31 December 2020

12 BUONE COSE DEL 2020 - 12 GOOD THINGS ABOUT 2020

 2020


ENGLISH TEXT BELOW

Siccome di messaggi con insulti al povero anno 2020 ne abbiamo sentiti troppi (ma non si chiama COVID-19?) ho pensato di raccogliere qualche pensiero in positivo sull'anno che si sta per concludere. Non per minimizzare, ma per guardare avanti con realismo, ottimismo e determinazione.

1. Chi mi sta leggendo è ancora vivo. Un buon primo risultato. Tanti ci hanno lasciato nel 2020, forse anche qualcuno che conosciamo, qualche persona cara. Io ho perso una cugina ed il padre di un amico per il Covid-19. Molti altri se ne sono andati per una serie infinita di altri motivi: incidenti, età, altre malattie, guerre, ecc. Noi invece siamo qui.

2. Abbiamo viaggiato di meno, e questo pesa particolarmente per quelli come me che vivono in vari paesi e del viaggio hanno fatto uno stile di vita. Però la prossima volta che partiremo il viaggio avrà un gusto speciale. Ce lo godremo di più, magari lo prepareremo meglio, lo ricorderemo più a lungo. Forse faremo più viaggi, che ci cambiano dentro, e meno vacanze, che nel migliore dei casi ci fanno solo riposare.

3. Siamo andati meno al ristorante, ma quando torneremo a farlo con tranquillità sceglieremo meglio il ristorante, la cucina, ed ogni boccone, ogni sorso di vino ci sembreranno più buoni.

4. Non siamo potuti andare a cinema, teatro, concerti. Ancora una volta, torneremo a farlo perché la cultura non si ferma. La prossima volta saremo più attenti ad ogni scena del film, ad ogni movimento della sinfonia, ad ogni aria dell'opera, ad ogni particolare della scena.

5. Siamo stati costretti a stare di più a casa, ma abbiamo passato più tempo con i nostri cari, fianco a fianco, giorno dopo giorno, ora dopo ora, come forse non facevamo da tanto tempo. Se siamo stati attenti, abbiamo imparato a conoscerci meglio, a rispettarci. Abbiamo capito che stare insieme non vuol dire solo avere interessi in comune o divertirsi, ma parlarsi (e ascoltarsi!), guardarsi, accarezzarsi.

6. Abbiamo riscoperto il significato della solidarietà, o almeno avremmo dovuto farlo, le occasioni non sono mancate. E dell'apprezzamento per il lavoro di chi si è impegnato per superare l'emergenza. Non ce lo dimentichiamo quando la pandemia non sarà più in prima pagina, loro saranno ancora in prima linea.

7. Abbiamo recuperato un po' della nostra identità, anzi delle identità, al plurale. Ci siamo sentiti un po’ più italiani, come forse non capita spesso tranne quando c'è la coppa del mondo di calcio. E, almeno per me, anche più europei. L'Europa si è mossa con ritardo, ma si è mossa, insieme, e visto come sono andate le cose negli altri principali paesi del mondo forse non ci possiamo lamentare. E questo nonostante la pandemia abbia messo da una parte a nudo le meschinità di tanti politici polemici, e dall'altra in risalto la mancanza di grossi calibri tra i leader della politica mondiale.

8. Abbiamo riscoperto il valore della scienza, anche di quella inesatta come la medicina. I chiacchieroni e i millantatori, i negazionisti, gli alternativi, i naturopati, gli anti-vaccinisti, quelli del "sono morti con il COVID e non di COVID" sono, mi pare, o forse lo spero soltanto, meno ascoltati di un anno fa. Abbiamo anche imparato qualche regola di igiene, di buon senso, che avremmo dovuto applicare comunque, da sempre.

9. Abbiamo capito un po' meglio il significato della disciplina. Non abbastanza e non tutti, ma ci farà bene interiorizzare perché ci sarà utile in tante altre occasioni. Prendiamo esempio da quelle società orientali che in questa circostanza hanno dato dimostrazione di grande disciplina ed hanno ottenuto risultati di conseguenza. Ho notato con dispiacere che i giovani, che hanno più da perdere, sono spesso meno consapevoli di questo degli anziani.

10. Abbiamo avuto tempo di riflettere su noi stessi, sugli errori commessi e sui traguardi raggiunti. Soprattutto su cosa vogliamo fare con il tempo che ci resta da vivere. Sapendo, mai come oggi, che potrebbe essere molto meno lungo di quanto speriamo. Riflessioni che dovremmo fare sempre, ovvio, ma quest'anno ci siamo stati quasi obbligati. Confucio scrisse che abbiamo due vite: la seconda comincia quando ci rendiamo conto di averne solo una. Mi auguro che molti abbiano cominciato la propria seconda vita nel corso del 2020.

11. Abbiamo scoperto tanta tecnologia che ci ha permesso di attutire l'urto della pandemia e che continueremo ad usare dopo di essa. Abbiamo inquinato di meno lavorando da casa e comprando online. Ci si può spostare di meno: meno traffico, meno inquinamento, meno energia sprecata. Molti continueranno a farlo anche dopo la pandemia. Viaggeremo ancora, certo, per lavoro, per piacere e per incontrare i nostri cari, ma auspicabilmente non per comprare una cipolla oppure per andare a timbrare un cartellino in ufficio e poi stare davanti ad uno schermo uguale a quello che abbiamo a casa.

12. Per molti è stato un anno drammatico sul lavoro, ed è stato importante l'intervento dei governi e delle banche centrali. Ma guardiamo avanti facendo tesoro dell'esperienza del 2020. Guardiamo al lavoro non come una punizione biblica che ci è cascata addosso perché abbiamo mangiato la mela dell'albero proibito, ma come realizzazione delle nostre aspirazioni. Tanti giovani in occidente hanno tutto ma non più aspirazioni, sogni. Sognando un po', lavoreremo serenamente, a prescindere dal guadagno, e invecchieremo meglio.


ENGLISH TEXT


Since we have all heard too many messages with insults to the poor year 2020 (but isn't it called COVID-19?) I thought I'd collect some positive thoughts on the year that is about to end. Not to minimize the troubles we went through, but to look forward with realism, optimism and determination.

1. Whoever is reading me is still alive. A good first result. Many have left us in 2020, perhaps even someone we know, some loved ones. I lost a cousin and a friend's father to Covid-19. Many others have left for an infinite number of other reasons: accidents, age, other diseases, wars, etc. We are still here.

2. We have traveled less, and this weighs heavily on those like me who live in various countries and have made travel our lifestyle. But next time we leave home our trip will have a special taste. We will enjoy it more, hopefully we will prepare it better, maybe we will remember it for longer. Perhaps we will undertake more real "travels", which change us inside, and fewer "vacations", which in the best of circumstances only provide rest.

3. We went out to eat much less frequently, but when we return to do it we will take more care to choose the restaurant, ouru dishes, and every bite, every sip of wine will taste better.

4. We could not go to the cinema, theater, or concerts. Once again, we'll go back to doing it because culture doesn't die of any virus. Next time we will be more attentive to every scene of the film, to every movement of the symphony, to every aria of the opera, to every detail of the scene.

