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31 December 2020

12 BUONE COSE DEL 2020 - 12 GOOD THINGS ABOUT 2020

 2020


ENGLISH TEXT BELOW

Siccome di messaggi con insulti al povero anno 2020 ne abbiamo sentiti troppi (ma non si chiama COVID-19?) ho pensato di raccogliere qualche pensiero in positivo sull'anno che si sta per concludere. Non per minimizzare, ma per guardare avanti con realismo, ottimismo e determinazione.

1. Chi mi sta leggendo è ancora vivo. Un buon primo risultato. Tanti ci hanno lasciato nel 2020, forse anche qualcuno che conosciamo, qualche persona cara. Io ho perso una cugina ed il padre di un amico per il Covid-19. Molti altri se ne sono andati per una serie infinita di altri motivi: incidenti, età, altre malattie, guerre, ecc. Noi invece siamo qui.

2. Abbiamo viaggiato di meno, e questo pesa particolarmente per quelli come me che vivono in vari paesi e del viaggio hanno fatto uno stile di vita. Però la prossima volta che partiremo il viaggio avrà un gusto speciale. Ce lo godremo di più, magari lo prepareremo meglio, lo ricorderemo più a lungo. Forse faremo più viaggi, che ci cambiano dentro, e meno vacanze, che nel migliore dei casi ci fanno solo riposare.

3. Siamo andati meno al ristorante, ma quando torneremo a farlo con tranquillità sceglieremo meglio il ristorante, la cucina, ed ogni boccone, ogni sorso di vino ci sembreranno più buoni.

4. Non siamo potuti andare a cinema, teatro, concerti. Ancora una volta, torneremo a farlo perché la cultura non si ferma. La prossima volta saremo più attenti ad ogni scena del film, ad ogni movimento della sinfonia, ad ogni aria dell'opera, ad ogni particolare della scena.

5. Siamo stati costretti a stare di più a casa, ma abbiamo passato più tempo con i nostri cari, fianco a fianco, giorno dopo giorno, ora dopo ora, come forse non facevamo da tanto tempo. Se siamo stati attenti, abbiamo imparato a conoscerci meglio, a rispettarci. Abbiamo capito che stare insieme non vuol dire solo avere interessi in comune o divertirsi, ma parlarsi (e ascoltarsi!), guardarsi, accarezzarsi.

6. Abbiamo riscoperto il significato della solidarietà, o almeno avremmo dovuto farlo, le occasioni non sono mancate. E dell'apprezzamento per il lavoro di chi si è impegnato per superare l'emergenza. Non ce lo dimentichiamo quando la pandemia non sarà più in prima pagina, loro saranno ancora in prima linea.

7. Abbiamo recuperato un po' della nostra identità, anzi delle identità, al plurale. Ci siamo sentiti un po’ più italiani, come forse non capita spesso tranne quando c'è la coppa del mondo di calcio. E, almeno per me, anche più europei. L'Europa si è mossa con ritardo, ma si è mossa, insieme, e visto come sono andate le cose negli altri principali paesi del mondo forse non ci possiamo lamentare. E questo nonostante la pandemia abbia messo da una parte a nudo le meschinità di tanti politici polemici, e dall'altra in risalto la mancanza di grossi calibri tra i leader della politica mondiale.

8. Abbiamo riscoperto il valore della scienza, anche di quella inesatta come la medicina. I chiacchieroni e i millantatori, i negazionisti, gli alternativi, i naturopati, gli anti-vaccinisti, quelli del "sono morti con il COVID e non di COVID" sono, mi pare, o forse lo spero soltanto, meno ascoltati di un anno fa. Abbiamo anche imparato qualche regola di igiene, di buon senso, che avremmo dovuto applicare comunque, da sempre.

9. Abbiamo capito un po' meglio il significato della disciplina. Non abbastanza e non tutti, ma ci farà bene interiorizzare perché ci sarà utile in tante altre occasioni. Prendiamo esempio da quelle società orientali che in questa circostanza hanno dato dimostrazione di grande disciplina ed hanno ottenuto risultati di conseguenza. Ho notato con dispiacere che i giovani, che hanno più da perdere, sono spesso meno consapevoli di questo degli anziani.

10. Abbiamo avuto tempo di riflettere su noi stessi, sugli errori commessi e sui traguardi raggiunti. Soprattutto su cosa vogliamo fare con il tempo che ci resta da vivere. Sapendo, mai come oggi, che potrebbe essere molto meno lungo di quanto speriamo. Riflessioni che dovremmo fare sempre, ovvio, ma quest'anno ci siamo stati quasi obbligati. Confucio scrisse che abbiamo due vite: la seconda comincia quando ci rendiamo conto di averne solo una. Mi auguro che molti abbiano cominciato la propria seconda vita nel corso del 2020.

11. Abbiamo scoperto tanta tecnologia che ci ha permesso di attutire l'urto della pandemia e che continueremo ad usare dopo di essa. Abbiamo inquinato di meno lavorando da casa e comprando online. Ci si può spostare di meno: meno traffico, meno inquinamento, meno energia sprecata. Molti continueranno a farlo anche dopo la pandemia. Viaggeremo ancora, certo, per lavoro, per piacere e per incontrare i nostri cari, ma auspicabilmente non per comprare una cipolla oppure per andare a timbrare un cartellino in ufficio e poi stare davanti ad uno schermo uguale a quello che abbiamo a casa.

