29 August 2017

Film review: A United Kingdom (2016) by Amma Asante, *****

Synopsis

From director Amma Asante, starring David Oyelowo (Selma) and Rosamund Pike and set against the breath-taking backdrops of the African savannah and period London, A United Kingdom celebrates the inspiring real-life romance of Seretse Khama, King of Bechuanaland (modern Botswana), and Ruth Williams, the London office worker he married in 1948 in the face of fierce opposition from their families and the British and South African governments.


Review

A historical narrative of one sad page of the decline and fall of the British Empire after WW II. There are two levels to the story: a personal tale of love and a non-fiction account of the birth of a new African country.

Churchill is depicted for what he was: an anti-democratic imperialist, who would go back on his promises to try and salvage the decomposing British empire. But the prejudice of blacks against whites is displayed as well at length.

In the face of all these difficulties, it was a remarkable feat for the young leader to pull off a national reconciliation that would make Botswana a unique success story in post-colonial Africa. One of very few examples where the leaders who took over power from the colonial rulers actually improved their nation's lot and did not squander national resources for personal gain.

Highly recommended movie to understand a very special part of Africa.










22 August 2017

Asian Civilization Museum and Night Safari of Singapore



Today culture and nature. The Asian civilizations Museum of Singapore is a well-organized center of the celebration of art from the whole continent. Well-run guided tour with a volunteer guide.




The day ends at the famous night safari, for which Singapore is famous. There is a long line, I think we waited almost an hour to get in, but it is worth the wait. After paying for the ticket you are driven on a small train to the zoo itself and start walking along the cages. All kinds of animals from around the world are shown here. It is my first (and probably last) time to see a leopard up close!

We were the last ones out, the guards politely waited for us and escorted us to see the last exhibits on the way to the exit.

19 August 2017

Stanley, Aberdeen and Lamma

Oggi decidiamo di andare sul lato sud dell'isola di Hong Kong. Viaggio in taxi di una mezz'oretta, molto economico. Prima tappa Stanley. Lunga passeggiata sulla "boardwalk", un camminamento lungo il litorale che passa davanti a ristoranti e negozi, luogo di incontro di locali soprattutto in una bel sabato soleggiato come oggi. Fa caldo ma non troppo, veramente piacevole con la lieve brezza di mare che muove l'aria.

Un mercatino delle pulci non è di grande interesse, paccottiglia da due soldi e zero qualità. Dopo aver bruciato un quantitativo ragionevole di calorie ci fermiamo per un pranzetto all'aperto da Lucy, un ristorantino microscopico sul boardwalk da cui possiamo vedere il mare quasi a 180 gradi. Una fila infinita di navi portacontainer ci sfilano davanti ininterrottamente, Hong Kong, nonostante la concorrenza di Singapore e quella più recente degli altri grandi porti cinesi, rimare un centro commerciale di prima classe.

Lucy ci propone agnello e pollo arrosto, decidiamo di prendere entrambi e dividerceli. Ottimi, succulenti entrambi ed il pollo in particolare si presenta coperto da una pelle croccante, abbrustolita alla perfezione. Una birra belga, la classica Stella, servita ben ghiacciata completa un perfetto ristoro per 100 dollari HK a testa.

Più del pranzo ci costa, poco dopo, una noce di cocco che aprono davanti a noi, dicono che viene dalla Tailandia. Non è freschissima, forse il trasporto non è stato fatto a regola d'arte. Difficile trasportare cibi freschi a queste temperature immagino.

Un vecchietto con la chitarra canta senza interruzione per ore, sotto un albero. Non ha difficoltà ad intonare qualche canzone che gli chiedono i passangi. Soprattutto canzoni cinesi, ma anche americane, soprattutto Country and Western. Indice di Hong Kong cosmopolita. Gli metto molto volentieri qualche moneta nel cappello, e mi ringrazia con un cenno della testa.

Una signora che sembra una hippy venuta dagli anni sessanta del XX secolo sta sotto un altro albero e fa enormi bolle di sapone, i bambini che passano corrono per acchiapparle divertiti. Ma non vedo nessuno dei loro genitori che le allunga monete!

Verso metà pomeriggio prendiamo un altro taxi per Aberdeen, la principale città sul versante sud di Hong Kong. Il nome viede da George Hamilton-Gordon, 4° Earl di Aberdeen, già primo ministro britannico (1852-1855) ma è rimasto invariato dopo la restituzione di Hong Kong alla Cina, anche se pare molti locali la chiamino "piccola Hong Kong".