5. We have been forced to stay at home more, but we have spent more time with our loved ones, side by side, day after day, hour after hour, as perhaps we hadn't done in a long time. If we have been careful, we will have learned to know each other better, to respect each other. We understood that being together does not just mean having common interests or having fun, but talking (and listening) to each other, looking at each other, caressing each other.

6. We have rediscovered the meaning of solidarity, or at least we should have, we had plenty of opportunities. And we should appreciate the work of those who are fighting hard to overcome the emergency. Let's not forget that when the pandemic is no longer on the front page, they will still be at the front lines.

7. We have recovered a bit of our identity, indeed our identities. I felt a little more Italian, as perhaps does not often happen to me except every four years for the world cup. And even more European. Europe has moved with some delay, but it has moved, and given how things have gone in some of the other main countries of the world such as the US and the UK, perhaps we cannot complain. And this despite the fact that the pandemic has exposed, on the one hand, the pettiness of so many polemical politicians, and on the other the lack of heavy caliber guns among the leaders of world politics.

8. We have rediscovered the value of science, even of inexact science such as medicine. The deniers, the anti-vaccine activists, those who said someone "died with COVID and not because of COVID" are, it seems to me, or perhaps I only hope, less listened to than a year ago. We also learned some rules of hygiene, common sense, which we should have always applied anyway.

9. We have understood the meaning of discipline a little better. It will do us good to keep it in mind for future reference. Let us take an example from those countries in East Asia that in this circumstance have shown great discipline and got results accordingly. I have noted with regret that our youngsters, who have got more to lose for the future, are often less aware of this than the elderly.

10. We had time to reflect on ourselves, on the mistakes we made and on the goals we achieved. Above all we have had a chance to think about what we want to do with the time we have left to live. It could be much shorter than we hope. Reflections like this we should always do, of course, but this year we were almost forced to. Confucius wrote that we have two lives: the second begins when we realize we only have one. I think I did a long while ago. I hope that many more have started their second lives in the course of 2020.

11. We have discovered so much technology that has allowed us to soften the brunt of the pandemic and that we will continue to use after it is over. We polluted less by working from home and shopping online. You can and should move less: less traffic, less pollution, less wasted energy. Many will continue to do so even after the pandemic. We will still travel, of course, for work, for pleasure and to meet our loved ones, but hopefully not to buy an onion or to go and badge in the office and then spend our day in front of a screen identical to the one we have at home.

12. For many it was a dramatic year at work, and monetary and fiscal intervention of governments and central banks was important. But let's look ahead, drawing on the experience of 2020. We should look at work not as a biblical punishment that fell upon us for eating the apple of the forbidden tree, but as the fulfillment of our aspirations. Many young people in the West have everything but aspirations, dreams. Let us dream a little more, and we will work peacefully, regardless of how much money we make, and we will grow old better.

30 December 2020

EU-China Investment Treaty agreed remotely


Xi represents China

Michel represents the European Council

Merkel is rotating president of the Council of the EU

von der Leyen represents the Commission

What does Macron represent? A member state: France. So where are the leaders of the other 25 member states then? Pathetic they let him get away with this show.

Macron apparently put a lot of pressure to be included in the photo-op, just to enjoy playing prima donna. France still believes it won World War II and is a world power. Pathetic. (Oh, and he is the only one who forgot to put a Chinese flag behind himself.)

PS: Where is the president of the European Parliament, which will have to ratify the deal together with the Council in the end?

28 December 2020

Recensione libro: Caduti dal Muro (2009) di Paolo Ciampi e Tito Barbini, *****

Sinossi 

C'era una volta il Muro e sembrava dovesse esarci per sempre. Poi però il Muro si sbriciolò e con esso crollò un impero che da Berlino arrivava al Pacifico. Di colpo tramontò il "sole dell'avvenire", sparirono mappe geografiche, bandiere, nomenclature. Ma cosa ne è stato di quei paesi? Per capirlo serve un viaggio lento, zaino in spalla e treno attraverso due continenti, dall'Europa orientale alla Russia, dalla Cina al Vietnam, dalla Cambogia ai Tibet. Un viaggio e un dialogo tra due scrittori divisi dall'anagrafe e dalle parabole della politica ma uniti dalla leggerezza e dalla fame di nuovi orizzonti. 


Recensione 

Riflessioni di viaggio (di Tito) e di storia (di entrambi) nelle terre che erano governate da regimi comunisti fino alla fine degli anni 80 del XX secolo. Il viaggio di Tito è occasione di ricordare un mondo che non esiste più, un mondo nel quale gli autori avevano creduto, assieme a milioni di idealisti in occidente che non avevano visto quello che veramente succedeva al di là del muro. Si impara molto leggendo questo libro, soprattutto chi non è stato in quei luoghi, in quei tempi. Prosa fluida, in certi punti del libro sembra di essere con loro, sia nel luoghi, sia nei tempi storici richiamati alla memoria. Unica piccola pecca: se abbondano le critiche a quei comunisti che hanno perso (URSS, Europa orientale) manca una critica dei crimini commessi da quei comunisti che hanno "vinto"specialmente in Vietnam. Per esempio durante la guerra contro l'invasore americano. Se i crimini americani sono giustamente evidenziati, non altrettanto lo sono quelli commessi dai nord vietnamiti e Viet Cong.

21 December 2020

Scienza oggi

Mi chiedo perché oggigiorno, in un momento storico in cui la scienza ha fatto passi da gigante in tanti campi dello scibile umano, ci sia ancora così tanto scetticismo nei suoi confronti e invece vadano così tanto di moda ideologie, religioni e superstizioni che non hanno alcun fondamento solido di conoscenza.

Non ho dati certi, forse ci sono più persone che si affidano alla scienza oggi di quante ce n'erano ieri, ma sono meno loquaci e attive su internet di quelle che invece dubitano della scienza dimostrata e credono ad altro. Ma la mia impressione è che i critici della scienza siano in aumento.

Posso pensare ad una ragione: anche se la scienza ci ha dato molto, le aspettative riguardo a quanto la scienza ci può dare sono cresciute ancora più velocemente.

Prendiamo ad esempio la medicina. È palese che oggi essa ci dia una speranza di vita più lunga e più sana di qualche decennio fa, per non parlare di qualche secolo fa. Ma tanti, troppi per me, si lamentano di quanto ancora non sia in grado di fare. Se le cure contro il cancro oggi danno risultati evidentemente superiori a prima, però l'attenzione di molti è focalizzata su quante persone ancora muoiono di cancro. Se una terapia che prima salvava il 10% dei malati oggi ne salva il 20%, abbiamo un raddoppio del successo. Ma si può star certi che i media e i social networks si concentreranno sull’80% che non ce la fa.

Peggio: molti di quell’80% sostengono tesi logicamente assurde, per cui siccome la medicina non è una panacea, allora ne consegue che la medicina cosiddetta "alternativa" possa offrire speranze migliori. E quindi via con omeopatia, agopuntura, naturopatia, erbe tradizionali africane, indiane e cinesi. Tutte cose che quasi sempre non hanno una comprovata utilità, e nella migliore delle ipotesi sono innocue, ma possono essere dannose se fanno perdere tempo al malato.