12. Per molti è stato un anno drammatico sul lavoro, ed è stato importante l'intervento dei governi e delle banche centrali. Ma guardiamo avanti facendo tesoro dell'esperienza del 2020. Guardiamo al lavoro non come una punizione biblica che ci è cascata addosso perché abbiamo mangiato la mela dell'albero proibito, ma come realizzazione delle nostre aspirazioni. Tanti giovani in occidente hanno tutto ma non più aspirazioni, sogni. Sognando un po', lavoreremo serenamente, a prescindere dal guadagno, e invecchieremo meglio.


ENGLISH TEXT


Since we have all heard too many messages with insults to the poor year 2020 (but isn't it called COVID-19?) I thought I'd collect some positive thoughts on the year that is about to end. Not to minimize the troubles we went through, but to look forward with realism, optimism and determination.

1. Whoever is reading me is still alive. A good first result. Many have left us in 2020, perhaps even someone we know, some loved ones. I lost a cousin and a friend's father to Covid-19. Many others have left for an infinite number of other reasons: accidents, age, other diseases, wars, etc. We are still here.

2. We have traveled less, and this weighs heavily on those like me who live in various countries and have made travel our lifestyle. But next time we leave home our trip will have a special taste. We will enjoy it more, hopefully we will prepare it better, maybe we will remember it for longer. Perhaps we will undertake more real "travels", which change us inside, and fewer "vacations", which in the best of circumstances only provide rest.

3. We went out to eat much less frequently, but when we return to do it we will take more care to choose the restaurant, ouru dishes, and every bite, every sip of wine will taste better.

4. We could not go to the cinema, theater, or concerts. Once again, we'll go back to doing it because culture doesn't die of any virus. Next time we will be more attentive to every scene of the film, to every movement of the symphony, to every aria of the opera, to every detail of the scene.

5. We have been forced to stay at home more, but we have spent more time with our loved ones, side by side, day after day, hour after hour, as perhaps we hadn't done in a long time. If we have been careful, we will have learned to know each other better, to respect each other. We understood that being together does not just mean having common interests or having fun, but talking (and listening) to each other, looking at each other, caressing each other.

6. We have rediscovered the meaning of solidarity, or at least we should have, we had plenty of opportunities. And we should appreciate the work of those who are fighting hard to overcome the emergency. Let's not forget that when the pandemic is no longer on the front page, they will still be at the front lines.

7. We have recovered a bit of our identity, indeed our identities. I felt a little more Italian, as perhaps does not often happen to me except every four years for the world cup. And even more European. Europe has moved with some delay, but it has moved, and given how things have gone in some of the other main countries of the world such as the US and the UK, perhaps we cannot complain. And this despite the fact that the pandemic has exposed, on the one hand, the pettiness of so many polemical politicians, and on the other the lack of heavy caliber guns among the leaders of world politics.

8. We have rediscovered the value of science, even of inexact science such as medicine. The deniers, the anti-vaccine activists, those who said someone "died with COVID and not because of COVID" are, it seems to me, or perhaps I only hope, less listened to than a year ago. We also learned some rules of hygiene, common sense, which we should have always applied anyway.

9. We have understood the meaning of discipline a little better. It will do us good to keep it in mind for future reference. Let us take an example from those countries in East Asia that in this circumstance have shown great discipline and got results accordingly. I have noted with regret that our youngsters, who have got more to lose for the future, are often less aware of this than the elderly.

10. We had time to reflect on ourselves, on the mistakes we made and on the goals we achieved. Above all we have had a chance to think about what we want to do with the time we have left to live. It could be much shorter than we hope. Reflections like this we should always do, of course, but this year we were almost forced to. Confucius wrote that we have two lives: the second begins when we realize we only have one. I think I did a long while ago. I hope that many more have started their second lives in the course of 2020.

11. We have discovered so much technology that has allowed us to soften the brunt of the pandemic and that we will continue to use after it is over. We polluted less by working from home and shopping online. You can and should move less: less traffic, less pollution, less wasted energy. Many will continue to do so even after the pandemic. We will still travel, of course, for work, for pleasure and to meet our loved ones, but hopefully not to buy an onion or to go and badge in the office and then spend our day in front of a screen identical to the one we have at home.

12. For many it was a dramatic year at work, and monetary and fiscal intervention of governments and central banks was important. But let's look ahead, drawing on the experience of 2020. We should look at work not as a biblical punishment that fell upon us for eating the apple of the forbidden tree, but as the fulfillment of our aspirations. Many young people in the West have everything but aspirations, dreams. Let us dream a little more, and we will work peacefully, regardless of how much money we make, and we will grow old better.

01 October 2019

Festa nazionale, 70 anni dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese

La prima cosa che mi ha colpito della grande parata militare organizzata a Pechino, dicono che sia la più imponente della storia della Cinam, non sono stati i missili e i carri armati. È stata una fotografia, anzi una gigantografia posta nel bel mezzo della piazza perché tutti la potessero vedere bene, di persona o alla televisione. Il ritratto a mezzo busto era quello di Sun Yatsen. Sun, il rivoluzionario che depose l'ultimo imperatore e fondò la Repubblica di Cina. Non la Repubblica popolare il cui anniversario si festeggia oggi, fondata da Mao il 1 ottobre 1949, ma la prima repubblica della nazione cinese, fondata nel 1912.

