18 May 1989

25° g - 18 MAG: sulle riforme, Estonia

Incontro con Vladimir Pichugin, English Edition Editor di Moskovskie Novosti, settimanale dell'agenzia Novosti Il giornale è considerato all'avanguardia della perestrojka e della glasnost. É stampato in nove lingue in varie città d'Europa. In Italia c'è un sunto mensile pubblicato da Mondadori.

Gli chiedo quali dovrebbero essere secondo lui i limiti della glasnost. Mi dice che è sicuramente troppo limitata adesso, anche perché molti non si rendono ancora conto di quanto si possa già fare ed esitano ad usufruire delle possibilità di espressione che ora ci sono.

Chiedo se si arriverà mai a criticare Lenin, o la stessa perestrojka, o a saperne un po' di più di come si svolgono le riunioni del Politbjuro. Mi dice che qualche criticismo di Lenin già appare qua e là. Quanto alla perestrojka, dopo l'articolo della Andreeva su Sovietskaja Rossija (marzo 88, v. inpi87-88) non c'è stato più nulla, perché nessuno ha proposto un'alternativa. Quanto al Politbjuro, si sa quando si incontra e che è presieduto dal Segretario Generale (non molto, aggiungo io), e mi dice che non è ancora arrivato il momento di saperne di più ma arriverà presto: in fondo è solo alla fine di Aprile che si è avuta la prima pubblicazione integrale degli atti di un Comitato Centrale. Si vedono inoltre anche pubblicazioni anti-sovietiche, p. es. nella regione baltica, e l' Unione Democratica, che si dice essere un partito alternativo, è apertamente anti-sovietica.

Oltre ai tabù politici, c'è un problema economico della glasnost: essa rende la situazione domestica più intollerabile di quanto non sarebbe già perché mette a nudo i problemi. Ciò va fatto ma gradualmente. Il 90% dell'intelligentsija è a favore della glasnost come della perestrojka perché ha solo da guadagnarci. Quelli che hanno invece da perderci, p. es. in termini di privilegi, hanno paura di parlare perché ora si tirerebbero contro la maggioranza, e la maggioranza comincia a contare in URSS. Si deve continuare a scoprire e denunciare casi di corruzione senza tregua.

Si arriverà alla libera emigrazione in URSS, ma c'è un problema di "fuga dei cervelli", specialmente i giovani. Oltre naturalmente alla tradizionale paura dei portatori di "segreti di stato". Gli dico che se costoro volessero "tradire" lo potrebbero fare passando i "segreti" a qualche straniero ostile qui in URSS. Mi indica inoltre che ci sono molte migliaia di sovietici che hanno il visto di uscita ma non quello di entrata in paesi occidentali. Secondo lui ci sono 20.000 ebrei in attesa di visto per gli USA. (Forse perché non vogliono andare invece in Israele?) É vero, come per i polacchi.

Parliamo dell'Estonia. Dice che non si possono separare perché hanno un debito verso il resto dell'Unione ed inoltre non potrebbero vivere senza forniture sovietiche. Gli dico che loro credono invece di essere creditori e di poter vivere anche meglio di ora senza le "forniture sovietiche". Aggiunge che neanche l'Occidente ne beneficierebbe. Rispondo che il beneficio per l'Occidente non è il punto: gli Estoni si vogliono separare, e la Costituzione, pur con contraddizioni, gli dà questa facoltà. Dice che il prossimo Soviet Supremo dovrà esaminare la questione, ma non crede che autorizzerà una secessione ora, che sarebbe, in extremis, bollata come contro-rivoluzionaria e repressa. Forse se ne potrebbe riparlare quando si regolerà la questione del "debito" estone verso l'Unione. In ogni caso, mi dice che la questione delle nazionalità deve essere discussa apertamente e risolta.

Economia: secondo alcuni calcoli ci sono in circolazione tanti rubli da comprare tutto quello che c'è da comprare in URSS 5 volte. (Cosa vorrà dire, come l'ha calcolato?) Gli chiedo come fare a decentralizzare il potere decisionale economico quando il principale problema della perestrojka è che il potere è già troppo decentralizzato cosí che milioni di piccoli apparatchiki possono bloccare le riforme. Dice che si potrebbe ricorrere agli "government orders", come negli USA, che obbligherebbero le imprese a competere tra di loro. (Mi sembra un'altra versione dell'onnipresente e malcelato richiamo al capitalismo.)

Gli chiedo qual'è il peso della censura politica in URSS. Dice che tutti i giornali del mondo devono essere rispettosi della volontà del padrone, ed il loro padrone è l'Agenzia Novosti. L'autocensura è importante nei casi di "segreti di stato": se in dubbio, è responsabilità del giornalista chiamare il censore e chiedere permesso di pubblicare. La responsabilità ultima in caso di infrazione è naturalmente del direttore.

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