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09 November 2019

Gita intorno a Guiyang

Gran bella giornata di sole oggi. Decidiamo di portare Cindy a fare una passeggiata in campagna intorno a Guiyang.

Prendiamo un Didi (la compagnia concorrente di Uber, di cui ora Uber è uno dei principali azionisti dopo aver venduto loro le operazioni in Cina) e andiamo in un parco ad una quindicina di chilometri. Siccome siamo  in periferia l'autista chiede 5 rmb extra rispetto al tassametro, perché probabilmente dovrà tornare indietro vuoto. Non so se è consentito dalle regole, ma non vogliamo perdere tempo e la cifra  non è eccessiva, quindi accettiamo.

Prima cosa che ci si presenta in quello che doveva essere un parco fiorito? Una porcilaia in disuso! Però, interessante. Si avvicina un signore vuole che vuole farsi una foto con me, sono chiaramente lo spettacolo del giorno oggi!



Bel giro, Cindy è felice, scorrazza in lungo e in largo, non ne poteva più di stare nell'appartamento di Guiyang tutto il tempo con questo sole!

Dopo un po’ abbiamo fame e ci avviamo verso una costruzione con su scritto "Ristorante". Solo che non c'è nessuno, né personale né avventori. Stagione finita. Dopo qualche minuto esce una simpatica ragazza che dice di non poterci cucinare nulla ma se vogliamo cogliere dei mandarini nel loro campo siamo benvenuti.

Cosa che facciamo con grande divertimento, i mandarini sono buonissimi, ne buttiamo giù un bel po' durante la raccolta (con il permesso, anzi l'incoraggiamento dei padroni di casa!). Alla fine ne compriamo 3 chili. Anzi 6 jin come si dice qui, un jn è circa mezzo chilo. Dunque il prezzo è sempre proposto in jin: 4 rmb al jin.

(Tradizionalmente un jin era uguale a 604.79 grammi, non so perché, ed era diviso in 16 liang. Poi c'erano anche altri jin di vario peso a secondo del materiale che si voleva pesare! Oggi però la Cina ha adottato il sistema metrico e un jin vale 500 grammi, meno male che ci semplifica la vita!)

Continuiamo la scampagnata in un campo di fiori. In stagione si paga il biglietto per entrare, ma adesso siamo alla fine e si entra gratis. Fortunatamente ci sono ancora un sacco di fiori per il nostro godimento e le nostre fotografie!


In un laghetto adiacente una contadina o raccoglie molluschi dal fango, sono delle conchigliette a spirale tipo lumachine, di color grigio molto scuro, e sono ottime!



Infine prima di tornare a casa passiamo per una foresta di acacie, un'attrazione turistica della zona. Arrivano gruppi per vedere le foglie che diventano rosse ma in realtà sono ancora verdi, o quasi, sui rami. Lifang mi riferisce di signore dal Guandong che parlano cantonese che sono un pochino deluse. Non so perché, è una bella foresta di acacie, se vai a visitare una foresta di acacie che ti aspetti se non molti alberi di acacia? Qui ce ne sono a migliaia.

Cindy corre irrefrenabile in tutte le direzioni, vuole che la prenda e la faccia roteare in aria senza fine.

Facciamo fatica a trovare un Didi per tornare a casa, siamo abbastanza fuori. Ci preoccupiamo un po' perché comincia a far buio e anche un po' freschetto, non tanto per noi ma la bambina non è abituata ad avventure!

Poi troviamo un parcheggio e  vediamo un'auto con una coppia che sta per partire, ci avviciniamo e chiediamo un passaggio che gentilmente ci concedono. Due giovani simpatici, non parlano inglese ma ci scambiamo un po’ di convenevoli tramite Lifang. Avevamo chiesto di portarci ai margini della città per continuare a piedi, anche perché loro vanno da un'altra parte, ma gentilmente ci portano fino a casa.

Cena al nostro preferito ristorantino di quartiere, il "claypot rice" che serve solo riso cucinato in cocci su fornelli alimentati a mattoncini cilindrici di carbone sulla strada. Semplice e genuino, vera cucina locale.