Ovviamente queste cose non sono mai casuali. Sapevo che il PCC aveva sempre rispettato Sun come un padre della patria, come del resto fa Taiwan, ma a Pechino dopo il 1949 lo scranno più alto, l'altare più sacro, sono sempre stati riservati a Mao. 

La mia interpretazione è che con Xi Jinping la Cina stia recuperando un'identità nazionale, di cui Sun è la massima espressione storica contemporanea per tutti i cinesi, anche quelli di Taiwan, che potrebbe prendere il sopravvento sull'identità socialista rappresentata da Mao. Oppure potrebbe essere un tentativo di cooptare il carisma di Sun nell'albero genealogico della Repubblica Popolare.

Il presidente Xi Jinping sta in piedi al centro della tribuna sovrastante la grande piazza Tiananmen (Porta della Pace Celeste), e indossa un vestito sullo stile Sun Yatsen. Invece tutti gli altri alti dirigenti, membri del Comitato Permanente del politburo, indossano un completo nero all'occidentale. Non è un caso neanche questo. Xi si presenta come l'erede di Sun.

Jiang Zemin siede pallido su una carrozzella, e Hu Jintao, capigliatura imbiancata da quando non è più presidente, stanno ai fianchi di Xi, ben distanziati.

A un certo punto Xi si allontana, scende dalla tribuna e prende posto, in piedi, in un'auto aperta, e inizia un lungo giro per passare in rivista missili, cannoni e truppe di esercito, marina e aeronautica.

Ci sono centinaia di migliaia di persone tra militari in parata e civili del pubblico. Non mi sorprenderebbe se si superasse il milione. Carri enormi, ciascuno di ogni provincia della Cina, scorrono festosi in fila indiana. L'occasione è solenne ma i carri assomigliano più a quelli di una festa di carnevale, come ne ho visti a Viareggio, a Nizza, in Belgio. Lo scrivo con rispetto, so che lo spirito è diverso. E poi i carri non sono mascherati, non in modo plateale almeno, anche se molto colorati.

Ogni carro porta una ventina di persone, tranne quello di Hong Kong, su cui salutano sì e no una mezza dozzina di ragazzi.

Scorrono anche carri festosi con grandi immagini di Mao, di Deng Xiaoping e poi di Xi Jinping, sempre un po’ in disparte.

Volano aerei militari in flyby, elicotteri con enormi bandiere appese sotto di loro, tenute dritte da grosse zavorre.

Arei da caccia, da trasporto, da avvistamento (early warning) anche aviocisterne da rifornimento in volo. E poi drones, ma questi ultimi sono mostrati a terra, montati su grandi camion, non in volo.

Passano infine enormi missili intercontinentali, alcuni dei quali mostrati per la prima volta in pubblico.

I soldati marciano al passo dell'oca, hanno un'espressione seria e determinata, alcuni direi minacciosa. Sembrano urlare a squarciagola, forse inni militari o slogan, ma alla televisione non possiamo sentire cosa dicono. Anche migliaia di soldatesse, vestite con giacche rosse e gonne bianche, che però hanno un aspetto più gentile, pur accollandosi pesanti armi automatiche come i colleghi uomini.

Tutta la manifestazione è incentrata sul leader, forse nasce un nuovo culto della personalità? Xi non è ancora un nuovo Mao, ma forse fra qualche tempo... La foto del grande timoniere è ancora lì, sul muro della città proibita, nessuno osa metterlo in discussione anche se oggi la Cina fa quasi tutto il contrario di quello che Mao predicava e faceva.

Ieri Xi è stato il primo presidente a visitare il mausoleo di Mao, dall'altra parte della piazza, non lo aveva mai fatto nessun altro leader il giorno prima della festa nazionale. Queste cose non succedono per caso.

13 February 2019

Taipei tour, food and baths


Giro guidato con Chen (non il suo vero nome) una guida di "Toursbylocals", un'originale agenzia che mette in contatto turisti e guide locali. 

Spesso queste non sono professionisti, ma persone che conoscono la propria città e desiderano presentarla ai visitatori nel migliore dei modi. Non sono professionisti, a volte sono pensionati.

Con Chen abbiamo parlato un po' di tutto nel corso della giornata. Ci racconta come i taiwanesi si autodefiniscono "locali", per distinguersi non solo dai cinesi della repubblica popolare (la "terra madre") ma anche da quelli che da lì sono venuti qui con Chiang Kai-shek e nei decenni a seguire.

In effetti, dopo la morte del dittatore, con il consolidarsi della democrazia a Taiwan, i "locali", precedentemente sottoposti ai cinesi, hanno cominciato a far valere le loro ragioni culturali, politiche ed economiche.

I "cinesi" vengono in gran parte, per il 70 percento dice Chen, dalla provincia del Fujian. Invece ci sono 16 tribu aborigene di Taiwan.

