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22 January 2021

L'esposto

Avevamo deciso di passare a Fregene, in provincia di Roma, il periodo autunnale del 2020. Viaggio in Cina a trovare la famiglia annullato per forza, altri viaggi impossibili per il Coronavirus, teatri a Londra chiusi, meglio passare il tempo nella mia casa con giardino, lavorare in remoto, scrivere, leggere, fare qualche lavoretto di manutenzione.

In teoria un programma accettabile, date le drammatiche circostanze della pandemia. Clima mite, spiaggia a poche centinaia di metri senza la folla estiva, "tellinari" che ci vendevano, o regalavano, telline fresche quasi tutti i giorni, alberi da frutta in giardino: cachi a settembre e ottobre, pomelo a novembre, limoni a dicembre e gennaio.

In teoria.

In pratica, appena arrivati, ci rendemmo subito conto che avremmo dovuto superare un ostacolo imponente per arrivare alla nostra vetta di tranquillità: i vicini di casa avevano comprato due grandi cani bianchi, credo pastori maremmani. Li tenevano di giorno in giardino e di notte in un piccolo recinto affianco alla siepe che ci divide da loro.

I cani abbaiavano a intermittenza, giorno e notte, tenendoci svegli nel primo caso e impedendoci una normale giornata di lavoro e svago nel secondo.

In realtà di cani ce n'erano molti di più, almeno la metà dei vicini ne possedeva uno, e quindi i latrati si moltiplicavano, ma i due pastori maremmani erano i più scatenati, ed anche i più vicini, e quindi i più insopportabili.

Dopo molteplici quanto inutili tentativi di far ragionare i vicini, mi sono visto costretto a ricorrere alle autorità. Sono andato alla stazione dei Carabinieri di Fregene per sporgere un esposto sulla situazione. Un esposto, in Italia, è una segnalazione all'autorità di pubblica sicurezza di un dissidio tra privati, con il quale si richiede a tale autorità di intervenire per comporre il contrasto.

Suono il campanello dell'imponente edificio dei Carabinieri e mi risponde una voce femminile alla quale comunico di voler sporgere un esposto. Mi risponde che non è possibile. Insisto e mi risponde che c'è gente nella sede, l'accesso è limitato a causa del COVID e devo aspettare. Aspetto. Dopo un po’ vedo una persona uscire e interpreto il fatto come segnale che c'è una persona in meno dentro, e quindi posso entrare io. Suono nuovamente al campanello  e la stessa voce mi dice che posso entrare ma dovrò aspettare. Eccomi dentro.

Bel giardino, curato, con una panchina al sole. Nonostante il fastidio della mascherina è una piacevole attesa. Dopo un po’ mi chiama un carabiniere al quale, in piedi in giardino, espongo i fatti. Mi risponde che non possono ricevere esposti. Denunce, querele, quelle sì, ma non esposti.

Chiedo, sorpreso, da quando hanno smesso di ricevere esposti, dato che ho sempre saputo sia un compito dei carabinieri. Mi risponde che da due anni non più. Scacco matto!

Sto per andarmene rassegnato quando il Carabiniere mi ferma e mi chiede un documento personale. Perché? Chiedo ingenuamente. La devo generalizzare, è la laconica risposta... Dopo essere stato generalizzato, ed aver perso un'ora buona, me ne vado.

Il giorno dopo monto in auto e vado al commissariato di polizia di Fiumicino, prima visita. All'ingresso c'è scritto che è obbligatorio indossare la mascherina facciale (siamo in piena epidemia Covid-19) e guanti. Tutti hanno la mascherina, anche io. Nessuno ha i guanti, e neanche io. Entro.

Un poliziotto mi dice che l'esposto lo devo stilare io a casa, non posso scriverlo qui (come invece mi avevano detto i carabinieri). E quindi tornare con 3 copie firmate di tutto, e inoltre le fotocopie dei documenti di tutti quelli che intendono fare esposto.

Torno il giorno dopo (seconda visita) e un altro poliziotto mi dice che oggi (sabato) non si può fare un esposto perché la persona incaricata dei sistemi informatici (sic!) non c'è. Devo tornare il 2 gennaio e chiedere dell'Ispettore Superiore.

Torno il 2 gennaio per la mia terza visita al commissariato e due poliziotte alla porta d'ingresso mi dicono che oggi non si può presentare esposto, perché c'è un'emergenza in corso. Insisto dicendo che mi è stato detto di venire appunto oggi perché c'è la persona incaricata dei sistemi informatici, e a quel punto fanno una telefonata. Poi mi dicono di aspettare in una sala d'aspetto completamente vuota. Passo il tempo a leggere i cartelli degli avvisi di misure preventive per la situazione COVID19. Dopo circa venti minuti mi fanno accomodare al piano di sopra, dove incontro l'ispettore superiore. Molto gentile, mi fa accomodare. Siamo tutti mascherati per l'epidemia quindi posso solo scorgere una bella barba sale e pepe.

Gli passo l'esposto e lui si mette a leggerlo. Una pagina A4, passano circa 5 minuti, e poi mi chiede se ho già fatto un tentativo di pacificazione e naturalmente gli dico la verità: ci ho provato ripetutamente ma senza successo. Continua a leggere. Mi dice che li convocherà, come da legge, per comunicargli l'esposto. Gli lascio anche una chiavetta USB con video dei cani rabbiosi e ringhianti che ho filmato nelle scorse settimane. Mi assicura che non li guarda adesso ma li guarderà e mi restituirà la chiavetta.

Mi lascia assicurandomi che presto chiamerà gli interessati. Non ora perché siamo sotto le feste e, aggiunge, non è una cosa urgente. (Per me è molto urgente.) E poi c'è difficoltà a spostarsi con i divieti anti-COVID-19. In realtà per andare dalla Polizia ci si può spostare liberamente, come ho fatto io oggi. Mi chiamerà quando avrà fatto per informarmi e restituirmi la chiavetta USB.

Dopo pochi giorni sono a casa, in giardino, stiamo raccogliendo i limoni dall'albero: quest'anno è stato generoso, ce ne sono a centinaia. Ad un certo punto, con terrore, vedo i due cani che si infilano in un buco della recinzione e entrano nel mio giardino, e cominciano a scorrazzare a destra e a manca. Non so che fare, strillo ai padroni che però non ci sono, hanno abbandonato i cani e chissà dove sono andati. Per fortuna oggi le bestie sono tranquille, si avvicinano ma non abbaiano e non ringhiano. Dopo cinque minuti se ne vanno. Poi tornano, poi se ne vanno ancora. Fanno come vogliono loro, a casa mia.