Forse ancora peggio in economia, che pure una scienza è, se anche una scienza sociale e quindi soggetta a maggiori margini di errore sia come analisi della realtà, sia come diagnosi su cosa va storto e sia di terapia sul come intervenire su di essa. 

Per cui è palese che il liberismo, visto come apertura al commercio internazionale, libera iniziativa privata e globalizzazione abbiano sollevato le sorti di centinaia di milioni di esseri umani, strappandoli alla povertà. Ma tanti, troppi preferiscono focalizzare la loro attenzione sulle debolezze del liberismo, che sono reali e molto serie: per esempio sull'ineguaglianza, sulle disparità di opportunità, sulla difficoltà degli anziani di rifarsi un futuro in un mondo che cambia rapidamente.

E, come in medicina, questi critici del liberismo propongono tesi, vecchie e nuove, più o meno romantiche, se non utopistiche, che hanno fallito in passato, creando miseria, o non hanno alcuna comprovata capacità di migliorare i risultati conseguiti finora dal libero mercato.

In entrambi i casi, medicina e economia, invece di sforzarsi di migliorare i risultati, parziali ma palesi, fin qui ottenuti dalla scienza, ci si concentra su come tornare indietro, ai vecchi tempi, quando "si stava meglio". Oppure a proporre improbabili salti nel buio verso un ideale che non si ha ragione di sperare possa mai essere realizzato.

Come scrisse Freud, "La scienza non è un illusione, ma sarebbe illusorio pensare che, quello che essa non ci può dare, lo potremo trovare altrove."

07 December 2020

Imparare a vivere

Quale di queste due frasi è vera? Possono essere vere tutte e due?




Ci vuole tutta la vita per imparare a vivere.

Seneca


















Abbiamo solo due vite: la seconda comincia quando ci rendiamo conto di averne una sola.

Confucio

01 December 2020

Pagare la tassa sui rifiuti e raccolta ingombranti

Dal 2013 ho cercato di sistemare la situazione della raccolta dei rifiuti per il mio villino a Fregene, in provincia di Roma.

Ho chiamato il comune di Fiumicino decine, forse oltre cento volte, ma non mi hanno dato retta, devo andare di persona o mandare qualcuno con delega. Vivendo all'estero non mi facilitano certo la vita. Eppure li chiamo per dargli dei soldi, in cambio di un servizio non solo dovuto, ma che loro forniscono comunque. Infatti so di molti miei vicini di casa che non pagano ma i cui rifiuti vengono comunque raccolti!

Passa il tempo e tra una cosa e l'altra non succede nulla, poi me ne dimentico, e se ne dimenticano anche loro. Infatti continuano a raccogliere i rifiuti prodotti nel mio villino, ma non mi chiedono soldi, non mi mandano fatture, solleciti, minacce, saluti, nulla.

Avrebbe potuto andare avanti così per sempre. E forse sarebbe stato meglio.

Invece nel 2020 riparto all'attacco per regolarizzare il tutto. Provo a telefonare al comune di Fiumicino, ma negli orari lavorativi il telefono risulta sempre occupato, mentre negli orari di chiusura (ho provato, vedi mai?) prevedibilmente non risponde nessuno. Sarà per l'epidemia COVID-19 in corso? Però un altro ufficio mi ha detto che almeno alcuni impiegati lavorano in remoto, da casa.

Ho scritto email, ma senza avere risposta. Allora ho contattato il comune di Fiumicino tramite la messaggeria della loro pagina Facebook! Chi dice che i social media non servono a niente?

E lì ho avuto risposta tramite la messaggeria privata di Facebook. Mi hanno suggerito di chiamare il numero che risultava perennemente occupato... Gli ho scritto della futilità dei miei tentativi e mi hanno risposto fornendomi un altro numero da chiamare, un numero verde: 800.020.661. Risolto? NO! Il numero verde si può chiamare solo da telefoni fissi, chissà perché. Ed io, come tanti ormai, non ne ho più. Il telefono fisso è stato reso completamente obsoleto dalla tecnologia mobile, da anni.

Ho insistito, chiedendo un recapito email, e me lo hanno dato, sempre via Facebook, anzi me ne hanno dati due: info@fiumicinodifferenzia.it e assessorato.ambiente@comune.fiumicino.rm.it.

Ho scritto all'uno con l'altro in copia, il 28 settembre 2020, e tanto per essere sicuro ho usato la posta elettronica certificata, così ho potuto verificare che avessero aperto il messaggio. Dopo pochi minuti mi ha risposto l'ufficio dell'Assessorato Ambiente, Parchi, Verde pubblico e privato, Ciclo integrato dei rifiuti, Monitoraggio ambientale, Risparmio energetico, Demanio marittimo. Molte mansioni, ho pensato, per un singolo assessorato. Ecco la risposta:

Gentile signor Marco Carnovale, non ci risultano problematiche particolari del servizio prenotazioni per il ritiro di ingombranti. Le rimettiamo in allegato i contatti e gli orari previsti per richiedere il servizio e concordare l'appuntamento con la società, in indirizzo per conoscenza, che svolge il servizio. Cordiali saluti

Al che, non intendendo ricominciare la trafila delle telefonate a vuoto, risposi al gentile assessore:

A seguito corrispondenza in calce, quanto sarebbe possibile fissare un appuntamento per prelevare alcuni rifiuti ingombranti? Al telefono non risponde nessuno, sempre occupato da settimane.
Grazie per la disponibilità.


Finalmente l'assessorato mi rispose con una informazione utile:

La prima data disponibile è il 27 Ottobre.
Insieme alla lavatrice può mettere solo 2 mobiletti per via del limite quantitativo concesso.
Per fissare l'appuntamento abbiamo bisogno anche del Suo codice fiscale.
Cordiali saluti.


Dunque un mese di attesa, un po’ tanto ma almeno avevo una data certa.

In un altro messaggio mi si avvertiva che c'erano dei limiti a quanto potessi mettere in strada per il ritiro: ogni anno il pagamento della tassa mi dava diritto al prelievo e smaltimento di 5 metri cubi, e massimo 2 metri cubi per prelievo. Un elettrodomestico e un mobiletto piccolo a due ante, mi specificavano. 

Ed il resto? Avevo anche un grande frigorifero da smaltire, ed un paio di vecchi mobiletti scassati, oltre ad un piccolo scaldabagno elettrico anche lui da smaltire. 

Niente da fare, ho dovuto chiamare uno sgombracantine privatamente, e ovviamente pagarlo a parte. Per cose più trasportabili con un'auto, ma troppo grandi per entrare nei bidoni, farò un po' di viaggi in auto per Roma ed utilizzare uno dei cassonetti ancora disponibili per la raccolta indifferenziata nella città eterna. Non so se sia legale portare rifiuti da un comune all'altro, ma che fare?