Adesso il partito DPP (Partito Popolare Democratico) ha rallentato molto i contatti con la Repubblica Popolare, e di conseguenza il turismo dei cinesi a Taiwan, che negli anni precedenti era costantemente cresciuto, è crollato. Lui è un ex militare, in pensione da qualche anno e gli piace portare in giro i turisti. Parla un ottimo inglese. 

Dice che fa fatica a far capire ai suoi figli che le loro due generazioni sono state fortunate a godere di 70 anni di pace. I figli lo danno per scontato, e sbagliano. Naturalmente è preoccupato dalla possibilità di un conflitto con la Cina, l'unica possibile minaccia per Taiwan nel contesto geopolitico attuale.

A Taiwan esiste un problema demografico, si fanno pochi figli, ben al di sotto della soglia minima, necessaria a mantenere il livello della popolazione, di 2.1 bambini per ogni donna. Di conseguenza la popolazione si riduce di numero e invecchia.

Arrivano fortunatamente immigrati dal sud-est asiatico, dall'Indonesia e dalle Filippine. Molti sono preparati, studiano anche il cinese prima di venire, per non trovarsi spiazzati.

Visitiamo il ponte sospeso di Jiufen, dove ci fanno salire al massimo in 100 persone alla volta.


Mangiamo un curioso frutto, un misto tra una mela e una banana!

Poi un frutto Sakyamuni, molto dolce (metti foto)

A seguire una "giada dell'amore", della quale si mangiano solo i semi, e con cui si fa una gelatina quasi liquida, da bere. Gusto di limone un po’ acido per bilanciare il quale si aggiunge, a piacere, zucchero di canna integrale.

Il piatto principale oggi sono 5 polpette assortite, di maiale, pesce, calamaro, manzo e bamboo, grigliate sulla carbonella in un bugigattolo tra i tanti che ci capitano davanti. Chen lo conosce e ce lo consiglia, quindi noi ovviamente ci accomodiamo. Lui è molto gentile, ci consiglia e ci serve.




 

Today is the day when the locals send a paper balloon, kept aloft with a small fire, and inscribed with their wishes, up into the air, I wonder where do they all go and if any of them ever started a fire!



We also visit a Japanese movie theater, opened in 1930s, then closed then open again when the director of Sad City won golden lion in Venice 1989.

It is an old-fashioned cinema, it reminds me of the theatre of Nuovo Cinema Paradiso the Oscar-winning film by Tornatore.

There is no toilet paper in bathroom, I asked lady guardian and she said they took paper rolls out because there are too many Koreans! I looked at her slightly perplexed... She said they use too much and throw it all over the place and also steal rolls! To be honest I find it hard to believe her, but then who knows. 





 





La prossima tappa della giornata è al museo dell'oro. Furono i giapponesi a iniziare l'estrazione in grande scala dell'oro, anche se i locali avevano sfruttato le mine per secoli. Ci fanno anche visitare la casa del direttore dei tempi dell'occupazione giapponese, mezzo secolo giusto dal 1895 alla fine della guerra mondiale, nel 1945. 

In bella vista c'è un lingotto che ci dicono essere il più grande del mondo, e non faccio fatica a crederci dato che pesa 220 kg. La regola è che si può toccare, accarezzare e fotografare attraverso due grandi buchi sulla bacheca. E chi riesce a sollevarlo può portarselo a casa!

Chiang, oltre ai tanti reperti del National Palace Museum, portò via da Pechino anche tanto oro, che ora fa parte delle riserve della banca centrale di Taiwan.

Non lontano dal museo aureo il nostro Chen ci vuol far sostare alle cosiddetta "Cascate d'oro". No, non sono d'oro, solo la roccia è giallognola per sedimenti minerali che fuoriescono dalle falde, ma comunque spettacolare!










La giornata finisce nella zona di Beitou, famosa per le terme. Prima però facciamo una passeggiata nel bel giardino antistante le terme. Flora lussureggiante, bacino d’acqua con pesci, insomma un vero giardino tradizionale cinese. Ci voleva, rilassante dopo il trambusto di oggi.

Il punto di forza è la prima biblioteca "verde" di Taiwan, aperta nel 2006, opera speciale perché usa pannelli solari per l'elettricità e acqua piovana per i bagni. Legno sostenibile e molta luce naturale durante il giorno, cosa non sempre riscontrabile nelle biblioteche tradizionali, che spesso sono buie e pesanti.

Finiamo la giornata in una delle terme di Beitou, anche se il nostro obiettivo di visitare la più vecchia salta perché è chiusa il mercoledì. Così ci accontentiamo della "Gold bathhouse", dove ci danno una stanza con vasca, aromi e idromassaggi per 90 minuti al prezzo di 1198 NTD, circa 35 euro.

Notare sempre il finale 8 nei prezzi cinesi, di buon auspicio. In questo caso di buon auspicio soprattutto per loro, è piuttosto caro rispetto alla media locale, e sono molto severi in viso quando ci dicono che se staremo oltre i 90 minuti ci sarà addebitato il tempo extra.

Comunque la saletta è accogliente, una bella vasca con capiente e luci soffuse. C’è anche una teiera con due tazze per un'infusione di erbe che nel contesto ...ci sta! Dalla finestra, stando a mollo nella vasca di acque sulfuree, si vede il giardino della biblioteca. Piove.