14 October 2019

Hail a ride in Singapore

Grab is the local version of Uber. You download the app, add a credit card and you are good to go. But you have to be in Singapore to do it, can't activate it from abroad for some reason.

Uber was present in Singapore but sold its business to Grab in exchange for a 30% share in the company I was told. My driver tells me there are some 5,000 drivers as far as he knows, many like himself are part-time: have another full-time job and drive when they want to make an extra buck. Grab is top now, though an Indonesian company called Go-Jek provides competition. They are popular in Indonesia where they run lots of motorcycle taxis, but in Singapore, they are not allowed, only cars.

Fares are marginally cheaper than taxis but can't beat the convenience especially during rush hours or when it rains. Chinatown to the airport is SGD 26.

My driver is a typical Singaporean: half Chinese and half Malay on his father's side, half European and half Indian on his mother's side. Well maybe not so typical, most Singaporeans belong more clearly to one of the ethnicities which make up the cosmopolitan island. They keep to their food, their religions and their language, though of course everyone speaks English and feels equally Singaporean. He tells me mixed marriages are on the increase now.

05 October 2019

Partenza in bus per Changsha e arrivo a Chongqing

Partiamo alle 7 di mattina da casa, una rapida corsa in Didi e siamo alla stazione dei bus. Siamo costretti a prendere il bus per Changsha, da cui parte il volo per Chongqing, perché i comodissimi treni veloci sono pieni, è la settimana della festa nazionale, anniversario della fondazione della repubblica popolare, e tanti cinesi ne approfittano per andare a casa o in vacanza, non è restato che qualche posto in bus, e dobbiamo considerardi fortunati, Lifang ha controllato tre giorni fa, quando li abbiamo comprati, e dopo un'ora anche il bus era tutto esaurito!

Stazione nuova di zecca, pulita. Passiamo come di regola i bagagli ad una macchina di raggi X e, come sempre capita, sentiamo un sacco di BEEEEEEP, come quelli prima di noi e come quelli dopo di noi, ma l'impiegato in uniforme addetto al controllo non batte ciglio e fa passare tutti senza controllare nessun bagaglio.

Un passeggero in attesa si mette a fumare nel bel mezzo della sala proprio vicino al cartello che dice che è vietato. Arriva una bigliettaia e lo fa smettere ma altri se ne fregano e contunuano a fumare. A quel punto anche l'impiegata si arrende e nell'ampio salone a comincia a spandersi una lieve cortina fumogena.

Fila per salire sul bus, un vecchietto passa davanti a tutti i passeggeri in attesa di salire e prendere posto sul vecchio bus scalcagnato, Lifang lo ferma e gli intima di aspettare il suo turno ma lui insiste che deve salire perché ha fretta di partire! ... 😁

Anche qui un paio di persone fumano, compreso l'autista, però smettono quando partiamo. Dopo un'ora tra risaie e villaggi il bus scalcagnato ci deposita ad un grande incrocio e l'autista ci rassicura: in mezz'ora arriverà bus per changsha... Speriamo!

Viaggio verso changsha ma hanno annullato corsa diretta, solo 4 passeggeri. Quindi ci tocca andare a Liufengzhen e cambiare. Apettiamo una buona mezz'ora l'arrvo della coincidenza, non c'è niente e nessuno, stiamo al sole, seduti sulle valigie.
Lottare per la felicità del popolo e il risveglio della nazione

Combattere le tenebre per la stabilità



Grande poster davanti a noi: lottare per la felicità del popolo e il risveglio della nazione.

Secondo poster è biblico: "Combattere le tenebre per la stabilità".

La campagna dell'Hunan è tappezzata di piccoli appezzamenti, orti familiari. Nessuna economia di scala pare. Mezzi rudimentali, pochi investimenti in macchine ed infrastrutture.

Casette a due piani ovunque fino ad arrivo a Changsha.

Oggi fa un caldo torrido, i colori cielo e della terra sono sbiaditi.

La strada è buona e il traffico di media intensità fila liscio, l'autista del nostro bus è bravo.

