16 September 2010

Meglio un fallimento della Grecia. Per tutti, greci compresi

Nel 2010, per la prima volta dalla creazione della moneta unica, un paese dell’area Euro, la Grecia, si è trovato sull’orlo del fallimento, ed è stato salvato -- per ora, e forse non per molto -- solo dall’intervento coordinato degli altri paesi del’Unione Europea, oltre che dal Fondo Monetario Internazionale (Fmi). La causa dei problemi greci era essenzialmente interna: eccesso di spesa pubblica e manipolazione della contabilità nazionale. In altre parole, tutta una serie di governi greci, negli ultimi decenni, da ancor prima che la Grecia entrasse nell’Euro, ha scialacquato risorse ed truccato i conti.

Ecco un articolo che racconta alcuni dei principali motivi per cui la Grecia si trova dove si trova.

Sull’intervento del Fmi non mi pronuncio: è compito di quell’organismo aiutare i paesi membri in difficoltà e dettare le condizioni alle quali l’aiuto può essere erogato. Certo è un fatto eccezionale che un paese europeo e avanzato ricorra a meccanismi che di solito sono appannaggio dei paesi poveri del mondo, ma al di là di un po’ di salutare umiliazione, niente da eccepire. Oggi l'Europa sta diventando il Terzo Mondo, dietro Asia e Nord America, e prima ce ne rendiamo conto, meglio è. Sull’intervento dei paesi dell’Unione Europea, invece, da eccepire c‘è e parecchio. A mio avviso questo intervento, la cui efficacia è ancora da dimostrare -- probabilmente non ha fatto che rimandare il momento in cui i nodi verranno al pettine -- non s’aveva da fare, per vari motivi.

Premetto che scrivo queste righe da europeista convinto, da sostenitore dell'Euro come tappa fondamentale per l'unione politica europea nella quale credo fermamente. Ma proprio per questo sono scettico sull’intervento. Ho paura che possa nuocere alla credibilità del progetto europeo. Che ne possa uscire un'Europa meno autorevole sui mercati. Che ne possa soffrire la disciplina senza la quale l'Europa non si fa. E mi conforta non essere solo: credo che anche quei sostenitori del rigore che hanno opposto l'intervento per la Grecia, a cominciare dalla banca centrale tedesca, non possano per questo essere accusati di anti-europeismo.

In una vera Unione la solidarietà è necessaria, ma con chi se la guadagna, o almeno non abbia fatto nulla per tradire la fiducia degli altri membri dell'Unione stessa, e non è questo il caso. La Grecia, e chi ha investito nei suoi titoli, non se la meritano. Atene ha coscientemente scialacquato risorse e truccato i conti troppo a lungo per meritare solidarietà. Non è una crisi, questa, dovuta a eventi eccezionali al di là del suo controllo, nel qual caso un aiuto fraterno sarebbe stato giustificato, ma la conseguenza di una malafede aggravata e prolungata nel tempo, che alla fine i mercati hanno giustamente punito. Inoltre l’intervento salva quegli investitori che hanno rischiato comprando titoli greci a più alto rendimento: avendo sbagliato la scommessa, perché dovrebbero essere salvati oggi con denaro pubblico, frutto dei risparmi degli investitori più avveduti che si sono accontentati di rendimenti più bassi ma sani?

In secondo luogo, la lezione che si trae da questa presunta solidarietà è che sperperare e truccare i conti paga. Questo perché mamma Europa è pronta a rimediare pur di evitarsi la perdita di immagine e le possibili ripercussioni politiche ed economiche che il fallimento di uno stato membro potrebbe (ma è tutto da dimostrare) comportare. Chi crede che la Grecia abbia imparato la lezione, e che, dopo essere stata pizzicata non con le dita nella marmellata, ma con il barattolo rotto per terra, non lo rifarà più? Io no. Per uscire dal circolo vizioso nel quale si è cacciata la Grecia dovrebbe tagliare ferocemente la spesa pubblica. Lo farà? Io credo di no. E altri paesi in condizioni simili o appena migliori? Perché dovrebbero mettere in atto misure di risanamento, sempre dolorose, e rinunciare al salvataggio europeo, anche se questo servisse solo a rimandare i problemi?