Quando usciamo abbiamo fame! Per fortuna ha smesso di piovere e possiamo fare due passi in direzione della stazione della metropolitana, decideremo poi se prendere un Uber, ma intanto buttiamo un occhio nei mille ristorantini che ci si propongono davanti. Alla fine decidiamo per una zuppa di noodles e maiale!



18 January 2019

Chinese tourists in Palau

Mrs Wan, who runs some restaurants and hotels in Palau, came over from Guangzhou some fifteen years ago with her husband. She speaks Cantonese and Mandarin but only basic English. Their kids grew up here in Palau and speak good English.

She takes a liking to us since we keep coming back every day for dinner and comes over to chat. We come back because the food is excellent, the price is fairly low and they come and pick us up from our hotel for free. And take us back after our meal. Oh, and because my wife is Chinese and there are no Italian restaurants in Koror. None that could be called that really. And not many good restaurants, period. Lots of hamburgers and junk food I am sorry to say.

Mrs Wang also gave us free food a couple of times: a delicious crab one day and fresh yellow fin tuna just caught by her cousin another evening.

She says business is slow these days because the numbers of Chinese tourists are down. In fact during a whole week we've only seen very few patrons in the restaurant, all of them Chinese, which is surprising since there are quite a few western tourists around. I guess they prefer hot dogs and hamburgers. Oh well.

The biggest table in the restaurant, a big one with a lazy Susan in the middle, is always that of Mrs Wan's family and their visiting friends!

She came to talk to us a few times. She says fewer Chinese come to Palau these days despite the allure of a not too far sunny tropical destination accessible visa-free, an unusual combination of attractive factors for the rising middle class of China. The reason, she explained, is that Palau recognizes the government of Taipei as the legitimate government of China, and not that in Beijing.

So Beijing has forbidden Chinese travel agencies to sell group tours to the country. Since most Chinese still prefer group organized travels this has had a major impact.

Tom, an American dive guide who has lived here for decades, would later explain to us that another reason for fewer Chinese is that Palau's government has withdrawn the license it had given to Chinese charter flights. The reason is that too many Chinese were flying over but not spending much money. They would stick to their tour operator's activities, eat at Chinese restaurants, even bring their own food from China. Tom said the Palau government would rather do without them and try to attract bigger spenders like Americans, Japanese, and Koreans as well as the relatively few European divers who make it all the way down here.

These days they are opening a new Chinese resort, Palau Royal Garden. Some fear Chinese intrusion into Palau, some politicians think they will use investment as a political tool. That is not inconceivable I suppose though people like Mrs. Wang are just hard-working entrepreneurs who go and find opportunity where they can find it in the world, just like the Chinese have always done.

25 December 2017

My book on the Maldives is available in English! "Journeys through the Maldives" by Marco Carnovale

Typical Maldivan boat
Tales from the many trips to the Maldives of the author. Avoiding the tourist resorts, he visited remote villages, where tradition is combined with innovation and technology, meeting local people and trying to understand their culture. Always island hopping by boat, he went from postcard perfect uninhabited islands and through the streets of the bustling capital Malé, in its hidden corners often overlooked by tourism. In dozens of dives, he witnessed the richness of wildlife and the sparkling colors of these seas.

But the islands are facing rapid changes and serious problems, and they are not always the paradise they seem. The Maldives are at a turning point, with political, economic and environmental changes that pose difficult challenges to the government and to the nation.

The book is completed by an analytical index, a chronology of the Maldivian history, a bibliography and some black and white photographs.

Available on all Amazon websites.


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18 December 2017

Book review: The Maldives: Islamic Republic, Tropical Autocracy (2015) by J. J. Robinson, ****

Islamic Center in Malé
Synopsis

The Maldives is a small and beautiful archipelago south of India, more renowned for luxury resorts than experiments in democracy. It is a country of contradictions, where tourists sip cocktails on the beach while on nearby islands local women are flogged for extramarital sex and blackmarket vodka costs $140 a bottle. Until 2008 the Maldives also hosted Asia's longest-serving dictator, Maumoon Abdul Gayoom. A former political prisoner, Mohamed Nasheed, an environmental activist, journalist, and politician, brought Gayoom's thirty-year autocracy to a sudden end, in the Maldives' first democratic elections.

Young, progressive and charismatic, President Nasheed thrust the Maldives into the spotlight as a symbol of the fight against climate change and the struggle for democracy and human rights in one of the world's strictest Islamic societies. But dictatorships are hard to defeat, enduring in a country's institutions and the minds of people conditioned to autocracy over three decades. Democracy brought turmoil, protests, violence and intense political polarisation.The ousted dictatorship overthrew Nasheed's government in February 2012, supported by Islamic radicals and mutinying security forces. Amid Byzantine intrigue, the fight for democracy was just beginning. (Amazon)


Review

It is unusual for a book entirely dedicated to the Maldives to come out, and here it is from an English journalist who lived and worked there for four years. The book is a compendium of his time there. It touches upon many aspects of Maldivian life, with special attention to the political dimension. Loads of facts and footnotes but also some opinions and evaluations. The book is written loosely in chronological manner, and it ends with the author's departure in 2013.