Arriviamo all'aeroporto di Changsha e ci dirigiamo verso il terminal dei voli interni. A parte noto quello per "voli internazionali + Hong Kong + Taiwan + Macau" le parti della Cina che godono di uno status diverso e per andare ai quali occorre passare una vera e propria frontiera, controllo passaporti ecc.

Il volo Chongqing Airlines, parte del gruppo China Southern, niente di speciale. Arrivo a Chongqing in serata, bell'aeroporto, migliaia di taxi ad aspettare. Ne prendiamo uno ma non è molto gentile. Non lo sono mai, non aiutano con le valige, parlano poco, spesso fumano.

A Chongqing aeroporto grande e ordinato, pulito. Centinaia di taxi che aspettano clienti, partiamo e arriviamo a casa, in centro della megalopoli, in poco più di mezz'ora, traffico abbastanza intenso ma scorrevole. Lifang paga con WeChat (Of course, no cash we are Chinese) e siamo a casa.

Sistemati i bagagli scendiamo a cena. Vivremo per un mese in un quartiere abbastanza moderno, con molti negozi e ristoranti. Tra questi innumerevoli hot pot, la specialità del Sichuan di cui Chongqing fa culturalmente parte.

Grande padellone al centro del tavolo con brodo piccante o no, spesso entrambi in vaschette separate, in cui i commensali mettono pezzi di carne, pesce e verdure per cuocerli a loro piacimento.



22 September 2018

Train from Hangzhou to Chenzhou

Grey sky drizzling. We pack our stuff check out of the hotel and are off to station with an ever reliable didi car.

At the station we are welcomed by a very crowded waiting hall, lots of people going home for the mid-autumn day celebrations.

Lifang goes to get the tickets she has booked online while I wait in line to check-in. I've got all our suitcases and proceed with some difficulty. It's all the more difficult because the wheels of one suitcase are broken, so I have to drag it. But instead of helping me people try to jump the queue and get ahead of me. I manage to keep them behind me and make slow progress.

When she's back we go through to the waiting room a huge hall with thousands of people waiting for their train. From here batches of  travelers are admitted to the platform in the order of departure of their train.

Lifang manages to buy some bananas and processed duck meat for the trip, we've skipped lunch after all. I like the boneless duck bums especially!

The station is quite impressive. Electronic boards show the next 3 or 4 departing trains: red letters and numbers when you need to wait, yellow when you need to get ready and green when the gates (which look like those at the London subway) are open. We slip our tickets through and take the escalator down to the platform.

Then it's time to take position at the color-coded marks on the ground which indicate where each car will stop.

When the train arrives and stops with millimetric precision where it is supposed to stop I'm pleasantly surprised to see departing passengers patiently let arriving travelers off the train first!

We board and struggle to find a place to put our luggage, the aisle is so crowded.

We're off at 300+kmh through Zhejiang province toward Hunan. We barrel through fields of farms, many towns and cities where modern tall and thin residential buildings contrast with old traditional houses.

Too many screaming Chinese children on train, parents could do better to calm them down. Or not. Half the passengers are listening to their favorite TV program or playing a video game online, and not one of them is using earphones. the result is a somewhat less than enjoyable persistent monotonous and loud cacophony.

Once we get to Chenzhou we need a taxi (or Didi) to Guiyang. There is a taxi stand by the station, the fare is 100 Rmb. We try and get something cheaper but end up wasting time with an unofficial taxi before calling a Didi and getting home for dinner! Lesson learned: you may save a few Rmb by using unofficial and/or pooled transportation, but it's probably not worth the hassle!

24 February 2018

Leiyang to Guiyang by bus

After some more trying to get two train tickets (no chance) and some trepidation at the thought of spending the rest of our Chinese New Year holiday here, we manage to get two tickets on a bus home, to Guiyang, where family is waiting for us.

The bus too is fully booked, but we get two seats in the back.

Three men board and take seats without tickets, when collector asks for tickets they say they could not buy them because they were sold out. They  argue, they want to go home. Then three more passengers with tickets board but can't find any seats because they've been taken by the three men. A long argument ensues then finally the three men leave.