Si dirà che dovrà farlo perché la UE ha posto condizioni all'erogazione degli aiuti, ma la enforceability di queste condizioni è tutta da verificare. Una Task Force ministeriale sta lavorando alle nuove regole anche in questo senso, speriamo bene, ma non mi pare tiri aria in Europa per fare quello che servirebbe: rinunciare ad una bella fetta di sovranità nazionale a favore di arbitri europei con poteri sanzionatori. Spero di sbagliarmi ma se così fosse Irlanda e Portogallo potrebbero giustamente ragionare, magari senza dirlo a voce alta, che come si è aiutato la Grecia così si dovrà aiutare anche loro.

In terzo luogo, in conseguenza di questo cattivo precedente, l’entità dell’aiuto e di simili interventi futuri, e quindi il costo del salvataggio greco per noi tutti contribuenti europei, rischia di essere molto alto. Per ora non si parla di cifre spaventose in termini relativi alla potenza economica europea, ma i conti definitivi devono essere ancora fatti. E se bisognasse intervenire per Irlanda e Portogallo? E se poi, ipotesi non del tutto peregrina, fosse in difficoltà la Spagna? E un domani l’Italia? Persino la Germania, dopo l’unificazione, ha rischiato di allargarsi troppo con i conti pubblici. E chi pagherebbe? E a proposito di cifre: il PIL greco è poco più del 2% di quello europeo. Se il fallimento di un tassello così piccolo potesse veramente far cadere tutta la costruzione europea, vorrebbe dire che stiamo in un castello di carte e che prima ce ne rendiamo conto, e rendiamo la casa europea più solida, meglio è per tutti.

La quarta ragione per criticare l’aiuto alla Grecia è infatti che si è stabilito, di fatto, un criterio discriminatorio che sostanzialmente privilegia i paesi insolventi piccoli, che si possono forse salvare, rispetto a quelli grandi, che devono pagare per gli interventi a favore dei piccoli ma il cui salvataggio farebbe saltare il banco. Si può discutere sulle cifre, ma è difficile immaginare che se Italia, Francia o Germania facessero anche solo la metà dei guai che ha fatto la Grecia l’Unione potrebbe intervenire allo stesso modo. A questo proposito, si dirà che di fatto la Germania e la Francia hanno acconsentito a salvare la Grecia soprattutto per salvare le proprie banche, detentrici del debito greco. Nella misura in cui ciò è vero sarebbe stato più coerente fare come gli inglesi e nazionalizzare le proprie banche in difficoltà nell'interesse comune, comprandone le azioni a prezzi stracciati per poi rimetterle sul mercato in tempi migliori.

Quinto, i fautori dell’aiuto alla Grecia dicono anche che così si è salvato l’Euro da un forte deprezzamento sui mercati che sarebbe stato conseguente alla perdita di fiducia nei titoli greci e di riflesso anche su quelli emessi da altri. Oltre al fatto che forse un Euro un po’ più debole oggi non ci farebbe poi tanto male, questa tesi è tutta da dimostrare. I mercati avrebbero perso fiducia nella Grecia, certo. I detentori di titoli greci avrebbero perso parte del loro denaro a seguito di una ristrutturazione. La Grecia avrebbe avuto più difficoltà a racimolare liquidità sul mercato, almeno nel brevissimo periodo, e ben le sarebbe stato. Ma non ne avrebbe necessariamente sofferto la moneta unica.

Si dirà che gli USA, per difendere il dollaro, non farebbero fallire uno dei 50 stati che si trovasse in una situazione simile alla Grecia. Forse, ma gli Stati americani non hanno la sovranità che invece ha la Grecia. Anche in Italia se un comune fallisse interverrebbe lo stato centrale, ma il comune sarebbe commissariato. Invece l’Europa non può commissariare la Grecia, anche perché la Germania è riluttante a trasferire a Bruxelles o Francoforte ulteriori poteri in materia economica. Un salvataggio della Grecia avrebbe avuto più senso se ci fosse un Ministero del Tesoro europeo, e dato che ci siamo anche un Ministero delle Finanze, ma non è così. Forse ci arriveremo, ma non credo tanto presto, e qui spero sinceramente di sbagliarmi.