Prima della colonizzazione britannica Aberdeen si chiamava Hong Kong, è qui che il nome attuale dell'isola, che vuol dire "porto fragrante" ha origine. Infatti nei secoli arrrivavano qui dalla terraferma i tronchi tagliati di fresco di alberi di incenso (Aquilaria sinensis) destinati all'esportazione, che spandevano il loro proverbiale profumo in tutto il porto. I giapponesi, durante la loro breve occupazione durante la seconda guerra mondiale, si preoccupavano di cancellare i nomi inglesi e la chiamarono Moto Honk Kong, che vuol dire "origini di Hong Kong".

Passeggiata lungo il porto dove sono ormeggiate migliaia di barconi da pesca colorati. Lo chiamano il "villaggio galleggiante", la gente ci vive. Ci sono anche ristoranti.

Mentre scatto qualche foto una vecchietta sui 70 e oltre, forse anche 80, si avvicina a piccoli passi e, senza profferire parola, mi fa vedere un pezzetto di carta. C'è scritto, in inglese, a caratteri colorati, che lei è proprietaria di un "sampan" di legno e che ci potrebbe portare in giro per il porto. Mezz'ora per 60 dollari di HK, 100 per un'ora, a persona. Negoziamo 100 dollari per mezz'ora per tutti e due.

Mi siedo a prua per fotografare. Il paesaggio che ci si presenta è intrigante. Vecchi barconi di legno tradizionali riempiono gli angusti specchi d'acqua tra le banchine, e come sfondo una folta schiera di grattacieli di Aberdeen. Bei colori, saturati dal sole che comincia a tramontare. Incrociamo altre barche che portano in giro i turisti, tutte guidate da donne, ma la nostra vecchietta ci piace di più. Parla pochissimo, ogni tanto sorride, ma guida il suo sampan con sicurezza tra un molo e l'altro, seduta a poppa su una sedia che appartiene più ad un salotto che ad una barca, con la barra del timone in mano.

La nostra marinaia si destreggia abilmente tra le banchine, ci porta in lungo e in largo per il porto. Tante barche da pesca, mediamente alquanto malconce, e neanche troppo pulite, ma a loro modo affascinanti, portano alla memoria tempi andati quando i piccoli pescherecci erano la vita dei porti.

La prospettiva dal mare è ovviamente diversa, siamo più bassi e i grattacieli sembrano più alti. Passiamo davanti all'enorme ristorante galleggiante appropriatamente chiamato "Jumbo", dicono che si mangi bene ma io diffido di cucine che servono parecchie centinaia di persone alla volta.

Finito il giro la signora ci riporta al punti di partenza, si sta facendo tardi ma pensiamo di andare in traghetto a Lamma, un'isola poco lontana, conosciuta per i tanti ristorantini di pesce sul lungomare. Da lì torneremo a Central dopo cena. In teoria.

In pratica, il traghetto ci fa aspettare, e ne approfittiamo per fare due passi nell'adiacente mercato del pesce, che sta per chiudere. Come spesso, anzi quasi sempre in Cina, il pesce è tutto vivo, tenuto in bella vista in acquari di vetro pieni di acqua di mare e ossigenati da mille pompette che emettono un delicato fruscio di bollicine. Il cliente sceglie il pesce, che viene venduto vivo in una busta, oppure tramortito con un bastone di legno dal pescivendolo prima di essere pesato. Non mancano i crostacei, immagino di importazione, e i molluschi in conchiglie di ogni foggia a colore.

Il ferry per Lamma prende una mezz'oretta. Al timone un marinaio di larga stazza, con la barba incolta e la canottiera sdrucita. Fuma una sigaretta decisamente ripugnante. Anche piuttosto burbero quando mi avvicino e chiedo di fotografarlo. In realtà, infatti, lo trovo pittoresco, intonato al contesto di questo porto.

Arriviamo al molo di Mo Tat, nord di Lamma, e ci avviamo a piedi al ristorantino The Bay, con una gradevole terrazza sul mare. Il profumo di pesce fritto che si spande dal tavolo di una coppia inglese ci convince a cenare qui. Infatti la meta che ci eravamo prefissati, Yung Shue Wan Pier, dove mangiare per tornare a Central si trova ad oltre un'ora di cammino e rischieremmo di trovare tutti chiuso. E poi non è divertente passeggiare al buio sui sentieri bui che attraversano l'isola. Non ci sono auto in tutta Lamma, neanche taxi.

Non tutti i mali... la cena è ottima, pesce fresco e birra ghiacciata. Terrazza romantica, luna in cielo, onde che risciacquano la battigia, candela sul tavolo. Perfetto! 

