30 December 2002

13° g - 30 DIC: da Sanchi a Bhopal a Mandu

Al mattino passaggio rapido per Bhopal, dove visitiamo l'importante moschea. Ci sono tantissimi bambini seduti per terra, a testa bassa, tutti intenti a memorizzare ill Corano. In un angolo un maestro interroga uno scolaro, che però non si ricorda i versi a memoria tanto bene, lui lo aiuta un po' poi lo manda via a studiare ancora.

Facciamo anche scorta di viveri per la giornata. L'igiene qui non è il massimo, ma mi ricordo la vecchia massima per quando si mangia in paesi poveri o sporchi: Cook it, boil it, peel it or forget it! (Cuocilo, bolliscilo, sbuccialo o dimenticatelo!) Non mi ricordo dove l'ho sentito per la prima volta, ma non me lo dimenticherò più.

Beviamo, qui come sempre in India, solo acqua in bottiglia ed esigiamo tassativamente di aprire noi stessi le bottiglie, controllando che il sigillo sia integro. Qualche volta non mi sono fatto scrupolo di rimandare tutto indietro. Così facendo, io ed i miei compagni di viaggio, abbiamo mangiato un po’ di tutto, anche dolci e ortaggi fritti in chissà che olio su bancarelle lungo la strada, e non abbiamo avuto quasi nessun problema.

Poi partiamo per il lungo trasferimento verso Mandu. Strade terribili, si procede forse a trenta km/h di media.

Sulla strada, ad un certo punto che non ho notato, vediamo il cantiere di un tempio Jain in costruzione. Mi piacciono i Jain, un po' pazzerelloni, e anche un po' fuori dai tempi, ma tutto sommato rispettosi e, che io sappia, sempre non violenti.

Un po' più avanti, in un grande spazio aperto lungo la strada statale, c'è una grande giostra itinerante che si è fermata per il divertimento dei bambini dei villaggi vicini. Ci sono sicuramente almeno un paio di migliaia di persone, molti adulti vestiti a festa per l'occasione. (Anche se è difficile per dire quando gli indiani nei villaggi sono vestiti a festa, soprattutto le donne, che con i loro coloratissimi sari mi sembrano sempre vestite a festa, anche quando lavorano nei campi.)

C'è un'infinita varietà di cibi, caldi e freddi, dolci e salati, offerti dalle bancarelle ambulanti distribuite tutto intorno. Assaggio un po' di qua e un po' di là, senza un ordine ed una logica. Non so perché ma il cibo indiano per strada mi piace sempre, sarà la suggestione della cornice sociale, sempre così colorata e piena di vita? Oggi faccio scorpacciata di somosa, frittelle ripiene di cavolo. Anche un po' di kachri chutney, un cetriolo selvatico all'indiana!

Tanti bambini, naturalmente, molti sono incuriositi dalla mia macchina fotografica. Un adolescente se la vorrebbe comprare. Siccome indosso il gilet fotografico beige, che fa sempre la sua figura in viaggio, mi chiede se sono un fotografo professionista e quanto l'ho pagata. Mi viene difficile parlare di cifre che per loro costituiscono magari due anni di guadagni, e allora dico sempre che sì sono qui per lavoro, devo realizzare un reportage sull'India e non so quanto costa la macchina fotografica, me l'ha data lo studio di fotografia per il quale lavoro. Così mi trovo più vicino a loro. E poi invece che un ricco con un giocattolo costoso divento un lavoratore che si sta guadagnando da mangiare.

Un po' oltre abbiamo problemi al bus, ma per fortuna nel villaggio successivo c'è un meccanico che smanetta per un'ora circa cercando di rabberciare i pezzi che cascano dalla pancia del nostro scassatissimo mezzo. Intanto faccio due passi a fotografare. C'è un pozzo d'acqua in una piccola radura, una donna è intenta a riempire un secchio. Proprio accanto una fogna a cielo aperto spande un olezzo alquanto disgustoso, spero solo che le acque non si mischino sottoterra!

Il meccanico ha quasi fatto, mi compro una cinta per i pantaloni da un calzolaio accanto alla sua officina. Similpelle, come spesso qui, perché il cuoio della mucca sacra non si può usare per fare scarpe o cinte. In realtà molti, moltissimi lo fanno, ma qui no. Dipende dallo stato dell'Unione Indiana: alcuni autorizzano il macello delle mucche per carne e cuoio, altri no.

Siamo all'imbrunire e ancora non si vede la meta. L’autista si inventa un’altra delle sue scorciatoie, per cui per guadagnare una ventina di km ci fa stare in bus fino a notte, passando per strade sterrate di montagna al limite della sicurezza. Vallo a capire, forse pensa di risparmiare sul carburante accorciando le distanze, ma allunga i tempi!

Hotel: Tourist Cottages. Il peggiore del viaggio. Statale come a Orchha, ma tenuto peggio. Ristorante: in albergo, mediocre, sconsigliato.

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