18 August 2010

7° g - 18 ago: Kalpa – Khanum – Nako (3660 mslm) km 135

Colazione e partenza già prima delle 8. Torniamo a Rekong Peo, e riprendiamo a risalire il Sutlej. Arriviamo a Kanam verso le 10.30, peccato che i gompa siano chiusi. Nessuno ha le chiavi, peccato perché pare che vi siano custoditi begli oggetti antichi dei monaci. Un po' sconsolati ce ne andiamo in giro per il villaggio. Vedo il portone di una vecchia casa nobiliare, alquanto malandato ma di fattura evidentemente pregiata. Busso alla porta ma non risponde nessuno...

Timidamente faccio scivolare il chiavistello, chiuso ma non lucchettato e provo ad aprire, il portone si schiude e rivela un cortile interno circondato da edifici in legno di aspetto decadente ma nobile. Entriamo con cautela e dopo poco appare ad un balcone, anch'esso fatiscente ma finemente solpito, una vecchietta con il nipotino un po' timido che si nasconde dietro di lei, salvo poi cedere alla curiosità e fare capolino dal lato della sua gonna. Intratteniamo una semplice conversazione, tradotta da Puran, e le facciamo i complimenti per la casa, quindi ce ne andiamo ringraziando e richiudendo il portone col chiavistello dietro di noi.





Continuando a girovagare ci imbattiamo in un cantiere di case in costruzione, qui impastano il cemento e preparano i tondini di ferro per solidi pilastri, sono finiti i tempi delle case in legno, certamente più affascinanti ma di difficile manutenzione in questo clima che d'inverno diventa spietato, come testimoniato da quella che abbiamo appena visitato.

Poi ci imbattiamo in una famiglia intera che prepara il tè e chapati, ci sono varie giovani ragazze che parlano un po' d'inglese. Vari pentoloni sistemati su fuochi a legna emanano odori invitanti. Ci invitano subit o ad assaggiare le loro squisitezze: prima tè salato e chapati, poi chai, denso e dolce. Le donne lavorano al chapati, alcune ragazze guardano, una giovanissima mamma ha un bimbo in braccio, e gli uomini, come spesso accade, si trastullano di qua e di là. Ci fermiamo per una gradevole mezz'ora di ristoro e chiacchiere. Vorremmo iin qualche modo contraccambiare ma non sappiamo come, fino a che Paola, dopo essersi consultata con Puran sull'appropriatezza del gesto, regala il suo foulard alla donna più anziana. Chiedono di spedirgli le foto, cosa che le prometto e mi riprometto di fare al ritorno nella speranza che le poste indiane arrivino fino qui!

Ripartiamo quindi per la strada principale avanti sempre a rilento, frane, allagamenti, i mezzi del soccorso stradale sono al lavoro un po' dappertutto. Tuttavia ad un certo punto, finalmente, le nuvole che ci hanno nascosto finora il Kinner Kailash si diradano e per somma goduria di Gianni che è praticamente venuto qui apposta la grande montagna ci si rivela in tutta la sua maestosità!

Poco dopo siamo a Spillo, posto di controllo di polizia prima di entrare nella zona di frontiera, vicina al confine con il Tibet (e quindi con l'esercito cinese) e per questo accessibile solo con i permessi che abbiamo ottenuto a Rekong Peo. Cina e India hanno combattuto varie piccole guerre negli ultimi cinquanta anni per questioni di confine e la disputa non è ancora risolta. Tuttavia c'è una strada che collega Himachal e Tibet che mantiene aperto il commercio anche se gli indiani lamentano che i cinesi abbiano anche preparato un uso militare del loro lato della montagna. Buffo che in questa zona sensibile di confine con la Cina, con i militari di entrambe le parti che si guardano in cagnesco dai due lati di un confine conteso, siano gli operai cinesi che lavorano su progetti stradali in Himachal! Io non ne ho visti personalmente, ma ce ne sono a migliaia sparpagliati per le montagne!

