09 August 2003

3° g - 9 AGO: Tabriz e Kandovan

In mattinata visita a piedi al bazar, colorito e ricco, molti tappeti, ovviamente. Cerchiamo di fare provvista di contante sufficiente per vari giorni al mercato libero, anche se questo comporterà il trasporto di molteplici mattoncini di banconote, e possibilmente tenere una buona scorta di banconote di piccolo taglio per mance, frutta, acqua…

Le carte di credito in Iran non sono MAI UTILIZZABILI, credo per problemi dell’Iran nel sistema bancario internazionale. Gli euro sono accettati quanto i dollari nelle banche ed anche al cambio libero, ma alcuni alberghi e negozi continuano a chiedere dollari o almeno a fare i prezzi in dollari.

Passeggiare richiede un po’ di spirito di adattamento per tutti: fa caldissimo sempre, anche la sera. Fortunatamente è molto secco e c’è l’aria condizionata quasi dovunque, a volte anche troppo. Noi uomini ce la caviamo con abbigliamento leggero ma non pantaloni corti che non sono considerati accettabili nei centri urbani. Maniche lunghe per i luoghi sacri.

Per le donne è più complicato. Testa sempre coperta in pubblico, ma in questo periodo hanno un po’ allentato i criteri di “moralità” dunque vanno bene foulard anche colorati e portati un po’ lenti, a differenza di qualche anno fa non fanno storie se si vede l’attaccatura dei capelli o il codino... “Manteau” (spolverino leggero) obbligatorio sopra i vestiti, ma anche qui è permessa qualche forma in più di prima, quando erano obbligatori dei cappottini più simili a sacchi di patate. Il “Ciadòr” (mantella che copre tutto il corpo tranne il viso, solitamente nera) è obbligatorio solo in alcune aree (Qom, alcune moschee) ed in questi casi si può affittare in loco.

Dovrebbe manifestarsi il bus che ho prenotato, un Volvo da 40 posti con aria condizionata, ma ci dicono che si sia rotto e fa perdere un bel po’ di tempo, di nuovo responsabilità dell’agenzia corrispondente che non si è preoccupata di farlo controllare. Nel primo pomeriggio finalmente arriva il nostro bus riparato, ma si scassa subito e ci fa ritardare la partenza per la gita a Kandovan, piccolo villaggio di case scavate nella roccia che ricorda la Cappadocia turca. Piacevole sosta per il thè e fumata di Qalyan (l’onnipresente narghilè persiano che ci farà compagnia per tutto il viaggio) con alcune famiglie iraniane in vacanza da quelle parti.

Il nostro autista è Reza, di Qom, con due aiutanti, piuttosto brusco nella guida, abbiamo dovuto insistere perché la smettesse di fare frenate improvvise che in un paio di occasioni hanno fatto cadere partecipanti ed oggetti contundenti con dolore per i primi e danni per i secondi!

A cena nel vecchio palazzo ottocentesco del giardino Elgoli, ottima cucina e piacevolissimo ambiente. Abbiamo invitato a cena R., l'avvocatessa di ieri, ed è stato oltremodo interessante conversare con lei di problematiche sociali, politiche e ovviamente legali. Parla un discreto inglese, ha molto entusiasmo per il suo lavoro che considera come una missione, pensa che forse qualcosa si può cambiare.

Dopo cena R. ci ha invitati tutti e 15 prima a fumare “qualyan” (narghilè) con i suoi amici nel giardino di Elgoli. Uomini e donne insieme, cosa non scontata ci dicono, atmosfera gioiosa e goliardica. Un sacco di foto, di familiarizzazione con i non pochi che parlano inglese. A un certo punto arrivano certi figuri, non ho capito bene se guardiani del giardino pubblico o semplici cittadini estremisti, e ci dicono che il giardino chiude e ce ne dobbiamo andare. I miei amici iraniani sembrano sorpresi che il giardino “chiuda” a quest’ora, sospettano che sia una scusa per interrompere una poco ortodossa socializzazione tra gioventù locale e stranieri infedeli... Infatti siamo i soli a sgombrare, tutti gli altri frequentatori del giardino restano indisturbati al loro posto...

A questo punto abbiamo preso alcuni taxi e siamo andati a casa di R., dove abbiamo improvvisato una festicciola. La cosa naturalmente è vietata e ci organizziamo come segue: arrivati sotto casa di R. lasciamo andar via i taxi e, dopo aver fatto un sopralluogo dell’isolato con i suoi amici per assicurarci che non ci fosse polizia, siamo entrati nell’edificio fino su al suo appartamento, assicurandoci di non fare rumore e chiudere tutte le finestre. Ci accoglie il padre, un ufficiale dell’esercito in pensione, grande nostalgico dello Scià, come peraltro la maggior parte degli iraniani che conosceremo, anche quelli che sono ...nati dopo la Rivoluzione!

Poi un piccolo impianto stereo, strumento del demonio e quindi nascosto, viene tirato fuori da un qualche sgabuzzino e montato in fretta e furia per allietarci la serata. Le ragazze si tolgono i veli e tutto a un tratto siamo tutti uguali. R. e la sua migliore amica hanno due vestitini rossi scollati molto carini! Ad un certo punto è spuntata fuori pure una bottiglia di whisky scozzese! Passiamo qualche bella ora a chiacchierare e sentire musica (a basso volume, non si sa mai...) e giocare a dama fino a che lo stereo sarà smontato e nascosto mentre ce ne andiamo via.

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