25 November 2020

Film review: Disrupting Wine (2020) by Johan Rimestad, ***


Synopsys
 

Documentary about the founder of Vivino, Heini Zachariassen.

Vivino has more than 43 million downloads worldwide and has its HQ in San Francisco. (from the film’s website) Of course: for wine just as for anything else innovation blooms in silicon valley.

Review 

Too much about the life of the founder and his family and not enough about the Vivino application, its features, its very useful role in the hands of wine lovers and sommeliers alike. While some facts about Heini would obviously be in order to understand the genesis of the app, this is not supposed to be about him but about IT, VIVINO! Also, one gets the impression that the creator of Vivino treats wines as if they were any other commodity, he could have made an app about different kinds of detergents. I feel that is not the case but Heini's passion for wine does not come through.


 

23 November 2020

Film review: A Year in Burgundy (2013), by David Kennard, ***


Synopsis

The film follows Martine Saunier seven wine-making families in the Burgundy region of France through the course of a full year, and delves into the cultural and creative process of making wine, as well as its deep ties to the land. What lies within the rhythm of a year, from vines to grapes to wine? 

The film is in four season-sections, and plays out against that backdrop: spring showers, drought, heat wave, hail and storms, harvest moons and the damp cold of winter. Each vintage is a time capsule, a bottled piece of history of a very specific year, with its particular weather pattern, its crises and its triumphs. It all goes in, whether you want it to or not, and 2011 was full of drama. (from Ibmd)

Review

A bit of a disappointment. If you don't know anything about Burgundy you will certainly learn something. If you've been there a few times you will still get a few bits here and there but not much. Much of it is cliche. Brugundy deserves better. Still, if you have it for free on Prime and want an easy evening, go ahead an watch it, with a glass of Burgundy wine in hand of course.


19 November 2020

Film Review: A seat at the table (2019) by David Nash and Simon Mark-Brown , **


Synopsis

A New Zealand winemaking team enters the period known as Vintage when wine is made 24/7 for months on end. Sleepless nights, endless labor, time away from home means they must ensure nature, science and magic come together to overcome each challenge Vintage presents. (from imdb)


Review

A missed opportunity. The makers of this documentary had access to the whole process of harvesting at a large New Zealand vineyard but we learn very little in over one hour of watching this repetitive production. We hear a hundred times how hard the work is during harvest, and how awesome everyone in the multinational team of pickers is, but little else. 

Some information that one learns in this film: foreigners now own one third of NZ wine production, the French were the first to invest, in the 1980s. 

Biodynamics taking off.

Not so many rules like in Europe about controlled origins, allowed varieties, irrigation, chaptalization, so  NZ can experiment more.

One curiosity: lots of pigs apparently threaten the harvest at night, and even deer. As for birds, they try and do their share of eating but mostly cause botrytis, which is some parts of the world is welcome as it allows to make sweet wines, but not here.


Read my reviews of films about wine here.

09 November 2020

Film review: Somm, into the Bottle (2015), by Jason Wise, ****

Synopsis

Sequel to the previous Somm movie of 2012, this documentary takes the viewer into the private world of famed producers (who open exceptional bottles for the occasion).


Review

A peek into cellars that most of us humans will never get into, and a good dose of self-irony about a profession that means different things to different people. Definitely recommended after the first.

We learn that the word "spirit", used for alcoholic beverages, comes from the fact that wine has been used in religious functions for a long time, it takes the "spirit" out of the body, especially when abused! Not sure it is true, but it sounds fun.

We also learn that Julius Cesar instructed his legionaries to drink at least a liter of wine a day, more before going into battle.

One somm opines that aging wine in wood is like adding salt to food: you may need it to exalt the flavor, but not too much. Some may not like it at all, of course. But if you do choose to oak a wine, beware: your barrel is going to be like a wife for your wine, choose well or your wine will pay the price for your mistake!

A few spoke about scoring wines. Some find it useful, some hate it as an oversimplification that is not reliable: no single somm will score the same wines the same way if given the same bottles blind over again.


01 November 2020

Film review: The Barolo Boys (2014) by Paolo Casalis and Tiziano Gaia, ****

The story of a group of Barolo producers, friends, colleagues and competitors at the same time, who broke with tradition to find their own call.

Barolo was mostly cheap, unknown and unloved until the early 1980s. It was a difficult wine, harsh, unfriendly, tannic, and it required a very long time to age and become more pleasant.

A bunch of producers, led by Gaia and Altare among others, decided to change that: they started reducing yields by green harvesting (removing some bunches before they ripen, so as to leave fewer but better bunches on the vine) and using new and small oak barrels.

The result was amazing, Barolo became well known, expensive and veery much loved. But not everyone was happy





 

26 October 2020

Arrivo a Roma da Londra e tampone COVID-19

Decido di andare in Italia, e prendo l'aereo. Volo British Airways, partenza in orario. 

Dopo il decollo ci danno 3 moduli da compilare per le autorità italiane. Una pagina ciascuno, scritto fittissimo, con un carattere dimensione 4 o 5, quasi illeggibile. Bisogna inserire sempre le stesse informazioni: nome, cognome, indirizzo, recapito telefonico, ecc. firma con data e ora, OK fatto. 

Appena arrivati in aeroporto la polizia di dice che uno dei moduli non va bene, è vecchio, e ne dobbiamo riempire un altro, che però è identico! Passato il controllo doganale ci informano che la postazione aeroportuale per effettuare il test COVID-19 è chiusa, funziona solo fino alle 18. Invece ce ne sta un'altra, aperta 24 ore, al parcheggio di lunga sosta, a qualche km di distanza. Mi consigliano di andarci adesso (sono le 22) perché se tornassi domani, come sarebbe mia facoltà fare, troverei una fila d'attesa più lunga. 

Ritiro l'auto in affitto e vado al parcheggio lunga sosta, dove arrivo alle 22.30. 

C'è una fila di un centinaio di macchine, non male dopotutto. Passa una mezz'ora e sono arrivato allo sbarramento, l'impiegato mi fa passare e... mi trovo a fare un'altra fila in un parcheggio adiacente! 

Passa ancora un'ora e finalmente ci fanno passare, ci dicono di andare dritto e poi a sinistra, seguendo i cartelli. Detto, fatto, ed eccoci in un terzo parcheggio, con ancora centinaia di auto davanti a noi. Sono le 23.30 circa.

Qui la fila dura circa due ore. Arriviamo quindi alla postazione della Croce Rossa per fare il test e ci chiedono se avevamo compilato "il modulo". Quale modulo? Un altro modulo con nome, cognome ecc che però nessuno ci ha dato. Un impiegato ce lo fornisce e ci dobbiamo mettere da parte per riempirlo, mentre ci passano davanti quelli arrivati dopo di noi. Uno si è addormentato in macchina, l'addetto a smistare il traffico bussa sul finestrino, gli strilla di svegliarsi, niente. Alla fine apre la porta della sua auto e il tizio si sveglia di soprassalto. Sono le 2 di mattina. 