Decidiamo di prendercela comoda e aspettare l'ultimo traghetto, alle 22.30, prima di tornare ad Aberdeen, da dove riprenderemo un taxi per Central. Sul molo, mentre avvistiamo lo stesso traghettino con il burbero capitano che ci aveva portati qui qualche ora fa, chiacchieriamo con due ragazzi locali. Sono molto presi dalla loro canna da pesca, vengono a tentare la fortuna qui perché le luci del molo attirano i pesci. Dicono che in genere ci scappa una cenetta di frittura. Mentre saliamo sul traghetto gli auguro buona fortuna, ne avranno bisogno perché finora non hanno preso neanche un pescetto!

17 August 2017

A spasso per Dalian: auto, museo e frutti di mare

Appena usciti dal nostro albergo ci imbattiamo in una estesissima fiera automobilistica all'aperto. Auto di tutti i generi, da piccole Volkswagen a mirabolanti Lamborghini. Non c'è la FIAT, anche se Fiat-Chrysler è rappresentata da alcune Jeep. Anche Maserati in bella mostra.

Piove a dirotto, si fa fatica a muoversi tra la folla per ammirare i modelli di automobili. La cosa più interessante per me però non sono le macchine, ma le persone. Migliaia e migliaia di cinesi che guardano, toccano, sognano e... comprano! Il paese delle biciclette è diventato il paese delle auto. E delle belle auto, nuove, efficienti, belle. Si vedono tante belle auto a Dalian. Mi veniva da pensare che per un paese di recente sviluppo, che fino a 30 anni fa nelle strade mostrava solo biciclette agli stranieri che alzavano il sopracciglio, sarebbe stato normale vedere auto economiche, usate, vecchiotte. E poi magari dopo un po’ di tempo auto più costose. Ma l'impressione è che la Cina abbia fatto un "grande balzo in avanti" come avrebbe detto Mao: dalle biciclette alle automobili di prima scelta.

I soldi non mancano. Camminando passo davanti ad una banca e ne vedo uscire una mezza dozzina di militari in tenuta da combattimento, forse sono guardie della sicurezza ma le uniformi sembrano militari. Circondano un paio di inservienti che trasportano alcuni sacchi su una camionetta blindata, forse denaro contante, chissà? Un paio di secondi e la camionetta sfreccia via, seguita dagli armati in moto. Scena impensabile un paio di decenni fa.

E le motociclette elettriche, se ne vedono dappertutto, sfrecciano silenziose. Un paio di volte ho rischiato di essere investito perché non le senti arrivare! Sogno a occhi aperti il giorno in cui anche a Roma, o a Londra, o a Bruxelles, spariranno gli scoppiettanti motori 2-tempi, rumorosi ed inquinanti, per far spazio all'elettrico. Penso dovrò ancora sognare per un bel po’. Che tristezza.

Breve passeggiata fino al museo di Dalian. Molta arte tibetana, tangka, e molte fotografie storiche. Grandi manifesti con didascalie in cinese ed in inglese spiegano con meticolosità che i tibetani sono parte della grande famiglia della nazione cinese... of course.

La cosa che più mi incuriosisce nel museo è una grande collezione di pacchetti di sigarette degli anni 30 del XX secolo. Bella grafica e originale l'idea di esporli.

Un po' lugubri alcune grandi sculture sulle invasioni russa e giapponese di questa regione. Ne ho scritto a proposito della prigione di Lushun. 

Cena sul presto sul lungomare, a base di frutti di mare per i quali Dalian è giustamente famosa.  Lumachine di mare in agrodolce e spaghettini con cappesante sono i miei piatti preferiti di oggi, tra i tanti! La cucina qui offre sapori più moderati del sud, in Hunan, a casa. Poco piccante, anzi quasi mai. Combinazioni organolettiche in qualche modo più familiari per un italiano. Molto più grano per fare gli spaghetti e poco riso.

Shellfish noodles

Sea snails


16 August 2017

Prigioni, sommergibili e pentole di ferro nei dintorni di Dalian

Oggi il nostro amico Dong ci porta in giro per i dintorni di Dalian, andremo a visitare due siti molto speciali, inusuali per un turista: una prigione ed una base della marina militare.

La prigione di Lushan è un sito intriso di storia, un luogo triste ma che deve essere visitato. Non tanto per l'edificio in sé, che è insignificante dal punto di vista architettonico. E neanche per quella che è stata in passato la sua funzione. Ma una visita fornisce strumenti essenziali per capire il punto di vista cinese nei confronti dei due paesi vicini, Russia e Giappone, che hanno gestito la prigione oltre un secolo fa. E, più generalmente, la determinazione cinese a non accettare mai più di essere sottomessi, per non parlare di colonizzati, da potenze straniere che si erano approfittate della debolezza dell'ultimo impero Qing.

