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27 December 2009

Recensione: Seta, di Alessandro Baricco, ****

Sinossi

La Francia, i viaggi per mare, il profumo dei gelsi a Lavilledieu, i treni a vapore, la voce di Hélène. Hervé Joncour continuò a raccontare la sua vita, come mai, nella sua vita, aveva fatto. "Questo non è un romanzo. E neppure un racconto. Questa è una storia. Inizia con un uomo che attraversa il mondo, e finisce con un lago che se ne sta lì, in una giornata di vento. L'uomo si chiama Hervé Joncour. Il lago non si sa."

Recensione

Un libro che racconta con una serie infinita di viaggi, intrapresi per affari ma trasformatisi in un disperato inseguimento dell'amore. O forse di un infatuamento. Si può veramente amare una persona che non si conosce?

Il libro fornisce anche un quadro interessante del Giappone che si apre gradualmente al mondo durante la seconda metà del XIX secolo, con la restaurazione violenta dell'impero centralizzato e l'apertura dei commerci internazionali.

Un finale tragico ma, forse, istruttivo per ciascuno di noi. Anche se forse l'insegnamento non sarà uguale per tutti. Ma tutti dovremo riflettere sull'amore, sull'infatuazione, sulla responsabilità, sulle priorità fondamentali della nostra vita insomma.

La prosa di Baricco corre veloce come il protagonista nella steppa, io ho finito il libro in poche ore.

Poi ho visto anche il film che pure consiglio ma di cui al momento non vedo disponibilità di DVD o BD.

Di Alessandro Baricco ho recensito "Novecento" su questo blog.



11 July 2001

Book review: The Slave Trade, 1440-1870 (1999), by Hugh Thomas, *****

Synopsis

After many years of research, Thomas portrays, in a balanced account, the complete history of the slave trade. The Atlantic slave trade was one of the largest and most elaborate maritime and commercial ventures. Between 1492 and about 1870, ten million or more black slaves were carried from Africa to one port or another of the Americas.

In this wide-ranging book, Hugh Thomas follows the development of this massive shift of human lives across the centuries until the slave trade's abolition in the late nineteenth century.

Beginning with the first Portuguese slaving expeditions, he describes and analyzes the rise of one of the largest and most elaborate maritime and commercial ventures in all of history. Between 1492 and 1870, approximately eleven million black slaves were carried from Africa to the Americas to work on plantations, in mines, or as servants in houses. The Slave Trade is alive with villains and heroes and illuminated by eyewitness accounts. Hugh Thomas's achievement is not only to present a compelling history of the time but to answer as well such controversial questions as who the traders were, the extent of the profits, and why so many African rulers and peoples willingly collaborated. Thomas also movingly describes such accounts as are available from the slaves themselves.



01 May 1990

Situazione in Jugoslavia

Lo sfondo storico e culturale

La Jugoslavia è il più giovane dei paesi della regione bal­canica, e quello più debole dal punto di vista dell'identità naziona­le. Il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni fu infatti fondato solo dopo la prima guerra mondiale, in gran parte su insistenza del presidente americano Wilson, in base al principio dell'autodeterminazione dei popoli che era stato universalmente sancito nei Quattordici punti del presidente americano in occasione delle trattative di pace. Il preva­lere del concetto "jugoslavo" fu per molti una sorpresa, in quanto nella seconda metà del XIX secolo le due alternative più probabili per l'unificazione politica dell'area erano quella di una "Grande Serbia" e quella di una "Grande Croazia". Più di settant'anni dopo l'unifi­cazione, questa vecchia contrapposizione tra le due maggiori etnie si ripropone come la principale fonte di attrito civile nel paese.