Finalmente una crocerossina brasiliana (si capisce dall'inconfondibile accento, anche se parla un ottimo italiano) molto gentile e professionale ci fa il tampone, poi ci dice di aspettare in un parcheggio adiacente per il risultato, che ci sarà mandato per SMS. Però i nostri numeri di telefono sono inglesi, ci chiede se abbiamo un numero di cellulare italiano. No, non ce l'abbiamo. Come non ce l'hanno tutti i visitatori stranieri che arrivano a Fiumicino! 

Ci dice di aspettare comunque, e se non riceviamo nulla entro mezz'ora meglio tornare a chiedere. Intanto sono le 02:30 di mattina, son 4 ore che siamo qui. Non c'è modo di avere nulla da mangiare, neanche acqua da bere. 

Però c'è un bagno, a circa 500 metri di distanza, molto pulito e ben illuminato. Ne approfitto...

Ecco che dopo mezz’ora arriva il sospirato SMS, sul mio cellulare col numero inglese, sono negativo, buona notizia, si va a casa. Sono le 3 del mattino.



18 October 2020

Film review: Somm (2012) by Jason Wise, ****


Review

Four sommeliers attempt to pass the prestigious Master Sommelier exam, a test with one of the lowest pass rates in the world. 

The documentary follows them step by step as they prepare and study together, meticulously, for many months, at the expense of their normal lives, their loved ones and their emotional balance.

The test is ruthless, both theory and practice (a blind tasting) demand superhuman qualities, memory, and not a little luck. In the end, those who pass join a club of only some 200 people who ever passed the test and are catapulted to the top of the wine world.




19 August 2020

FIlm review: Coco Chanel & Igor Stravinsky (2009) by Jan Kounen, ****


Synopsys

In 1913 the first performance of the ballet “Le sacre du printemps” took place in Paris. The composer, Igor Stravinsky, is whistled for his radically new music. But in the audience there is a woman who is intoxicated by the dissonant rhythms and feels that this music is just as groundbreaking as her fashion creations: Coco Chanel. 

Seven years passed before the choreographer Sergej Diagilew introduced Coco to Igor Stravinsky, who had since fled Russia to Paris. Coco Chanel invites the penniless composer to live with his lung-sick wife and children in their luxurious villa in Garches and to revisit his spring sacrifice there while she creates the first synthetic perfume with Chanel No. 5. The novel is apparently based on a true story: Coco Chanel and Igor Stravinsky actually had an affair.


Review

A captivating story of two icons of the XX century, coming from two entirely different worlds (fashion and music) but sharing a revolutionary approach to
their work. Strawinsky owes his professional survival to a woman who almost destroys his family.

Book  
 Film

27 July 2020

Film review: Queen of the Desert (2015) by Werner Herzog, *****

Synopsys

Gertrude Bell, a daughter of wealthy British parents, has no interest in the social life of the London elite. Balls, receptions and the British aristocracy bring her only boredom. She wants to study, learn and above all see the world.

Aspiring to have at least some kind of activity in her life, Gertrude decides to find freedom and move to be with her uncle, who occupies a high diplomatic position in Tehran. From Iran she moves on to Amman and Damascus, some of the main political centers in the crumbling Ottoman Empire.

So begins her lifelong adventure across the Arab world, a journey marked by danger, a passionate affair with a British officer, Henry Cadogan, and an encounter with the legendary T.E. Lawrence.

With an all-star cast, including Nicole Kidman, Robert Pattinson, Damien Lewis and James Franco, Queen of the Desert is the uplifting, inspiring and extraordinary true story of one woman who, against all odds, changed the course of history.


Review

A gripping historical film on the life of an extraordinary woman who carved the life she wanted out of a hard world made for men.

We learn a lot about life in the latter part of the Turkish occupation of what is now Jordan and Iraq, areas where nomads roamed free without borders and ancient religions perpetuated irreconcilable conflicts.

Never seeking power she ended up making political decisions that are still relevant in the Middle East a century later. It would have been interesting if the movie had shown why she helped certain tribes rise to power through British help and not others. In the end, a successful but unhappy woman who spent most of her life alone.



21 May 2020

Film review: Naked Island (1960), by Kaneto Shindo, ****

Synopsis

Filmed on the virtually deserted Setonaikai archipelago in south-east Japan, Naked Island was made in the words of its director "as a 'cinematic poem' to try and capture the life of human beings struggling like ants against the forces of nature". Kaneto Shindo, director of Onibaba (MoC #13) and Kuroneko (MoC #14), made the film with his own production company, Kindaï Eiga Kyokai, who were facing financial ruin at the time. Using one-tenth of the average budget, Shindo took one last impassioned risk to make this film. With his small crew, they relocated to an inn on the island of Mihari where, for two months in early 1964, they would make what they considered to be their last film.

Naked Island tells the story of a small family unit and their subsistence as the only inhabitants of an arid, sun-baked island. Daily chores, captured as a series of cyclical events, result in a hypnotizing, moving, and beautiful film harkening back to the silent era. With hardly any dialogue, Shindo combines the stark 'Scope cinematography of Kiyoshi Kuroda with the memorable score of his constant collaborator Hikaru Hayashi, to make a unique cinematic document.

Shindo, who had worked with both Kenji Mizoguchi and Kon Ichikawa, shot to international fame with the astounding Children of Hiroshima (1952). Eight years later, the BAFTA-nominated Naked Island won the Grand Prix at Moscow International Film Festival (where Luchino Visconti was a jury member). It is now considered to be one of Shindo's major works, and its success saved his film company from bankruptcy. The experience of making Naked Island led Shindo to appreciate 'collective film production', and has been his preferred method of making films ever since. The Masters of Cinema Series is proud to release Naked Island for the first time on home video in the UK.


Review

A strange film in many ways: itis not a silent movie but all you hear is background noises and the desperate cry of a woman when she loses her son. Few other words are uttered in the film. The story of a couple and their two sons on an island off the coast of Japan in the immediate post-war years. They have to row their way to the mainland several times a day to fetch fresh water, take the kids to school, buy necessities.

It is a very repetitive film, with scenes of rowing and carrying buckets of water displayed over and over again, but in a way I think it has to be to depict such a lifestyle. Imagine how repetitive it must have been for real people who had to suffer through this. Having said that, it is perhaps a bit too repetitive!

Beautiful photography in black and white.



13 May 2020

Film review: A Separation (2011) by Asghar Farhadi *****

Synopsis

The stand out film of the 2011 Berlin Film Festival and winner of the Golden Bear, A Separation is a suspenseful and intelligent drama detailing the fractures and tensions at the heart of Iranian society.

Written and directed by Asghar Farhadi, the film boasts a range of superb performances from the ensemble cast who collectively received the Silver Bears for both Best Actor and Best Actress at the Berlinale.

The compelling narrative is driven by a taut and finely written script rooted in the particular of Iranian society but which transcends its setting to create a stunning morality play with universal resonance.


When his wife (Leila Hatami) leaves him, Nader (Peyman Moadi) hires a young woman (Sareh Bayat) to take care of his suffering father (Ali-Asghar Shahbazi). But he doesn't know his new maid is not only pregnant but also working without her unstable husband's (Shahab Hosseini) permission. Soon, Nader finds himself entangled in a web of lies manipulation and public confrontations. A Separation is the first-ever Iranian film to be awarded the Golden Bear.