Infatti nell'edificio, oggi museo, impariamo come la prigione sia stata creata dai russi, che vennero qui con la forza ai tempi dello zar Nicola II, e ci imprigionavano i cinesi. Poi vennero i giapponesi, che cacciarono via i russi ma continuarono ad imprigionare cinesi. Si visitalo le lugubri celle, si impara degli strumenti di tortura.

Finita la visita ci fermiamo in una farmacia, ho un po’ di mal di testa e vorrei un'aspirina. La farmacia è pulita, ben organizzata e con alcuni cartelli in inglese che spiegano le medicine esposte sugli scaffali. Le medicine cinesi tradizionale e quelle che loro chiamano "moderne" oppure "occidentali" (che vuol dire sviluppate con il metodo scientifico) sono in reparti diversi del negozio. La Cina non solo ha accettato la medicina scientifica, ma contribuisce anche alla ricerca con i suoi modernissimi laboratori. Però resta diffusa la fede nelle medicine tradizionali, erbe ed agopuntura, e tanti cinesi, penso la maggioranza, si affidano all'una e all'altra.

Da quello che mi raccontano amici e parenti i cinesi negli ultimi anni usano troppe medicine. Un motivo potrebbe essere che i medici guadagnano una commissione ogni volta che scrivono una ricetta, quindi hanno un incentivo a prescrivere medicine (cinesi o "moderne") in eccesso rispetto alle reali necessità. 

Dati i miei trascorsi di analista militare e funzionario della NATO, la visita successiva è di grande interesse per me. Una base/museo della marina militare cinese. Il pezzo forte è un sommergibile, ormeggiato ad una banchina, che si può visitare pagando un biglietto. 

L'imbarcazione è stata costruita nel 1982 e solo recentemente radiata dai registri della marina per continuare la sua carriera come museo galleggiante. C'è una lunga fila per entrare, gira tutto intorno al mezzo che sta ormeggiato in una piccola darsena. Pare sia difficile avere i biglietti per oggi, ma il nostro tassista in qualche modo ci dice che può farci entrare, ed anche ad un prezzo scontato: 150 Rmb invece dei 180 del biglietto. Come farà? Però, ci avverte, non avremo un vero e proprio biglietto, di carta, da portare via come souvenir. Paghiamo i 150 Rmb ed abbiamo accesso alla fila. Ho pensato che probabilmente il tassista è amico del controllore dei biglietti, e si sono smezzati i nostri soldi. Non lo posso dire con certezza, so però che dopo due minuti eravamo in fila con tutti gli altri che avevano comprato il biglietto regolare. Va bene così, mai fare troppe domande.

Dopo una mezz'ora di fila, sotto un tendone che girava intorno al molo come un serpentone, salimmo a bordo tramite una piccola passerella posta a prua. Quindi seguì una camminata per tutta la lunghezza del mezzo, per uscire da una porta a poppa.

Potemmo ammirare i tubi di lancio dei siluri, le cuccette dei marinai, e la sala macchine. Interessante notare come, affianco alla cabina del comandante, indicata da una targhetta di ottone, ce ne fosse un'altra, la cui targhetta leggeva, in inglese e cinese: "Commissario Politico". 

Conferma di quello che già sapevo e che cioè in tutte le organizzazioni cinesi, comprese le strutture militari, la gerarchia di comando è sempre affiancata da quella del partito, cui spetta sempre l'ultima parola.

Usciti dal sigaro di ferro siamo indirizzati ad una parte del museo dotata di sistemi audiovisivi. Il più interessante è un simulatore. Ci siamo in circa 30 persone, in maggioranza giovanissimi, nello spazio volutamente angusto, dato che deve simulare come ci si sentirebbe dentro il ponte di comando di sommergibile. Si spengono le luci e negli "oblò" del sommergibile, che son tutto intorno a noi, si accendono le immagini degli schermi ad alta definizione. Parte il filmino...

Il sommergibile molla gli ormeggi e si avvia, in emersione, tra il tripudio della folla che saluta lungo la banchina, verso l'uscita del porto. A questo punto si immerge e nei monitor appaiono sfondi blu, pescecani, relitti di navi. Siamo in immersione.


Passa un minuto, forse due, ed il sommergibile risale a quota periscopio. Nei monitori si vede l’immagine della superficie del mare e poi, in lontananza, i profili di due piccole navi bianchissime con la bandiera giapponese e una scritta nera a caratteri cubitali sulla fiancata "JAPAN COAST GUARD". Chiaramente si sta facento riferimento alla contesa sino-nipponica sulle isole che i cinesi chiamano ... e i giapponesi .... Le isole, in realtà poco più che scogli, e completamente disabitate, 

Parte il video: il comandante del sommergibile cinese impartisce l'ordine di lancio dei siluri e la nave nipponica è prontamente affondata. Il sommergibile fa dietro front e torna in porto dove viene nuovamente accolto dal tripudio della folla fino a che... si riaccendono le luci e noi 30 spettatori usciamo per far posto al gruppo successivo.

