02 March 2022

Sulle sanzioni contro la Russia / sanctions against Russia

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Avendo escluso un conflitto diretto con la Russia per difendere l'Ucraina, i paesi occidentali hanno concentrato la loro azione ritorsiva su sanzioni di vario tipo. Prima di tutto sanzioni economiche, mirate ai beni dei massimi dirigenti russi, degli oligarchi che li sostengono e dei politici che ne avallano le decisioni. Le sanzioni già messe in atto, e quelle proposte, sono pesanti, toccano il commercio, la finanza, la ricchezza personale di tanti sostenitori di Putin, la loro libertà di viaggiare ecc. Il loro impatto è già notevolissimo sui destinatari e lo sarà ancora di più nei mesi a venire. Ci sarà anche un impatto sui paesi che le impongono, ma che sono pronti a sopportare il prezzo, almeno fino ad un certo punto.

Infatti, ad oggi, è escluso dalle sanzioni il settore energetico, che costituisce una delle due fonti principali di entrata per il commercio internazionale della Russia. (L'altra sono le armi che, con qualche eccezione - vedi sistemi antiaerei russi comprati dalla Turchia - comunque andavano verso altre parti del mondo: Cina e India in primis, e non saranno sanzionate.)  

Immagino pochi tra i miei lettori abbiamo mai comprato cacciabombardieri o artiglieria pesante russi, anche se sono di ottima qualità. A parte il gas ed il petrolio che consumiamo tutti i giorni, alzi la mano chi ha mai comprato qualcosa con su scritto MADE IN RUSSIA. Personalmente l'unica cosa che mi è capitato di acquistare sono pinoli sbucciati della Siberia. Ottimi peraltro, li uso tutti i giorni nell'insalata. Non so se i pinoli saranno oggetto di sanzione. E comunque ci sono ottimi pinoli italiani, anche se molto più cari, o cinesi. Dunque vedremo quale sarà l'impatto reale sull'economia russa.

Certo, il blocco del North Stream 2 da parte della Germania pesa. E pesa oggi anche la demonizzazione ideologica delle centrali nucleari e dei rigassificatori, in nome di un ambientalismo non supportato dalla scienza. Gli americani sono autosufficienti, ma svariati paesi europei forse pagheranno, letteralmente, con costi maggiori, la miopia di non aver diversificato sufficientemente le fonti energetiche. Più al caldo di tutti starà la Francia con le sue 57 centrali nucleari. Ma questo è un altro discorso.

La domanda principale da porsi è: qual'è lo scopo delle sanzioni economiche?

Se lo scopo è punire Putin, resta da vedere se questo avverrà. Potrebbe accadere il contrario, il despota del Cremlino potrebbe apparire la vittima della plutocrazia occidentale agli occhi del suo popolo. 

Punire gli oligarchi, bloccandogli i conti correnti e gli investimenti, invece può funzionare, e siccome costoro non sono ben visti nella società russa magari l'occidente ci guadagna anche qualche punto di popolarità. Ma gli oligarchi non hanno molto potere su Putin per quanto sia dato di vedere.

Punire i politici, i membri della Duma e del Senato, i vertici militari e diplomatici può essere più utile a fomentare un dissenso ai vertici e facilitare, chissà, l'emergenza di un'alternativa. Difficile fare previsioni.

Delle sanzioni soffrirà sicuramente la popolazione russa in senso lato, e si può sperare che questo contribuisca alla sua emancipazione politica.

Però se con le sanzioni pensiamo di ottenere un cambiamento della politica estera e della grande strategia della Russia credo non dobbiamo farci illusioni. Mi auguro veramente di sbagliarmi, e nel clima politico degli ultimi giorni le sanzioni sono praticamente inevitabili. Ma se guardiamo alla storia è difficile trovare casi in cui le sanzioni abbiano fatto desistere un aggressore.

In tempi moderni le prime sanzioni furono applicate dalla Società delle Nazioni contro l'Italia a seguito dell'invasione dell'Etiopia. Risultato? Gli italiani sono restati in Etiopia fino alla guerra mondiale ed il regime fascista raggiunse l'apice della sua popolarità. Sanzioni contro il Giappone alla fine degli anni trenta? Risultato fu Pearl Harbor, non la ritirata dell'imperialismo nipponico. 

Dalla fine della seconda guerra mondiale le sanzioni economiche sono state applicate contro Cuba, Corea del Nord, Iran, Iraq, Sud Africa,  Zimbabwe, Venezuela, Unione Sovietica, Cina, Birmania, Siria, Serbia, Argentina (al tempo della dittatura militare) tanto per citare alcuni dei principali esempi più facili da ricordare. In nessuno di questi casi hanno prodotto un cambiamento di politica, interna o estera. Hanno prodotto povertà nei paesi destinatari questo sì, e hanno fatto perdere occasioni economiche ai paesi che le hanno imposte. Spero vivamente che questa volta sia diverso, soprattutto se si andrà a toccare il settore energetico, ma ho qualche dubbio.

In questi giorni si sono scatenate poi sanzioni di altro tipo, contro artisti e sportivi russi. Se lo scopo è dare un segnale, certamente il risultato c'è, anche se ne soffriranno le competizioni sportive e i festival musicali. Ma ancora una volta, se pensiamo che questo faccia cambiare comportamento a Putin, non ci facciamo illusioni. In passato, ricordiamo il boicottaggio di varie olimpiadi da parte di blocchi di paesi contrapposti, quale fu il risultato in termini di cambiamento politico? Nulla. 