Very noisy trip, people suck their drinks loudly, a car-sick girl vomits no one cleans up.

Meanwhile, it's been raining all day long.

We pass through some old villages. Old houses with pagoda roofs quite charming though need restoration.

New housing on the other hand mostly has with flat roof, just boxes of brick and mortar, no character but popular because can dry fruit on top . good for farmers who move to town but still grow crops in village plots.

Once at the Guiyang coach station we find a Didi (Chinese Uber) taxi driver who is rude and unhelpful. He does not move from his seat and keeps smoking while we load and unload heavy suitcases. But anyway we are home!

It is 4pm or so by the time we get to the apartment, and it is very cold. Hunan houses don't have a central heating system but many (including ours) have electric systems but people don't turn them on. In the evening it's 11 degrees inside, essentially the same temperature as outside.

22 February 2018

Changsha to Leiyang

Amazing buffet at the Changsha Intercontinental hotel, eastern and western, hot and cold, sweet and savory, chopsticks and forks and knives and spoon, it is a real celebration.

Some of the highlights: I was first attracted by the local cold noodles, roughly grated with a special tool from a big boulder of dow. You then add spices and bits and pieces of veggies and meats. Also interesting the hot soup with veggies, pork, mushrooms, taylor-made for each of us by a dedicated chef.

After breakfast the real challenge of the day awaits us: find tickets to Leiyang for the wedding ceremony of Carrie, one of our best Chinese friends, but no seats were available to purchase online as usual. It is still the Chinese new year rush, with over half a billion people moving around the country to spend the holidays at home. We went to the station and tried our luck at the ticket office, but no way.

We were then approached by some scalpers who wanted 300 Rmb, not for tickets but as a fee to smuggle us on a train then we could then, supposedly, buy standing tickets. However I have never seen anyone standing on the fast train we need, and the slow train would take way too long, maybe up to 4 hours as opposed to 1. The whole thing is fishy, we give up.

We're stuck! My wife then remembers that there is an alternative: get bus tickets instead. We manage to catch the last bus to Chenzhou at 5:30pm, but must pay for the whole ride to Chenzhou even if we plan to get off at Leiyang. Actually at a highway station which is the stopover for Leiyang-bound passengers. But that's the way it is and we're lucky to be able to get (close) to our destination! Carrie's husband and his brother (who owns a car) will come and pick us up. Very kind for someone who's getting married tomorrow!

Meanwhile great buffet (40 Rmb pp) with unlimited food and beer at a restaurant by the gas station. Tons of meat (great), fish (so so) and veggies (again great). Beer is a local brand, kind of light, but tasty. No fresh fruit however. I loved the chicken paws and the pork belly. Also black fungus with quail eggs was juicy and inviting.

Gas station buffet, Hunan











01 July 2013

I sold my Mercedes 500SL today

Good by to a companion of exactly eighteen years. We had a great time together but, as she approached adulthood, like many adolescents, began to give me too many problems. I will probably never again have a car like her, and I will never forget her.

20 April 2012

Film Review: Space Tourists (2009), by Christian Frei, ***

Synopsis
Frei's film takes a humorous and laconic view of the way billionaires depart our planet earth to travel into outer space for fun. Space Tourists succeeds in surprising its audience with images and situations that have very little to do with the futuristic fantasy of space-tourism. The Swiss filmmaker sets up encounters with the least likely people imaginable: places even stranger and more unknown than outer space itself. The film investigates the emotional oscillations of an expensive enterprise and questions the meaning and boundaries of the human spirit and our hunger for adventure and discovery.

Anousheh Ansari is a billionaire who allegedly spent some twenty million dollars (expensive but, as she puts it, how do you put a price on a dream?) for a 10 day flight to the International Space Station. She explains in her own words why she did this and what her Spiritual experience was. An interesting personality, an Iranian who left her country after the revolution and became American but never forgot her cultural roots. She specifically greeted the Iranian people from space, though she was not allowed to do so in Farsi. She also wore the Iranian flag, but significantly without the Islamic writings in the white part.