Ho trovato questa esperienza istruttiva, non tanto per la dinamica degli eventi, prevedibile e banale, ma per capire cosa viene insegnato ai ragazzi cinesi sul Giappone. Giusto o sbagliato, il vicino del sol levante viene presentato come un nemico. O almeno come un potenziale nemico che viene facilmente sconfitto. Ho qualche dubbio sull'opportunità di questo tipo di approccio pedagogico. Mi chiedo cosa fanno i giapponesi con i loro simulatori.

Ci sarebbe anche un'altra sezione del museo, con molti cannoni ci dicono, ma possono entrare solo i cinesi, gli stranieri non sono ammessi. Peccato, mi sarebbe piaciuto. Il lato positivo di questa rinuncia è che andiamo finalmente a mangiare, Lifang ed io abbiamo una fame da lupi!

Il tardo pranzo è al ristorante Iron Pot Stew, Stufato nella pentola di ferro. Il nome deriva dal fatto che le pietanze sono servite, per l'appunto, in pentole di ferro, anche se c'è molto di più nel menù che stufato.

Al centro del tavolo rotondo c'è un grande buco, sul quale  si sistemano le pentole di ferro. Sotto carbonella accesa per cucinare e tenere in caldo il cibo. Cominciamo con pelle di pesce croccante, seguita da spezzatino di oca. Patate un po’ dovunque e spaghetti di farina di fagiolo. Quindi fagiolini verdi secchi e una specie di polenta. Altre carni e verdure che mi sono dimenticato di annotare completano il pantagruelico pasto. Sapori decisi ma non piccanti come al sud della Cina. 

Side car militare

L'ultima tappa dell'intensa giornata è al villaggio storico di Chuan Guan Folk. In Cina ce ne sono tanti, villaggi tenuti com'erano prima della modernizzazione, restaurati e ripuliti per far vedere ai turisti, e anche ai più giovani, com'era la Cina. Molto ben fatto, ci sono case, uffici, mezzi di trasporto, tra cui il mio preferito è un side-car militare dipinto di verde. C'è anche un rick-shaw a trazione umana, con cui mi diverto a scorrazzare un po’ Lifang per le stradine deserte. Siamo i soli visitatori, strano dato che alla prigione ed al sommergibile era pieno di gente.

casa a Chuan Guan village



11 August 2017

Xi'an easy visit and catching up

Late start for our first day visiting the town. We met Fang at our hotel and went to the old city walls. Today is spent mostly chatting and catching up with her, not really visiting the city. We reminisce about our time in London, and she tells us about her adjustment to her own home town, her job, her family.

You can walk all around it, but it would take a couple of hours at least, maybe more if you do not rush. I wish we had started earlier. Anyway, we have a good idea of the impressive fortifications of the ancient Chinese capital.

Most interesting museum, I am especially attracted to the gold statuettes. 

I remember when I came here in 1998 and the staff at the museum shop sold me a painting of Mulan. They wanted 1000 dollars, and I refused to even start a negotiation. Then, as I was making my way to the exit, they came after me and asked how much I was willing to pay. I hesitated, I said I could not make a reasonable offer. They insisted. They just wanted me to come up with a number. So I said "100 dollars", as the euro did not exist yet. And they said, faster than the blinking of an eye, "OK, it's yours". I always wondered about the provenance of that painting, which came with its own certificate but never knew and never will know more.

Dinner with street food in Muslim street, so many more tourists compared to 19 years ago. Lots of different food, especially lamb and seafood, notably grilled squid and crabs. Obviously not pork, it is still a Muslim street after all.

Lovely freshly squeezed juices of pomegranate, sugar cane, I prefer coconut.

10 August 2017

Rooftop garden, taxi, treno e volo per Xi'an

Stamattina vado sul tetto del nostro palazzo a vedere gli ortaggi ed erbe che i condomini coltivano in scatole di polistirolo espanso.

Aglio, cipolla, erba cipollina, melanzane e altre verdure che non so riconoscere. me le hanno pure spiegate ma sono troppo strane, la prossima volta prenderò appunti e fotografie più dettagliate. Per innaffiare riciclano l'acqua con cui hanno lavato i piatti, rifiuti e detersivo compresi. Molti proprietari ed inquilini sono originari delle campagne circostanti Guiyang, e l'origine contadina si fa sentire. Gli viene strano andare a comprare ortaggi al supermercato quando possono farseli da soli. 

