati da capaci ingegneri, mentre sarebbero efficaci contro eventuali furti da parte di terroristi o altri fanatici. É convinto che il presidente ucraino Kravchuk si debba mostrare più interessato alle testate nucleari di quanto non sia veramente per motivi politici interni. Difficile che insisterà troppo al di là del diritto di veto.

L'Occidente ha sbagliato a non insistere con i paesi baltici perché firmassero il TNP, e si impegnassero a non superare pro-rata le rispettive sotto-quote di zona per il CFE. Avrebbe costituito un precedente utile per l'Ucraina. Ciononostante la soluzione politica è probabile, perché è nell'interesse di tutti. La somma delle forze armate di tutte le repubbliche indipendenti sarà probabilmente inferiore al totale sovietico nel CFE.

12 November 1991

Incontro con S, politologo russo

Si parla della divisione dei beni sovietici tra le nuove repubbliche avviate all'indipendenza. L'Accademia della Russia (e non dei Russi, o russa), possiede il 95% delle risorse di quella sovietica, è logico che abbia assorbito la vecchia struttura.

Secondo lui Eltsin non è particolarmente interessato alla politica estera, i suoi consiglieri fanno fatica a fargli fare attenzione alla questione. La Russia dovrebe sostituire l'URSS nella maggior parte delle funzioni, ma non è chiaro se ci saranno veramente 15 stati indipendenti, secondo S. è più probabile un'aggregazione con molti di loro.

Quella di oggi in Russia è una vera rivoluzione, pacifica ma non per questo meno tale. Le cose sono destinate a peggiorare prima di migliorare, sia nelle relazioni tra le repubbliche che all'interno di esse. L'elemento determinante è l'Ucraina, ed è pericoloso perché la dirigenza è molto nazionalistica. Anche se potrebbe volere un deterrente nazionale in futuro, per ora Kiev vuole "acchiappare" le testate nucleari solo per avere una merce di scambio nel negoziato sull'indipendenza, e come status symbol. Si tratta in realtà di terrorismo di stato. Eltsin ad agosto aveva detto che avrebe "preso" le testate dislocate in Ucraina (altre fonti avevano detto che avrebbe "accettato" le testate offertegli da Kiev quando questi aveva detto di voler essere uno stato denuclearizzato).

Interessato a intensificare la collaborazione con l'Italia, ma non tramite i vecchi schemi dell'Accademia; si potrebbe invece fare del fund-raising insieme presso le fondazioni internazionali. Disposto anche a fare un'iniziativa multilaterale con Ucraina e Belorussia e magari altri.

Secondo S., se l'Ucraina si stacca uniltaeralmente dall'URSS, è la guerra. Non esiste, in realtà, l'Ucraina come tale, è stata una creazione artificiale dei Bolscevichi. Eltsin probabilmente ha i giorni contati, il suo successore sarà però ancora più debole e parimenti fallirà. Ciò creerà un'opportunità per una rinascita politica per Gorbaciov, visto che non ci sono peronaggi alternativi, e che potrebbe essere questa volta appoggiato dai militari, che vedrebbero in lui l'unica speranza di mantenere un ruolo preminente.

Il ruolo internazionale della Russia/URSS diminuirà, ma continuerà. Le repubbliche guardano alla Comunità europea per aiuti, staranno a sentire se Bruxelles dovesse minacciare sanzioni in caso di guerra. L'influenza che l'Occidente può avere è generalmente sottovalutata. Sta all'Occidente darsi da fare per auto-coinvolgersi di più degli affari interni sovietici.

C'è bisogno di allargare all'area ex-sovietica un sistema di sicurezza collettiva. Allargare la NATO fino agli Urali, anche senza magari integrare le forze sovietiche ed est europee nella struttura militare (á la francese o, meglio, alla spagnola). Altrimenti si dovrebbe irrobustire la Carta di Parigi.

Se il paese si frantuma, l'aiuto occidentale sarà ancora meno utile di oggi, si perderebbe nella inevitabile guerra economica tra le repubbliche. L'Ucraina lo sta capendo, è già più realistica di qualche settimana fa.