In passato sono falliti molti emittenti sovrani di debito in dollari, ma non per questo il dollaro in quanto tale ne ha sofferto. In una situazione parzialmente simile alla Grecia si trovò, pochi anni fa, l’Argentina, paese sovrano, la cui economia era pienamente dollarizzata. Essa fallì, e ne patirono le conseguenze i detentori dei suoi titoli, oltre che la fiducia nel paese nel suo complesso, ma non il dollaro.

La cosa migliore da fare per la crisi greca sarebbe stata ammettere la realtà delle cose e aiutare la Grecia a ripartire con un punto e a capo deciso. Atene avrebbe annunciato una ristrutturazione del debito e sarebbe stata costretta a misure correttive dopo decenni di trasandatezza. Così come fu per le tigri del Sud Est asiatico alla fine degli anni novanta, dalle macerie sarebbe potuta rinascere una nuova Grecia, sana e credibile, alla quale l'Europa e i mercati avrebbero potuto dare fiducia. Con beneficio di quei tanti onesti lavoratori e risparmiatori greci, che sarebbero comunque incorsi in sacrifici ma che ora, a meno di un vigoroso hair cut sul debito, devono stringere la cinghia ancora di più per colpe non loro. Questo sarebbe stato di lezione alle aspiranti tigri europee, dall’Irlanda, alla Slovacchia, ai paesi baltici.

La Grecia sarebbe uscita dall’Euro? Non lo so, io non lo avrei consigliato, una nuova dracma avrebbe probabilmente invitato inflazione e rinnovata pressione sulla spesa pubblica. Forse l'aiuto del Fmi sarebbe bastato a evitarlo. Ma anche se lo avesse fatto, o se ne fosse stata costretta dalla realtà delle cose, non sarebbe stata una tragedia. Anzi, avrebbe dato al mondo un segnale forte, pubblico, e positivo, che chi sta nell’Euro deve fare le cose sul serio o pagarne le conseguenze anche, come in tutti i club che si rispettano, a costo dell'espulsione. Una Grecia risanata avrebbe potuto rientrare nell'Euro in seguito, con le carte in regola. Che la Grecia ne fosse uscita o no, l’Euro e l'Europa sarebbero emersi da questa triste vicenda con rafforzata autorevolezza.

Una storia dei molteplici episodi di crisi finanziaria della Grecia è disponibile qui




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In Europe


In the US and worldwide

8 comments:

  1. inviato il 9 settembre 2010

    due o tre osservazioni.

    1) default senza svalutazione. Il governo fa default sui titoli pubblici. Ne consegue che le banche locali (che detengono i titoli pubblici)
    vanno in crisi, ma il loro governo non le puó salvare, perché non ha neppure i soldi per pagare se stesso. Ovviamente, segue un "bank run", perché chi ha depositi se puo li muove verso altri euro-lidi, finché il cambio resta 1:1. Qui le banche saltano davvero, e l'uscita dall'euro puo essere evitata solo se Atene viene amministrata da prussiani che rispondono a Bruxelles.

    2) il problema dell'europa, a mio pare.. é la germania, non i PIIGS.. perché se la Germania non capisce che la principale beneficiata dall'Euro é stata proprio lei, e che la ricetta di imporre ora una pesante deflazione al resto d'Europa non é ne ragionevole ne percorribile.. siamo tutti nei guai, ed in primis i tedeschi.

    3) il problema dei portoghesi (e degli spagnoli) non é il debito pubblico, ma quello privato (200% del PIL).. come nei paesi anglosassoni. Se alzi i tassi in assenza di forte inflazione.. salta il banco, come é successo in USA. Se tieni l'Euribor a 1%.. ma poi applichi uno spread di 300bp.. é ancora peggio, perché le banche che pagano tre punti in piú.. saltano... si girano verso i creditori (tedeschi) e gloi dicono: in cambio dei 100 miliardi (o 1000) che vi dobbiamo.. eccovi il nostro portafoglio crediti. Vale la metá, in recessione.. ma ora sono cavoli vostri. Queste cifre sono UN MULTIPLO dell'intero capitale di varie banche tedesche.