Review
This film is another Frei foray into the lives and vicissitudes of the most unusual of people. Ansari is a genuine enthusiast of space, her youthful and genuine passion transpires at all times in the film. She has a child-like naivete for looking at the earth from above, but at the same time a high degree of maturity when she speaks of her travel as a symbol for women's rights, especially in the region of the world where she comes from, where women often do not receive the same opportunities that men do. A spoiled girl's whim? Perhaps, but a great adventure nonetheless. And I can say I would have done what she has done if I had had the money! Go for it Anousheh and thanks Christian Frei for bringing her to us.

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12 January 2012

Book Review: The Skeptical Environmentalist, by Bjorn Lomborg, *****

Pollution in the Maldives
Synopsis

Lomborg, an associate professor of statistics in the Department of Political Science at the University of Aarhus and a former member of Greenpeace, challenges widely held beliefs that the world environmental situation is getting worse and worse. Using statistical information from internationally recognized research institutes, Lomborg systematically examines a range of major environmental issues that feature prominently in headline news around the world, including pollution, biodiversity, fear of chemicals, and the greenhouse effect, and documents that the world has actually improved. He supports his arguments with over 2500 footnotes, allowing readers to check his sources.

12 September 2011

In treno in giro per l'Italia

La settimana scorsa ho deciso di prendere il treno per andare da alcuni amici a Vicenza. Aperta la pagina delle prenotazioni di Trenitalia ho indicato le stazioni di partenza e di arrivo, Roma e Vicenza, e ho scelto data e ora per il mio viaggio. Per un biglietto Frecciargento di prima il prezzo era di 116 Euro. Non proprio regalato, i prezzi dei treni sembrano ormai paragonabili a quelli degli aerei. A titolo di paragone sono andato a vedere quanto costano biglietti simili in altri paesi, sempre in 1a classe. In Francia Parigi-Bordeaux costa dai 40 ai 75 euro, un affare. Per la verità in Germania sembra il treno costi ancora di più, Francoforte-Monaco si vende a 140 euro. In Inghilterra da Londra a Newcastle costa sui 150 euro. In Spagna da Madrid a Barcellona si pagano dagli 80 ai 210 euro a seconda del servizio. Ma andiamo per ordine e cominciamo dall'inizio: la prenotazione.

27 August 2010

16° g - 27 AGO: Manali – Chandigarh, km 350

Partiamo alle 8, Thakur ci affida a due Toyota Innova fiammanti, con due autisti impeccabili e un po' formali e taciturni, ma comunque bravi nel loro mestiere. Scendiamo nella valle di Kullu. Verdissima, meleti e fabbriche di scialli. Ci fermiamo al mercato di Manali, frutta, verdura di più... coloratissimo e puzzonentissimo, ma ovviamente anche molto fotogenico!

26 August 2010

15° g - 26 AGO: Chandra Taal – Manali (2050 m) km 129

Colazione all'aperto contornati dalle montagne, molto suggestivo anche se fa freddo. Partiamo a piedi sulla strada del ritorno mentre l'equipaggio smonta il campo. Un'occasione per godersi il paesaggio con il silenzio e la luce del mattino, anche se per Luisa e Paola il motivo principale sembra essere quello di minimizzare il tempo a bordo dele Toyota su quelle strade strettissime e sgarrupate, con centinaia di metri di strapiombo sotto di noi...!

12 August 2010

1° g - 12 Ago: Partenza per lo Spiti ed il Kinnaur, Himachal Pradesh. Arrivo a Nuova Delhi

Torno in India, sarà la settima o ottava volta, mi sento un po' a casa mia. Questo promette di essere un viaggio di grande interesse culturale, incentrato sul Buddhismo lamaista. Soprattutto nello Spiti, ma in misura minore anche in Kinnaur, c'è una forte presenza di questa religione da secoli, rafforzata recentemente dai profughi del Tibet invaso dalla Cina. Per chi è stato in Ladakh e Zanskar qui i monasteri sono forse meno ricchi, o almeno appariscenti. Ma per chi, come me, è stato stimolato dalle visite del Ladakh e dello Zanskar ad approfondire, questo viaggio sarà senz'altro un valido complemento...