The general approach is typically English, ie detached. John J gets to know a lot about the Maldives but one does not get the impression he ever fell in love with the country, or was emotionally involved with it at all. But that is not a criticism, in fact perhaps it is a good thing in a journalist!

What the book lacks is a more critical organization of the issues, but perhaps as a journalistic chronicle it was never intended to delve in political analysis. Still, you will find more raw material for political analysis her than in any other book I know of that has been written on this country in the last decades.

I recommend reading this book to understand more about a country known mostly for its resorts.





06 December 2017

Book review: Wild Swans (1992), by Jung Chang, *****

Synopsis

Through the lives of three different women - grandmother, mother and daughter - this book tells the story of 20th-century China. At times scarcely credible in the details it reveals of the suffering of millions of ordinary Chinese people, it is an unforgettable record of tyranny, hope and ultimate survival under conditions of extreme harshness.

In 1924, at the age of 15, the author's grandmother became the concubine of a powerful warlord, whom she was seldom to see during the 10 years of their "marriage". Her daughter, born in 1931, experienced the horrors of Japanese occupation in Manchuria as a schoolgirl, and after their surrender joined the Communist-led underground fighting Chiang Kai-Shek's Kuomintang. She rose to be a senior Communist official, but was imprisoned three times. Her husband, also a high official and one of the very first to join the Communists, was relentlessly persecuted, imprisoned and finally sent to a labour camp where, physically broken and disillusioned, he lost his sanity.

The author herself grew up during the Cultural Revolution, at the time of the personality cult of Mao and the worst excesses of the Gang of Four. She joined the Red Guard but after Mao's death she was to become one of the first Chinese students to study abroad.


Review

This is one of the best books I have ever read. It traces a micro-story of a family through three generations of highly motivated women interwoven with the history of China over almost a century. It it meticulous and fastidious about details and context, which allows the reader to immerse himself into the incredible evolution and revolution of this continent/country.

China went from the feudal system of the late Qing dynasty to a modern superpower, passing through two revolutions, civil war, foreign aggression, a world war, economic transformations that took other countries centuries to complete. In the course of these events China was invaded, then locked itself up and isolated its people from the world, then opened up again after Mao's death, and that is roughly where the book ends.

So we don't see the new China in this book, but we can understand how it got there and why the Chinese today are so eager to break with the early period of the People'd republic and open up to the world. Even the Communist Party of China today considers the Great Leap Forward and Cultural Revolution, two of the central events in the book, to have been complete mistakes.

Translated in 37 languages and 13 million copies later, this book is banned in China, perhaps because it is very critical of Mao. Even if today the policies of China are the opposite of what Mao preached, the time to criticize the great Chairman too much has not yet arrived. Deng Xiaoping famously said Mao was 70% right and 30% wrong. This book would probably reverse those two numbers!









11 April 2013

Film review: Not one less (1999) by Zhang Yimou, *****

Testo italiano di seguito

Wei Minzhi
Synopsis

Not One Less, Zhang Yimou's (Raise the Red Lantern) tale of an adolescent substitute teacher in a rural Chinese village, cast entirely with non-actors and shot on location, is an astute example of censorship politics. It can be difficult to bypass political censor in China, especially when education is concerned.

Taking on touchy issues with a veneer of can-do spirit and happy-ending fantasy, his film is at once rousing and eye-opening.


Review

A great film about the transformation of China since the 1990s, when money becomes more important than ideology. A small village can't afford to build a good school or hire a good teacher, or even buy enough chalk for that matter. A teenage substitute teacher displays much more economic drive than professional responsibility or political enthusiasm. Wei Minzhi is a stubborn young woman takes the initiative in working hard for her salary of 50 yuan, which she is to receive if she can fulfill one important condition...

She persuades her class to work in a brick factory to raise funds so she can go to town and search for a missing child. The kids show much more propensity to work for money than to perform in flag raising and goose stepping ideological ceremonies.

See my selection og movies on China here on this blog.




Sinossi

In un lontano villaggio della campagna cinese, dove le strutture sono modeste e il livello di vita è molto povero, il maestro Gao deve assentarsi per un mese per andare ad assistere la madre gravemente malata. Per sostituirlo il sindaco sceglie Wei, una ragazzina tredicenne senza alcuna esperienza d'insegnamento. Prima di partire, Gao raccomanda a Wei di fare in modo che nessun allievo si ritiri da scuola durante la sua assenza. Con la promessa di un compenso di cui ha molto bisogno, Wei si appresta ad affrontare un compito che però si rivela molto difficile: i bambini sono irrequieti e spesso preoccupati per le molte difficoltà che vivono in famiglia. Quasi inevitabilmente dunque una mattina il piccolo Zhang, i cui genitori sono fortemente indebitati, lascia la classe, scappa dal villaggio e va in città a cercare un lavoro. Wei non ha esitazione e decide di andare alla sua ricerca. Nel panorama urbano confuso e disordinato, Wei affronta situazioni del tutto sconosciute. Alla fine una rete televisiva viene a conoscenza della sua storia e ne fa oggetto di un servizio specifico. Zhang allora ricompare. Quando tornano al villaggio, la troupe li segue e insieme porta una serie di oggetti raccolti grazie alle donazioni. Per la scuola si aprono nuove prospettive. Intanto i bambini scrivono sulla lavagna con tanti gessetti colorati.