Review

A universal story of family power struggle and love, all made more stressful by the strictures of Iranian society and Islamic rules. Never predictable, the plot keeps the viewer glued to the screen. Also an interesting peek into middle-class Iran, a category of professionals and white-collar workers that does not share much with poorer, more traditional and religious strata of society. In the end, one gets to reflect on the vault of truth: is it always a sin to lie?


02 May 2020

Book review: Cixi (2013) by Jung Chang, ***

Synopsys

In this groundbreaking biography, Jung Chang vividly describes how Empress Dowager Cixi - the most important woman in Chinese history - brought a medieval empire into the modern age. Under her, the ancient country attained virtually all the attributes of a modern state and it was she who abolished gruesome punishments like 'death by a thousand cuts' and put an end to foot-binding. Jung Chang comprehensively overturns the conventional view of Cixi as a diehard conservative and cruel despot and also takes the reader into the depths of her splendid Summer Palace and the harem of Beijing's Forbidden City, where she lived surrounded by eunuchs - with one of whom she fell in love, with tragic consequences.

Packed with drama, fast-paced and gripping, it is both a panoramic depiction of the birth of modern China and an intimate portrait of a woman: as the concubine to a monarch, as the absolute ruler of a third of the world's population, and as a unique stateswoman. (inside flap of the book)



Review

Lots of information here, as usual for Chang. She digs deeper than anyone in Chinese sources and is very meticulous in her writing. One learns not only about Cixi but also about much of the troubled history that surrounded her long reign. Often the reader is led by the hand through the lives of the many characters depicted, and one has the impression of living in the Forbidden City or the Summer Palace. A real light on the life of late imperial China.

The major problem of the book is that the author is in love with her protagonist. This produces a hagiography rather than a biography. Cixi is praised for much, too much, and hardly ever criticized. When she is criticized, then immediately follows an excuse for her mistakes (of which there were many) or her shortsightedness.



Cixi did a lot of good, but also a lot of evil, and only the former is described in this book. Perhaps this is because Chang seems to be in love with female figures of Chinese history. Her Wild Swans remains my favorite and I am looking forward to reading her new book on the Soong sisters, hoping that it will be more impartial than this one.

Have a look at my list of books on China reviewed in this blog.


10 April 2020

Film review: Résistence naturelle (2014), By Jonathan Nossiter, **

Synopsys

Ten years after the landmark wine documentary Mondovino, filmmaker Jonathan Nossiter returns to the subject, documenting the drastic shifts that have affected the industry in the time since. Natural Resistance follows four Italian winegrowers.

First is Giovanna Tiezzi lives in a converted 11th-century monastery, and grow grains, fruit, and wine in a way that links to their ancient heritage. She laments that much of Tuscany's vineyards have been bought up by foreigners, but then is proud that her region is a leader in quality vine cultivation.

Corrado Dottori is a refugee from industrial Milan, who inherited his grandfather's farmstead and tends to it as an expression of agricultural social justice. he studied capitalism at the Bocconi, he says, so as to criticize it better.

Elena Pantaleoni works her father's vineyards and strives to create a utopian reality.

Finally, Stefano Belloti, the controversial radical farmer poet, disrupts the long-established rules of farming from his avant-garde property in Piedmont. (Synopsys partly from IBMD.com)


Review

A lot of ideology in this hastily put together film, which is really only a compilation of Nossiter's chats with the above growers over some wine.

The title "resistance" recalls the fighters of World War II against fascism and nazism, and it is not by chance. Nossiter, inserts several clips of Mussolini speaking from a balcony and SS guards rounding up civilians in this movie, and contrasts them with the heroic organic farmers, his partisans of today.

The other word in the title is "natural". The film compares and contrasts it with "artificial". And artificial (made by man with material that exists in nature) is not the same as "synthetic" (made through synthesis, transforming elements that do not exist in nature). Of course, all wine is artificial, it does not exist in nature.

Several of the protagonists complain about the DOC rules being abstract, detached from the criteria for quality that was the original reason for being created. In this they are right, and it has long widely been accepted that many top-quality Italian wines do not have, seek or need DOC certification.

The film nostalgically recalls when, in Italy, but the numbers are similar in other European countries, 60% of the people lived and worked on farms. Now it is about 2-3% depending on how you count it. Of course, every country that modernizes and develops moves from the primary sector of the economy (agriculture) to the secondary (manufacturing) and on to the tertiary (services). This brings higher standards of living, I find it hard to argue one should go back to the happy past.

The speakers are generally critical of the European Union Common Agricultural Policy (CAP). They argue it is a conspiracy to hand agriculture to big multinational corporations. Let alone that in several countries, Italy among them, EU subsidies (managed by regional administrations) are often left unused because small farmers do not bother to claim them.

They also argue that hygiene checks are targeted to create problems for small wine producers while they close an eye on the big ones. I do not know about the accuracy of this sweeping statement but they do not provide any evidence.

I also noticed a bias when a farmer shows Nossiter the difference between rich organic soil and standard vineyard next to it. The organic soil is a dark rich color and fluffy texture while the standard soil is hard and grey. But Belotti digs his organic sample near a plant and the other one on a pathway where constant traffic is expected to compact the soil. A careless test at best.

In sum, this film is more of an emotional call to arms than an analysis of the undoubted biological benefits of organic farming.


You can buy the DVD here

03 April 2020

Film review: L'Esprit du vin (2011) by Olympe and Yvon Minvielle **

Synopsys

A film sponsored by Château Lagarette, a biodynamic producer in Bordeaux.

A dozen or so biodynamic wine-growers express their vision of the present and make proposals for the future.

They ask eminently social and even political questions: What food? How Could humanity restore the ideal of living together?

Through their stories, practices, and the accumulation of knowledge from their experiences, the producers of the film and a group of farmers, biodynamic wine-growers, try to open a path. They want to show how the spirit of bio-dynamics could provide answers to these questions.



Review

This film is an all-out passionate defense of biodynamic viticulture. I say defense because most of the interviewees talk as if they are under siege, as if the evil forces of modernity are out to extinguish the feeble flame of tradition. No alternative point of view is presented in the film. If you want to hear alternative voices, skeptical or critical of biodynamic wine, you have to look elsewhere.

Clearly, the growers interviewed are very passionate about their wine, but often they get carried away. Just a few pearls from their statements. A basic theme of the film is a high level of hostility toward "technology": there is "technological" wine, which is artificial and then there is biodynamic wine, which is natural. Oddly, little attention is paid to organic wines, although biodynamic certification requires a wine to be organic to begin with.

A couple of speakers identify "technological" wines as the result of American influence and specifically the work of Robert Parker, while, on the contrary, "Europe" is the custodian of genuine winemaking. Well, Parker has nothing against biodynamic wines and actually promotes it. And, of course, there are lots of American biodynamic producers and in fact the USA is the biggest biodynamic farming producer in the world.