17 August 2006

Road safety signs in Ladakh and Zanskar

These are my top three favorites:

1st prize
LOVE THY NEIGHBOUR
BUT NOT WHILE YOU ARE DRIVING

2nd prize
A CAT HAS NINE LIVES YOU HAVE ONLY ONE

3rd prize
GOD MADE LADAKH, WE CONNECT IT TO THE REST OF THE WORLD (BORDER ROAD ORGANIZATION)

11 August 2006

19° g - 11 AGO: Kargil – Leh

Partenza alle 7.30. Kargil è triste, tetra, un po’ sinistra direi. Non ci mancherà. Passiamo accanto ad innumerevoli campi militari, siamo a ridosso della “linea di controllo” che separa il Kashmir sotto controllo indiano dalla parte pakistana. Lavori stradali dovunque, non si capisce quanta terra tirino giù i bulldozers e quanta le frane che ad intermittenza vanificano lo sforzo un po’ da Sisifo degli operai.

Risaliamo verso il passo Namika, montagne deserte, strade percorsa da mezzi militari, camio (ne vediamo uno abbandonato in bilico sul precipizio di un tornante, fortunato l’autista!) e gruppi di scolaretti che raggiungono le loro scuole a piedi.

Ci fermiamo a Khalsi per un rapido spuntino in un ristorantino sulla strada. Arriviamo a Keh nel pm e resto della giornata libera.

10 August 2006

18° g - 10 AGO: Padum – Kargil

Partiamo alle 5 di mattina, il solito paio di ritardatari mi irrita un po’, sarebbe piaciuto a tutti restare a letto ancora... Risaliamo la Doda, Sani ci scorre sulla sinistra, spenta ed addormentata. Perfino le locuste tacciono. Il ghiacciaio Drun Drun ci appare ancora maestoso sulla sinistra in cima alla valle, ed incontriamo i famosi papaveri blu in due o tre posti diversi.

03 August 2006

11° g. - 3 AGO: Rangdum – Padum

Sveglia all’alba, gli altri ancora dormono ed io vado a meditare con due monaci che fanno la puja armati di tutto l’arsenale: tamburi, cembali, campanelle, ecc ecc. Poi colazione con i monaci, ancora la tsampa, ottima!! Per fortuna non sono il solo occidentale che la ama!

02 August 2006

10°g - 2 AGO: Kargil – Rangdum

Partenza alle 8. La guida Mansoor che avevo incontrato e prenotato a Leh non si presenta all’appuntamento. Altri gruppi lo avevano utilizzato ma a me ha dato buca senza neanche avvertire. Non risponde al cellulare, inutili chiamate a Leh, Mehraj non ne sa nulla, dovremo provvedere sul posto – come si vedrà, non tutti i mali vengono per nuocere, troveremo un’eccellente guida, ed un amico, in Gialpo.

24 July 2006

1° g - 24 LUG: Partenza dall'Italia per l'India



Viaggio su due temi costanti: montagne e monasteri. Non c’è quasi altro, eccezion fatta per il rientro facoltativo a Delhi via terra attraverso l’Himachal ed il Punjab. Interesse culturale focalizzato per il Ladakh e lo Zanskar, buddisti, stretti tra il Kashmir islamico ed il Garwal induista. Dal punto di vista naturalistico, le montagne himalayane sono sempre foriere di forti impressioni, e così pure la fauna che vi si incontra. Il Ladakh della valle di Leh è molto più avanzato, economicamente, dello Zanskar. Quest’ultimo, per questo motivo, può risultare più affascinante, ma bisogna fare attenzione a non confondere arretratezza con tradizione.

28 December 2002

11° g - 28 DIC: Varanasi - treno per Bhopal

Colazione con paratha, uno dei tanti squisiti tipi di pane indiano, omelette e ortaggi vari. Mattinata in giro per la città in ordine sparso, acquisti, altre cremazioni.