    In finis, ovviamente concordo nel combattere il "buonismo". Le riforme cruciali da fare, riguardano gli "entitlements".. cioé il diritto teorico ad andare in pensione col 90% del salario quando non ci sono contributi sufficienti.. il diritto all'assistenza sanitaria totale anche quando non si sa chi paga.. il diritto dei pubblici dipendenti al "posto a vita"... insomma, nella fase recessiva.. la politica keynesiana é inevitabile, ma occorre nel frattempo correggere gli squilibri di lungo periodo. L'alternativa.. é l'iperinflazione.

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  2. La crisi greca

    E' una bella giornata in un piccolo paesino della Grecia. Le strade sono quasi deserte, perché i tempi sono difficili, tutti hanno solo debiti e cercano di sopravvivere come possono.

    Arriva un turista olandese e si ferma in un alberghetto locale. Chiede al proprietario di poter vedere qualche camera, per pernottare forse un paio di notti. A titolo di garanzia, mette sul bancone un biglietto da 100 euro. Il proprietario gli dà un paio di chiavi.

    Mentre il cliente si trova al piano di sopra per ispezionare le camere, il proprietario prende i soldi e corre dal macellaio per pagare i debiti. Il macellaio con i 100 euro corre fino all'azienda dell'allevatore a saldare le forniture. L'allevatore, incassato il denaro, corre a pagare il conto in sospeso con il centro di stoccaggio frigo. L'addetto al magazzino prende i soldi e li consegna ad una prostituta con la quale aveva un debito. La prostituta corre all'albergo per chiudere un conto da 100 euro che aveva verso l'albergo. Il gestore rimette i soldi sul bancone.

    In quel momento, il turista olandese discende le scale, riprende la banconota dal bancone e se la rimette in tasca, dicendo che nessuna camera l'ha soddisfatto e che dunque non soggiornerà.

    Nessuno ha prodotto nulla.
    Nessuno ha guadagnato nulla.
    Ognuno ha solo saldato i suoi debiti e guarda di nuovo con ottimismo al futuro.

    Ora che sapete come funziona, sapete anche in che consiste il pacchetto di aiuti alla Grecia!!!

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  3. quasi esattamente la mia posizione, ma espresso molto meglio di quanto avrei potuto fare io, almeno in lingua Italiana...Siamo di parere diverso solo nel giudicare le capacità della Grecia di uscire da qualsiasi merda senza una completa ristrutturazione dei sistemi interni. Come e evidente, la causa principale del disastro era la spesa pubblica, causata da un supergonfiamento dei impieghi del settore, e questa stessa massa di fanulloni contunuera ad essere il macino al collo di una Grecia che cerca di rimanere a galla. Nessun governo puo illudersi di ridurre l'impiego pubblico perche il potere di ogni governo democratico si basa sui voti dei tanti che hanno acqusito 'diritti' senza mai aver dovuto dare piu del minimo indispensabile in cambio...
    Mike, settembre 2011

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  4. Io ho un'opinione completamente opposta: il salvataggio della Grecia andava fatto prima. Abbiamo atteso per la resistenza della Germania e paghiamo 80 miliardi, mentre sarebbero bastati non piu' di 30 2 mesi prima. Detto cio', in Europa vanno rafforzate le regole per evitare che casi simili avvengano di nuovo.

    va detto che non salvare la Grecia avrebbe prodotto un impatto incredibile sui conti di varie banche, anche tedesche, con conseguenze sistemiche ancor piu' forti di cio' che si e' visto

    se vedi il MoU tra Grecia e Commissione-IMF-ECB, vedrai che la Grecia paga, eccome! È costretta a riforme incredibili, decurtazioni di salari e pensioni, limiti alla crescita della spesa pensioni fino al 2060!, ecc. un programma controllato ogni 3 mesi prima di dare una nuova tranche. Il costo in termini di minori consumi da parte dei cittadini si vede nel -4% di recessione per il 2010.