Ormai il soggiorno volge al termine, sono passati mesi e né Polizia di Stato né Carabinieri hanno fatto nulla. La prepotenza ha vinto. I cani continuano ad abbaiare tutti i giorni e tutte le notti, quasi a tutte le ore. A fine gennaio ma ne vado via da Fregene.

Amen.

PS: Dopo che i Carabinieri avevano rifiutato il mio esposto, ho scritto al comando generale dell'Arma nei secoli fedele, chiedendo spiegazioni. Dopo qualche settimana mi è arrivato questo messaggio dalla sede di Fregene: In relazione alla vostra richiesta, qui pervenuta per scesa gerarchica, si rappresenta che questo Comando rimane a disposizione  per la presentazione dell’esposto. Nello scusarci di eventuali equivoci connessi la invitiamo a prendere contatti con questo Comando.

19 January 2021

Recensione libro: Italiani a Shanghai (2010) by Achille Rastelli, *****

Sinossi

Alla fine del XIX secolo il grande impero cinese era oggetto di un vero e proprio assalto coloniale da parte di Francia, Gran Bretagna, Germania e Giappone. Anche l'Italia decise di partecipare alla corsa per accaparrarsi zone d'influenza in quel lontano mondo, cercando di ottenere concessioni e trattati commerciali a lei favorevoli. 

 Adempimento che i marinai pagarono a duro prezzo, perché furono poi abbandonati dal sistema politico e militare italiano, in totale disfacimento. Un libro che cerca di tracciare la storia dell'evanescente penetrazione italiana in Cina, ma anche una narrazione mossa dal desiderio di restituire la dignità a centinaia di ragazzi italiani che furono lasciati soli, in balia di una storia più grande di loro.


Recensione

Come sempre, Rastelli è meticoloso nella sua ricerca e spesso avvincente nella sua narrazione. Racconta della marina militare italiana in estremo oriente, dalle prime avventure, poco dopo l'unità d'Italia, alla tragedia della seconda guerra mondiale.

Leggiamo dei primi timidi contatti diplomatici e militari in Cina e Giappone - una volta le due ambasciate erano unificate, con sede a Tokyo! Poi delle presuntuose aggressioni degli italiani, assieme a molti paesi occidentali, Russia e Giappone, contro la Cina in disfacimento del tardo impero Qing. Ma erano tempi diversi, l'aggressione imperialista era in auge.

Infine passiamo gli anni della guerra con i nostri marinai, lontani dalla patria e, con l’8 settembre, lasciati alla loro sorte dal nuovo governo di Roma e spesso dai loro stessi ufficiali.

Una storia triste, sarebbe bello se Rastelli ci raccontasse il seguito, più incoraggiante, con le missioni amichevoli delle navi italiane in oriente presso gli stessi porti cinesi e giapponesi. E magari dell'intervento delle nostre navi per salvare i "boat people" scappati dal Vietnam dopo la riunificazione violenta del paese.


31 December 2020

12 BUONE COSE DEL 2020 - 12 GOOD THINGS ABOUT 2020

 2020


ENGLISH TEXT BELOW

Siccome di messaggi con insulti al povero anno 2020 ne abbiamo sentiti troppi (ma non si chiama COVID-19?) ho pensato di raccogliere qualche pensiero in positivo sull'anno che si sta per concludere. Non per minimizzare, ma per guardare avanti con realismo, ottimismo e determinazione.

1. Chi mi sta leggendo è ancora vivo. Un buon primo risultato. Tanti ci hanno lasciato nel 2020, forse anche qualcuno che conosciamo, qualche persona cara. Io ho perso una cugina ed il padre di un amico per il Covid-19. Molti altri se ne sono andati per una serie infinita di altri motivi: incidenti, età, altre malattie, guerre, ecc. Noi invece siamo qui.

2. Abbiamo viaggiato di meno, e questo pesa particolarmente per quelli come me che vivono in vari paesi e del viaggio hanno fatto uno stile di vita. Però la prossima volta che partiremo il viaggio avrà un gusto speciale. Ce lo godremo di più, magari lo prepareremo meglio, lo ricorderemo più a lungo. Forse faremo più viaggi, che ci cambiano dentro, e meno vacanze, che nel migliore dei casi ci fanno solo riposare.

3. Siamo andati meno al ristorante, ma quando torneremo a farlo con tranquillità sceglieremo meglio il ristorante, la cucina, ed ogni boccone, ogni sorso di vino ci sembreranno più buoni.

4. Non siamo potuti andare a cinema, teatro, concerti. Ancora una volta, torneremo a farlo perché la cultura non si ferma. La prossima volta saremo più attenti ad ogni scena del film, ad ogni movimento della sinfonia, ad ogni aria dell'opera, ad ogni particolare della scena.

5. Siamo stati costretti a stare di più a casa, ma abbiamo passato più tempo con i nostri cari, fianco a fianco, giorno dopo giorno, ora dopo ora, come forse non facevamo da tanto tempo. Se siamo stati attenti, abbiamo imparato a conoscerci meglio, a rispettarci. Abbiamo capito che stare insieme non vuol dire solo avere interessi in comune o divertirsi, ma parlarsi (e ascoltarsi!), guardarsi, accarezzarsi.

6. Abbiamo riscoperto il significato della solidarietà, o almeno avremmo dovuto farlo, le occasioni non sono mancate. E dell'apprezzamento per il lavoro di chi si è impegnato per superare l'emergenza. Non ce lo dimentichiamo quando la pandemia non sarà più in prima pagina, loro saranno ancora in prima linea.

7. Abbiamo recuperato un po' della nostra identità, anzi delle identità, al plurale. Ci siamo sentiti un po’ più italiani, come forse non capita spesso tranne quando c'è la coppa del mondo di calcio. E, almeno per me, anche più europei. L'Europa si è mossa con ritardo, ma si è mossa, insieme, e visto come sono andate le cose negli altri principali paesi del mondo forse non ci possiamo lamentare. E questo nonostante la pandemia abbia messo da una parte a nudo le meschinità di tanti politici polemici, e dall'altra in risalto la mancanza di grossi calibri tra i leader della politica mondiale.