Recensione

Un eccellente film sulle trasformazioni della Cina a partire dagli anni novanta del XX secolo. Il denaro diventa più importante dell'ideologia. Quando il maestro della scuola di un piccolo villaggio parte per andare a trovare la madre morente, il sindaco non ha i soldi per pagare un supplente. Non ci sono soldi neanche per i gessetti per la lavagna. Con la promessa di 50 yuan viene assunta una giovanissima supplente tredicenne, motivata più dalla somma di denaro che dalla vocazione di insegnante. Ma per guadagnare i 50 yuan c'è una condizione importante che la piccola Wei deve soddisfare...

Lei ci si dedica con tutte le sue forze. Quando un alunno scappa, lei convince gli altri a lavorare qualche giorno in una fabbrica di mattoni per guadagnare il denaro necessario alla ricerca del disperso. I ragazzi sembrano più propensi a lavorare per guadagnare che a cimentarsi in marcette e cerimonie a carattere ideologico. La Cina cambia rapidamente...


02 March 2013

Recensione: "Il mio cuore è più stanco della mia voce" (2012 postumo) di Oriana Fallaci, ****

Fallaci in Vietnam
Sinossi

Prima il Vietnam, poi Città del Messico e infine la storia d’amore con Alekos Panagulis, eroe della Resistenza greca, simbolo dell’opposizione a qualunque regime liberticida. (Puoi leggere le sue poesie qui.) Dopo la pubblicazione di Un Uomo, Oriana riesce a creare un incantamento globale: vorrebbero essere come lei i tanti giovani e molte donne, per le quali la scrittrice rappresenta la realizzazione di un sogno.

In quegli anni Fallaci accetta i sempre più frequenti inviti a incontrare i suoi lettori stranieri, nelle città e nelle università del mondo. Questo libro raccoglie alcune delle sue conferenze di maggior rilievo, pagine rimaste finora inedite che rivelano il suo rapporto con la scrittura, la sua passione per la politica e per l’impegno civile, la sua “ossessione per la libertà”.

È il suo autoritratto più autentico, una sorta di manifesto in cui Oriana rivendica e difende con vigore il diritto a “stare dalla parte dell’umanità, suggerire i cambiamenti, innamorarci dei buoni cambiamenti, influenzare un futuro che sia un futuro migliore del presente” (dalla sovracoperta del libro)

Ad Oriana Fallaci  è dedicato un sito web.


13 November 2012

Film review: Bananas (1971) by Woody Allen, ****

Synopsis

Woody Allen's second film as a director was a wild, unpredictable and unlikely comedy about a product-tester named Fielding Mellish (Allen), who can't quite connect with the woman of his dreams (Louise Lasser, Allen's ex-wife). He accidentally winds up in South America as a freedom fighter for a guerrilla leader who looks like Castro. Once he assumes power, the new dictator quickly goes insane--which leaves Fielding in charge to negotiate with the US. The film is chockfull of wonderfully bizarre gags, such as the dreams Fielding recounts to his shrink about dueling crucified messiahs, vying for a parking place near Wall Street. Look for an unknown Sylvester Stallone in a tiny role--but watch this film for Allen's surprisingly physical (and always verbally dexterous) humour. --Marshall Fine for Amazon


04 November 2012

The Island President (2011) by Jon Shenk, ****

Synopsis
Jon Shenk's The Island President tells the story of President Mohamed Nasheed of the Maldives, a man confronting a problem greater than any other world leader has ever faced the literal survival of his country and everyone in it. After bringing democracy to the Maldives after thirty years of despotic rule, Nasheed is now faced with an even greater challenge: as one of the most low-lying countries in the world, a rise of three feet in sea level would submerge the 1200 islands of the Maldives enough to make them uninhabitable.

10 April 2012

Recensione film: Il Portaborse (1991) di Daniele Lucchetti, ****

Sinossi

Giovane ministro corruttore cinico, arrogante, dinamico, fintamente colto scopre in un giovane professore di liceo del Sud l'uomo adatto a scrivergli i discorsi e a dargli l'imbeccata per dichiarazioni e interviste.


Recensione

Una storia scritta al crepuscolo della della prima repubblica italiana, nel 1991, ma putroppo mai divenuta obsoleta! Alcune scene di grande efficacia che lasciano immaginare quello che può veramente succedere in situazioni simili con politici veri. In senso più lato ci dà una visione del trasformismo italiano, dove cambiano i nomi dei potenti ma non cambiano i metodi che questi, ciascuno al momento del suo turno, usano. Il portaborse è una parola che in Italia è tutto un programma, per la destra, la sinistra, la prima repubblica e la seconda! Per me uno dei migliori film sulla politica italiana.

Puoi comprare il DVD qui:


27 March 2012

Film Review: Ricardo, Miriam y Fidel (1997) by Christian Frei, ****

Synopsis

Like so many thousands of other Cubans, Miriam Martínez means to emigrate to the United States with her family. The daughter of a man who played a crucial part in the victory of the revolution, she finds that this is far from easy, for her as well as for her father Ricardo.