07 May 1989

14° g - 7 MAG: conversazioni con addetto commerciale italiano e ricercatore russo

Incontro con Giorgio Sfara, addetto commerciale dell'Ambasciata d'Italia

L'interscambio italiano con l'URSS continua ad essere trascurabile per noi, solo il 2%. I Sovietici sono diventati vittime della loro stessa propaganda: l'alta tecnologia che vogliono dall'Occidente in realtà non è necessaria per il risanamento economico, anche se alla sua mancanza viene facilmente imputata la colpa dei fallimenti del sistema.

È un paradosso che si scandalizzino che l'Occidente controlli una parte così piccola  del commercio quando loro per decenni lo hanno controllato tutto ed anche ora, con la nuova legislazione in vigore dal 1 Aprile 1989 si riservano di subordinarlo a considerazioni politiche.

Le società miste sono benviste perché i sovietici sperano che un giorno garantiranno un continuo aggiornamento tecnologico meglio che non in passato, quando un prodotto era già obsoleto prima di entrare nel mercato.

Il deficit pubblico è ora intorno ai 100 miliardi di rubli, anche se non ne hanno idea neanche loro: c'è un problema professionale, non sanno tenere un bilancio e cercano di fare accordi con banche e università (Bocconi) perché glielo insegnino.

Il ruolo tradizionalmente trainante del vertice andava bene per aumentare la crescita quantitativa, ma per quella qualitativa no.

La glasnost c'è ma non esageriamo: per esempio non si può ancora dire che la Perestrojka non va bene! C'è però un graduale movimento verso lo stato di diritto, ma è molto lento.

Conversazione con Aleksei S., impiegato del Presidium dell'Accademia che mi accompagna nella gita a Suzdal

Tra le svariate attività culturali che l’Accademia delle Scienze aveva messo nel mio programma c’era una gita a Vladimir e Suzdal, due perle dell’architettura sacra ortodossa. Suzdal ha un significato particolare per noi italiani, dato che qui furono raccolti molti prigionieri di guerra della sciagurata campagna di Russia voluta da Mussolini nel 1941-1943.

Per il viaggio mi è stata assegnata, come sempre, una “guida”, una sorta di angelo custode incaricato di starmi appiccicato tutto il giorno e “guidarmi”, cioè controllare dove andassi, con chi parlassi e soprattutto con chi NON parlassi. Il figuro in questione era un certo Andrey, che viene a prendermi la mattina al mio albergo con una macchina dell'accademia.

La visita a Suzdal è interessante, mi colpisce come ci siano tanti fedeli nelle chiese. Poi sulla strada del ritorno Andrey tira fuori una busta di plastica piena di bottiglie di birra. “Marco, bevi!” mi disse Andrey ad un certo punto, “sono per te.” Lo ringrazio ma lascio perdere, non mi va di bere in auto e poi le birre sono calde. Gli dico che gliele regalo. Lui non se lo fa dire due volte e comincia con la prima bottiglia. Poi la seconda. E poi la terza. Forse si vergogna a portarsele a casa?

Ecco questo ritorno da Suzdal per me rappresenta il declino del paese. Quelle birrone calde che melanconicamente aspettavano il loro turno nella busta di plastica per essere trangugiate da Andrey, mi sembrano impersonare i tentativi di riforma in corso. La scena era una rappresentazione della realtà del grande gigante sovietico malato. Avrei voluto dipingerla. L’URSS era la macchina: inefficiente, rumorosa, ma che in qualche modo andava avanti. Le birre finiscono ad una ad una, e poi non resta nulla.

Lui è un tipico apparatchik. Legge tutto vuole sapere di tutto, dal collegamento tra passaggio della cometa di Halley e disastri naturali al legame tra test nucleari sotterranei e terremoti! Sei ore di auto insieme più pranzo al ristorante del Turtsentr di Suzdal (dove mangiamo, dopo essere stati mandati via da altri ristoranti perché "ci sono i gruppi", solo perché lui insiste che c'è uno scienziato italiano, che sarei io!, ospite dell'Accademia) e cosí parliamo molto.