8. Abbiamo riscoperto il valore della scienza, anche di quella inesatta come la medicina. I chiacchieroni e i millantatori, i negazionisti, gli alternativi, i naturopati, gli anti-vaccinisti, quelli del "sono morti con il COVID e non di COVID" sono, mi pare, o forse lo spero soltanto, meno ascoltati di un anno fa. Abbiamo anche imparato qualche regola di igiene, di buon senso, che avremmo dovuto applicare comunque, da sempre.

9. Abbiamo capito un po' meglio il significato della disciplina. Non abbastanza e non tutti, ma ci farà bene interiorizzare perché ci sarà utile in tante altre occasioni. Prendiamo esempio da quelle società orientali che in questa circostanza hanno dato dimostrazione di grande disciplina ed hanno ottenuto risultati di conseguenza. Ho notato con dispiacere che i giovani, che hanno più da perdere, sono spesso meno consapevoli di questo degli anziani.

10. Abbiamo avuto tempo di riflettere su noi stessi, sugli errori commessi e sui traguardi raggiunti. Soprattutto su cosa vogliamo fare con il tempo che ci resta da vivere. Sapendo, mai come oggi, che potrebbe essere molto meno lungo di quanto speriamo. Riflessioni che dovremmo fare sempre, ovvio, ma quest'anno ci siamo stati quasi obbligati. Confucio scrisse che abbiamo due vite: la seconda comincia quando ci rendiamo conto di averne solo una. Mi auguro che molti abbiano cominciato la propria seconda vita nel corso del 2020.

11. Abbiamo scoperto tanta tecnologia che ci ha permesso di attutire l'urto della pandemia e che continueremo ad usare dopo di essa. Abbiamo inquinato di meno lavorando da casa e comprando online. Ci si può spostare di meno: meno traffico, meno inquinamento, meno energia sprecata. Molti continueranno a farlo anche dopo la pandemia. Viaggeremo ancora, certo, per lavoro, per piacere e per incontrare i nostri cari, ma auspicabilmente non per comprare una cipolla oppure per andare a timbrare un cartellino in ufficio e poi stare davanti ad uno schermo uguale a quello che abbiamo a casa.

12. Per molti è stato un anno drammatico sul lavoro, ed è stato importante l'intervento dei governi e delle banche centrali. Ma guardiamo avanti facendo tesoro dell'esperienza del 2020. Guardiamo al lavoro non come una punizione biblica che ci è cascata addosso perché abbiamo mangiato la mela dell'albero proibito, ma come realizzazione delle nostre aspirazioni. Tanti giovani in occidente hanno tutto ma non più aspirazioni, sogni. Sognando un po', lavoreremo serenamente, a prescindere dal guadagno, e invecchieremo meglio.


ENGLISH TEXT


Since we have all heard too many messages with insults to the poor year 2020 (but isn't it called COVID-19?) I thought I'd collect some positive thoughts on the year that is about to end. Not to minimize the troubles we went through, but to look forward with realism, optimism and determination.

1. Whoever is reading me is still alive. A good first result. Many have left us in 2020, perhaps even someone we know, some loved ones. I lost a cousin and a friend's father to Covid-19. Many others have left for an infinite number of other reasons: accidents, age, other diseases, wars, etc. We are still here.

2. We have traveled less, and this weighs heavily on those like me who live in various countries and have made travel our lifestyle. But next time we leave home our trip will have a special taste. We will enjoy it more, hopefully we will prepare it better, maybe we will remember it for longer. Perhaps we will undertake more real "travels", which change us inside, and fewer "vacations", which in the best of circumstances only provide rest.

3. We went out to eat much less frequently, but when we return to do it we will take more care to choose the restaurant, ouru dishes, and every bite, every sip of wine will taste better.

4. We could not go to the cinema, theater, or concerts. Once again, we'll go back to doing it because culture doesn't die of any virus. Next time we will be more attentive to every scene of the film, to every movement of the symphony, to every aria of the opera, to every detail of the scene.

5. We have been forced to stay at home more, but we have spent more time with our loved ones, side by side, day after day, hour after hour, as perhaps we hadn't done in a long time. If we have been careful, we will have learned to know each other better, to respect each other. We understood that being together does not just mean having common interests or having fun, but talking (and listening) to each other, looking at each other, caressing each other.

6. We have rediscovered the meaning of solidarity, or at least we should have, we had plenty of opportunities. And we should appreciate the work of those who are fighting hard to overcome the emergency. Let's not forget that when the pandemic is no longer on the front page, they will still be at the front lines.

7. We have recovered a bit of our identity, indeed our identities. I felt a little more Italian, as perhaps does not often happen to me except every four years for the world cup. And even more European. Europe has moved with some delay, but it has moved, and given how things have gone in some of the other main countries of the world such as the US and the UK, perhaps we cannot complain. And this despite the fact that the pandemic has exposed, on the one hand, the pettiness of so many polemical politicians, and on the other the lack of heavy caliber guns among the leaders of world politics.

8. We have rediscovered the value of science, even of inexact science such as medicine. The deniers, the anti-vaccine activists, those who said someone "died with COVID and not because of COVID" are, it seems to me, or perhaps I only hope, less listened to than a year ago. We also learned some rules of hygiene, common sense, which we should have always applied anyway.

9. We have understood the meaning of discipline a little better. It will do us good to keep it in mind for future reference. Let us take an example from those countries in East Asia that in this circumstance have shown great discipline and got results accordingly. I have noted with regret that our youngsters, who have got more to lose for the future, are often less aware of this than the elderly.

10. We had time to reflect on ourselves, on the mistakes we made and on the goals we achieved. Above all we have had a chance to think about what we want to do with the time we have left to live. It could be much shorter than we hope. Reflections like this we should always do, of course, but this year we were almost forced to. Confucius wrote that we have two lives: the second begins when we realize we only have one. I think I did a long while ago. I hope that many more have started their second lives in the course of 2020.