One speaker argues that biodynamic vineyards are better equipped to resist the negative radioactive impact of Chernobyl, thus lumping together as if it was a dogmatic truth a whole host of questionable assumptions.

A major problem for me is when, as several speakers repeat in this film, the argument is put forward that what is important in biodynamic wine is NOT the result, but the relationship between man and nature, a new philosophy of daily life. Assuming the latter is somehow better served in biodynamic farming, for me the end result, ie good and healthy wine, IS WHAT MATTERS.

Technology, a word that is often repeated with a grimace by many interviewees, destroys the relationship man and nature, farmer and vineyard. Biodynamic preparations restore the correct energy flows! A corollary of this argument is the open hostility of one speaker to established wine associations such as the Masters of Wine. In his view, these associations have been created to serve technology against the natural traditions of wine.

One speaker is very honest when he says biodynamic farming is like a religion: you can not demonstrate it, you can only believe it. Another one compares it to acupuncture: not scientifically proven, but many believe it anyway. Not surprising that biodynamic farmers also accept homeopathic principles, as they use extremely diluted solutions in some of their preparations.

A quirky claim toward the end of the film is that biodynamic wine is especially appreciated by women! Maybe so, as a woman grower claims to have produced a "concert wine" in her biodynamic vineyard because both wine and music share a spirituality for people to appreciate.

If you already believe in biodynamic farming this film will make you feel really good. If you are trying to understand more, it will give you only half the picture.

For a wise and cool view of the subject, read Jancis Robinson, one of the world's most respected authorities.

You can watch the film reviewed here on Youtube.

You can buy the DVD (in French as well as English) here on Amazon. Hard to come by and very expensive, however!





19 March 2020

Film review: Children of Heaven (1997) by Majid Majidi, ****

Synopsys

The accidental loss of a pair of shoes causes problems for a young Iranian boy in this award-winning family drama from director Majid Majidi. After Ali (Mir Farrokh Hashemian) fetches his little sister Zahra (Bahare Seddiqi)'s pink shoes from the cobblers, they are accidentally picked up by a garbageman.

With his family in financial troubles, Ali decides not to tell his parents about the loss. Instead, he agrees to share his shoes with Zahra.

The plan is that she will wear them to school in the morning and return them to Ali at midday, so he can attend afternoon classes. However, the arrangement soon brings further hardships and it's not long before Ali is forced to consider an alternative solution.

In 1998, it was the first Iranian film to be nominated for an Oscar for best foreign-language film by the Academy.


Review

A lot of suspense in this movie with two children as protagonists of a story that takes us into the life of poor Iranians scraping a living at the margins of society. I see it as a celebration of family love as much as a not-so-indirect denunciation of social inequality in Iran. The two young actors are really talented! Very illuminating to look at the world, or at least at Iran, with the eyes of children who can find happy moments in adversity and overcome the odds.


14 March 2020

Guest post: Giordania alla scoperta dei luoghi biblici, di Carlotta Garilesi

Monte Nebo
Da inizierò a pubblicare post in collaborazione con Rolling Pandas. Spero siano di gradimento dei miei lettori.

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Che decidiate di svolgere un pellegrinaggio a Canaan o che siate solo curiosi, la visita dei siti biblici della Giordania è un viaggio indimenticabile e ricco di storia ed emozioni.

Monte Nebo

Secondo ciò che è scritto nel Deuteronomio, Mosè affrontò un’arrampicata sul Monte Nebo per ricevere da Dio la mostra della Terra Promessa prima di morire da lì a pochi giorni.

Sulla cima più alta, intorno ai 710 metri, sono stati ritrovati negli anni ‘30 i resti di una chiesa e di un monastero bizantini costruiti in commemorazione alla morte di Mosè.

Betania oltre il fiume Giordano

Sulla riva destra di questo fiume trovate Betania, un luogo importante per le Sacre Scritture. La prima citazione di questa meta nella Bibbia si ha nel secondo libro dei Re dell’Antico Testamento in cui, sulle rive del Giordano, il profeta Elia ascese in paradiso con carro e cavalli infuocati dopo aver nominato Eliseo come suo successore.

Dopo secoli il luogo acquistò popolarità grazie alle predicazioni e ai battesimi effettuati nelle sorgenti nei pressi del fiume Giordano da Giovanni Battista che solitamente riposava in una caverna vicino alle sorgenti di “Saphsaphas”, dove era solito ricevere le visite di Gesù. Intorno alla grotta di Giovanni fu costruito nel V secolo un monastero che comprendeva quattro chiese.

Riscoperta verso gli anni ‘90 dell’Ottocento, Betania oltre il Giordano tornò in auge come luogo di pellegrinaggio cristiano nel ‘900, in particolare dopo il 1994 (anno del trattato di pace israelo-giordano).

Sulla meta vi sono cartelli esplicativi e visite guidate che descrivono le vicende che si sono susseguite sulle rive del Giordano durante i secoli.

Umm Qais

Le leggende narrano che qui Gesù abbia esorcizzato un uomo pazzo trasferendo i suoi demoni ad un branco di maiali annegati, dopo una corsa folle giù dalle colline, nel mar di Galilea.

La città si trova su una collinetta da dove si possono ammirare il già nominato mar di Galilea, ma anche le Alture del Golan, il Monte Hermon e la Valle del Giordano.

Gadara si aggiudica la menzione di ciò che c’è da vedere in Giordania non solo per i suoi punti panoramici e la sua eredità religiosa, ma anche per le sue estese rovine: due teatri in basalto, bagni pubblici, un acquedotto, una basilica e il decumano massimo ancora in parte conservati, ogni angolo è la prova dell’antico splendore della città ormai scomparsa.

Mar Morto
Mar Morto

Una delle mete più conosciute per le numerose citazioni nella Bibbia, il Mar Morto nell’immaginario religioso è principalmente conosciuto per le vicende di Sodoma e Gomorra.
Nel libro della Genesi si dice che rivelò ad Abramo la sua intenzione di distruggere le due città perché «il loro peccato era molto grave». Due angeli ricevettero, quindi, l’incarico di distruggerle, ma arrivati a Sodoma, vennero accolti da Lot, nipote di Abramo, che chiese loro di risparmiare le città. Dopo aver rifiutato, la moglie di Lot iniziò a fuggire, ma si girò e fu trasformata in statua di sale, motivo per cui sulle coste del Mar Morto è comune vedere delle formazioni rocciose simili a delle figure che vengono spesso identificate proprio nella moglie di Lot.

Nelle sue vicinanze, in particolare nel villaggio di Safi sorge la grotta dove si presume che Lot e le sue due figlie abbiano vissuto dopo essere scappati da Sodoma.

Eppure, il Mar Morto è diventato importante nella seconda metà del ‘900 anche per i ritrovamenti archeologici: i manoscritti, i primi trovati nel 1946, sono datati tra il III secolo a.C. e il I secolo d.C.