Gli chiedo dell'andamento della Perestrojka. Mi dice che il processo è spinto dal vertice e dalla base simultaneamente, ma il centro resiste. spera che il centro diventerà talmente inadeguato che si sgretolerà dall'interno cosí da far congiungere gli sforzi del top e della base.

Gli chiedo se pensa che l'URSS è come una nave senza capitano (v. conversazione con Sergej  del 4 Maggio u.s.) e mi dice di no, che il capo conta perché i russi sono abituati a rispettare un capo che raggiunge i risultati che si prefigge, per questo rispettavano Stalin ma non Khrushchev. Ma quando gli chiedo cosa può fare il capo per smuovere o indirizzare l'apparato ora che si è rinunciato al terrore ammette che non c'è in effetti molto che può fare.

Gli chiedo se vede nella Perestrojka una possibilità di migliorare la sua posizione, da impiegato dell'Accademia. mi risponde che per molti anni quelli della sua generazione sono stati bloccati in qualsiasi iniziativa. Ha 30 anni, se troverà le forze proverà a fare qualcosa, se no continuerà a tirare avanti come ha fatto finora, senza infamia e senza lode. Quelli più grandi di lui sono spacciati, non sono mai stati abituati a competere, non hanno speranza, se non rare eccezioni; quando gli suggerisco se si possono paragonare ad animali nati e vissuti sempre nello zoo (in gabbia ma nutriti ed al sicuro) e vengono improvvisamente mandati nella giungla (liberi ma responsabili di sopravvivere dagli attacchi di altri animali e di procurarsi il cibo), mi dice che è proprio cosí. L'unica vera speranza la possono avere i più giovani, che devono cominciare ora da zero.

Mi dice che la gente in URSS oggi attende e soppesa costi, rischi e benefici. I sacrifici verranno sicuramente prima dei benefici, Gorbaciov usa già il termine "crisi" mentre fino a poco tempo fa usava "pre-crisi" per l'economia sovietica; non è certo di quanto tempo resta a Gorbaciov per produrre risultati prima che la gente perda la pazienza, ma non molto. Poi se ci saranno troppi sacrifici si ribellerà, ma difficilmente si arriverà a questo a scanso di giri di vite radicali che il governo ha però già dimostrato di non voler o di non poter fare. Si fermerà tutto, gradualmente, prima di arrivare alla crisi violenta.

La riforma dei prezzi è ferma: si è provato col pane ma poi ci si è subito fermati, le proteste sono state inaspettatamente vivaci, anche se l'aumento era minimo. Restrizioni sulla vodka affrettate ed inefficaci, in parte già ritirate. Razionamento dello zucchero in parte dovuto all'accaparramento dei fabbricanti clandestini di superalcolici, ed è seguito il razionamento. La gente quindi beveva più o meno lo stesso, ma lo stato incassava di meno, mancava lo zucchero e non c'era controllo sanitario sui prodotti, di cui naturalmente fiorisce il mercato nero. Ma lo zucchero è lungi dall'essere l'unica merce che non si trova. A seguito della prima "stretta" la vodka si poteva comprare solo dalle 2 alle 7 di pomeriggio e si diminuiva il numero di rivendite autorizzate, ora si vende dalle 11 di mattina alle 9 di sera in un numero crescente di negozi.

Automobili in URSS: 260.000 esportate ogni anno, ne mancano 15.000.000 per saturare il mercato, c'è un'attesa di anni; il costo varia dai 5-6.000 ai 25.000 R. Tentativo di società mista con la Ford, per fare auto del tipo Scorpio, ma il negoziato è fallito, non si sa perché.

Reputazione degli Italiani in URSS: nella Seconda Guerra mondiale erano cattivi combattenti ma non spietati con gli occupati come i tedeschi. La Mafia è un argomento frequentemente trattato nei media, e cosí il terrorismo, in particolare il caso Moro; impressione diffusa che agli Italiani non piaccia lavorare ma solo divertirsi. Sta cambiando, migliora con prodotti tecnologici italiani che arrivano in Russia.