11. We have discovered so much technology that has allowed us to soften the brunt of the pandemic and that we will continue to use after it is over. We polluted less by working from home and shopping online. You can and should move less: less traffic, less pollution, less wasted energy. Many will continue to do so even after the pandemic. We will still travel, of course, for work, for pleasure and to meet our loved ones, but hopefully not to buy an onion or to go and badge in the office and then spend our day in front of a screen identical to the one we have at home.

12. For many it was a dramatic year at work, and monetary and fiscal intervention of governments and central banks was important. But let's look ahead, drawing on the experience of 2020. We should look at work not as a biblical punishment that fell upon us for eating the apple of the forbidden tree, but as the fulfillment of our aspirations. Many young people in the West have everything but aspirations, dreams. Let us dream a little more, and we will work peacefully, regardless of how much money we make, and we will grow old better.

01 December 2020

Pagare la tassa sui rifiuti e raccolta ingombranti

Dal 2013 ho cercato di sistemare la situazione della raccolta dei rifiuti per il mio villino a Fregene, in provincia di Roma.

Ho chiamato il comune di Fiumicino decine, forse oltre cento volte, ma non mi hanno dato retta, devo andare di persona o mandare qualcuno con delega. Vivendo all'estero non mi facilitano certo la vita. Eppure li chiamo per dargli dei soldi, in cambio di un servizio non solo dovuto, ma che loro forniscono comunque. Infatti so di molti miei vicini di casa che non pagano ma i cui rifiuti vengono comunque raccolti!

Passa il tempo e tra una cosa e l'altra non succede nulla, poi me ne dimentico, e se ne dimenticano anche loro. Infatti continuano a raccogliere i rifiuti prodotti nel mio villino, ma non mi chiedono soldi, non mi mandano fatture, solleciti, minacce, saluti, nulla.

Avrebbe potuto andare avanti così per sempre. E forse sarebbe stato meglio.

Invece nel 2020 riparto all'attacco per regolarizzare il tutto. Provo a telefonare al comune di Fiumicino, ma negli orari lavorativi il telefono risulta sempre occupato, mentre negli orari di chiusura (ho provato, vedi mai?) prevedibilmente non risponde nessuno. Sarà per l'epidemia COVID-19 in corso? Però un altro ufficio mi ha detto che almeno alcuni impiegati lavorano in remoto, da casa.

Ho scritto email, ma senza avere risposta. Allora ho contattato il comune di Fiumicino tramite la messaggeria della loro pagina Facebook! Chi dice che i social media non servono a niente?

E lì ho avuto risposta tramite la messaggeria privata di Facebook. Mi hanno suggerito di chiamare il numero che risultava perennemente occupato... Gli ho scritto della futilità dei miei tentativi e mi hanno risposto fornendomi un altro numero da chiamare, un numero verde: 800.020.661. Risolto? NO! Il numero verde si può chiamare solo da telefoni fissi, chissà perché. Ed io, come tanti ormai, non ne ho più. Il telefono fisso è stato reso completamente obsoleto dalla tecnologia mobile, da anni.

Ho insistito, chiedendo un recapito email, e me lo hanno dato, sempre via Facebook, anzi me ne hanno dati due: info@fiumicinodifferenzia.it e assessorato.ambiente@comune.fiumicino.rm.it.

Ho scritto all'uno con l'altro in copia, il 28 settembre 2020, e tanto per essere sicuro ho usato la posta elettronica certificata, così ho potuto verificare che avessero aperto il messaggio. Dopo pochi minuti mi ha risposto l'ufficio dell'Assessorato Ambiente, Parchi, Verde pubblico e privato, Ciclo integrato dei rifiuti, Monitoraggio ambientale, Risparmio energetico, Demanio marittimo. Molte mansioni, ho pensato, per un singolo assessorato. Ecco la risposta:

Gentile signor Marco Carnovale, non ci risultano problematiche particolari del servizio prenotazioni per il ritiro di ingombranti. Le rimettiamo in allegato i contatti e gli orari previsti per richiedere il servizio e concordare l'appuntamento con la società, in indirizzo per conoscenza, che svolge il servizio. Cordiali saluti

Al che, non intendendo ricominciare la trafila delle telefonate a vuoto, risposi al gentile assessore:

A seguito corrispondenza in calce, quanto sarebbe possibile fissare un appuntamento per prelevare alcuni rifiuti ingombranti? Al telefono non risponde nessuno, sempre occupato da settimane.
Grazie per la disponibilità.


Finalmente l'assessorato mi rispose con una informazione utile:

La prima data disponibile è il 27 Ottobre.
Insieme alla lavatrice può mettere solo 2 mobiletti per via del limite quantitativo concesso.
Per fissare l'appuntamento abbiamo bisogno anche del Suo codice fiscale.
Cordiali saluti.


Dunque un mese di attesa, un po’ tanto ma almeno avevo una data certa.

In un altro messaggio mi si avvertiva che c'erano dei limiti a quanto potessi mettere in strada per il ritiro: ogni anno il pagamento della tassa mi dava diritto al prelievo e smaltimento di 5 metri cubi, e massimo 2 metri cubi per prelievo. Un elettrodomestico e un mobiletto piccolo a due ante, mi specificavano. 

Ed il resto? Avevo anche un grande frigorifero da smaltire, ed un paio di vecchi mobiletti scassati, oltre ad un piccolo scaldabagno elettrico anche lui da smaltire. 

Niente da fare, ho dovuto chiamare uno sgombracantine privatamente, e ovviamente pagarlo a parte. Per cose più trasportabili con un'auto, ma troppo grandi per entrare nei bidoni, farò un po' di viaggi in auto per Roma ed utilizzare uno dei cassonetti ancora disponibili per la raccolta indifferenziata nella città eterna. Non so se sia legale portare rifiuti da un comune all'altro, ma che fare?

01 November 2020

Film review: The Barolo Boys (2014) by Paolo Casalis and Tiziano Gaia, ****

The story of a group of Barolo producers, friends, colleagues and competitors at the same time, who broke with tradition to find their own call.

Barolo was mostly cheap, unknown and unloved until the early 1980s. It was a difficult wine, harsh, unfriendly, tannic, and it required a very long time to age and become more pleasant.

A bunch of producers, led by Gaia and Altare among others, decided to change that: they started reducing yields by green harvesting (removing some bunches before they ripen, so as to leave fewer but better bunches on the vine) and using new and small oak barrels.

