25 August 2010

14° g - 25 AGO: Kaza – Kunzum La (4550 m) – Chandra Taal (4270 m) km 102

Sveglia prestissimo e colazione indiana alle 7! Che vi devo dire? A me il chai con ceci e patate a colazione proprio piace da pazzi! Ma sono praticamente l'unico. Gli altri saltano la colazione, salvo sgranocchiare qualche pezzo di pane con burro. Mi sento un po' in colpa perché avevo chiesto specificatamente (ma di nascosto) a Puran di farci la colazione indiana... Il nostro cuoco era tutto contento! Però pensandoci bene non mi sento in colpa, dopo tutto, in fondo sto cercando solo di far apprezzare il viaggio ai miei compagni anche sotto l'aspetto gastronomico. Pane burro e marmellata, certamente miglio di di quelle che ci propongono qui, li possono mangiare anche in Italia. Arrivo (apposta) per ultimo a tavola, con Francesco cui avevo confidato la cosa all'ultimo momento, e trovo tutti gli altri affamati e disperati! :-D Alla fine anche Aleardo ci prova e si trangugia un bel po' di ceci e patate. Io e Francesco facciamo strage! OTTIMO!

Sulla strada visita ad un monastero di monache, un edificio all'interno di un villaggio. Una giovane monachella ci prepara la tsampa, ma la versione dolce, con zucchero al posto del sale, questa piace quasi a tutti, è meno esotica di quella salata che invece seleziona ferocemente gli amatori! Oggi proprio si mangia alla moda himalayana! Slurp! Però ci sono poche monache, stanno lavorando nei campi. La monachella è molto gentile, chiacchierando ci racconta, con l'ausilio di un figuro che sta lì e non ho capito bene chi fosse, che in questa regione esiste ancora la poliandria, che sarebbe stata vietata dal governo indiano da oltre cinquanta anni ma persiste nei villaggi più tradizionali del Lahul. Stavo per preparare un'offerta al monastero a nome del gruppo quando lei, impassibile, tira fuori un blocchetto di ricevute tutto bello pulito e molto ufficiale! Che organizzazione...

Dal tetto si vede tutta la valle, qua e là qualche pannello fotovoltaico sistemato un po' a casaccio, non so quanto efficienti ma se ne vedono abbastanza da queste parti, quanto meno è apprezzabile lo sforzo! Cielo blu intenso, aria tersa, faranno venti gradi, clima ideale!

Ripartiamo e dopo poco quindi lasciamo la valle dello Spiti ed entriamo nel Lahaul. Lungo la strada molti muri di mane carichi di pietre votive. Quando il muro è a sinistra della strada c'è sempre una bretella che ci gira intorno per far sì che tutte le auto sorpassino il muro in senso orario, lasciandoselo sulla destra, come vuole la tradizione buddista! Passiamo anche qualche piccolo guado di torrenti che portano a valle l'acqua dei ghiacciai, niente di estremo ma c'è sempre in pericolo l'agguato delle frane e la guida ci fa passare in fretta.

Ad un certo punto lasciamo la statale e prendiamo una strada assurda, strettissima, con tornanti infernali, che porta fino al lago Chandra, il Chandrataal! Abbiamo la montagna sulla destra e le ruote di sinistra girano a pochi centimetri dal baratro. Per fortuna gli autisti sanno quello che fanno, danno l'impressione di grande sicurezza anche quando incrociano camion e mezzi pesanti per il movimento della terra. Riescono sempre a trovare quella lingua di terra o di sassi dove appoggiare le ruote e passare senza toccarsi! Onestamente ho avuto un po' paura, siamo in un posto dove se succedesse qualcosa ci troverebbero, forse, la primavera prossima, se nel frattempo il fiume non ci ha portati a valle, verso l'Indo...

Arriviamo alle 13 in prossimità del Chandrataal un'incantevole valle verde circondata dalle brulle pendici himalayane. I nostri cominciano a mettere su il campo e a cucinare. Dopo pranzo partiamo a piedi per il lago, sono un tre ore di camminata andata, ritorno e giro del lago. Facile e piacevolissima. Dopo un primo strappo in salita dal campo delle tende, il resto è pianeggiante fino alla discesa nella conca del lago Chandra. Il lago è "sacro", of course. Puran non voleva farci andare fare, forse perché non aveva voglia di accompagnarci. Incontriamo alcuni pastori che pascolano capre per lana pashmina, da cui si ricava la preziosa lana omonima utilizzando il ciuffo morbido e lungo proprio sotto la gola della capra. Pioviggina, ma si cammina bene.

Sulla via del ritorno un pastore che abbiamo avvicinato ci invita nella sua tenda dove un focherello di sterco sta scaldando l'acqua per il tè. Intanto lui sta lavorando sul prato: ha sistemato pezzi di carne di montone su di un telo e li prepara per farli essiccare, saranno la principale fonte di proteine per l'inverno.

Tornato al campo per le 17 ci ristora un bel chai caldo. Fa freddo, per la prima volta nel viaggio. Alcuni turisti israeliani cercano un passaggio per tornare alla strada principale con le nostre auto, sono disposti a pagare, ma devo dire di no, non possiamo correre il rischio che succeda qualcosa alle macchine mentre stanno lontane da noi e noi siamo lontanissimi ed irrintracciabili dal resto del mondo! Cena in un tendone, alla luce delle torce elettriche. Poi qualche istante a rimirare il cielo scuro e pulitissimo, e via nelle tende a dormire, è stata una giornata lunga! Ci tengono svegli gli israeliani, rompiscatole!, che fanno baldoria con alcuni loro connazionali in un capo adiacente al nostro: hanno piazzato luci psichedeliche e musica heavy metal, ma dimmi te che c'entra qui! Per fortuna sono abbastanza lontani e non ci impediscono di dormire. Molti israeliani vengono qui in India a fare casino dopo il servizio militare, si prendono anche un anno sabbatico di pazza gioia prima di tornare alla vita di perenne allerta che li aspetta in patria. ma è un problema loro, non nostro.

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