Una grande frana ha bloccato la strada e dobbiamo aspettare che i mezzi accorsi finiscano il lavoro di sgombro prima di poter proseguire. Ci dicono che sono qui da giorni! La strada è stata bloccata per vari giorni, sarebbe stato un contrattempo grave per il nostro viaggio. Puran ci dice infatti che qualche volta si è costretti a tornare indietro, rinunciando a passare dal Kinnaur allo Spiti. Ma siamo fortunati, i bulldozer hanno appena liberato una corsia ed il traffico riparte, seppure a senso alternato.

Quindi oltrepassiamo Puh e raggiungiamo la confluenza tra il Sutlej ed il fiume Spiti. Acque fragorose si scontrano con violenza, disegnando ghirigori fantasiosi tra le grandi rocce emergenti dal letto del fiume. Un ponte in ferro e legno ci porta sulla riva sinistra dello Spiti che cmoinciamo a risalire. La strada, sempre più stretta, si inerpica con un'infinità di tornanti su per le pendici brulle della montagna. Vuoi per la strada strettissima che mette paura soprattutto quando arriva un bus di linea o un camion nella direzione opposta; vuoi per la ripidità del pendìo, a strapiombo il molti punti su di un baratro di molte centinaia di metri; vuoi per gli spazi infiniti che si aprono da tutti i lati mano a mano che si sale, questa strada fa veramente impressione anche a chi di montagne ne ha viste tante!

Sosta per il pranzo presso una locandina sperduta nelle montagne, tre o quattro casete in tutto. I nostri autisti chiedono di poter usare la cucina per scaldare il riso e verdure cucinato la sera prima. Luisa sfodera qualche bella fetta di prosciutto sottovuoto portato dall'Italia che aggiungge quel tocco in più che fa molto piacere! Caldissimo nonostante l'altitudine, siamo quasi a 3000mslm, ma asciutto e piacevole.

Sul terrazzo di una casa accando alla locandina un vecchietto sta selezionando albicocche secche ma non è contento della qualità, me ne offre qualcuna ed effettivamente... ho assaggiato di meglio da queste parti, che sono una delle patrie mondiali della albicocche!

Continuiamo a percorrere tornanti a non finire fino a che chiedo agli autisti di fermarsi ad un curvone da dove si vede il villaggio di Nako, nostra meta, sulla destra e quello di Leo a sinistra. Leo è un ameno villaggio sulla riva del fiume, circondato da verdissime coltivazioni e un fitto meleto. Lo Spiti sotto di noi fa un casino tale che se ne sente il rimbombo in tutta la valle!

Arriviamo a Nako, uno dei principali villaggi della zona, centro del commercio all'ingrosso di verdure e frutta. Ci saranno in tutto una decina di auto di turisti ma le camere che avevo pensato di affittare per la notte sono già andate via. Ma non tutti i mali vengono per nuocere! Troviamo per caso un invantevole campo tendato, in cima ad una collina appena fuori dal villaggio, tutto libero tranne che per una tenda presa da una paio di grassoni tedeschi che si fanno fuori una birra dop l'altra. Verdi aiuole, curatissime, delimitano i vialetti del campo e la vista sul villaggio ed il laghetto è insuperabile.

SUl finire del pomeriggio passeggiata su per la montagna verso alcuni chorten. Incontriamo alcune contivatrici di piselli che ce ne fanno assaggiare, dolcissimi! Si caricano sulle spalle sacchi di baccelli di oltre 40kg (lo so perché poi assisteremo alla pesa, vedi post di domani) cioè di un peso praticamente pari o superiore a quello dei loro esili corpi.

Al tramonto, seduti con una birra al campo, possiamo ammirare un cielo che si colora di almeno sei tonalità di blu e rosso diverse. La fatidica "ora blu" ricercatissima dai fotografi per rendere l' effetto "notte"! La vista è a 360° ed è di rara intensità cromatica. Dopo il tramonto un lontano temporale pulisce il cielo che la sera si apre an un firmamento sfavillante, punteggiato dalle ultime stelle cadenti di San Lorenzo.

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