The result was amazing, Barolo became well known, expensive and veery much loved. But not everyone was happy





 

26 October 2020

Arrivo a Roma da Londra e tampone COVID-19

Decido di andare in Italia, e prendo l'aereo. Volo British Airways, partenza in orario. 

Dopo il decollo ci danno 3 moduli da compilare per le autorità italiane. Una pagina ciascuno, scritto fittissimo, con un carattere dimensione 4 o 5, quasi illeggibile. Bisogna inserire sempre le stesse informazioni: nome, cognome, indirizzo, recapito telefonico, ecc. firma con data e ora, OK fatto. 

Appena arrivati in aeroporto la polizia di dice che uno dei moduli non va bene, è vecchio, e ne dobbiamo riempire un altro, che però è identico! Passato il controllo doganale ci informano che la postazione aeroportuale per effettuare il test COVID-19 è chiusa, funziona solo fino alle 18. Invece ce ne sta un'altra, aperta 24 ore, al parcheggio di lunga sosta, a qualche km di distanza. Mi consigliano di andarci adesso (sono le 22) perché se tornassi domani, come sarebbe mia facoltà fare, troverei una fila d'attesa più lunga. 

Ritiro l'auto in affitto e vado al parcheggio lunga sosta, dove arrivo alle 22.30. 

C'è una fila di un centinaio di macchine, non male dopotutto. Passa una mezz'ora e sono arrivato allo sbarramento, l'impiegato mi fa passare e... mi trovo a fare un'altra fila in un parcheggio adiacente! 

Passa ancora un'ora e finalmente ci fanno passare, ci dicono di andare dritto e poi a sinistra, seguendo i cartelli. Detto, fatto, ed eccoci in un terzo parcheggio, con ancora centinaia di auto davanti a noi. Sono le 23.30 circa.

Qui la fila dura circa due ore. Arriviamo quindi alla postazione della Croce Rossa per fare il test e ci chiedono se avevamo compilato "il modulo". Quale modulo? Un altro modulo con nome, cognome ecc che però nessuno ci ha dato. Un impiegato ce lo fornisce e ci dobbiamo mettere da parte per riempirlo, mentre ci passano davanti quelli arrivati dopo di noi. Uno si è addormentato in macchina, l'addetto a smistare il traffico bussa sul finestrino, gli strilla di svegliarsi, niente. Alla fine apre la porta della sua auto e il tizio si sveglia di soprassalto. Sono le 2 di mattina. 

Finalmente una crocerossina brasiliana (si capisce dall'inconfondibile accento, anche se parla un ottimo italiano) molto gentile e professionale ci fa il tampone, poi ci dice di aspettare in un parcheggio adiacente per il risultato, che ci sarà mandato per SMS. Però i nostri numeri di telefono sono inglesi, ci chiede se abbiamo un numero di cellulare italiano. No, non ce l'abbiamo. Come non ce l'hanno tutti i visitatori stranieri che arrivano a Fiumicino! 

Ci dice di aspettare comunque, e se non riceviamo nulla entro mezz'ora meglio tornare a chiedere. Intanto sono le 02:30 di mattina, son 4 ore che siamo qui. Non c'è modo di avere nulla da mangiare, neanche acqua da bere. 

Però c'è un bagno, a circa 500 metri di distanza, molto pulito e ben illuminato. Ne approfitto...

Ecco che dopo mezz’ora arriva il sospirato SMS, sul mio cellulare col numero inglese, sono negativo, buona notizia, si va a casa. Sono le 3 del mattino.



10 April 2020

Film review: Résistence naturelle (2014), By Jonathan Nossiter, **

Synopsys

Ten years after the landmark wine documentary Mondovino, filmmaker Jonathan Nossiter returns to the subject, documenting the drastic shifts that have affected the industry in the time since. Natural Resistance follows four Italian winegrowers.

First is Giovanna Tiezzi lives in a converted 11th-century monastery, and grow grains, fruit, and wine in a way that links to their ancient heritage. She laments that much of Tuscany's vineyards have been bought up by foreigners, but then is proud that her region is a leader in quality vine cultivation.

Corrado Dottori is a refugee from industrial Milan, who inherited his grandfather's farmstead and tends to it as an expression of agricultural social justice. he studied capitalism at the Bocconi, he says, so as to criticize it better.

Elena Pantaleoni works her father's vineyards and strives to create a utopian reality.

Finally, Stefano Belloti, the controversial radical farmer poet, disrupts the long-established rules of farming from his avant-garde property in Piedmont. (Synopsys partly from IBMD.com)


Review

A lot of ideology in this hastily put together film, which is really only a compilation of Nossiter's chats with the above growers over some wine.

The title "resistance" recalls the fighters of World War II against fascism and nazism, and it is not by chance. Nossiter, inserts several clips of Mussolini speaking from a balcony and SS guards rounding up civilians in this movie, and contrasts them with the heroic organic farmers, his partisans of today.

The other word in the title is "natural". The film compares and contrasts it with "artificial". And artificial (made by man with material that exists in nature) is not the same as "synthetic" (made through synthesis, transforming elements that do not exist in nature). Of course, all wine is artificial, it does not exist in nature.

Several of the protagonists complain about the DOC rules being abstract, detached from the criteria for quality that was the original reason for being created. In this they are right, and it has long widely been accepted that many top-quality Italian wines do not have, seek or need DOC certification.

The film nostalgically recalls when, in Italy, but the numbers are similar in other European countries, 60% of the people lived and worked on farms. Now it is about 2-3% depending on how you count it. Of course, every country that modernizes and develops moves from the primary sector of the economy (agriculture) to the secondary (manufacturing) and on to the tertiary (services). This brings higher standards of living, I find it hard to argue one should go back to the happy past.

The speakers are generally critical of the European Union Common Agricultural Policy (CAP). They argue it is a conspiracy to hand agriculture to big multinational corporations. Let alone that in several countries, Italy among them, EU subsidies (managed by regional administrations) are often left unused because small farmers do not bother to claim them.

They also argue that hygiene checks are targeted to create problems for small wine producers while they close an eye on the big ones. I do not know about the accuracy of this sweeping statement but they do not provide any evidence.

I also noticed a bias when a farmer shows Nossiter the difference between rich organic soil and standard vineyard next to it. The organic soil is a dark rich color and fluffy texture while the standard soil is hard and grey. But Belotti digs his organic sample near a plant and the other one on a pathway where constant traffic is expected to compact the soil. A careless test at best.