Consigli Utili Prima di Partire per la Giordania

Partire per la Giordania per scoprire i luoghi biblici può essere davvero un'esperienza unica, un viaggio attraverso l'incredibile storia di questa terra, che oltre alle destinazioni appena descritte ha davvero tanto da offrire. Dalle rovine degli insediamenti romani a Jerash e Azraq ai primi insediamenti greci nella regione visitabili a Umm Qais, passando per i castelli crociati Karak e Shobak, la Giordania è decisamente una delle destinazioni che maggiormente attirano gli appassionati di storia, in particolare del mondo antico.

La Giordania è inoltre nota per gli incantevoli paesaggi naturalistici, la bellezza unica delle barriere coralline del Mar Rosso esplorabili ad Aqaba ed ancora una lunga tradizione culinaria che sapranno rendere indimenticabile il tuo viaggio in Giordania.

Di seguito vogliamo lasciarvi con qualche consiglio utile prima della partenza.

Come arrivare in Giordania

Se state cercando un volo per la Giordania vi consigliamo di effettuare la vostra ricerca sull'aeroporto internazionale Queen Alia (AMM) che si trova 35 km a sud di Amman.

Sono molti gli aeroporti che dall'Italia servono questa tratta e prenotando con anticipo è possibile trovare biglietti aerei a prezzi davvero bassi. L'aeroporto italiano dal quale è possibile trovare le migliori tariffe è quello di Milano Malpensa. Acquistando infatti i biglietti con qualche mese di anticipo rispetto alla partenza è possibile trovare offerte a partire da 80 euro a persona per andata e ritorno. Altro consiglio poi se partite dall'aeroporto di Milano è prenotare per tempo anche la tua sosta presso l'aerostazione milanese. Anche in questo caso, la prenotazione in anticipo sulla partenza ti permette di risparmiare e di poter trovare il miglior parcheggio Malpensa low cost in relazione alle vostre esigenze.

Quando andare in Giordania

In Giordania il clima e le temperature variano molto in relazione alla zona del paese che desiderate visitare, per le differenze di altitudine che contraddistingue il territorio. Ad esempio ad Amman, così come il resto della Giordania settentrionale è solitamente più freddo rispetto al resto del paese.

Se dobbiamo consigliare un periodo nel quale visitare la Giordania, sicuramente più piacevole sarà organizzare la vostra partenza alla scoperta dei luoghi sacri durante la primavera o l'autunno, quando i luoghi di maggior interesse non sono affollati da turisti ed le temperature sono ideali per le escursioni a piedi. L'estate infatti è solitamente contraddistinta da un clima torrido e temperature elevate soprattutto nella zona del Mar Morto. L'inverno invece può essere molto rigido ed in questo periodo molte attività turistiche sono sospese.

Si ricorda infine che in Giordania si segue il Ramadan durante il nono mese del calendario musulmano, durante il quale i fedeli, la maggior parte della popolazione, digiunano e si astengono dal bere durante tutte le ore diurne. Anche se i turisti non sono obbligati a seguire queste regole, mangiare in pubblico durante questo periodo è considerato da molti una mancanza di rispetto ed inoltre la disponibilità di servizi e gli orari di apertura di molte attrazioni turistiche, in particolare nei luoghi biblici, possono diventare decisamente irregolari.

Il nostro consiglio è quello di non perdere la possibilità di compiere un viaggio in Giordania per un’esperienza all’insegna di emozioni, storia e spiritualità.

Puoi comprare libri per preparare il viaggio in Giordania qui.



05 March 2020

Film review: The Story of the Weeping Camel (2003) by L. Falorni and B. Davaa, ***

Synopsys

Documentary intercut with tender narrative drama set in the Gobi desert in Mongolia. When a camel gives birth to a rare white camel colt, the difficult and protracted delivery leads to problems: the mother rejects her baby and refuses him her milk or bodily warmth. This turn of events spells disaster for the nomadic family to whom the camels belong, and they send their two sons off to the nearest town (some 30 miles away, on camels across the desert) to find a musician who can perform the ancient 'Hoos' ceremony that will reconcile the mother with her son. The film won the 2003 European Film Award for Best Documentary.


Review

It is a documentary but narrated like a historical novel. The movie takes the viewer into the secret lives of Mongolian camel herders, where camels assume individual personalities and are almost part of the family. It is plain narration, not emotionally charged, but a good illustration of the life of this nation about which we do not know much.






Films about wine

Films are listed in alphabetical order by title. This is a "living list", continuously updated when I manage to see new films.


An Autumn Tale (1998), by Eric Rohmer. ****

Barolo Boys (2014) The story of how Barolo changed and became famous.

Bottle Shock (2008) by Randal Miller. ***** The story of the "Judgement of Paris" of 1976.

Disrupting Wine (2020) by Johan Rimestad. *** The story of Heini Zachariassen, the founder of Vivino.

L'Esprit du vin (2011) by Olympe and Yvon Minvielle. ** Apology of biodynamics.

A Good year (2006), by Ridely Scott. *** Romantic and captivating.

Red Obsession (2013) by David Roach and Warwick Ross. **** The Chinese wealthy start buying great wines.

Résistence naturelle (2014), by Jonathan Nossiter. ** An accusation against presumed threats to wine and the environment.

A seat at the table (2019) by David Nash and Simon Mark-Brown.** New Zealand joins the top table of winemaking nations. 

Sideways (2004) by Alexander Payne. ***** The best romantic comedy about wine lovers.

Somm (2012) by Jason Wise. **** The story of a most excruciating battle to reach the summit of the wine trade.

Somm, into the bottle (2015), by Jason Wise. **** Stories of somms, rare bottles and the meaning of it all.

Somm 3, (2018), by Jason Wise. ** The worst of the trilogy. Three famous wine critics share their memories over rare bottles.

Three Days of Glory (2018) by Scott Wright and David Baker. *** Three days in Burgundy for an eclusive annual event.

Vintage (2019) by Colin West. * Vintage time at a NZ vineyard.

A Walk in the Clouds (1995), by Alfonso Arau. **** A good love story in the vineyard.

A Year in Burgundy (2013) by David Kennard. *** Documentary about a vintage (2011) and the people behind it.

You will be my son (2010), by Gilles Legrand. **** Father and son, and a third man, struggle over succession at the helm of a vineyard.

01 March 2020

Film review: Snow Falling on Cedars (1999) by Scott Hicks ****

Synopsys

Scott Hicks' screen adaptation of David Guterson's best-selling novel. On San Pietro Island, shortly after the end of World War Two, local fisherman Kazuo (Rick Yune) is on trial for the murder of another fisherman. The hearings are attended by Ishmael (Ethan Hawke), a local reporter who was also the childhood sweetheart of Kazuo's wife, Hatsue. As the hearings progress, Ishmael gradually begins to realize the extent of anti-Japanese feelings which still remains, and suspects that it could affect the course of the trial.


Review

A gripping historical novel about a lesser-known (unless you are a Japanese-American) aspect of domestic politics in the USA during and after World War II. A dark page in American democracy but a message of hope at the end. Also, it shows how immigrants in the American melting pot do not always, well, melt in the pot but keep cultural, if not political, affiliations to their country of origin.





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