    a parte quanto detto sopra, cioe' che si impongono forti sacrifici, si sta lavorando per apportare miglioramenti ai meccanismi di controllo. Una Task Force ministeriale sta proponendo riforme alla governante del patto di stabilita'. Tutto questo deve mirare a ridurre il moral hazard, i comportamenti da dilapidatori che intravedi qui sopra.

    non si e' certo salvata la Grecia dal fallimento per il valore dell'euro – un po' di svalutazione ha persino fatto bene, specie alla Germania – ma per la tenuta e la stabilita' della zona. Come anzidetto, il fallimento avrebbe innescato reazioni sistemiche senza limite, sulle banche, su altri Paesi indebitati, ecc. Detto questo, un must deve essere evitare il moral hazard, non si deve percepire che tutti verranno salvati, e' anche impossibile numericamente, i controlli devono anzitutto essere preventivi e questo non e' impossibile.

    Mi sono permesso questi punti critici. A parte essere in disaccordo sulle scelte con la Grecia, trovo che i vari punti di analisi non tengono conto che siamo un'Unione di stati con diverse regole comuni, alcune politiche comuni, non paragonabili a singoli stati come i diversi citati sopra. Questo implica rispetto delle regole, miglioramento delle stesse nel tempo (ci vuole molto tempo, sono processi lenti), controlli e, entro certi limiti [evitare il moral hazard], anche della solidarietà.

    Senza aiuti i Greci virtuosi, risparmiatori, avrebbero sofferto molto comunque, forse di piu'. Sarebbe uscita dai guai in 50 anni! Cosi' non so, ma e' possibile in molto meno tempo.

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  5. Marco,
    discordo dalla tua opinione.
    Premetto che sono anti-greco.
    Non avrei votato a favore dell'entrata greca nella CEE nel 1980.
    non avrei accettato la Dracma nell'Euro.
    Preferisco i Turchi.
    I greci hanno barato sui conti pubblici.
    Se fosse possibile far uscire la grecia dalla moneta unica, dall'UE e quant'altro senza conseguenze per l'unione e la moneta, non avrei molte obiezioni.
    Ma non é cosí.
    Ipotizzare un default unilaterale, non negoziato dello stato greco sul debito pubblico
    senza fuoruscita dall'Euro.. non é realistico. Il problema numero 1 della grecia non é il debito pubblico, ma la rigiditá e la mancanza di competitivitá. Si curano con riforme strutturali e svalutazione, non col default.
    Preciso, a scanso di equivoci, che non ho mai posseduto obbligazioni greche.. anche se ora son tentato.
    Dividiamo il passato dal futuro, nell'analisi.
    Se l'UE avesse spinto la grecia al default, come inizialmente volevano i tedeschi,
    seguito da uscita dall'Euro.. come sarebbe accaduto indipendentemente dai desideri dei tedeschi..
    l'unica maniera per evitare l'esplosione dell'Eurozona.. sarebbe stata una politica della BCE
    che offrisse sostegno QUANTITATIVAMENTE E TEMPORALMENTE ILLIMITATO al debito pubblico
    dei rimanenti paesi dell'€zona, politica equivalente nei fatti alla trasformazione dei debiti pubblici nazionali in
    debito pubblico europeo. Questo non poteva avvenire perché i tedeschi si opponevano ferocemente.
    In mancanza di una tale mossa, sarebbe seguita una incontenibile e rapidissima fuga di capitali dall'Iberia
    e dai titoli di stato dei PIIGS residui, perché nessun differenziale ragionevole dei tassi poteva compensare
    il rischio di default e svalutazione. Poi, ovviamente si sarebbe rotto il legame franco-tedesco, perché la francia non
    avrebbe consentito ad uno spread di 200bp con la Germania, l'Euro sarebbe imploso.. e l'intero sistema bancario tedesco
    sarebbe fallito (é giá mezzo fallito).
    guardando al futuro, credo si arriverá ad una ristrutturazione consensuale del debito greco, con l'accordo di una maggioranza dei creditori (cioé le banche francesi e tedesche) senza taglio di capitale, con titoli lunghi a basso tasso di interesse.
    Ora il principale creditore della grecia é la BCE.. per cui tra parentesi questa ristrutturazione servirá a poco.
    La grecia ha bisogno di liberalizzare il mercato interno e tagliare selvaggiamente la spesa pubblica.
    Ma il problema é che la sopravvivenza dell'Euro é lungi dall'essere assicurata.
    Ad agosto la BCE ha prestato alle banche portoghesi 49,1 miliardi di Euro, che sono il 15% del PIL.
    nonostante ció, il portogallo ha ora uno spread di 360 punti sui bund.
    Questo significa che, ritirando o limitando il credito agevolato europeo, il portogallo salta, e la spagna segue.
    Visto che i creditori di spagna e portogallo sono i tedeschi.. chi pagherá saranno i contribuenti tedeschi che dovranno ricapitalizzare le banche tedesche per circa 600 miliardi. Questo se l'Italia non segue.. perché in tal caso neppure la francia regge, e salta l'Euro.
    A mio parere la situazione attuale é insostenibile se le divergenze di tassi si consolidano.
    Il problema non é tanto il debito pubblico, ma quello privato. Se le banche tedesche si finanziano all'1%, e quelle portoghesi al 6%,
    operando sul medesimo mercato, é ovvio che solo le banche tedesche sopravvivono.. ma poi si trovano con crediti inesigibili quando
    "saltano" i debitori.
    Insomma.. siamo in un punto di equilibrio instabile.
    L'europa é come una bicicletta, ora. Puó andare avanti piano piano, o reggere per qualche tempo un "sur place".
    Ma se cerca di andare in retromarcia.. é inevitabile una caduta rovinosa.
    Occorre una forte leadership europea. Ma non la vedo in giro.
    Octavus sept 2010