In sum, this film is more of an emotional call to arms than an analysis of the undoubted biological benefits of organic farming.


You can buy the DVD here

12 October 2019

Tempio Sikh e ristorante italiano

Mi avvio a piedi verso un tempio Sikh, ma fa troppo caldo e mi piego alla forza maggiore ordinando un "Grab" la versione locale di Uber, solo più economica e rapidissima.

Arriviamo dopo pochi minuti, scendo e mi avvio all'interno. Da fuori non dice nulla, non ci sarei mai entrato se non me lo avesse consigliato un conoscente locale.

Al tempio vengo accolto un po' freddamente da un omone al botteghino, mi presta un fazzoletto per coprirmi la testa. C'è una piccola sala per pregare e una molto più grande sala per mangiare.

In una enorme cucina con pentoloni che sembrano piccole vasche da bagno sono al lavoro i cuochi. Uomini e donne al lavoro, gli uomini cucinano mentre le donne preparano l'impasto per somoza. Alcuni ragazzi sulla trentina, sorridenti e disinvolti, scaldano l'olio nei pentoloni mentre altri pre

Prima scaldano olio, ne versano forse 30 litri in una pentola, quando bolle ci versano impasto vegetariano. Intanto su una griglia grande come un tavolo da biliardo preparano le cialde rotonde e riso e quando sono pronti ne assaggio un piatto molto saporito.








La sera cambio radicalmente cucina!

vera caprese italiana

Carpaccio di ricciola
La sera cedo ad una tentazione come non faccio mai: vado ad un ristorante italiano all'estero. Non conviene quasi ma, quello buoni costano troppo e quelli economici fanno pena. Ha ragione mia moglie a dire che il rapporto qualità prezzo è molto meglio in quelli cinesi. Buon italiano estero diventa troppo spesso alta cucina. Ma non mangio italiano da oltre un mese e ne ho voglia.

Il ristorante italiano stasera si chiama "Otto", perché 8 è il numero fortunato dei cinesi e perché han cominciato nel 2008. Il patron Paolo è ligure con socio chef di Treviso, Sta da 11 anni a Singapore, propone un Fine Dining creativo. Scelgo un menù degustazione. Piatti caldi, buon segno.

Maialino da latte croccante



ravioli al brasato di vitello

L'olio d'oliva è servito in un padellino microscopico, devo sempre chiedere di rabboccare come fosse oro liquido ma sono molto gentili e generosi e me lo rabboccano un sacco di volte.

Il menù è di grande soddisfazione, sia di quantità che di qualità. L'ho recensito qui.

Accanto a me un tavolo di malesi, evidentemente danarosi, Paolo mi dice che sono clienti abituali. Partono di Solaia, resto colpito ma solo per poco per minuto dopo Paolo stappa un Sassicaia 2003! Costa 808 sing dollari, prezzi finiscono quasi sempre in 8, per invogliare i clienti cinesi.





16 April 2019

Telefonata al Comune di Roma

Oggi ho chiamato il numero 060606, Comune di Roma, per avere alcune informazioni.

-Buongiorno qui il comune di Roma sono Daniela come posso aiutarla?

-Salve, sono proprietario di un appartamento a Roma ma risiedo all'estero, vorrei verificare la situazione dei miei pagamenti per la Tarsu [tassa per raccolta rifiuti].

-Non spetta a noi, posso passare la pratica al collega dell'AMA [azienda nettezza urbana capitolina] che la richiamerà entro dieci giorni lavorativi.

-OK il mio numero è 0044....

-Ah però non possiamo chiamare l'estero. Non ha un numero italiano?

-No, anche perché siamo in Europa e non c'è più roaming. OK allora chiamo io, mi dica chi chiamare, anche perché vorrei avere le informazioni più rapidamente di dieci giorni lavorativi.

-No non si può, dobbiamo chiamare noi anzi devono chiamare loro dell'AMA, ma non un numero all'estero, altrimenti deve venire allo sportello.

-Posso contattare l'addetto per email?

-No non si può, non siamo abilitati alla corrispondenza email dall'estero.

-Ma io ho un indirizzo Gmail, che differenza fa estero o no?

-No guardi se lei è all'estero le consiglio di andare allo sportello oppure mandare una persona di cui si fida.

-Ah dunque quelli che vivono a Roma li contattate per telefono o email, quelli che vivono all'estero devono prendere l'aereo e venire di persona. Va bene mi arrendo.

-Buona giornata, grazie per avere chiamato il comune di Roma siamo sempre a sua disposizione se ha bisogno di ulteriori informazioni ci chiami pure.

20 February 2018

Macau

Morning around town. Museum of the city, today entrance is free, lucky us. We can learn about the history of Macau, a mix of Chinese and European cultures. 

Given the Portuguese were here for 500+ years obviously there is lots of Christian heritage, though if you look around the main cathedral has collapsed long ago, only the façade is left and no one seems to be in a great hurry to rebuild it.

Huge crowds are channeled in one direction only through narrow cobbled streets, after all this façada is still one of the main attractions of Macau.

Other than gambling, Macau is well known for the manufacturing of matches and fireworks.

In the afternoon we visited a "Venetian" complex, complete with canals and gondolas, several of which are driven by Italian (I know they are, I talked to a couple of them) gondolieri one is a woman.

























The choice for food is infinite, I'd like to try a Portuguese restaurant but Lifang's stomach was rumbling a bit and we decide to play it safe and go for a Hunanese eatery in the food court.

It was interesting to come to Macau, but I would lie if I said we were overwhelmed. Perhaps because we do not gamble, or perhaps we did not give it enough time, tomorrow we're gone again. Maybe it would be a good idea to return and spend a bit more time but somehow I was not able to get a feeling for the soul of this land.

25 May 2017

Book review: Living in Italy: The Real Deal - How to Survive the Good Life - an expat guide (2017) by Stef Smulders, ***

Synopsis

Stef is a Dutch expat who moved to Italy in 2008, accompanied by his husband and dog, to start their bed and breakfast Villa I Due Padroni in the Oltrepò Pavese wine region, just 50 km (30 miles) south of Milan. In 2014 Stef published his first book (in Dutch) about their life in Italy. This is the English translation that is available since November 2016.


