24 July 2006

1° g - 24 LUG: Partenza dall'Italia per l'India



Viaggio su due temi costanti: montagne e monasteri. Non c’è quasi altro, eccezion fatta per il rientro facoltativo a Delhi via terra attraverso l’Himachal ed il Punjab. Interesse culturale focalizzato per il Ladakh e lo Zanskar, buddisti, stretti tra il Kashmir islamico ed il Garwal induista. Dal punto di vista naturalistico, le montagne himalayane sono sempre foriere di forti impressioni, e così pure la fauna che vi si incontra. Il Ladakh della valle di Leh è molto più avanzato, economicamente, dello Zanskar. Quest’ultimo, per questo motivo, può risultare più affascinante, ma bisogna fare attenzione a non confondere arretratezza con tradizione.

In ogni caso l’isolamento dello Zanskar (nel 1961, quando è arrivato il primo camion da Kargil, si racconta che i contadini di Padum gli portarono del fieno pensando che un animale così grosso sarebbe stato molto affamato dopo un così lungo viaggio) sta per finire, con il completamento della strada statale asfaltata Leh-Padum, che permetterà a uomini e cose di evitare il lungo, costoso e pericoloso periplo che passa oggi per Kargil. Importante per questo viaggio prepararsi culturalmente, altrimenti si perde il senso principale della visita.

Trasporti terrestri da noi utilizzati in Ladakh

Pro e contro sull’utilizzo delle jeep o del bus: il vantaggio principale del bus è il costo inferiore rispetto alle jeep, anche se bisogna considerare il fatto che se lo prendete per tutto il viaggio (scelta praticamente obbligata perché non è possibile trovarli in Zanskar) vi resta fermo parecchi giorni. Infatti alcune gite in Zanskar vanno fatte per forza in auto (reperibile in loco) per condizione strade, i bus non ci passano o passano a fatica.

Non condivido quanto hanno scritto altri coordinatori riguardo alla maggiore comodità del bus, sia per spazio disponibile sia per ammortizzamento buche, dato che i bus non sono certo dei più moderni, ma sono Tata indiani molto spartani e spesso vecchiotti, che conosco bene per averli utilizzati in altri viaggi.

I vantaggi della jeep sono molteplici: a) maggiore flessibilità (se una parte del gruppo vuol fare un programma alternativo o partire prima da o per un sito, tornare dopo, fare una variante di percorso, fare una sosta per foto, ecc.); b) sicurezza (se il bus si rompe, o se buca una gomma e non c’è quella di scorta, o c’è ed è pure rotta, in Zanskar son dolori! Se si rompe una jeep ci si può stringere nelle altre, a noi è capitato); c) comodità, dato che i sedili delle jeep sono comunque meglio di quelli del bus. Se poi riuscite ad avere le Toyota Qualis o le Scorpio ed evitare le jeep Tata, ancora meglio.

A Leh mi sono rivolto a Mehraj, che forse costerà un po’ di più rispetto al “fai da te” se si va al parcheggio dei taxi a negoziare, ma garantisce affidabilità ed aiuto in caso di problemi e fa risparmiare tempo, che dopotutto è il bene più prezioso in viaggio. Per tutto il nostro giro abbiamo pagato 2580 Eur per 3 Jeep (viaggio in Zanskar e Nubra) o 2 sole jeep per i giretti in valle. C’è stato qualche piccolo conguaglio perché alcuni giorni abbiamo usato meno auto per i giri locali. La jeep che si è rotta da Rangdum a Padum (vedi sotto) non l’abbiamo pagata.

Alimentazione

L’offerta della cucina ladakhiana, con influssi islamici (kashmiri), indiani, cinesi e tibetani, è abbondante e varia. I classici “momo”, ravioli ladakhiani, bisogna provarli, sia vegetariani che con carne, al vapore o fritti.

Molta frutta fresca e secca per spuntini, pranzi al volo. Magari portarsi integratori quali salami, prosciutto, cioccolato, nutella, formaggio grana et similia... vedrete che non andranno sprecati! A noi hanno fatto enormemente piacere soprattutto per i pranzetti al volo con frutta o chapati comprato per strada. Come sempre in India, bere solo ed esclusivamente acqua imbottigliata ed aperta da voi o in vostra presenza. Per il resto, vale la vecchia regola: sbuccialo, bolliscilo, cuocilo, o ... dimenticatelo!

Mercati, acquisti

Tanti negozi interessanti a Leh, bisogna perdere un po’ di tempo per selezionare la roba di qualità dalla paccottiglia ma si può comprare bene. Come tessuti le pashmine e gli scialli misto pashmina7seta del Kashmir ed ovviamente i tappeti sono le cose più interessanti. Altrimenti sono tipici gli oggetti dei monasteri, dai tavolini dei monaci a tutte le suppellettili e gli utensili per le cerimonie, teiere, mulini di preghiera, tamburi, ecc. Molte di queste cose sono vecchie, dismesse dai monasteri perché se le rifanno nuove e si trovano nei negozi. Molta la produzione nuova, che non è stata mai usata nei monasteri, ma non per questo meno bella, dipende. Spesso le cose più belle vengono dal Tibet e non sono originarie del Ladakh.

Non molto da comprare nello Zanskar. Io ho comprato delle pietre di Mani da uno scultore che le produceva, ma attenzione perché in teoria sarebbe vietato esportarle dal Ladakh (neanche si potrebbero portare a Delhi!), in quando le autorità temono che i turisti le rubino dai muri di mani – costano 2-3 dollari, veramente meschino rubarle! Alla fine il controllore dell’aeroporto me le ha fatte portare via.

Si parte. Ancora una volta porto un gruppo di turisti intaliani in India. Volo Alitalia diretto da Malpensa per Delhi. Arrivo a Delhi puntuale, aeroporto Indira Gandhi, sempre fatiscente e puzzolentino come sono abituato a conoscerlo. Non un bel biglietto da visita per l'India che diventa superpotenza. Cambio di soldi alla banca dell’aeroporto (conviene, è sicuro e pratico, poi si evita di perdere tempo dopo). Ci vengono a prendere quelli della State Express, l'agenzia locale a cui ci appoggiamo, e ci portano all’aeroporto nazionale. Passiamo qualche ora in sala d’attesa (aria condizionata, bar aperto, non c’è quasi nessuno e ci possiamo sdraiare sui divani peraltro ben imbottiti) e la mattina presto coincidenza per Leh dopo minuziosi controlli di sicurezza.

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