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    1. Tu dici che il debito non è il principale problema della Grecia ma certo è un bel mattone che rende le riforme più difficili. Una ristrutturazione rapida e magari concordata con l'Europa -- risultato al quale, mi pare concordiamo, si arriverà probabilmente comunque -- mi pare sarebbe stata meglio di questo penoso strascico.

      Sulla possibilità di default greco senza uscita dall'euro non mi sento in grado di stimare se sarebbe stato possibile. In teoria perché no? In pratica forse la tentazione di svalutare sarebbe stata irresistibile.

      Sull'effetto domino certo ci sarebbero stati rischi, ma mi chiedo se aver "salvato" la grecia non contribuisca a perpetuare questi rischi invece di eliminarli. Ci teniamo la mela marcia nella dispensa, accanto a quelle sane o mezze sane. Sì è vero c'è un piano di risanamento concordato con la UE, basta crederci...

      E poi c'è il moral hazard, si sta dando un cattivo esempio, si sta premiando la cattiva fede di tanti governi greci. Se io fossi un governante portoghese o irlandese oggi mi sentirei meno pressato a prendere decisioni difficili... tanto poi ci aiuta l'Europa! NOn sapevo il Portogallo avesse ricevuto già 49 miliardi, ma sta facendo qualcosa per risanare i conti? a giudicare dallo spread pare di no, ma forse mi manca qualche dettaglio.