Ristoranti cooperativi: comprano ai mercati statali a prezzi bassi corrompendo gli impiegati, e tutti lo vedono. Anche per questo, oltre ai motivi menzionati da Nadia e Vladimir (v. 5/5/89) molta gente li detesta. Dice che forse si comportano cosí perché hanno paura, credono che "vivranno solo un giorno" e cercano di ammassare più ricchezza possibile nel più breve periodo di tempo. Gioverebbe fornire garanzie che la loro libertà imprenditoriale non verrà toccata più. (Circolo vizioso: difficoltà di gestione e incertezza porta ricorso a mezzi illeciti e prezzi alti; sospetti e avversioni; difficoltà di gestione.)

Mi dice, come già Sergej, che Tolstoj e Dostojevskij non sono molto utili a capire la Russia di oggi. Leskov invece, consigliato da Sergej, è "troppo russo", caricaturizza eccessivamente. Consiglia innanzitutto Gogol (Anime morte) Vladimir Nabokov (Regalo, Lolita, Invito all'esecuzione) Mikhail Bulgakov (Maestro e Margherita) Sholokov (Quiet flows the Don); inoltre brevi storie di Ivan Bunin, unico premio Nobel per la letteratura sovietico non disconosciuto dal regime (che però viveva e lavorava in Francia).

19 June 1980

Getting ready to leave Poland

In the morning we go to meet the Rector of our university. We have a plan: organize a two-pronged student seminar meeting between Georgetown U. and SGPiS, one event each in Washington, DC and Warsaw. It should do much to improve understanding and it surely will be lots of fun. He agrees but, as expected, has little money to contribute except hospitality expenses in Warsaw. We'll have to take care of that from the US side. We'll try.

This highly intellectual endeavor is followed by a more mundane one: buying Russian caviar in the market of "Praga" a neighborhood of Warsaw that is famous for a farmers'smarket. Or fishermen's market. Or Soviet traders' market. Here you can find Russians who have the right connections to buy caviar (or gold, diamonds, furs...) at subsidized prices in the USSR and then sell it at enormous profit in Poland. Sometimes to Poles, in the best case to Westerners who pay convertible cash.

We buy half a kilo of premium Beluga caviar to eat ourselves and a huge can of 2 kg which we plan to resell once we reach Italy. We'll see.

Romek presents me with a beautiful fur hat. It's not the season to wear it now but it will come in handy in Washington next Winter.

One last currency exchange. I buy some Czechoslovak Koruna from Marian. Keep some and sell some to Pat for Hungarian Forint. We'll be driving through both countries and need a bit of each. Our professionalism in currency black market deals has reached enviable levels of sophistication.

In the evening we start packing crystals, caviar and the rest of our belongings. It will be a challenge to fit everything in Giallina's trunk. Also, there where three of us on the way from Italy, now we have Cathy. But somehow we do it. We stuff even the back seat of the car with tightly wrapped merchandise.

If they stop us at the Czechoslovak border and ask about all the crystal, we'll say we bought it with our student stipend. We are entitled to spend up to half of it on domestic goods and export them duty-free. Hardly believable but it's the law. We are going to be safe.

18 June 1980

Crystal and corals

Easy day of rest, laundry, catching up with our classmates at the dorm.

In the evening I go and meet Marian and Ewa at their place. News of our shipment to Italy is not good: my crystal vase broke. The big atlas and my old Tsarist rubles made it OK through customs and the rough handling of LOT Polish Airlines. There was no choice, Alitalia is not flying to Warsaw. Even Alitalia is usually better that flag carriers from Comecon countries. I long for a time when flag carriers won't exist any more. Why should governments have anything to do with flying people and cargo?

Marian and Ewa are very kind, they got me a new crystal vase! And one for Andrew. He also has a gift of corals for mom and another set of corals which he kindly asks me to smuggle out of the country. I am not sure why corals are such a good deal in Poland. But they are.