21 August 2010

10° g - 21 AGO: Tabo – Dhankhar (3890 m) km 47

Colazione nel refettorio del monastero adiacente alla cucina. Ambiente buio, spartanissimo, moooooolto monacale. Alle 8.45 partenza, solo alcuni di noi vanno a Mane, che raggiungiamo in auto su per una strada pazzesca, strettissima, dissestata, al limite del pericoloso. Non avevamo tempo per fare il percorso a piedi. La vista però ripaga il rischio. Sotto di noi scorre, lontanissimo, lo Spiti tra due pareti di montagna argentate dai riflessi del sole sulle superfici bagnate.

Arriviamo a Dhankhar alle 11, non ci sono stanze nella guest house del monastero ma Puran parla con il capo dei monaci che ci rimedia alcune stanzette che di solito non sono per i turisti ma per i pellegrini, semplici ma adeguate anche se non c'è acqua corrente. Una vista mozzafiato, forse la più inebriante di qualunque camera d'albergo io abbia mai avuto. Intanto i monaci ed alcuni operai stanno lavorando con tubi e arnesi vari, arriverà anche l'acqua corrente...

Resto della giornata a visitare i tempi antico e moderno Verso le 4 c'è la pujia. Ci sono una ventina di monaci, gli anziani in testa alla due file, vicino all'altare, e poi via via i più giovani, fino a tre o quattro bambini di forse 5 anni che stanno più vicino alla porta, e veramente non sembrano curarsi molto dei mantra ma giocano garbatamente tra di loro. Be' quasi sempre garbatamente, ad un certo punto si cominciano a tirare addosso palline di farine d'orzo! Dal tetto del monstero si vede la confluenza dello Spiti con il Pin, spazi infiniti, brulle vallate intercalate da piantagioni di piselli, patate e cereali. Bevono, e ci offrono, tè salato nel quale impastano farina d'orzo per fare lo tsampa. Ottimo!

Qualcuno va a piedi fino al cocuzzolo che sovrasta il monastero (un'ora e mezzo a piedi) con vista ancora più elevata sulla valle. Tutto sommato forse vale la pena rinunciare ad andare a piedi a Mane ed arrivare prima qui, c'è di che riempire la giornata.

Cena in uno stanzone spoglio del monastero, ci fa da tavolo un grande baule in alluminio che sta lì chissà perché. Il pavimento è quasi tutto coperto di piselli a seccare, sia nei baccelli sia già puliti.

Dopo cena passiamo qualche ora su una terrazza antistante il monastero nuovo a guardare il cielo che da blu scuro diventa nero, con  il monastero vecchio e le grandi montagne di fronte, e la luna che dalla sinistra illumina tutto quel minimo che serve a far volare l'immaginazione.

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