Almost forty years ago Ricardo quit his job as a journalist and left for the Sierra Maestra to join Fidel Castro's rebels. Under the guidance of Ché Guevara he founded Radio Rebelde. Their nighttime broadcasts became the most efficient means of spreading their revolutionary ideas.

24 February 2012

Book Review: Triumph of the City, by Edward Glaser, ****

Singapore, 2012
Synopsis

America is an urban nation. More than two thirds of us live on the 3 percent of land that contains our cities. Yet cities get a bad rap: they're dirty, poor, unhealthy, crime ridden, expensive, environmentally unfriendly... Or are they?

As Edward Glaeser proves in this myth-shattering book, cities are actually the healthiest, greenest, and richest (in cultural and economic terms) places to live. New Yorkers, for instance, live longer than other Americans; heart disease and cancer rates are lower in Gotham than in the nation as a whole. More than half of America's income is earned in twenty-two metropolitan areas. And city dwellers use, on average, 40 percent less energy than suburbanites.

12 January 2012

Book Review: The Skeptical Environmentalist, by Bjorn Lomborg, *****

Pollution in the Maldives
Synopsis

Lomborg, an associate professor of statistics in the Department of Political Science at the University of Aarhus and a former member of Greenpeace, challenges widely held beliefs that the world environmental situation is getting worse and worse. Using statistical information from internationally recognized research institutes, Lomborg systematically examines a range of major environmental issues that feature prominently in headline news around the world, including pollution, biodiversity, fear of chemicals, and the greenhouse effect, and documents that the world has actually improved. He supports his arguments with over 2500 footnotes, allowing readers to check his sources.

03 August 2011

Il mercato dei libri in Italia: poveri noi lettori di libri, "protetti" dalla nuova legge sugli sconti.

Il parlamento italiano ha approvato, con nefasto consenso trasversale, una legge che regolamenta il prezzo dei libri, il "ddl Levi 2281-B", dal nome del primo firmatario. Solo i radicali si sono pilatescamente astenuti, tutti gli altri hanno votato a favore. E allora vediamo un po' in cosa consiste questo capolavoro normativo che ha messo d'accordo tutto il parlamento.

21 January 2011

Book Review: Once a Jolly Hangman, by Alan Shadrake, ***

Synopsis
Singapore has one of the highest execution rates per capita in the world. Its government claims that only the death penalty can deter drug dealers from using their country as a transport hub - but this hard-hitting investigation reveals disturbing truths about how and when the death penalty is applied. Including in-depth interviews with Darshan Singh - Singapore's chief executioner for nearly fifty years.

16 September 2010

Meglio un fallimento della Grecia. Per tutti, greci compresi

Nel 2010, per la prima volta dalla creazione della moneta unica, un paese dell’area Euro, la Grecia, si è trovato sull’orlo del fallimento, ed è stato salvato -- per ora, e forse non per molto -- solo dall’intervento coordinato degli altri paesi del’Unione Europea, oltre che dal Fondo Monetario Internazionale (Fmi). La causa dei problemi greci era essenzialmente interna: eccesso di spesa pubblica e manipolazione della contabilità nazionale. In altre parole, tutta una serie di governi greci, negli ultimi decenni, da ancor prima che la Grecia entrasse nell’Euro, ha scialacquato risorse ed truccato i conti.

Ecco un articolo che racconta alcuni dei principali motivi per cui la Grecia si trova dove si trova.

03 May 2010

Il vecchio paradigma nucleare

Gli esperti di strategia, strana risma alla quale ho un tempo appartenuto, cercano spesso il sensazionalismo. Ciò è necessario per giustificare la propria esistenza come categoria, i convegni, le riviste, i viaggi, ed i soldi che vengono loro dati per scrivere articoli quasi sempre irrilevanti che comunque, per fortuna, non legge quasi nessuno. Insomma «the gravy train», un modus vivendi tutto particolare e comunque, lo posso dire per esperienza, meglio che lavorare...

03 October 2009

Film review: Afghanistan, Messengers from a Dark Past (2007), by Hossein Sadre and Florence Gavage, *****

Synopsis
Having been ravaged by over twenty-five years of civil war and strife, Afghanistan has today lost nearly all that made up its rich cultural past, as well as the pride of its inhabitants, in the days when caravans trod across the Silk Route. Long before these dark years, the various Afghan clans had already seen internal conflicts caused by their geographic isolation and the resulting political and social weakness. The principle of “divide and rule” became very easy to apply to these peoples who had no thirst for conquest.

This documentary goes back to the very early periods in the history of Afghanistan and its most ancient inhabitants, some 2.000 years ago: The Hazaras.

Over the centuries, they were colonized and their identities gradually eroded. From Arab conquests to the rule of the British-backed Amir Abdul Rahman Khan in the 1870s, right up to the Taliban, who destroyed the Bamyian Buddhas with the help of Pakistan and Saudi Arabia, a century of persecution, torture and humiliation finally subdued the Hazara people who were left without even a strand of hope.

You can view this film on Youtube by kind concession of the authors:

You can view Part 1/2 here:


You can view Part 2/2 here: