Showing posts with label communism. Show all posts
Showing posts with label communism. Show all posts

05 October 2019

Partenza in bus per Changsha e arrivo a Chongqing

Partiamo alle 7 di mattina da casa, una rapida corsa in Didi e siamo alla stazione dei bus. Siamo costretti a prendere il bus per Changsha, da cui parte il volo per Chongqing, perché i comodissimi treni veloci sono pieni, è la settimana della festa nazionale, anniversario della fondazione della repubblica popolare, e tanti cinesi ne approfittano per andare a casa o in vacanza, non è restato che qualche posto in bus, e dobbiamo considerardi fortunati, Lifang ha controllato tre giorni fa, quando li abbiamo comprati, e dopo un'ora anche il bus era tutto esaurito!

Stazione nuova di zecca, pulita. Passiamo come di regola i bagagli ad una macchina di raggi X e, come sempre capita, sentiamo un sacco di BEEEEEEP, come quelli prima di noi e come quelli dopo di noi, ma l'impiegato in uniforme addetto al controllo non batte ciglio e fa passare tutti senza controllare nessun bagaglio.

Un passeggero in attesa si mette a fumare nel bel mezzo della sala proprio vicino al cartello che dice che è vietato. Arriva una bigliettaia e lo fa smettere ma altri se ne fregano e contunuano a fumare. A quel punto anche l'impiegata si arrende e nell'ampio salone a comincia a spandersi una lieve cortina fumogena.

Fila per salire sul bus, un vecchietto passa davanti a tutti i passeggeri in attesa di salire e prendere posto sul vecchio bus scalcagnato, Lifang lo ferma e gli intima di aspettare il suo turno ma lui insiste che deve salire perché ha fretta di partire! ... 😁

Anche qui un paio di persone fumano, compreso l'autista, però smettono quando partiamo. Dopo un'ora tra risaie e villaggi il bus scalcagnato ci deposita ad un grande incrocio e l'autista ci rassicura: in mezz'ora arriverà bus per changsha... Speriamo!

Viaggio verso changsha ma hanno annullato corsa diretta, solo 4 passeggeri. Quindi ci tocca andare a Liufengzhen e cambiare. Apettiamo una buona mezz'ora l'arrvo della coincidenza, non c'è niente e nessuno, stiamo al sole, seduti sulle valigie.
Lottare per la felicità del popolo e il risveglio della nazione

Combattere le tenebre per la stabilità



Grande poster davanti a noi: lottare per la felicità del popolo e il risveglio della nazione.

Secondo poster è biblico: "Combattere le tenebre per la stabilità".

La campagna dell'Hunan è tappezzata di piccoli appezzamenti, orti familiari. Nessuna economia di scala pare. Mezzi rudimentali, pochi investimenti in macchine ed infrastrutture.

Casette a due piani ovunque fino ad arrivo a Changsha.

Oggi fa un caldo torrido, i colori cielo e della terra sono sbiaditi.

La strada è buona e il traffico di media intensità fila liscio, l'autista del nostro bus è bravo.

Arriviamo all'aeroporto di Changsha e ci dirigiamo verso il terminal dei voli interni. A parte noto quello per "voli internazionali + Hong Kong + Taiwan + Macau" le parti della Cina che godono di uno status diverso e per andare ai quali occorre passare una vera e propria frontiera, controllo passaporti ecc.

Il volo Chongqing Airlines, parte del gruppo China Southern, niente di speciale. Arrivo a Chongqing in serata, bell'aeroporto, migliaia di taxi ad aspettare. Ne prendiamo uno ma non è molto gentile. Non lo sono mai, non aiutano con le valige, parlano poco, spesso fumano.

A Chongqing aeroporto grande e ordinato, pulito. Centinaia di taxi che aspettano clienti, partiamo e arriviamo a casa, in centro della megalopoli, in poco più di mezz'ora, traffico abbastanza intenso ma scorrevole. Lifang paga con WeChat (Of course, no cash we are Chinese) e siamo a casa.

Sistemati i bagagli scendiamo a cena. Vivremo per un mese in un quartiere abbastanza moderno, con molti negozi e ristoranti. Tra questi innumerevoli hot pot, la specialità del Sichuan di cui Chongqing fa culturalmente parte.

Grande padellone al centro del tavolo con brodo piccante o no, spesso entrambi in vaschette separate, in cui i commensali mettono pezzi di carne, pesce e verdure per cuocerli a loro piacimento.



01 October 2019

Festa nazionale, 70 anni dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese

La prima cosa che mi ha colpito della grande parata militare organizzata a Pechino, dicono che sia la più imponente della storia della Cinam, non sono stati i missili e i carri armati. È stata una fotografia, anzi una gigantografia posta nel bel mezzo della piazza perché tutti la potessero vedere bene, di persona o alla televisione. Il ritratto a mezzo busto era quello di Sun Yatsen. Sun, il rivoluzionario che depose l'ultimo imperatore e fondò la Repubblica di Cina. Non la Repubblica popolare il cui anniversario si festeggia oggi, fondata da Mao il 1 ottobre 1949, ma la prima repubblica della nazione cinese, fondata nel 1912.

Ovviamente queste cose non sono mai casuali. Sapevo che il PCC aveva sempre rispettato Sun come un padre della patria, come del resto fa Taiwan, ma a Pechino dopo il 1949 lo scranno più alto, l'altare più sacro, sono sempre stati riservati a Mao. 

La mia interpretazione è che con Xi Jinping la Cina stia recuperando un'identità nazionale, di cui Sun è la massima espressione storica contemporanea per tutti i cinesi, anche quelli di Taiwan, che potrebbe prendere il sopravvento sull'identità socialista rappresentata da Mao. Oppure potrebbe essere un tentativo di cooptare il carisma di Sun nell'albero genealogico della Repubblica Popolare.

Il presidente Xi Jinping sta in piedi al centro della tribuna sovrastante la grande piazza Tiananmen (Porta della Pace Celeste), e indossa un vestito sullo stile Sun Yatsen. Invece tutti gli altri alti dirigenti, membri del Comitato Permanente del politburo, indossano un completo nero all'occidentale. Non è un caso neanche questo. Xi si presenta come l'erede di Sun.

Jiang Zemin siede pallido su una carrozzella, e Hu Jintao, capigliatura imbiancata da quando non è più presidente, stanno ai fianchi di Xi, ben distanziati.

A un certo punto Xi si allontana, scende dalla tribuna e prende posto, in piedi, in un'auto aperta, e inizia un lungo giro per passare in rivista missili, cannoni e truppe di esercito, marina e aeronautica.

Ci sono centinaia di migliaia di persone tra militari in parata e civili del pubblico. Non mi sorprenderebbe se si superasse il milione. Carri enormi, ciascuno di ogni provincia della Cina, scorrono festosi in fila indiana. L'occasione è solenne ma i carri assomigliano più a quelli di una festa di carnevale, come ne ho visti a Viareggio, a Nizza, in Belgio. Lo scrivo con rispetto, so che lo spirito è diverso. E poi i carri non sono mascherati, non in modo plateale almeno, anche se molto colorati.

Ogni carro porta una ventina di persone, tranne quello di Hong Kong, su cui salutano sì e no una mezza dozzina di ragazzi.

Scorrono anche carri festosi con grandi immagini di Mao, di Deng Xiaoping e poi di Xi Jinping, sempre un po’ in disparte.

Volano aerei militari in flyby, elicotteri con enormi bandiere appese sotto di loro, tenute dritte da grosse zavorre.

Arei da caccia, da trasporto, da avvistamento (early warning) anche aviocisterne da rifornimento in volo. E poi drones, ma questi ultimi sono mostrati a terra, montati su grandi camion, non in volo.

Passano infine enormi missili intercontinentali, alcuni dei quali mostrati per la prima volta in pubblico.

I soldati marciano al passo dell'oca, hanno un'espressione seria e determinata, alcuni direi minacciosa. Sembrano urlare a squarciagola, forse inni militari o slogan, ma alla televisione non possiamo sentire cosa dicono. Anche migliaia di soldatesse, vestite con giacche rosse e gonne bianche, che però hanno un aspetto più gentile, pur accollandosi pesanti armi automatiche come i colleghi uomini.

Tutta la manifestazione è incentrata sul leader, forse nasce un nuovo culto della personalità? Xi non è ancora un nuovo Mao, ma forse fra qualche tempo... La foto del grande timoniere è ancora lì, sul muro della città proibita, nessuno osa metterlo in discussione anche se oggi la Cina fa quasi tutto il contrario di quello che Mao predicava e faceva.

Ieri Xi è stato il primo presidente a visitare il mausoleo di Mao, dall'altra parte della piazza, non lo aveva mai fatto nessun altro leader il giorno prima della festa nazionale. Queste cose non succedono per caso.

27 December 2018

My latest book: Beyond the Wall, available on all Amazon sites.


My latest book:

Beyond the Wall:

Adventures of a Volkswagen Beetle

Beyond the Iron Curtain



has just been published and is available on all Amazon sites.



Description:

1980: the Cold War between capitalist West and socialist East is in full swing. Tensions are high but, at the academic level, some channels of useful exchange remain open. The author and two classmates would join one such program linking a leading American university and its counterpart in Poland. They drive to Warsaw in a bright yellow VW Beetle and, in addition to attending classes, travel far and wide within the country as well as to several of the neighbors in the socialist bloc where the Soviet Union called all the shots. They drive across the USSR and visit the Berlin Wall, the symbol of the division of Europe. Throughout, Marco takes detailed notes of what they see and hear.

Almost four decades later, the East-West division of Europe is gone. Marco recently found his diary and decided to publish an expanded version of it. His written notes from 1980 have been enriched with descriptions and analyses of historical events that will help the reader see his personal experience in a more significant cultural, social, political and economic context.

The author hopes this real life story will help younger generations, who did not live through the Cold War, better appreciate the blessing of living in a European continent that is immensely more open, rich and free than it was then.

10 May 2018

Film review: Youth (2017) by Feng Xiaogang, *****

Synopsis

When Xiaoping joins the military, delicate dreams are dashed by the events of a China undergoing revolution. The devastating Sino-Vietnamese war crashes into 1970s China, changing the lives of the Army's young new recruits forever.

In this epic spanning several decades, Youth shows Comrades of the People's Liberation Army fight amongst themselves as much as on the battlefield – and cause as much damage as the war that tore their lives apart.


Review

Incredibly passionate and captivating historical film about life in China during the huge transformations that took place after Mao's death. A love story starts during the excesses of the cultural revolution with the "great helmsman" still in power, and the trauma of the war against Vietnam in 1979. After that, rapid reforms make many Chinese rich, and many officials corrupt, but the human story of the protagonists carries through the ages. One man's good deeds are taken for granted and not appreciated any more.

The film was supposed to be released just before the 2017 party congress but it was held up until after the congress itself for some reason. Maybe because it contains thinly veiled criticism of Mao and also raises many questions about the new system of the country.

A strongly recommended film about how China became what it is today.

See other film on China reviewed in this blog.






06 December 2017

Book review: Wild Swans (1992), by Jung Chang, *****

Synopsis

Through the lives of three different women - grandmother, mother and daughter - this book tells the story of 20th-century China. At times scarcely credible in the details it reveals of the suffering of millions of ordinary Chinese people, it is an unforgettable record of tyranny, hope and ultimate survival under conditions of extreme harshness.

In 1924, at the age of 15, the author's grandmother became the concubine of a powerful warlord, whom she was seldom to see during the 10 years of their "marriage". Her daughter, born in 1931, experienced the horrors of Japanese occupation in Manchuria as a schoolgirl, and after their surrender joined the Communist-led underground fighting Chiang Kai-Shek's Kuomintang. She rose to be a senior Communist official, but was imprisoned three times. Her husband, also a high official and one of the very first to join the Communists, was relentlessly persecuted, imprisoned and finally sent to a labour camp where, physically broken and disillusioned, he lost his sanity.

The author herself grew up during the Cultural Revolution, at the time of the personality cult of Mao and the worst excesses of the Gang of Four. She joined the Red Guard but after Mao's death she was to become one of the first Chinese students to study abroad.


Review

This is one of the best books I have ever read. It traces a micro-story of a family through three generations of highly motivated women interwoven with the history of China over almost a century. It it meticulous and fastidious about details and context, which allows the reader to immerse himself into the incredible evolution and revolution of this continent/country.

China went from the feudal system of the late Qing dynasty to a modern superpower, passing through two revolutions, civil war, foreign aggression, a world war, economic transformations that took other countries centuries to complete. In the course of these events China was invaded, then locked itself up and isolated its people from the world, then opened up again after Mao's death, and that is roughly where the book ends.

So we don't see the new China in this book, but we can understand how it got there and why the Chinese today are so eager to break with the early period of the People'd republic and open up to the world. Even the Communist Party of China today considers the Great Leap Forward and Cultural Revolution, two of the central events in the book, to have been complete mistakes.

Translated in 37 languages and 13 million copies later, this book is banned in China, perhaps because it is very critical of Mao. Even if today the policies of China are the opposite of what Mao preached, the time to criticize the great Chairman too much has not yet arrived. Deng Xiaoping famously said Mao was 70% right and 30% wrong. This book would probably reverse those two numbers!









03 December 2014

Book review: River Town (2001), by Peter Hessler, *****

Synopsis

When Peter Hessler went to China as a Peace Corps volunteer in the late 1990s, he expected to spend a couple of peaceful years teaching English in the town of Fuling on the Yangtze River. But what he experienced -- the natural beauty, cultural tension, and complex process of understanding that takes place when one is thrust into a radically different society -- surpassed anything he could have imagined. Hessler observes firsthand how major events such as the death of Deng Xiaoping, the return of Hong Kong to the mainland, and the controversial construction of the Three Gorges Dam have affected even the people of a remote town like Fuling.

Review

This is a superbly written account by one acute observer of one part of China while the country was undergoing tremendous change in the mid-1990s. One view by one person in one small part of this immense country does not allow a reader to draw more general conclusions. However, the many microstories we read here help a lot in understanding the new (then) China rising from the ashes of maoism. Hessler is curious, even a bit nosy, but always respectful. He learns Chinese and always tries to understand. He questions himself but does not fall into the trap of many travelers who always marvel at what they see and whom they meet, no matter what. He does criticize, with strong arguments, people and practices he meets along the way.

The Yangtse near the Three Gorges
Hessler walks on thinner ice when he addresses more academically charged historical, economic or political issues, but this is not meant to be an academic book. His perceptions of the reality around him, and of how he changes over the years while in China, is what makes this an invaluable read for anyone interested in how China changed during the post-Mao "Reform and Opening" period.


Read my other reviews of books on China here in this blog.



18 November 2013

Book Review: The Secret Piano (2012), by Zhu Xiao-Mei, ****

Synopsis

Zhu Xiao-Mei was born to middle-class parents in post WW II China, and her musical proficiency became clear at an early age. Taught to play the piano by her mother, she developed quickly into a prodigy, immersing herself in the work of classical masters like Bach. She was just ten years old when she began a rigorous course of study at the Beijing Conservatory, laying the groundwork for what was sure to be an extraordinary career. But in 1966, when Xiao-Mei was seventeen, the Cultural Revolution began, and life as she knew it changed forever.

One by one, her family members were scattered, sentenced to prison or labor camps. By 1969, the art schools had closed, and Xiao-Mei was on her way to a work camp in inner Mongolia, where she would spend the next five years. Life in the camp was unbearable, thanks to horrific living conditions and intensive brainwashing campaigns. Yet through it all Xiao-Mei clung to her passion for music and her sense of humor. And when the Revolution ended, it was the piano that helped her to heal.

Review

Compelling story about music, China and love. Music helped the author through terrible times in Mao's re-education camps and somehow kept her sanity in the face of protracted brain washing by the authorities. The figure of her mother is present as a fixed star that helped her steer her way amidst chaos and upheaval.

We learn curious tidbits about how the Chinese Communist musicians at the Conservatory saw Western classical music: Bach was too religious, Chopin a sentimentalist, Debussy an idealist and of course Beethoven was egoist, but somehow Mozart was OK (loc. 739 ebook)

More generally, the author takes us by the hand and shows how the Party saw the role of culture, the relationship of sons and daughters with their own parents, the deep mistrust that was instilled in their brain for anything that was not in Mao's red book.

All of the above takes part in the first part of the book, until the author leaves China. The second part is her life in the US and France as a pianist trying to make a living. This is interesting too, but it is really another book.

This is her recording of the Goldberg variations, which inspired her book more than any other piece of music.



This is where to find the book:




Live recording of Goldberg's variations performed in Leipzig at St Thomas's church, the final resting place of J.S. Bach. The DVD also contains a 1-hour documentary on Zhu's lifelong relationship with music and her special relationship with Bach. She sees Bach as a very Buddhist thinker. The 30 variations begin and end with the same melody, and it is not by chance. (In any case, hardly anything is by chance in Bach's music.) She thinks Bach wanted to indicate that the end is a new beginning. It is Bach's Christian faith about the afterlife, but it is even more so the essence of Buddhist philosophy. It is a similar view to that taken in the book "Goedel Escher Bach", which referred to the musician's work in similar terms twenty years earlier than this recording.




08 June 2012

Book review: The Girl in the Picture, by Denise Chong, ****

Kim Phuc and others after napalm bombing of Trang Bang. Photo by Nick Ut, AP

Kim Phuc
Today it is forty years since one of the most famous photographs of the Vietnam war was taken, by photographer Nick Ut of the Associated Press.

Synopsis

Kim Phuc was nine years old on 8 June 1972. Severely burned by napalm, she ran from her burning village and was captured on film. Denise Chong relates Kim's experience and recovery in this astonishing biography and history of America's shameful war. The photograph of Kim, seen around the world, was one of many to turn public opinion against the war in Vietnam. This is the story of how the picture came to be and also what happened to Kim after it was taken. It provides an insight into the country Vietnam became after the US army left, and explains why Kim finally had to flee to Canada, where she now lives.

You can also visit the site of the Kim Foundation.

28 April 2012

Film Review: Lost City (2005), by Andy Garcia, ****

Synopsis
In 1958 Havana, nightclub owner Fico Fellove (Andy Garcia, who also directed) watches as political upheaval grips Batista-ruled Cuba. While his brothers join Castro's revolution, Fico refuses an offer from American gangster Meyer Lansky (Dustin Hoffman) to help turn his club into a casino and falls in love with his soon widowed sister-in-law (Ines Sastre).

The film was shot in the Dominican Republic, ironically the country batista fled to after his forces capitulated to Castro on new year's day, 1959.

Review
A good historical movie to show how right were many middle class Cubans to despise the Batista dictatorship and how wrong they were to believe that supporting Castro and Guevara would improve things much. Yet, the widespread criticism that Garcia does not show enough of the poor and destitute of pre-revolutionary Cuba is only partially mitigated by his ridicule of Batista in the first part of the movie. The title itself (translated "Adieu Cuba" in the French version) betrays a certain nostalgia by the author for the bygone days. But in the end the viewer is left with a strongly negative view of both Batista and Castro, as well as Guevara. Well deserved.

The movie is a bit long but well worth its time for it allows the viewer to savour the colors, music and atmosphere of Cuba 50 years ago. But this is perhaps due to the long script by Guillermo Cabrera Infante.

14 April 2012

Film review: The Dreamers (2003), by Bernardo Bertolucci, ****

Synopsis

Paris, spring 1968. While most students take the lead in the May 'revolution', a French poet's twin son Theo and daughter Isabelle enjoy the good life in his grand Paris home. As film buffs they meet and 'adopt' modest, conservatively educated Californian student Matthew.


With their parents away for a month, they drag him into an orgy of indulgence of all senses, losing all of his and the last of their innocence. A sexual threesome shakes their rapport, yet only the outside reality will break it up.


27 March 2012

Film Review: Ricardo, Miriam y Fidel (1997) by Christian Frei, ****

Synopsis

Like so many thousands of other Cubans, Miriam Martínez means to emigrate to the United States with her family. The daughter of a man who played a crucial part in the victory of the revolution, she finds that this is far from easy, for her as well as for her father Ricardo.

Almost forty years ago Ricardo quit his job as a journalist and left for the Sierra Maestra to join Fidel Castro's rebels. Under the guidance of Ché Guevara he founded Radio Rebelde. Their nighttime broadcasts became the most efficient means of spreading their revolutionary ideas.

30 November 2011

Book Review: My China Years, by Helen Foster Snow, **

Foster Snow is the wife of Edgar Snow, the author of "Red Star Over China - The Rise Of The Red Army". She actually met "Ed" in China and her book is about her time there, mostly with him. It is an interesting read to grasp the reality of life in China, and especially in Shanghai, in the thirties. She was well introduced in the circles that made things happen then, and had tea with notable Chinese as well as foreign dignitaries. She always was a naive political analyst though, and when she leaves her travelogue mode to draw more general conclusions about politics in China, or her future, it is clear that this was not her cup of tea...

14 May 2009

Film review: The Children of the Decree, by Florian Iepan and Razvan Georgescu (2004), *****

Synopsis

“Procreation is the social duty of all fertile women,” was the political thinking during the 1960s and 1970s in Romania. In 1966, Ceaucescu issued Decree 770, in which he forbade abortion for all women unless they were over forty or were already taking care of four children. All forms of contraception were totally banned. The New Romanian Man was born. By 1969, the country had a million babies more than the previous average. Thousands of kindergartens were built overnight. Children had to participate in sports and cultural activities.

Romanian society was rapidly changing. By using very interesting archival footage and excerpts from old fiction films and by interviewing famous personalities from that time – gynaecologists or mothers who were part of the new society – the director revives this period of tremendous oppression of personal freedom. Many deaths were caused by the mere fact that women, including wives of secret Romanian agents, famous TV presenters and actresses, had to undergo illegal abortions. Many women were jailed for having them. Some died by using awkward abortion methods, like injecting mustard or lemon juice into the uterus. Sex life was no fun anymore. But still, Romania had a demographic boom and hosted a world conference on population in 1974.

From 24th International Documentary Film Festival Amsterdam. This site streams the movie in English.


You can watch a trailer of the movie here, and the introduction here.

27 February 2009

Film Review: The Threat (2008), by Silvia Luzi and Luca Bellino, *****

Synopsis

“Hugo Chavez and the Bolivarian Revolution are the greatest threat since the time of the Soviet Union and communism”. Doctrine for Asymmetric War Against Venezuela,  U.S. Army, 2006

This is the starting point for a journey across the country which gave rise to the “red wave” in Latin America. Does Venezuela represent the dream of a new socialist society or is it just another distortion of populism and dictatorship?
A trip with President Chavez over the largest oil reserve in the world, situated beneath the Orinoco river, becomes the occasion in which to enter into the lives of Venezuelans, nine years after the beginning of the Bolivarian revolution. The government missions to fight illiteracy and hunger, the creation of a public health care system and the development of an economy based on cooperative work are some of the achievements which characterize the Chavez era.

On the other hand are the country’s 60 violent deaths a week and its collapsing hospitals, the closure of the most popular television channel, the old European immigrants in flight, the opposition black list and the ubiquitous government propaganda. Venezuela en route to socialism: is this still possible in our post-ideological times?


Luca and Silvia in Caracas
Review

This is an excellent documentary on Chavez's Venezuela. A couple of young Italian directors went there to see with their own eyes how the Bolivarian revolution ideals were being implemented. They were disappointed but kept a cool balance throughout the making of this film. They went to the roughest neighborhoods of Caracas as well as with the richest elites. They went to see how the much boasted national health policy is implemented in the hospitals. They went to see what is available in the market for normal people. They spoke with immigrants, students and journalists. They also spent a whole day traveling around the country with Chavez himself, asking questions and thus allowing the viewer a chance to come to independent conclusions on the pros and cons of his rule.

Here is a trailer of the documentary in English.

You can buy the DVD here, in original Spanish with English subtitles.

The Cooperative Suttvuess based in Rome has been working in the field of research, audiovisual production and post-production since 2000. It was born as a post-production company for cinema and television. Over the years however, the cooperative has enlarged its field to the production of historical and inventive documentaries as well as commercial and social advertisements.
INFO: www.suttvuess.com

Or go to La Minaccia's blog.

21 August 2008

Recensione: "L'Ombra di Mao", di Federico Rampini, ****

Sinossi
Mao Tse Tung è un leader che ha lasciato un'impronta indelebile sulla storia del secolo. Sotto Mao e per colpa sua il popolo cinese ha subito tragedie e sofferenze atroci. Oggi il bilancio degli storici è pressoché unanime nel considerarlo responsabile di un numero immane di vittime, probabilmente fino a 70 milioni di morti. Ma nonostante questo dato, nella Cina contemporanea il mito del Grande Timoniere resiste.

14 September 2006

Film Review: The Lives of Others (2006), by Florian Henckel von Donnersmarck, *****


Synopsis

In the former East Germany, no-one was above suspicion. Like George Orwell's vision of the future come to life, art and people and relationships were monitored obsessively; The Lives Of Others captures not only the paranoia and danger inherent in such a world, but also expresses hope that even in the most desperate situations, people can make a difference.

The story of The Lives Of Others unfolds mostly through the eyes of a secret service agent (Ulrich Mühe)who's been given the task of spying on an artistic couple who've attracted the attention of the Minister of Culture. Little by little, he's drawn into their lives even as we're drawn into his; and as he loses his faith in the government, he must decide whether or not to try to hide the transgressions of those he's watching. As the physical danger and emotional cost mounts, it's impossible not to become utterly engrossed; intelligent and well-written, The Lives Of Others is also deeply moving.


Review

A fictional account of real life under communism in East Germany. I studied pre-1989 Eastern Europe in depth and visited that particular country a number of times. This is really what was going on!

The film is a great mix of fiction (for the love story part) and reality (for the political part). As such, it is a brilliant piece of work that entertains and educates at the same time.

Addendum: Just a few weeks after this film came out, Markus Wolf, the long time chief of Stasi, died in his sleep, a free man. It was 9 November, quite appropriately the anniversary of the fall of the Berlin wall, and the national day of the unified Germany he tried to prevent from ever coming into existance.


You can get the DVD here:

01 December 2005

Una corrispondenza formativa

1 dicembre 2005

ELEONORA
Ciao Marco ben trovato. Mi ricordo sempre con piacere del nostro viaggio in India. T'avverto che è un e-mail lunghissima, di recupero per tutte quelle non mandate (e le future).

Dopo il nostro viaggio sono andata in Etiopia fatta in settembre-ottobre alla faccia della fama delle carestie che la piegano, è inaspettatamente veeerdeee, praterie immense piene di bestiame montagne panorami..e una marea di gente per strada che cammina, molto povera. Di contro Addis Abeba è abbastanza moderna più di altre capitali africane che ho visto. A Settembre-ottobre lì è inverno si è sempre in altitudine e fa freddino, lo dico perchè uno, parte per l'Africa in braghini e canottiera figurati che caldo fa poi si ritrova a gelare, questo nel nord, a sud fa caldo. Non è una novità che l'Etiopia è uno dei paesi africani più interessanti da vedere. 
E' fotograficamente un potenziale ma è molto faticoso..è peggio dell'India per via di richieste di birr (soldi) a baratto delle foto, ti esasperano davvero e tanto tengono allenata la pratica del pretendere pretendere pretendere dai turisti tutti Onassis per loro, che è davvero difficile scattarle prima della posa. Perciò spesso prendevo il mio cessino di Nikon e la mettevo in custodia. Ciò che mortifica davvero è la mentalità d'assistenzialismo da paese che così proprio non ne uscirà mai da una povertà che ti intristisce e sconcerta fino al midollo. C'è pure un bel po' di mafia. Questo in tutto il terzo mondo? Sì, qui è manifesto. E' un paese tutto bello, grande e si sta molto in macchina. Bisognerebbe cercare di andarci in gennaio per le feste religiose di etiopia storica, meno frequentate, il sud è veracemente tribale perciò battutissimo tutto l'anno. La parte più ..più è dove nessuno va, la parte est musulmana verso la dancalia (zone di Hafar). L'Etiopia non è il Sudafrica o la Tunisia..è l'Africa Africa.
A proposito di Africa Africa, sono stata in Burkina a Ouagadougou in missione nel '96 5 settimane nei dispensari dei camilliani ed ho fatto il niger (Bororo-Tuareg) ergo, Togo-Benin-Burkina non può che essere nei primi posti per la voglia di andarci; forse ci andremo con Patrizia con il solito gruppo con cui viaggio in febbraio-marzo-aprile-maggio ma è troppo presto per saperlo, diciamo che è uno dei posti dove ci siamo detti ci piacerebbe andare l'anno prossimo.
In Etiopia ci sono andata con XXXXX... io i cognomi li trascuro proprio da subito. E' simpatica, in gamba, viaggia in genere con un gruppetto suo tant'è che non sempre pubblica i viaggi sul sito e lavora per avventure. Semmai ti dirò l'esatto cognome se ti interessa.
Sei venuto fuori nei nostri discorsi perché ti conoscono in quel giro. Guarda che chiacchierando ho parlato bene di te. Ti dico queste cose perchè poi conoscendoti non lo sei e magari sai se bazzichi ad avventure è buona cosa saperlo. Cosa? questo: hai dato ad avventure (velatamente con l'ombra del dubbio che ad avventure c'è per fortuna..) un'impressione un po' da sapientino un po' snob e certo non aiuta fare discorsi segnatamente di destra filo politica estera americana a chi ti conosce poco, quando non hai un tempo di conversazione sufficiente per spiegare e raccontare da dove vieni e perché arrivi a certe conclusioni.
ORA CERCO DI SPIEGARMI. Il fatto è che detto il più moderatamente possibile, semplicemente e non da tecnici, da profani e ignoranti se vuoi, io e alcuni di avventure che t'hanno sentito parlare troppo poco per conoscerti un po', pensiamo che i fanatici comunisti o liberali che siano, se ottusi fanatici sono teste di cxxxx uguali. Questa, come premessa con la quale tu non c'entri assolutamente.
Continuo: ad avventure, non per programmata selezione ma perché ci si sono casualmente ritrovati a lavorare lì e soprattutto perchè si va a vedere il resto del mondo com'è, un pò di mentalità ...rossa, c'è. Cosa che dal MIO punto di vista è un'evoluzione naturale dell'andare a vedere il mondo com'è, questo al di là di ogni analisi scientifica che non sono nemmeno in grado di fare. La pensano come me molti ad avventure.

Io di te, ho detto, e non l'avrei detto (mi sarei fatta i cxxxx miei) se non perché spero che ciò che ho detto a xxxx sia andato a raddrizzare l'impressione (che è solo un'impressione riconoscono essere quindi cangiante), da sapientino di destra che hai lasciato. Io ho detto che puoi averla lasciata quell'impressione, a volte fighetto appari, ma c'è magari dietro lo studio o un'opinione non fanatica come urlano in tanti e per quanto, com'è lecito, ognuno la pensi come diavolo vuole non sei così fighetto da non avere cura, disponibilità, tolleranza e modestia di confrontare le tue opinioni con chiunque, anche con chi non sembrerebbe capace di dire nulla. Tutti hanno qualcosa da dire e che è interessante da ascoltare, ed ascoltare è conoscenza e intelligenza. Tu questo lo sai e lo sei.
Io non so se ti ci ritrovi ma anche se ha volte ci fai ...magari per colpire, un po' il fighetto, però hai cura di conversare senza chiusure con chiunque, perciò l'impressione che puoi lasciare  risulta conoscendoti affrettata. Non che fosse grave la faccenda, era un discorso che più leggero non si poteva, una chiacchierata che abbiamo fatto io e xxxxxxx sui capogruppo incontrati. Potevo anche non raccontarti tutta sta cosa e scrivendola l'ho certo ingrandita da cazzata che era, ma mi dispiaceva che questa piccola e irrilevante impressione potesse in qualche leggero modo far ombra sul fatto che 'logisticamente' (l'unica cosa che alla fine importa e l'unica che pesa ad avventure al di là di ogni inutile gossip) sei un ottimo capogruppo per lingue, organizzazione, disposizione all'amicizia. Sei uno sveglio, interessante e generoso nel far andare a tutti ottimamente il pre-viaggio, il viaggio e il dopo viaggio.

Non l'ho introdotto io il discorso con XXXXXX ma ho detto la mia da semplice e schietta quale sono. Nemmeno XXXXX è un'impicciona caciarona anzi è un ottima persona e capogruppo ed è un'amica con la quale posso parlare anche magari non facendomi i cXXX miei perché ho piena fiducia nella sua intelligenza, di come prende/capisce le cose che le ho detto. E la cosa è vicendevole se no non mi avrebbe parlato di te. E sai giù ad avventure ne sentono di tutti i colori; c'è gente che fa il capogruppo ma è incapace o stronzo e quello per loro è lavoro alla fine, per non perdere gente che non viaggia più con avventure solo perché ha avuto delle beghe. Soldi. Per lavoro non per altro, non certo per simpatie politiche, cercano di riuscire a valutare se chi si lamenta è un rompicxxxx che è indifferente perdere ...o se è il capogruppo che è meglio perdere. E sai, con tutta la tolleranza di cui sono capace, ce ne sono!

Magari proprio per qualcuno è ora di andare in pensione anche come capogruppo e nemmeno il premio del viaggio gratis riesce a fare di alcuni dei buoni viaggiatori. Non parliamo degli stronzi E io in genere in ferie cerco per principio di pace, nonché per salute, d'andare d'accordo con tutti e almeno in ferie di essere 'in pausa', di non giudicare nessuno. Chi se ne frega, basta vedere il mondo, mi basta quello. Se poi trovo amici, meglio così. Ma se uno è stronzo e non sveglio a un certo punto viaggi per conto suo. Non volevo che qualcuno potesse anche solo lontanamente mischiarti con questi e quando ci si conosce poco può capitare sulla base di impressioni. Il detto la prima impressione è quella giusta è una benemerita cazzata. Basta ho finito. Hai qualcosa da rimproverarmi? Se è così dimmelo ti prego e questa è l'ultima volta che presuntuosamente mi metto a psicoanalizzare o filosofeggiare su come sei o non sei come chi crede di capire tutto di tutti..lo spirito non è quello; io mi farei promotrice attiva di un solo partito: il partito di chi si sa fare i cavoli suoi.
Volevo solo darti modo quando vai ad avventure, di pigliarti tutti i viaggi che vuoi perchè te li meriti 'per merito'.  Perchè se hai messo su, un angolo dell'avventura non è un caso ed un piccione viaggiatore è viaggiatore. Nel momento in cui ho sentito una piccola ma credimi davvero piccola cosa che lo avrebbe non impedito forse 'ritardato', c'ho messo parola. Alla fine era una chiacchierata tra amiche probabilmente già scordata e mai riferita, a volte ci si fa dei film mentali per un nonnulla. Non solo tu sei un bravo capogruppo anche altri. Poi lo sai meglio di me, come ogni ambiente anche avventure è un luogo di inciuciamenti, figurati! Il mondo non si cambia così..e allora volemose bene e tiriamo a campà. Boh si dice così per epilogare? (sei tu il romano). ciao eleonora

4 dicembre 2005

Ciao Eleonora, WOW che email! Be' prima di tutto vorrei ringraziarti, sia per aver dedicato tutto questo tempo per scrivere e riferirmi dei commenti dietro le quinte di AnM, sia, soprattutto, per il tuo apprezzamento sul mio "lavoro" di capogruppo, che mi gratifica ed appaga per i miei sforzi. I complimenti al mio modo di pormi per ascoltare e discutere (mi sforzo, e se tu lo hai notato vuol dire che ci riesco) mi hanno veramente quasi fatto arrossire; spero che tu non sia l'unica a pensarlo, ma sei l'unica che me lo ha detto. Spero avremo modo di viaggiare ancora insieme.
Grazie anche per le info Etiopia, ne farò tesoro!

E veniamo al resto. Non ho capito bene cosa tu, o XXXX, intendiate per "fighetto". A me piace parlare delle cose che leggo sui paesi che visito, cerco la conversazione che però spesso non si sviluppa perché molti ad AM -- e non solo -- non leggono, non si informano, sanno solo dire "che bello!" dovunque si trovino. Forse questo fa pensare che mi dia della arie? Eppure lo spirito di AM è proprio quello dell'approfondimento, c'è anche la biblioteca, il caffè letterario, le recensioni dei libri. Oppure cos'altro è? Forse che a volte a me piace dire qualche frase a effetto, un po' provocatoriamente? Be' sì, è una tecnica di presentazione, serve a svegliare quelli che son distratti e a concentrarsi sulla questione che si sta discutendo. Un sasso nello stagno insomma. Non c'è niente di peggio di una conversazione noiosa, invece a volte con una "sparatella" si vivacizza il tutto!

Ma quando all'essere di destra direi due cose, che ovviamente sono punti di vista opinabilissimi e personali: una è che se non ci fosse una destra non ci potrebbe essere una sinistra, è ovvio, o almeno dovrebbe esserlo a chi è veramente democratico (e non "democratico" come la Repubblica Democratica Tedesca o quella della Corea del Nord). Dunque per un democratico di sinistra l'esistenza di un democratico di destra dovrebbe essere la garanzia di un sistema democratico nel suo insieme. E quindi che ci sarebbe di male ad essere di destra?

La seconda è che oggi la destra, intesa come la conservazione, è rappresentata, in Europa continentale (a Londra è diverso) da quelli che si autodefiniscono di sinistra; nel senso che, non potendo più sognare ad occhi aperti aspettando il sol dell'avvenire, le sinistre cercano di conservare con le unghie e con i denti un sistema sociale ormai consunto, decrepito e screditato, oltre che insostenibile finanziariamente, quello dello statalismo assistenziale creato negli anni sessanta e settanta.

Per far questo si attaccano a tutto, alle cause più disparate, persino alla Chiesa, una volta nemica, con Rutelli radicale abortista che si converte al cattolicesimo, Veltroni che scopre di essere sempre stato religioso e persino Bertinotti che appena può invoca il Papa. Gli altri non son da meno, basta vedere il Presidente del Senato Pera, che era pure liberale ed ora si preoccupa solo di adulare i vescovi, Berlusconi divorziato che va a messa, ecc ecc... tutti in cerca dei voti dei cattolici!

Io in questa Italia non ci voglio tornaaaaaareeeee e meno che mai mi identifico con la sua "destra"!!!!! Ti ricorderai che ne parlammo... io non mi considero di destra, non lo sono affatto, perché non sono un conservatore, ma sono per il progresso, l'evoluzione. Sono un liberale, cerco di essere tollerante, aperto, e quindi per definizione non estremista. Un liberale si batte perché chi la pensa diversamente da lui si possa esprimere, perché sa che sa questo continuo confronto nasce il progresso. Uno può essere un estremista cattolico, islamico, comunista, fascista, ma un "estremista liberale" è un ossimoro, una contraddizione in termini. Ti dicevo che sono antifascista, anticomunista, e anticlericale, e non scherzavo. Solo che per certi sinistroidi (non te) se non la pensi come loro sei di destra e quindi un cattivo. Accade anche il rovescio naturalmente, e ti sorprenderà che in ambienti diversi da AM io spesso mi trovi ad essere considerato quello "di sinistra".

Conosco XXXXX, ha curato i servizi a terra per un paio di miei viaggi, assolvendo sempre bene alle sue mansioni. Lei, con Patrizia e Daniela, sono le colonne portanti dell'ufficio di AM, le veterane, quelle che capiscono le cose al volo senza dover perder troppo tempo. E' grazie a loro che i tantissimi casini di quell'organizzazione alla fine si risolvono (quasi)  sempre ed i viaggi funzionano. Altri là dentro si trascinano inconcludentemente come nei peggiori uffici pubblici... Io non le ho viste fuori dall'ufficio, ma direi, a naso, sono di quelle ex sessantottine un po' deluse dalla vita, con i sogni rivoluzionari infranti, che se la prendono un po' con tutto e tutti ma non hanno più, come quando erano giovani, alcuna certezza di proposta alternativa cui far riferimento. Ho una pletora di cugini che rientrano in questa categoria...

Devo dire mi fanno un po' pena.  Molti di loro pensano che il socialismo sia una bella cosa, solo è stata realizzata male dai regimi del socialismo reale finora, nei quali paesi infatti di comunisti se ne vedono pochi (gli unici comunisti che ho incontrato a Cuba erano un paio del mio gruppo, nessun cubano!); mah, sarà pure, ma cosa caspita può far pensare che Bertinotti sarebbe più bravo di Gorbachev, Mao, Kim il Sung, Ho Chi Minh, Castro, ecc ecc ecc ecc? Io ne dubito! Ma rispetto comunque chi vuol ancora sognare; mi fa incazzare invece chi manipola questi sognatori. Questi si rendono conto che la loro strada, quella per seguir la quale hanno speso la loro gioventù, si sia rivelata un vicolo cieco, ma non hanno le palle per riconoscerlo e cambiarla. Ma neanche possono tanto insistere perché ormai, soprattutto tra i giovani, non li segue quasi più nessuno -- e meno male. Ed allora sono generalmente incazzati con il mondo che li circonda, ma non ne riescono ad immaginare, e tanto meno ne possono proporre, uno che sia migliore ed allo stesso tempo realizzabile.

E con chi si incazzano? Naturalmente con il capitalismo, l'Occidente, il mercato (e la democrazia all'occidentale, che sono due facce della stessa medaglia) che potremmo criticare all'infinito (io stesso lo faccio) ma sono per ora il meglio che il mondo sia stato capace di produrre. Che vuol dire il "meglio"? Vuol dire il meno peggio se vuoi, ma a me appare chiaro che noi stiamo meglio del resto del mondo che ha adottato altri sistemi e stiamo meglio oggi di come stavamo ieri.

Infatti il resto del mondo vuole imitarci, e lo fa dappertutto, senza distinzione di razza, religione, cultura, se non glielo impediscono dittatori e tirannelli vari; e quelli che scrivono dei mali dello sviluppo (disuguaglianza, inquinamento, snaturamento delle culture) cosa propongono? Nulla... solo cazzate di come sono carini i villaggi di fango con i bambini in Africa, tanto belli belli belli... di come una volta si stava bene, "ai miei tempi"... Di questi i gruppi di AM sono pieni. Poi mi fanno ridere quelli che quando gli racconti di un viaggio ti dicono di come il posto tale o talaltro era tanto meglio prima quando ci sono stati loro e non c'era la corrente elettrica, le strade, l'acqua potabile... però mica ci vanno a vivere loro senza acqua corrente, luce, auto, ospedali ecc ecc.

Io dal viaggiare traggo conclusioni diverse dalle tue. Io vedo che dove c'è democrazia, libertà e mercato c'è anche benessere, istruzione, cultura. Dove quelli mancano, questi avvizziscono. Il capitalismo produce disuguaglianza, anzi si basa sulla disuguaglianza, a volte abissale, e che deve essere corretta -- dallo stato. Ma la mancanza di capitalismo ha sempre portato (finora almeno) magari maggiore uguaglianza, ma a livello più basso per tutti. Questo mi pare ovvio. In India per esempio, oggi ci sono enormi differenze tra ricchi e poveri ma il paese cresce a ritmi esponenziali ed anche i poveri migliorano, mangiano, studiano, hanno una prospettiva davanti a sé. Fino a 15 anni fa, con i piani quinquennali ed i monopoli statali, quelli che oggi sono poveri morivano letteralmente di fame.

Comunque sia, di questa evoluzione del mondo, che per me è positiva, se pur costellata di errori, e non è affatto di "destra", gli USA sono la locomotiva. Senza di loro l'Europa sarebbe stata sottomessa dal Kaiser, da Hitler o da Stalin, e l'Asia dal militarismo giapponese. Gli americani continuano a produrre, non solo tante cose che amiamo e fanno parte della nostra vita di tutti i giorni ma soprattutto conoscenza, innovazione, fermento culturale, che sono la chiave di ogni progresso.

Pure il 68 degli ex sessantottini non è mica nato dal socialismo, ma in California. Hanno le migliori università infatti in USA, e non solo perché hanno i soldi, ma perché sono meritocratiche e libere dai baroni politicizzati che soffocano quelle europee. Infatti spesso nelle università americane sono gli scienziati stranieri, europei e asiatici, che brillano, ma è in America che trovano un sistema paese che funziona ed in cui si possono esprimere. Un sistema che sbaglia ma ha la capacità di auto-correggersi.

In parte anche in estremo oriente hanno imparato a farlo, mentre in Europa siamo fermi, stagnanti, abbarbicati su posizioni nostalgiche quanto sterili, con lo stato che entra dappertutto come una piovra e quasi sempre fa guai, e perdiamo tempo a bearci del nostro glorioso passato invece di pensare a costruire il futuro. Che cosa ha partorito l'Europa di buono per il mondo negli ultimi 50 anni? Non molto, mi pare, e me ne dispiace. E poi degli Americani ammiro lo spirito di identità, il grande rispetto reciproco, la disponibilità, anche l'ingenuità se vuoi. Io per questo sono molto pro-americano, il che non vuol dire essere pro-Bush (personaggio che detesto) ma uno può ben essere pro-italiano senza amare Berlusconi o Prodi, o pro-europeo senza amare Solana e Barroso, o no?

Invece certuni sono comunque, ideologicamente, aprioristicamente anti-americani, magari senza esserci mai neanche stati --  poi magari bevono Coca Cola e ascoltano jazz, vestono jeans, mangiano hamburger, fumano Marlboro, usano Windows, masticano la gomma "americana", ecc ecc ma per carità, gridano morte all'America ad ogni occasione! Ti parla uno che comunque l'America dopo 10 anni l'ha lasciata per certa incompatibilità, ma la conosce bene.

Be' mi rendo conto che mi sono lasciato andare in una filippica che forse qui c'entra come il cavolo a merenda! Ma in fondo fa bene scrivere perché aiuta ad articolare il proprio pensiero... ma non volevo scrivere tutta sta palla di email seriosa, mi è scappata la mano.... :-)) be' chi di email ferisce di email perisce, se non ti sei rotta prima e sei arrivata fino a qui a leggere fatti forza che ho quasi finito!

Per finire voglio sottolineare che ti sono veramente grato per avermi aiutato a capire un po' meglio come una parte di me possa venir percepita all'esterno. Forse questo mi permetterà di presentarmi meglio e persino, chissà?, da migliorarmi, cosa che cerco sempre di fare. Che tu abbia voluto condividere queste tue percezioni con me mi ti fa considerare un'amica, ed anzi non ne ho tanti di amici che si prendano la briga di dir qualcosa per aiutarti a capire. Se poi XXXXX e Co preferiranno dare i viaggi ai coordinatori rossi... facciano pure... quando riempiamo la scheda dei coordinatori allora oltre che al numero di telefono ed al codice fiscale dovrebbero anche chiederci il colore politico!! scherzo ovvio... ;-) ...ma non credo che siano così meschine, anzi ti ripeto tutte e tre hanno sempre lavorato bene per quanto io abbia visto. Magari se sorridessero di più non guasterebbe, c'è sempre un'aria di tristezza in quegli uffici, eppure è un'azienda che va bene, con un modus operandi informale, giovanile, un rapporto diretto con i capi, boh? forse mi manca qualcosa...

Comunque è vero dentro AM si respira un'aria rossa, una mia partecipante un po' meno sofisticata di pensiero di te mi ha persino chiesto una volta come potevo viaggiare con AM dato che non votavo per la sinistra (le ho detto che da oltre 10 anni non voto proprio per nessuno)... vedi un po' che ti capita a fare il coordinatore... In effetti la maggioranza dei miei partecipanti di solito è di sinistra (cioè di destra, conservatori) mentre molti coordinatori che ho conosciuto sono più liberali, ...mah! non è certo un sondaggio statisticamente significativo...

5 dicembre 2005

ELEONORA

Un liberale si batte perché chi la pensa diversamente da lui si possa esprimere, perché sa che da questo continuo confronto nasce il progresso, dici tu. Devo essere una liberale anch'io allora.

Sai all'ultimo non te la volevo mandare quella mail, avresti potuto leggerla in negativo e trarne insofferenza per una che alla fine se le tenga le sue considerazioni..ma di nuovo mi hai dato prova del tuo saper 'ascoltare' malgrado il mio pessimo modo di scrivere. Dev'essere il tuo metodo del sottolineare ciò che leggi. E ti chiedo scusa per l'esitazione che ho avuto. Non amo scrivere, non ne sono capace e nemmeno me ne frega più di tanto..lo lascio fare a chi lo sa fare.  Quanto alla tua mail per niente noiosa per ora ti  rispondo senza averla riletta con attenzione, e te la scrivo tra un utente e l'altro per cui sarà come sarà.

Ognuno è com'è.. rispetto te e ciò che scrivi, sento da te quello che hai da dire, se e quando ti va di dirlo, allo stesso identico modo, rispetto xxxxxxx e quello che ha da dire se e quando le va, tu arrivi da dove arrivi ..studi negli Stati Uniti dalle letture che fai, maria eugenia arriva da dove arriva lei socialismo..anni settanta dalle letture che fa, perchè non dovreste essere così come siete? Siete due tipi che tutto considerato bene o male mi piacete. E non perchè ho la vocazione da suora e salvo tutti al contrario, sono decisamente intransigente  o testarda se vuoi ..disprezzo superbia e prepotenza. 

Non sopporto una caterva di idioti bastardi. Arrivo a considerarli tali dopo averli osservati e cercato di capirli, non per vocazione a comprendere anche loro quanto piuttosto al fine di capire se sono bastardi dentro così come mi sono sembrati, se poi mi stupiscono e mi sono sbagliata..è un sollievo. Per quanto riguarda la politica ci lavoro in mezzo agli affarucci beceri di piccoli politicanti di poca qualità e molta 'gonfiezza', c'è poca differenza a livello locale o nazionale. Però so senza incertezze che le cose da fare sono lapalissiane.

Se qualcuno cominciasse con onestà a risolverle ed a fare qualcosa per il bene di tutti verdi, bianchi, rossi e azzurri che siano e chi sta all'opposizione una volta eletto non si limitasse a disprezzare ma raddrizzasse il  tiro..eccetera eccetera a seguire con il discorso utopico che conoscono tutti, non scopro neanch'io l'acqua calda. Ora non ho voglia di seriosità già è Lunedì e sono d'umore storto, consumo giornate e occhi ad occuparmi di cavolate sul metano che più noiose e più lontane dal mondo vero non si può, questo perchè due bastardi m'hanno mobbizzato perchè ho detto loro cosa pensavo.

Per quanto riguarda avventure non so non ci sono mai andata..ho conosciuto patrizia e maria eugenia 'in viaggio' ed il contesto conta. Sono due donne in gamba certo non meschine da scegliere altri a te solo per simpatia politica ma simpatia Può darsi (quando uno deve scegliere e di danni non ne fa, a volte, sceglie anche con la simpatia). La gente è sempre pò ingufita soprattutto sul posto di lavoro. Sono di sinistra ma sanno essere 'liberali' nel senso tuo. Infatti la mail scorsa l'ho scritta non con l'intento di armare te contro una loro meschinità no no ..niente del genere assolutamente, mi spiaceva che non vi conosceste, tant'è vero che tu sei passato per uno di destra filo Berlusconi/Bush snobbino che fa il sapientino e loro come ex sessantottine deluse dalla vita con sogni rivoluzionari infranti che non sorridono mai. Non tutte le ciambelle escono col buco neanche le sparatelle.




31 August 2002

Book Review: "First they killed my father", by Loung Ung, *****

Synopsis
An unforgettable narrative of war crimes and desperate actions from a childhood survivor of Cambodia's brutal Pol Pot regime.

05 February 2001

Recensione: "La Via della Cina" di Renata Pisu, ****

Sinossi
In questo libro l'autrice racconta il suo rapporto con la Cina, iniziato nel 1957 quando, insieme con alcuni compagni, si trasferì a studiare a Pechino, all'università di Beida. Vi trascorse 4 anni e da allora non ha mai smesso di tornare periodicamente in quel Paese che l'ha contagiata di un male inguaribile, il "Mal di Cina", segnando in modo indelebile la sua vita. Quello che leggiamo nel libro non è solo un resoconto o un reportage di viaggio, piuttosto assomiglia a un percorso tra passato e presente che si accompagna a un itinerario esistenziale.

26 April 1994

Il vecchio e il nuovo in politica e nella storia

Barbara Spinelli ha scritto un articolo su "La repubblica" in cui dice, in poche parole, che il nuovo non è sempre necessariamente meglio del vecchio. Si riferisce al fatto che le nuove formazioni politiche che nascono dal dopo "Mani pulite" chiedono consenso elettorale per il fatto di essere "nuove".

Se voleva semplicemente dire che non tutto il nuovo è ipso facto migliore, la cosa è quasi sempre ovvia; dico "quasi" perché forse in alcune circostanze particolarmente incancrenite può essere meglio cambiare comunque, anche in peggio, ma sbloccare le cose: per dirla con Lenin, a volte bisogna fare due passi indietro per poter poi fare un passo avanti. Che in Italia sia oggi meglio rischiare di prendere un po' di rincorsa per poter poi meglio saltare, oppure no, ognuno lo può valutare per sé stesso.

Ma Spinelli sembrava voler dire anche che ad auspicare il rinnovamento in quanto tale sono le ideologie autoritarie, che si fondano sul primato della forza (giovane) sul diritto (che, chissà perché, giovane non è). Questo giudizio, a mio avviso, non corrisponde ai fatti. Vediamo perché, toccando alcuni punti dell'articolo.

Spinelli dice che le dittature (tanto fasciste quanto comuniste) inneggiavano alla gioventù facendone stendardo della propria ideologia. Questo è vero (e non sempre) nella retorica, ma mai nei fatti. Non riesco a pensare ad un solo dittatore (fascista o comunista) che abbia operato per favorire un avvicendamento di giovani al potere, o anche più semplicemente ad una loro effettiva responsabilizzazione nella società. Solo Franco ha preparato il terreno per Juan Carlos (ma chissà se sarebbe contento dell'operato del giovane Re?).

Le gerontocrazie più arteriosclerotiche sono sempre state quelle dittature che Spinelli dice inneggiassero alla gioventù. Il giovane Morozov che fece arrestare il padre non diventò un eroe sovietico per essere stato un giovane contro un vecchio, ma un buon cittadino sovietico che anteponeva lo stato alla famiglia; lo stesso onore capitò, centinaia di migliaia di volte, a padri che denunciavano figli, mariti che denunciavano mogli, sorelle che denunciavano fratelli, ecc. l'età non c'entrava.

E d'altra parte, se ci fermiamo sul piano della retorica, la gioventù (assieme alle "donne", o ai "meridionali", i "disoccupati", gli "handicappati"!) è stata oggetto di untuose quanto malfidate attenzioni verbali anche da parte della nostra partitocrazia. Come si dice a Roma: a chiacchiere!

Per contro, nelle democrazie compiute (tra cui finora non c'è stata l'Italia) all'alternanza politica corrisponde il ricambio generazionale. In quella che è forse la più matura democrazia, gli Stati Uniti, per legge un presidente non può essere eletto per più di due volte (8 anni), poi se ne deve andare. E questo non è una condanna nei suoi confronti, o un "parricidio" come dice Spinelli. Nelle democrazie compiute, di norma, un leader di partito che perde le elezioni in una democrazia compiuta esce di scena. In Italia, dove dal 1945 non c'è stata dittatura ma neanche alternanza, i padri della Costituente che ancora vivono (al governo o all'opposizione) sono ancora lì, attaccati con le unghie e con i denti al potere.

Auspicare che costoro si facciano da parte non vuol dire svilire quello che di buono hanno fatto finora per fare dell'Italia un moderno paese europeo; non vuol dire neanche cercare rivalse per quanto di meno buono pure hanno combinato; anzi, sono proprio loro a svilire la propria opera insistendo a lavorare, credendosi immortali, pretendendo di avere sempre qualcosa da dire. Il grande campione si ritira imbattuto. Onore quindi a Valiani, Bobbio, Scalfaro, De Martino, Iotti e fino a poco tempo fa a Carli, Pajetta, Pertini, Saragat, ... Ma proprio perché hanno fatto tanto bene costoro dovrebbero trasmettere la propria ricchezza di esperienza e farsi da parte. Questo non sarebbe parricidio, sarebbe invece la migliore valorizzazione storica del loro operato.

Medici, insegnanti, vanno in pensione obbligatoriamente ad una certa età. Lo stesso dovrebbe applicarsi ai politici. È vero, si rischierebbe di pensionare prematuramente qualche mente ancora valida; ma è meglio correre questo rischio di quello, ben peggiore, di mettere le sorti del paese nelle mani di persone le cui menti valide non sono più. Se qualcuno li ascolta, costoro potrebbero comunque contribuire con consulenze, opinioni, ma dovrebbero lasciare il potere. Due parole quindi sui senatori a vita che Spinelli si preoccupa di difendere: l'intenzione originale di questo istituto era quello di portare in parlamento delle alte personalità non politiche, perché dessero un contributo di cultura. È difficile pensare che questo possa essere fatto senza limiti di età. In primo luogo, non capisco perché per far questo sia necessaria una nomina a vita, e non per cinque o dieci anni, un lasso di tempo in cui l'apporto culturale potrebbe agevolmente essere espresso. Non vedo invece alcun motivo perché debbano essere nominati politici di professione, come è stato nel caso di Andreotti.