30 June 2005

18° g - 30 Giugno: Dharamshala – Waghan – Amritsar 200 KM ORE 6

Trasferimento per Amritsar, strada ottima, scorrevole, ma caldo umido, siamo ormai scesi dalle montagne ed è la stagione dei monsoni. Prese le camere al Royal Castle Hotel (castello reale di nome e di fatto, almeno paragonato alle altre sistemazioni di questo viaggio!!) e andiamo a Wagah per la famosa cerimonia quotidiana dell’ammainabandiera.

La Cerimonia dell'Ammainabandiera a Wagah
C’è da fare un’oretta di strada, alla media indiana dati i carretti, le mucche, la gente che attraversa... la cerimonia si svolge alle 18.30, ma importante arrivare almeno un’ora prima. Molta sicurezza, poi verso le 18 la polizia comincia a far affluire gli spettatori sulle gradinate antistanti il cancello che segna il confine tra India e Pakistan.

Consiglio fortemente di assistervi, è carica di significato. Sembra a prima vista solo una ridicola marcetta di soldatini esaltati. O meglio soldatoni, dato che, forse per impressionasi a vicenda, sia India che Pakistan scelgono per l’occasione solo omoni di 2 metri. Sarà forse un complesso di inferiorità? Mi ricorda un po’ i corazzieri del Quirinale, sempre una spanna più alti della media statura italiana... La coreografia dell’evento è splendidamente coordinata dalle due parti, a cominciare dall’ammainabandiera per finire con un’energica stretta di mano tra i due comandanti proprio sulla lina di confine, ognuno dalla sua parte, prima che i cancelli si richiudano per un altro giorno.

Il portiere dell’albergo ci racconta di come in realtà loro nel Punjab diviso la vedano come una manifestazione di cooperazione -- ad un certo punto durante la cerimonia gli ufficiali indiani e pakistani si stringono anche la mano dai due lati del confine -- che è stata utile soprattutto nei momenti di maggiore tensione tra i due governi.

Rientrati ad Amritsar carichiamo le valigie sul nostro bus che parte per Delhi, teniamo solo l’indispensabile per la notte, e ceniamo, molto bene!

Al Tempio d'Oro dei Sikh
Alle 22 circa prendiamo un risciò a motore per il tempio d’oro dei Sikh. Nel piccolo risciò, poco più grande di un’apecar, ci stiamo in 8!, e l’autista si fa pagare solo 150 rupie per andata e ritorno, compreso il tempo di attesa di quasi due ore mentre visitiamo il Tempio – alla fine gli do 200 rupie, (unico caso che mi ricordi dove invece di negoziare il prezzo l’ho aumentato di mia sponte!) per il tempio d’oro.

Serata di immensa suggestione, i Sikh sono molto accoglienti. Bisogna togliersi le scarpe e coprirsi la testa, anche gli uomini (danno loro delle bandane); giriamo tra la più improbabile umanità che si crogiola nel tempio e intorno ad esso, chi mangia, chi dorme, chi prega; assistiamo da pochi passi alla cerimonia quotidiana con la quale si rimette il libro sacro nella sua camera per la notte. Il tempio d’oro si staglia orgogliosamente sullo specchio d’acqua antistante, ed il suo riflesso brilla prepotentemente sulla superficie nera.

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