Review

The author sent me the book asking to review it, and I am grateful for that. It is at times interesting reading, though so many foreigners have come to Italy to renovate a quaint property that one hardly finds anything new: bureaucratic complications, delays, Italians who have funny habits and don't know what they are doing but are so charming.

Though I do not doubt they sincerely love Italy I feel the authors do not really think highly of Italians. Once Barzini, the great journalist, said "Italians respect Germans but don't like them. Germans like Italians but don't respect them". I feel the Dutch couple in the oltrepò pavese feels the same.

Also I don't understand why the text is interspersed with Italian words. Yes, sometimes there is no obvious translation, but why write "architetta" instead of the English "architect"? It does not add much at all.

More broadly, the book's title is a bit misleading. It is not a book about life in Italy, but about the couple's renovation project, which takes virtually all of the book.

"How to survive the good life" kind of gives it away: it seems to suggest Italy has a lot to offer except they make so difficult for you... if only it could be run by Dutchmen...






29 December 2016

Film review: Alamar (2009) by Pedro Gonzalez Rubio, ***

Synopsis

Jorge and Roberta have been separated for several years. They simply come from opposite worlds: he likes an uncomplicated life in the jungle, while she prefers a more urban existence. He is Mexican and she is Italian, and she has decided to return to Rome with their five-year-old son, Natan. Before they leave, Jorge wishes to take young Natan on a trip, hoping to teach him about his Mayan origins in Mexico. At first the boy is physically and emotionally uncomfortable with the whole affair, and gets seasick on the boat taking them to their destination. But as father and son spend more time together, Natan begins a learning experience that will remain with him forever.


Review

The real life of a family of mixed ethnic background. Or, rather, of what could have been a family but wasn't. Not sure what the point is about this film. You can get a glimpse of a lesser known part of Mexico, yes, and pristine waters along the Banco Chinchorro, one of the largest and most stunning coral reefs in the world. But then what? The little kid is going to grow up and probably wonder what were his parents thinking when they made him. What was his mother, especially, thinking to get pregnant with a man she knew she could never live with. Or perhaps she could have but she did not want to. She preferred her cosy life in Rome to giving her son a family. The father too, he might have moved to Rome, but didn't. Maybe the movie is an indictment of irresponsible love adventures by careless travelers, and if so maybe it does have a purpose after all. Beautiful photography.


You can buy this film here.

18 September 2014

L'arrotino, l'ombrellaio

Sono nel mio appartamento a Roma, sto scrivendo. Sento passare per strada l'arrotino, da anni sempre la stessa registrazione, me lo ricordo almeno dagli anni ottanta. Chissà se è sempre lui? La voce che esce dal megafono elettrico non è cambiata.

Arriva in strada, annunciato dal megafono applicato sulla macchina. Si ferma, aspetta che scenda qualche cliente. Fa il suo lavoro e procede per la prossima strada. Così da decenni. Non so se sia una cosa buona o no. Da una parte è un segnale di arretratezza. Dall'altra, a Roma è impossibile trovare artigiani, operai, elettricisti, idraulici e immagino(non ho provato) arrotatori di coltelli. Una chiamata per un riparatore di una cucina a gas o uno scaldabagno costa 60 euro fissi più tempo di lavoro e parti di ricambio. L'arrotino è meglio!

"Donne è arrivato l'arrotino e l'ombrellaio, arrota coltelli, forbici, forbicine, forbici da seta, coltelli da prosciutto. Ripariamo ombrelli. Se avete perdite di gas, noi le aggiustiamo, se la cucina fa fumo, noi togliamo il fumo dalla vostra cucina a gas. Abbiamo i pezzi di ricambio delle cucine a gas. Lavoro subito, immediato."

22 May 2014

Recensione: Il mappamondo con la Cina al centro (2007), di Margherita Redaelli, ****

Matteo Ricci in Cina
Sinossi

Confrontarsi con la Cina: una sfida dei nostri tempi? L'impresa non è nuova se già quattrocento anni fa Matteo Ricci (1552-1610), gesuita e missionario, vi riuscì con risultati sorprendenti, utilizzando tecniche di gestione della diversità culturale che hanno ancora oggi molto da insegnare.

Il libro analizza il contenuto di queste tecniche e la ragione del loro successo. Rintraccia le idee filosofiche e scientifiche della cultura occidentale che Ricci divulgò in Cina e mette a confronto per la prima volta i suoi scritti con i classici greci e latini ai quali faceva riferimento. Si fa chiaro, allora, che la cultura umanistica del Ricci, ricostruita qui attraverso nuove ricerche d'archivio, gli permise di farsi mediatore tra due grandi civiltà.

Tra i tanti contributi del gesuita alla società che lo ospitò, spicca quello geografico. Infatti Ricci produsse la prima carta geografica del mondo per l'imperatore Ming, ed in questa carta la Cina appariva, come è logico, al centro.

clicca qui pervedere il mappamondo in dimensione originale
Il mappamondo con la Cina al centro di Matteo Ricci
Recensione

Originalissimo libro di una studiosa italiana su uno dei più importanti contatti tra Europa e Cina al tempo della dinastia Ming. Ricci era un gesuita ma anche un uomo di scienza e come tale fu accolto ed apprezzato alla corte di Pechino. Curioso che, mentre Ricci insegnava geografia ed astronomia in Cina, a Roma Giordano Bruno veniva messo al rogo e Galileo obbligato a rinnegare la propria scienza.

La parte più interessante del libro è la seconda, che racconta del Ricci in Cina. La prima, forse troppo lunga (62 pagine) è sulla sua formazione in Italia.

Contributo centrale del Ricci è il metodo dell'inculturazione tramite il quale egli si integra culturalmente nelle alte sfere della civiltà cinese senza però cadere in trappole sincretistiche. Ricci non solo imparò il cinese, ma studiò il confucianesimo ed il buddismo per trovare punti di contatto tramite i quali perseguire l'opera di proselitismo.

Il libro contiene anche ricche appendici documentative. Quello che purtroppo manca è una descrizione più dettagliata della vita del Ricci in Cina, dei suoi problemi quotidiani, dei suoi contatti con la corte imperiale.




Trovi qui in questo blog la mia bibliografia sulla Cina.

You can read an English bio of matteo Ricci here.