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  6. Si, perdita grave d'immagine con conseguenze poco prevedibili che interverrebbero durante la Crisi, si l'inflazionata parola che però avrà durata lunga. La sinergia tra crisi europea-mondiale e greca e/o di altri paesi UE fa paura, sia ai profani di strategia economica come me sia agli esperti (che danno come al solito ricette diverse anche contraddittorie) e vieppiù ai politici.
    MA IL problema è anche che i costi sociali che ne sarebbero derivati (o deriveranno, quien sabe), come avviene in Italia, li pagherebbero in maniera sproporzionata, le classi già più deboli, pensionati, insegnanti, lavoratori a stipendio fisso che in un modo o nell'altro sicuramente sono più controllabili e meno scaltri. (Al riguardo niente obiezioni del tipo i pubblici dipendenti sono fannulloni, etc. primo perché questo è un altro tipo di problemi che si risolvono in altro modo, secondo perché ci sono molte persone in gambissima nel pubblico che non meritano AFFATTO scelte politiche punitive nei loro confronti).
    Cioè quello che succede in Italia, in paesi come la Grecia sarebbe amplificato, con rivolte sociali in molti casi giustificate.
    Per non parlare della solidarietà comunitaria, che vuoi o non vuoi, prevede in molti settori meccanismi di aiuto tra stati. Non per un volemose bene, ma come mezzo per aiutare ad avvicinare, sia pure se lentamente e tra varie difficoltà, le economie dei paesi UE e ridurre almeno un po' i gaps. Il mercato interno, la concorrenza etc. di cui tutti beneficiamo si basa anche su questo. Ciò non toglie che ogni aiuto va assolutamente collegato a un sistema di verifica e controllo. Si può discutere quindi dei modi, ma per me era giusto intervenire.

    Dici che non si sarebbe intervenuto per i paesi grandi ma io credo che In un modo o nell'altro s'interverrebbe senz'altro anche per i paesi grandi, inimmaginabile che i parametri di stabilità pensati in altri momenti non vengano usati con una flessibilità che si presta ad abusi ma che serve per mantenere in vita il sistema.

    Come dicevo, anch'io avrei la voglia di farli annegare cosi sono obbligati a imparare a nuotare, ma realisticamente mi sembra una tappa prematura. Più in generale in tutti i paesi del mondo si intervenuti per salvare le banche: orripilante pensare che si salvano solo i ladroni della finanza, gli speculatori (bisogna farlo per motivi d'interesse generale, sennò il credito alle imprese etc. salta tutto) ma allora si fa sulla pelle del pensionato….

    Massimo
    settembre 2010

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  7. 1) default senza svalutazione. Il governo fa default sui titoli pubblici. Ne consegue che le banche locali (che detengono i titoli pubblici)
    vanno in crisi, ma il loro governo non le puó salvare, perché non ha neppure i soldi per pagare se stesso. Ovviamente, segue un "bank run", perché chi ha depositi se puo li muove verso altri euro-lidi, finché il cambio resta 1:1. Qui le banche saltano davvero, e l'uscita dall'euro puo essere evitata solo se Atene viene amministrata da prussiani che rispondono a Bruxelles.

    2) il problema dell'europa, a mio pare.. é la germania, non i PIIGS.. perché se la Germania non capisce che la principale beneficiata dall'Euro é stata proprio lei, e che la ricetta di imporre ora una pesante deflazione al resto d'Europa non é ne ragionevole ne percorribile.. siamo tutti nei guai, ed in primis i tedeschi.

    3) il problema dei portoghesi (e degli spagnoli) non é il debito pubblico, ma quello privato (200% del PIL).. come nei paesi anglosassoni. Se alzi i tassi in assenza di forte inflazione.. salta il banco, come é successo in USA. Se tieni l'Euribor a 1%.. ma poi applichi uno spread di 300bp.. é ancora peggio, perché le banche che pagano tre punti in piú.. saltano... si girano verso i creditori (tedeschi) e gloi dicono: in cambio dei 100 miliardi (o 1000) che vi dobbiamo.. eccovi il nostro portafoglio crediti. Vale la metá, in recessione.. ma ora sono cavoli vostri. Queste cifre sono UN MULTIPLO dell'intero capitale di varie banche tedesche.

    In finis, ovviamente concordo nel combattere il "buonismo". Le riforme cruciali da fare, riguardano gli "entitlements".. cioé il diritto teorico ad andare in pensione col 90% del salario quando non ci sono contributi sufficienti.. il diritto all'assistenza sanitaria totale anche quando non si sa chi paga.. il diritto dei pubblici dipendenti al "posto a vita"... insomma, nella fase recessiva.. la politica keynesiana é inevitabile, ma occorre nel frattempo correggere gli squilibri di lungo periodo. L'alternativa.. é l'iperinflazione.

    Octavus

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