10 January 2003

24° g - 10 GEN: Pune, Osho

Oggi lascio Goa e con un volo interno vado a trovare Jaideep, un compagno di università indiano che lavora a Pune, città di oltre 2 milioni di abitanti a 3 ore di bus da Mumbai, ed assieme a Bangalore uno dei principali centri dell’India super-tecnologica che sta emergendo.

Visito l'azienda, si chiama Persistent, un nome ed un progetto, un palazzo di cristallo e acciaio che pulsa di tecnologia. Uffici immacolati, sale riunione, palestra per gli impiegati, collegamento al web superveloce. C'è anche una mensa, dove sono invitato, rigorosamente vegetariana. Circa 400 impiegati, atmosfera molto casual, tipo Silicon Valley.

Sono orientati soprattutto al mercato USA ma cercano di entrare anche in Europa, anzi mi chiedono se mi piacerebbe collaborare per cercare clienti e guadagnare provvigioni. Non male l'idea. Non so nulla di informatica ma mi dice Jaideep che mi possono addestrare per quello che serve e poi sarà la mia rete di contatti a Bruxelles ed in Europa a fare la differenza. Vedremo... Il problema, sono sicuro, è che l'Europa in questo è molto più provinciale degli USA: sarà difficile convincere clienti europei ad usare esperti indiani, mentre gli americani ci sono abituati, se non altro perché ci sono già decine di migliaia di esperti informatici indiani che lavorano in USA e molti ancora che ci hanno studiato e sviluppato la loro rete di contatti e amicizie. Gli americani stimano gli esperti indiani, gli europei diffidano. Non si può generalizzare ma per grandi linee sono sicuro di non sbagliarmi.

Mentre aspetto i bagagli la TV annuncia che da oggi la rupia indiana è stata dichiarata valuta convertibile! Il governo annuncia anche di voler liberalizzare l'esportazione di capitale ed allo stesso tempo permettere agli stranieri di investire in India più liberamente di prima. Ottima notizia.

A Pune, inoltre, c’è il centro di Osho. Ci vado con Jaideep, compriamo i biglietti per una visita e aspettando l'ora stabilita ci godiamo un bel cappuccino nel vicino bar "Barista". Un gruppo di giovani in tuta arancione, la divisa del centro di Osho, ci passa davanti, poi un vecchietto, poi altri tutti con la tuta arancione, tutti molto seri, alcuni corrucciati. Solo un paio di ragazzi molto giovani, sulla ventina, accenna un abbozzo di sorriso prima di tirare avanti deciso. Al bar c'è un gruppo di ragazze indiane che sorseggiano caffè e cappuccino, tutte in tuta arancione. Direi che la grande maggioranza dei membri che abbiamo visto finora sono maschi occidentali, una minoranza di indiani e di donne.

Prima di iniziare il giro il capo del centro (non ricordo quale fosse il suo titolo) mi dice che è vietato fotografare, che gli dispiace dirmelo ma è la regola. Gli rispondo che ci sono abituato!

Mi dice anche che, una volta entrati nella zona ristretta riservata ai membri attivi, non sarà più permesso né fare domande né parlare con i membri, per non distrarli e neanche fra di noi, per non disturbare il raggiungimento della "presa di coscienza rilassata in un'atmosfera unificante" che è lo scopo del centro.

E poi, aggiunge, “non ci sono parole per descrivere quello che noi facciamo qui dentro, non ci sono parole, non ci sono parole...” Be’ in effetti, se non ci sono parole, allora sarebbe inutile fare domande.

Appena dentro la zona ristretta vedo una coppia che si tiene per mano camminando lentamente. Ad un certo punto abbracciano delicatamente due donne che incontrano nel grande cortile.

Procedendo oltre arriviamo davanti ad una grande struttura piramidale, altra una decina di metri, che la guida ci dice essere il principale centro di meditazione. Non possiamo però visitarlo perché dentro stanno meditando. Il giro dura solo una decina di minuti, dopo di che la guida sembra spazientirsi, non ho capito perché, e ci dice che il tempo a nostra disposizione è finito e bisogna tornare al centro di accoglienza all'ingresso.

Sulla strada passiamo davanti a quella che la guida ci dice essere la biblioteca, dove però è vietato entrare. Oltre, vediamo una saletta con sedie e tavolini, sembra come una sala riunioni, ma non possiamo entrare neanche qui.

La strada per tornare all'ingresso è tortuosa. In un grande giardino vediamo alcuni membri che piroettano su se stessi tenendo in mano lunghe corde all'estremo delle quali sono attaccate molte piume colorate, o qualcosa del genere. La guida ci dice di accelerare il passo, il tempo a nostra disposizione sta per scadere. Il tipo è piuttosto irritante e acidognolo, non so se sia questo il risultato di passare tempo qui o se è proprio antipatico dalla nascita.

Altri membri del centro giacciono supini per terra, disposti come i raggi di una ruota di bicicletta. Altri ancora sono intenti ad ascoltare un maestro che impartisce quella che sembra una lezione di pittura. Ciascuno ha davanti un grande telo steso per terra, che sembra una tela pronta ad essere dipinta. Tutto intorno pennelli e grandi barattoli di vernice di tutti i colori.

Tornati all'ingresso ci presentano un bancone con libri e cassette video in vendita, discorsi di Osho, documentari su Osho ecc. A giudicare dal fatto che libri e cassette sono molto impolverati direi che non ne vendono poi tanti.

Ci hanno anche fatto vedere un video di Osho di 45 minuti nel quale il fu santone effettua una serie di voli pindarici tra corsa agli armamenti, disboscamento delle foresti pluviali, fame e malattie nel mondo, ecc.

Ci racconta che Osho è stato un pioniere della trasformazione interiore tramite la meditazione, il non-fare. A lui è dovuto lo sviluppo del suono che guarisce.

Il centro è tutto sommato molto ben tenuto e fa sfoggio di mobilio e architetture di pregio, per quel poco che ho potuto vedere. Infatti Rajneesh è morto, ma Osho vive, eccome!, dei contributi della comunità. Tutt’intorno negozietti e bancarelle di articoli in tema.

Per chi abbia curiosità di provare di persona l'esperienza, è previsto (previo test dell’AIDS, presentazione di due foto e pagamento di 250 Rp, ma solo 80 Rp se riuscite a fargli credere di essere cittadini indiani) un “soggiorno meditativo completo di una giornata intera” – non è specificato se comprende anche la notte.

Dato che il giro è finito e siamo fuori dalla zona riservata faccio qualche domandina al capo. Chiedo cosa mangiano, e mi dice vegetariano. Chiedo se sia permesso fumare (sì nelle zone adibite, con moderazione) o bere alcohol (no). Infine prendo coraggio e chiedo perché il test sull'AIDS e mi dice che "il sesso libero è la libertà dal sesso". Ci dovrò pensare sopra un po’. Chiedo che mi dice delle voci che parlano di orgie, e mi risponde che "le voci sono voci".

Uscendo mi fermo in un negozio di musica lì vicino, voglio comprare qualche CD di musica indiana. Il negoziante mi fa vedere molte varietà di musica delle varie regioni dell'India e anche prodotti per frequentatori del centro, musica da meditazione, rilassamento ecc. Mi dice che grazie ad Osho fa buoni affari, soprattutto nell'alta stagione da ottobra a maggio, poi in estate Osho si spopola ma lui non chiuda mai.

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