Pur rispettando le usanze locali quando sono all'estero cerco di far capire che forse non è una buona idea. Va bene riciclare ma non per mangiarsi detersivi. A Roma si dice... "va a manga’ il sapone!" quando si vuol mandare a quel paese qualcuno, ma questo non gliel'ho detto.
Coscia di anatra

Dopo pranzo prendiamo un Didi per la stazione ferroviaria di Chenzhou Ovest. La conducente (una donna, per la prima volta!) è molto gentile, parla a bassa voce, ha un portamento elegante, viso rubicondo leggermente truccato e qualche gioiellino d'oro. 

L'auto, bianca e pulitissima, è di una marca cinese che non ho riconosciuto, solida, silenziosa, ben rifinita. Noto che ha una guida al limite dell'aggressivo, diciamo così che è chiaramente appassionata del suo lavoro. Mi sottolinea che le piace il cambio automatico, vuole essere avere il controllo assoluto della macchina in ogni fase di traffico.

Il suo stile di guida mi ricorda Roma: sta spesso in mezzo a due corsie, non si fa problemi di parlare al telefono mentre sorpassa. Ma almeno, a differenza dei romani, si ferma sempre ai semafori rossi e non si incavola con gli altri autisti.



Alla stazione piccola sosta al negozio di Shunhua, specializzato in parti di anatra leggermente piccante sottovuoto. Ogni volta i prezzi aumentano, e c'è sempre fila, sono spuntini ideali per il viaggio. Non credo siano il massimo del salutare ma sono buoni!

Poi l'ormai solito treno superveloce per Changsha, 300km e spicci all'ora, viaggiatori tutti rigorosamente tengono stretto il telefonino con il volume a palla, a giocare schizofrenici videogiochi o guardare video punteggiati di accese battaglie piuttosto che alterchi tra bellissimi attori di commedie romantiche.

Una volta arrivati nella capitale provinciale qualche minuto a piedi per prendere il trenino a levitazione magnetica che in una ventina di minuti ci porta all'aeroporto, e poi via in volo per Xi'an.

09 August 2017

Dim sum (jiao zi), e spa


Mattina a lavorare a casa, mi insegnano a preparare i ravioli al vapore, dim sum come termine generico o jiaozi questi in particolare. Sembra semplice quando guardo i miei familiari all'opera, ma poi tra il dire e il fare...


Dopo pranzo Ouyang, l'ex padrone di casa con cui abbiamo fatto amicizia, ci invita al suo centro di massaggi e spa preferito. Ci offre un trattamento completo, con massaggi alternati in acqua calda aromatizzata con un sacchetto di erbe e infusioni calde per idratare il corpo. Sublime! Le massaggiatrici sono evidentemente divertite dalla mia presenza, sono sicuramente il primo straniero che abbiano mai massaggiato. Forse il primo straniero che abbiano mai incontrato di persona. In questi anni non ne ho mai visti o sentiti a Guiyang.

08 August 2017

Mercato, supermercato e karaoke a Guiyang


Oggi torniamo al mercato n.2 a comprare carne. Andiamo subito dopo colazione, verso le 8, mia suocera si dice che si compra meglio ed anche io sono contento perché c'è più vita, meglio per osservare e fotografare.

Sulla strada verso il mercato, prima di arrivare alla zona dei banconi propriamente designata alla compravendita, sfiliamo davanti a decine di venditori informali, piccoli contadini delle campagne vicine che vengono a vendere i loro prodotti. Agricoltura di sussistenza che qualche volta regala troppo raccolto e allora perché non venderlo e racimolare qualche yuan in più? Si trova un po’ di tutto: fagioli, frutta secca assortita, ortaggi.

Lo fanno anche i miei suoceri, che sono bravissimi a coltivare la loro terra e producono regolarmente più di quanto consumiamo in famiglia. Dopo aver fatto un po’ di regali a vicini e parenti ne resta da vendere. Le arachidi in particolare, sono saporitissime, croccanti e fragranti, e vanno a ruba. 

Dopo gli ortaggi c'è il marciapiede del pollame. Galline, galli, anatre di tutte el taglie e colori, e un'infinità di uova.

Poi arriviamo al mercato vero e proprio, coperto. C'è anche la polizia a sorvegliare. Un ufficiale in uniforme si avvicina e mi dice con tono amichevole di non fotografarlo. In realtà non avevo nessuna intenzione e nessun interesse a farlo, molto più interessanti gli agricoltori e i loro prodotti.