05 July 2013

Recensione film: La Spiaggia (1954), di Alberto Lattuada, *****

Sinossi

Anna Maria, una giovane donna che vive in una "casa chiusa", si prende una vacanza per condurre al mare la propria bimba, Caterina. Le circostanze la obbligano a prendere alloggio in un albergo di lusso, frequentato dalla ricca borghesia: ella si spaccia per vedova e il suo contegno serio e dignitoso le concilia le generali simpatie. Tutto va bene fino al giorno in cui nell'albergo prende alloggio un tale che conosce Anna Maria e sa quale sia la sua vera condizione.

Egli tenta di abbordarla con galanti proposte: respinto, si vendica rivelando ad un amico il doloroso segreto che la donna ha finora potuto custodire. Un incidente fa si che la verità venga ben presto conosciuta da tutte le ospiti dell'albergo, le quali, benchè il loro contegno sia tutt'altro che irreprensibile, si mostrano indignate e reclamano l'espulsione della pecora nera.

La sera stessa però si produce un colpo di scena: un maturo miliardario, che è il più ricco proprietario del luogo e nutre per la donna un onesto interesse, le offre il suo braccio e le fa percorrere tutta la passeggiata tra i reverenti saluti dei villeggianti. Anna Maria può ritornare a fronte alta al suo albergo.


Recensione

Questo film inizialmente mi ha annoiato: la solita storia neorealista di una poveraccia disperata e della dura vita nell'Italia del dopoguerra. Invece mi ha gradualmente appassionato mano mano che emergeva il vero fine dell'opera: denunciare l'ipocrisia, il perbenismo, l'invidia di chi non è contento della propria vita e cerca di rifarsi rovinando quella degli altri. La denuncia non è contro i ricchi ma contro quelli che vorrebbero esserlo, non ci riescono e invece di accontentarsi e godersi una vita comunque agiata, ne soffrono.

Interessante comunque vedere, attraverso la vita di spiaggia, un'Italia che non c'è più, e meno male: formalista, puritana, bigotta. Lattuada lancia anche una denuncia dell'"Italietta" che invece, purtroppo, esiste ancora sessant'anni dopo la realizzazione del film: furba, arrangiona, arrivista e arrampicatrice sociale.

Due grandi verità vengono sciorinate dal riccone del film: primo, pecunia non olet, ed il "miliardo" attira riverenza comunque e dovunque. Secondo, la vita è ingiusta, e prima i bambini se ne rendono conto, meglio è. Inutile schermarli facendogli credere che la vita sia una favola.

Grande interpretazione di Martine Carol.

Compre il DVD qui


05 June 2013

Recensione film: La meglio gioventù (2003), di Marco Tullio Giordana, *****


Sinossi

E' la storia di due fratelli attraverso quarant'anni di vita italiana, dal 1960 a oggi. Attraverso questo piccolo nucleo di personaggi rivivono ne "La meglio gioventù" avvenimenti e luoghi cruciali della storia del nostro paese: dalla Firenze dell'alluvione alla Sicilia della lotta contro la mafia, dalle grandi partite della nazionale contro la Corea e la Germania alle canzoni che hanno fatto epoca, dalla Torino operaia degli anni settanta alla Milano degli anni ottanta, dai movimenti giovanili del terrorismo, dalla crisi degli anni novanta al tentativo di inventarsi e costruire un paese moderno.


Recensione

Sono sei ore di film, e forse ne sarebbero bastate di meno, ma è un piacere gustarsi questo semi-documentario su 40 anni di storia d'Italia. Gli attori sono bravi ma non eccellenti, il che, paradossalmente, secondo me è un pregio, perché fa apparire questo film più realistico, meno recitato. Le storie dei vari personaggi si intrecciano bene ed il ritmo è sempre incalzante.

Dal miracolo economico degli anni sessanta alle prime crisi sindacali, al terrorismo, passando per l'abolizione dei manicomi, la vittoria della Coppa del Mondo del 1982, tangentopoli e fino a ritrovare i nostri protagonisti con i capelli bianchi ed i figli che si sposano.

Credo che questo film possa essere utile soprattutto agli stranieri per capire meglio il nostro paese, magari prima di venirci in viaggio, con le sue luci, le sue ombre e le sue contraddizioni, senza romanticismi e luoghi comuni.


10 April 2013

Recensione: Magnitudo Emilia (2013) di Annalisa Vandelli e Luigi Ottani, ****

Sinossi

Magnitudo Emilia esprime la grandezza di un'Emilia colpita al cuore da un sisma che ha fatto tremare anche lo sguardo delle persone sulle cose, mutandolo per sempre.

La giornalista e scrittrice Annalisa Vandelli, insieme al fotoreporter Luigi Ottani, si sono posti una domanda che è allo stesso tempo una sfida: come si racconta la devastazione della propria terra e della propria gente? Gli autori rispondono così: "Questo libro vorrebbe essere un microfono della terra, dell'urlo straziante che ha interrotto le nostre abitudini. Così abbiamo lasciato che il racconto si raccontasse da sé, senza porci limiti nella ricerca e seguendo piste imprevedibili. Abbiamo lasciato che un incontro tirasse l'altro, come pure i territori e gli eventi, così da non dominare una storia ma da darle la libertà di costruirsi, di esprimersi. E da qui la struttura del libro, calcolatamente casuale (...). Questo libro non si conclude col nostro lavoro, ma comincia da esso, perché il lettore ha un ruolo fondamentale, diventa autore nel fare sue e continuare queste storie o suggestioni. E allora questo libro ha l'ambizione di creare anche identità intorno a sé, di sostenere o affiancare lo scatto d'orgoglio che emerge e che non deve essere taciuto".


Recensione

Un centinaio di fotografie in bianco e nero costituisco l'ossatura di questo commovente volume. Le foto testimoniano il coraggio e la perseveranza delle genti emiliane colpite dal sisma, ma anche il grande sforzo di solidarietà dell'Italia intera. Un libro di grande formato che rende giustizia alle fotografie, che sono accompagnate da testi ben amalgamati ed istruttuvi.

Il libro è stato presentato oggi, ad un anno dal sisma del 2012, presso la Galleria 28 di Francesca Anfosso, a Piazza di Pietra, a Roma.

Compra il libro qui oppure contatta la Galleria 28.