08 August 2006

16° g - 8 AGO: Padum – scuola Lamdon – Sani Festival – Padum

 Oggi è la prima giornata del Festival che dà il nome al nostro viaggio, ma prima passiamo a visitare la scuola. Ci accoglie un’italiana che fa volontariato qui per l’estate. Non è pagata, anzi si è pagata le spese di alloggio (Rs 2000 al mese, circa 35€), le hanno solo rimborsato il viaggio.

Infatti la scuola è sostenuta da sponsor francesi (400) ed italiani (100). I soci pagano 38€ all’anno, e con 138€ possono adottare un alunno agli studi. Parlo un po’ con il vice preside, ci dice che i problemi principali sono i trasporti (mancano i bus per portare i bambini dai villaggi a scuola) e gli alloggi per ospitare gli alunni che vengono da lontano e non potrebbero tornare a casa ogni giorno. I versamenti italiani si fanno presso il conto della Banca Etica: non mi convince il nome, ma questo è un altro discorso...

Fino al 1989 c’era un monastero, ci racconta, poi nel 1998 è sorto l’edificio attuale, moderno e funzionale per lo scopo. C’è un campo di calcio. Le lezioni si svolgono dalle 9 alle 15.30, ci sono circa 300 studenti divisi in due gruppi, la Tour Eiffel e la Torre di Pisa, per i due paesi sponsor, che competono in gare atletiche. Si insegna in hindi, urdu, inglese e ladako da subito, ma non italiano né francese. L’età dei ragazzi va dai 4 ai 15 anni, divisi in 10 livelli di classe. Nelle classi i più grandi stanno nei banchi, i più piccolini per terra su dei tappeti. Stragrande maggioranza buddista, ma ci sono 2 bambini musulmani, la bambina non porta il velo. La Corte Costituzionale dell’India nel 2004 ha stabilito che le scuole equiparate non possono essere confessionali.

Lo staff è di 22 persone. Metodo un po’ montessoriano, qualche tirata di orecchie al massimo. C’è una TV con lettore DVD, 6 PC, una biblioteca. La scuola è gratuita per le famiglie locali del Ladakh, almeno per il primo figlio. Se ce n’è un secondo, il primo anno lo devono pagare le famiglie, poi si fa intervenire uno sponsor. L’anno scolastico è un po’ legato al clima, comincia intorno al 1 marzo e finisce alla fine di ottobre.

Assistiamo alla preghiera mattutina dei bambini seduti con le gambe incrociate, poi tutti nel grando cortile in fila come ad un saggio ginnico. Alcuni dei bambini salgono su un podio per raccontare qualche storia successa. Poi ci vado io per salutare e ringraziare, anche i francesi, che prendo un po’ in giro per la finale di coppa del mondo appena conclusa.

FESTIVAL DI SANI
Arriviamo al Festival verso mezzogiorno, c’è la puja in corso. Fervono i preparativi per le cerimonie, i monaci si vestono dei loro coloratissimi abiti. Incontro Yalzel Tenzin, un monaco berretto giallo che avevo conosciuto a Karsha e che mi invita a casa di alcuni parenti che abitano vicino al monastero. Entriamo in un cortile con uno yak legato in un angolo, poi saliamo per una scaletta in pietra al primo piano (al piano terra ci stanno le capre, la puzza è fortissima) e mi offre da bere, stiamo seduti per terra su dei tappeti vicino alle finestre. Un suo nipotino gira per casa, grandi pentoloni di rame sono accatastati in un angolo. Un centopiedi attraversa la camera diretto verso di noi, lui lo prende e lo butta fuori dalla finestra, senza fargli male. Al centro della grande sala un buco quadrato sul soffitto fa entrare luce ed aria fresca e mi dice che serve anche a convogliare l’acqua quando piove... e la neve ed il freddo, penso io, come li gestiscono? Mah!

Oggi mezzo gruppo non è venuto né alla scuola né al Festival, sono andati invece a piedi con Gyalpo a Shilla-pu. In auto fino a Shilla, poi 2 ore di salita facile fino a Shilla-pu, prati verdi e molti fiori, ne tornano soddisfatti. Campi di grano ad oltre 4000 mt, incredibile. Il sole è fortissimo, sono molto scottati al rientro.

Tornati a Padum una spiacevole sorpresa. Qualcuno ha rubato il telefonino di una partecipante dalla camera dell’albergo. L’accompagno alla stazione di polizia, 1 km fuori da Padum. Ci accoglie un giovane ufficiale, scrivo la denuncia in inglese, in due originali, non ci sono fotocopiatrici. Ci offrono il tè, sono mortificati che ospiti del loro paese siano stati derubati, ripetono che è una vergogna, lo Zanskar è un paese pacifico e questo non succede di solito, non deve succedere. Poi l’ufficiale ci accompagna in albergo per fare un sopralluogo. Controllano le camere del cuoco del ristorante, che sospettano di essere il ladro. Anche quelle dove dormono alcuni operai, infatti l’albergo è... in costruzione, i piani superiori sono tutto un cantiere! E domani devono arrivare i primi clienti per occuparle, mah! Non trovano nulla. Gli operai sono soprattutto nepalesi, bengalesi, o vengono dal Sud dell’India, qui manca la manodopera per questo genere di opere. I poliziotti promettono che continueranno ad indagare, ma certo non ci speriamo molto di ritrovare il telefonino. Il gestore dell’albergo è preoccupatissimo, ha paura che lo licenzino, ci chiede con insistenza di ritirare la denuncia, ma la derubata non vuole, e non le posso dare torto.

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