Qui i protagonisti sono i macellai e i pescivendoli. Semplici banconi di legno, gran vociare delle contrattazioni e violenti colpi di mannaia che echeggiano da tutte le direzioni.

I pescivendoli, una minoranza, sono tutti provvisti di vasche di polistirolo piede di acqua in cui nuotano i pesci, tutti rigorosamente vivi. Sono anche attrezzati con piccole pompe elettriche che arieggiano l'acqua per fornire ossigeno alle branchie degli animali. Non ho visto neanche un pesce morto in vendita in tutto il mercato. Sono tutti pesci di acqua dolce, il mare è lontano. Maggioranza di pesci gatto, dai tipici baffoni, e tanti altri che non so riconoscere. Qualcuno vende lumache di fiume, chioccioline nere con delicato mollusco che si cucina al vapore o i padella con spezie.

La maggioranza dei commercianti sono macellai. I cinesi sono super carnivori, e soprattutto amano la carne di maiale. In cinese dire "carne" vuol dire carne di maiale. Un po’ come in Argentina dire "carne" vuol dire carne bovina. I macellai espongono la mercanzia in bella vista, su tavolacci di legno, senza refrigerazione e senza vetrine per proteggere dagli insetti e dalla polvere.


Un venditore di carne (suina quindi) è molto indaffarato con una fiamma a bruciare i peli dalla cotenna dell'animale. E poi da una scottata anche al lardo, lasciando una patina dorata sui tranci di grasso. Scena comune, l'ho vista anche in qualche supermercato. Non so perché non lo facciano prima di esporre la carne per la vendita al dettaglio, ma forse c'è un motivo.

Stavolta decidiamo per un'anatra. Viva, naturalmente. La scegliamo in una grande gabbia tra tante, a me sembrano tutte uguali. La pesano con una antica bilancia tradizionale a contrappeso.

Ce la macellano davanti a noi, tutto sommato in modo abbastanza rapido e incruento. Le piegano il collo a 180 gradi e la sgozzano, facendo fuoriuscire il sangue. Dopo poco l'uccello è esanime e viene preparato per la cottura: prima viene passata in acqua bollente e poi si spiuma; infine si tolgono le interiora, che però si mettono da parte e si mangiano fritte.



Poi in giretto al supermercato, dove mi soffermo al dipartimento camera da letto. Vendono le stuoie di vimini che in Cina sono usate d'estate al posto dei materassi. Ce l'abbiamo anche noi.

Quando siamo arrivati, qualche giorno fa, Lifang mi ha detto che suo fratello ci aveva preparato il letto. "Che carino," pensai, "arriviamo stanchi del viaggio e troviamo il letto fatto."

Fui stupito non poco, entrando in camera da letto, nel vedere due stuoie di vimini affiancate, con un lenzuolo piegato da una parte.

Ma allora dobbiamo farcelo noi il letto, pensai tra me e me, ma non dissi nulla. Ero un po’ deluso date le aspettative ma non era poi così grave. Invece mia moglie entra sorridente e mi dice compiacente: visto che bel letto fresco?

Materassi estivi cinesi


Al supermercato vado a curiosare al dipartimento dei vini e vedo molte etichette cinesi. Qualche nome conosciuto (Dynasty, Great Wall, Changyu, sono tra i principali produttori di vino in Cina) e molti mai sentiti prima e piuttosto bizzarri. Il mio preferito è il "Re Selvatico" (Wild King). Prezzi da supermercato, intorno a 30-50 Rmb la bottiglia, tra i 4 e i 7 euro circa, comunque non poco per le tasche cinesi.


La curiosità del giorno (per me, per loro è normale) sono i vassoi di zampe di gallina bollite. Uno spuntino prelibato. Devo dire che ho avuto la fortuna di assaggiarle varie volte e sono piacevoli, per esempio come aperitivo, invece delle olive e noccioline. Non si mangia molto, soprattutto si sgranocchia la cartilagine, ma piacevole.

Zampe di pollame bollite



Infine la lunga giornata prevede un'altra esperienza molto cinese. Veramente di origine giapponese, ma adesso adottata ovunque in Cina. Un gruppo di amici ha prenotato una stanzetta privata per noi. Siamo una mezza dozzina, conoscenti casuali e indiretti piuttosto che amici. Ma non fa molta differenza. Nella stanzetta buia tutti prendono posto, qualcuno beve, qualcuno fuma, nessuno parla! Il signor Zhang comincia: si avvicina ad uno schermo su cui appaiono immagini di cantanti, ne sceglie uno, si accomoda su un trespolo sistemato su di una piccola piattaforma che fa da palcoscenico e comincia a cantare. E fumare allo stesso tempo!