Per gli artisti il discorso è ancora più difficile: in passato danzatori e musicisti sovietici riempivano le sale europee ed americane, anche ai tempi di Brezhnev e Stalin, ai tempi dei gulag dove morivano in milioni, ogni tanto qualcuno chiedeva asilo politico ma la maggior parte faceva arte e basta. Chiediamoci perché oggi debba essere diverso. 

A meno che, come nel caso del direttore d'orchestra Valery Gergiev, che appoggia apertamente l'invasione della Crimea dal 2014, l'artista non usi la sua piattaforma di popolarità per prendere posizione politica, allora è lui a violare la separazione tra arte e politica e questo non dovrebbe essere ammissibile mai.

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Having ruled out a direct conflict with Russia to defend Ukraine, Western countries have focused their retaliatory action on sanctions of various kinds. First of all, economic sanctions, aimed at the assets of the Russian top leaders, the oligarchs who support them and the politicians who endorse their decisions. Sanctions already implemented, and those proposed, are massive, they affect trade, finance, the personal wealth of many Putin supporters, their freedom to travel, etc. Their impact is already enormous on their targets and will be even more so in the months to come. There will also be an impact on countries that impose them, so they'd better be are ready to bear the price.

To date, the energy sector, which constitutes one of the two main sources of income for Russia's international trade, is excluded from the sanctions. (The other is weapons which, with some exceptions - see Russian anti-aircraft systems bought by Turkey - still go to other parts of the world: China and India in the first place, and will not be sanctioned.)

I imagine few of my readers have ever bought Russian fighter-bombers or heavy artillery, even if they are of excellent quality. Apart from the gas and oil we consume every day, raise your hand if you have ever bought something that says MADE IN RUSSIA on it. Personally the only thing I happened to buy are peeled pine nuts from Siberia. Excellent as they are, I use them every day in the salad, I doubt they contribute much to Russian foreign currency earnings. I don't know if pine nuts will be sanctioned. And in any case, there are excellent Italian pine nuts, even if much more expensive, or Chinese. So we will see what the real impact on the Russian economy will be.

Of course, Germany's blocking of North Stream 2 weighs heavily, on both sides of the pipeline. And so does the ideological demonization of nuclear power and regasification plants in the name of an environmentalism not supported by science. Americans are self-sufficient, but several European countries will perhaps pay, literally, with higher costs, for the myopia of not having sufficiently diversified their energy sources. France will do best with its 57 nuclear power plants. But that's another story.

The main question to ask is: what is the purpose of economic sanctions?

If the aim is to punish Putin, it remains to be seen whether this will happen. The opposite could come to pass: the Kremlin despot could appear the victim of the Western plutocracy and gain support in the eyes of his people.

Punishing the oligarchs, blocking their accounts and investments, on the other hand, can work, and since they are generally not well regarded in Russian society, perhaps the West also gains some points of popularity. But the oligarchs don't have much power over Putin as far as we can see; he has power over them.

Punishing politicians, members of the Duma and the Senate, military and diplomatic leaders and most importantly the leaders of the FSB (successor to the KGB) who are the inner sanctum of the Putin power structure, can be more useful in fomenting dissent at the top and facilitating, who knows, the emergence of an alternative. There are  Russian diplomats, soldiers and diplomats who are serious professionals and seek to forster the interests of their country in the XXI century instead of plunging into hazardous international gambles that smell of nostalgic XIX century imperialism. Difficult to make predictions.

Sanctions will certainly make the Russian population suffer in a broad sense, and we can hope that this will contribute to its political emancipation. Could there be perhaps another colored revolution in Russia?

Can achieve a change in Russia's foreign policy and grand strategy through sanctions? I don't think we should be under any illusions. I really hope I'm wrong, and in the political climate of the last few days, sanctions are practically inevitable. But if we look at history, it is difficult to find cases in which sanctions have made an attacker give up.

In modern times the first sanctions were applied by the League of Nations against Italy following the invasion of Ethiopia. Result? The Italians remained in Ethiopia until the World War and the fascist regime reached the peak of its popularity. Sanctions against Japan in the late 1930s? The result was Pearl Harbor, not the retreat of Japanese imperialism.

Since the end of the Second World War, economic sanctions have been applied against Cuba, North Korea, Iran, Iraq, South Africa, Zimbabwe, Venezuela, the Soviet Union, China, Myanmar, Syria, Serbia, Argentina (at the time of the military dictatorship), and Russia itself, to name a few of the main examples that come to mind. In none of these cases did they produce a change in policy, domestic or foreign. They have produced poverty in the recipient countries, yes, and have made those that imposed them lose economic opportunities. I sincerely hope this time will be different, given the unprecedented scale of sanctions. There might be a chance that they will work if they are expanded to touch the energy sector, but I have some doubts.

In recent days, sanctions of another type have been unleashed against Russian artists and sportsmen. If the aim is to give a visible political signal, certainly the result is there, even if sports competitions and music festivals will suffer. But again, if we think that this changes Putin's behavior, we are daydreaming. In the past, what was the result in terms of political change of the repeated boycott of the Olympics by opposing blocks of countries? Nothing.

As far as artists are concerned, the matter is even more difficult: in the past Soviet dancers and musicians filled the European and American halls, even in the times of Brezhnev and Stalin, in the times of the gulags where millions died, every now and then someone asked for political asylum but most he just made art. Let us ask ourselves why it should be different today.

Unless, as in the case of conductor Valery Gergiev, who has openly supported the invasion of Crimea since 2014, the artist uses his popularity platform to take a political stand, then he is the one who violates the separation of art and politics and this should never be allowed.