Io sono andato a vedere altre cremazioni. Sono circondato da gaglioffi vari che vogliono soldi e da altrettanto fastidiosi acchiappaturisti che lavorano a commissione per i negozi.

Entro in un negozio e vedo una bellissima trapunta copriletto fatta con pezzi vecchi sari, dicono loro, chissà, ma comunque ben fatti. Mi chiedono 450 euro. Gli rispondo che sono matti e mi chiedono di fare un'offerta. Offro 150 euro e accettano subito, segno evidente che sono un pollo e mi sono autospennato! Probabilmente sarebbero bastati 50!

Passeggio nelle viuzze strette e piene di veicoli vari ed animali. Più india di così non si può! Per qualche giorno va bene, ma viverci? Ma poi, si sa, ci si abitua a tutto.

Il venditore mi racconta di Catherine Deneuve, che sembra si sia particolarmente appassionata a Varanasi. In effetti poi leggo sul suo sito web personale che passa molto tempo in questa città che ha scoperto qualche hanno fa e le è rimasta nel cuore.

Vengo investito da un rickshaw, per fortuna solo di striscio ma mi prendo una bella botta al gomito e mi si rompe il paraluce del mio teleobiettivo.

Quindi incontro una processione funeraria di una famiglia che sta portando una nonna ai ghat per la cremazione. Mi avvicino con rispetto, mi vedono e mi invitano ad avvicinarmi. Un signore sulla cinquantina, forse il figlio della defunta, mi invita a guardarla, stesa su una barella di legno e coperta di fiori. Gli faccio le mie condoglianze e rispondo, sinceramente, che in effetti era una bella donna. Chiedo se posso fotografare e mi dice che certamente sì, anzi mi ringrazia di aver portato le mie condoglianze e i miei saluti. I parenti, tutto intorno al feretro, sono sereni, non ci sono segni di disperazione, nessuno piange. Cantano tutti all'unisono una preghiera al dio Rama.

Poi nel primo pomeriggio ritrovo in albergo e rickshaw per la stazione dove alle 4 parte il treno. Abbiamo preso le cuccette di 1a classe “three tier”, cioè a tre file sovrapposte, comode e pulite.

Scorta di banane, acqua ecc alla stazione, in treno servono tè e caffè. Si passa dagli scossoni verticali del bus a quelli laterali del treno, tutto sommato molto meno fastidiosi, e si riesce anche un po’ a dormire.

Alla stazione entriamo in una grande massa di gente in piedi, seduta, sdraiata, ce n'è letteralmente di tutti i colori, ma c'è un ordine, una logica, ed anche un rispetto reciproco, nessuno spinge, nessuno ti passa davanti.

Il treno è ottimo, pulito, economico e, con le relative stazioni, antropologicamente interessante. Consiglio fortemente di farne uso. Ci sono varie classi, noi abbiamo usato la AC-1 2-tier e 3-tier, cioè Aria Condizionata, 1a classe, a 2 o 3 livelli di letti (4 o 6 letti per “scompartimento”, ma in realtà tutto il vagone è comunicante). La sera i sedili diventano comode cuccette.

Per brevi viaggi di giorno si possono eventualmente usare le classi più economiche, e vedere come viaggiano gli indiani poveri, ma non lo consiglio per tratte notturne. Quando si arriva al binario basta guardare sulla porta della carrozza e c'è sempre un foglio di carta bianco formato A4 con i nomi dei passeggeri ed il cognome puntato, ed il numero del sedile. Così io ero Marco C. posto M43.

I treni in India hanno vari nomi, il nostro è il Kamayani Express. Dentro l'aria condizionata è al massimo, fa freddo!

Il sito delle ferrovie indiane consente un’accurata preparazione dell’itinerario, poi State Express pensa, se necessario, ad emettere i biglietti. Noi, prenotando un po' tardi, solamente al primo giorno di viaggio, avevamo alcuni pax in lista di attesa e poi non abbiamo avuto problemi ma siamo stati aiutati dal fatto che c’erano pochissimi turisti.