Intanto gli altri fanno tutti i fatti propri, soprattutto con il telefonino: chattano, fanno acquisti, chissà? Nessuno lo ascolta. Anzi no, lo ascolto io, per un po’, poi devo smettere perché le mie orecchie protestano alle stecche di Zhang!

Scegliamo una canzone




Dopo Zhang tocca ad un'altra "amica", che proprio non ha voce ma si impegna. Faccio uno sforzo per starla a guardare e farle capire che apprezzo il tentativo! Due altre amiche ballano una specie di imitazione-valzer. Non seguono il tempo e sono molto serie in viso, mi chiedono se si stiano divertendo.


Devo dire, con un pizzico di orgoglio, che la migliore voce della serata appartiene a mia moglie Lifang, che si esibisce per ultima ma proprio non c'è paragone con le altre! Ce ne andiamo a casa dopo un'oretta, Zhang ha insistito per offrire da bere anche se abbiamo poi bevuto tutti acqua, fa molto, troppo caldo per l'alcol!

06 August 2017

Il tempio della nostra casa di Guiyang

Ogni casa in Cina ha un tempietto. Forse non proprio ogni ogni casa, ma sicuramente la stragrande maggioranza e tutte quelle di famiglie tradizionali come la mia. Il tempietto in genere sta appeso ad un muro, con una lucetta, di solito rossa, efigure varie di Buddha, animali, immagini di antenati notabili.

Quando abbiamo comprato casa il tempietto c'era già, installato dalla famiglia di Ouiyang, ma naturalmente mio suocero lo ha adottato alla nostra. Veramente voleva dedicarlo alla mia, per riconoscenza all'aiuto dato in famiglia ma anche, forse soprattutto, perché i miei non ci sono più, loro non hanno mai potuto incontrarli e quindi questo sarebbe stato un modo per onorarli anche qui, in Cina.

Ho apprezzato molto il gesto ma ho insistito perché il tempio fosse dedicato alla famiglia Yan. Poi, successivamente mi è venuto in mente che in realtà non fosse necessario scegliere una della due, si poteva dedicare il tempietto a tutti i nostri antenati, e loro sono stati d'accordo. La prossima volta porterò una copia del mio stemma di famiglia e lo metteremo accanto al tempietto.

Ho cercato di farmi spiegare il significato dei caratteri che il papà di Lifang ha dipinto sui cartelli rossi, uno dentro al tempietto ed uno sotto, ma non è facile. Sono frasi antiche, ermetiche, che mio suocero ha copiato da vecchi testi adattandole con il nome di famiglia.


Il nostro tempietto di famiglia


Ho provato varie volte a chiedere a Lifang di tradurli, o di interpretarli, ma la mia povera mogliettina, che pure è un'insegnante di lingua, può solo disegnare a larghi tratti il significato generale di alcuni caratteri, di alcune frasi. Ecco quello che sono riuscito a mettere nero su bianco:

Altare agli antenati: ci sono caratteri per il cielo e i fiumi, che simboleggiano il fluire continuo della vita, il Feng/shui (vento e acqua) che sono alla base di tante scelte in Cina, anche scelte importanti come quale casa comprare.

Poi c'è il carattere della famiglia, cui arriva il buon auspicio del cielo e dell'acqua che fluisce e sui cui sorvegliano gli antenati, uniti in questo altare alle generazioni di oggi da "un solo sangue pulsante".



Un secondo manifesto, più in basso, fa riferimento al dio della terra e del cielo. Strano che un manifestino dedicato ad un dio così importante stia sotto quello dedicato agli antenati. Mio suocero è membro del partito, crede nel sistema che da Pechino continuano a chiamare comunista, ma questo non gli impedisce, a lui come a centinaia di milioni di cinesi, di continuare a praticare anche riti antichi ed in particolare a rispettare le "divinità" che risalgono ad ancora prima del buddhismo, affianco naturalmente ai sacri antenati. Inutile cercare di farsi spiegare il perché ed il per come. Sono tradizioni talmente radicate che non si discutono più, e forse non si capiscono più neanche a fondo, ma fanno parte del DNA sociale. Forse una volta, chissà, cercherò di fare qualche domanda in più.

Accanto al tempio, su una parete a 90 gradi, Lifang ha voluto mettere un manifesto che non fa parte del tempio ma è assolutamente in sintonia con il significato. Il significato è RISPETTA IL CIELO E AMA LE PERSONE. È dedicato al dio della Terra e del Cielo, con l'Imperatore che sta in mezzo, difficile capire. La Cina del resto si chiama Zhong Guo, il regno di mezzo, tra cielo e terra, più in alto delle altre nazioni ma non così presuntuosa da porsi in cielo. Fa pensare.