11 January 2003

25° g - 11 GEN: rientro a Mumbai e fine del viaggio

Nel pomeriggio rientro a Mumbai, sono meno di 200 km, il collegamento aereo dura solo 30 minuti (55 dollari solo andata) ma non avendo fretta ho preso il taxi collettivo che ci mette tre ore (bottiglia di acqua purificata in omaggio!) e costa 450 Rp. Appuntamento in aeroporto a notte fonda ed imbarco senza problemi con la fedelissima Royal Jordanian per Amman; stavolta il bagagliaio è ben chiuso!

Anche questo mio terzo viaggio in India è finito, ma più ci vengo e più so che ci tornerò!

10 January 2003

24° g - 10 GEN: Pune, Osho

Oggi lascio Goa e con un volo interno vado a trovare Jaideep, un compagno di università indiano che lavora a Pune, città di oltre 2 milioni di abitanti a 3 ore di bus da Mumbai, ed assieme a Bangalore uno dei principali centri dell’India supertecnologicizzata che sta emergendo. A Pune convivono, letteralmente fianco a fianco, negli stessi quartieri, bidonville puzzolenti e condomini sfavillanti, ricoveri per bovini randagi e grattacieli di acciaio e cristallo dentro ai quali lavorano migliaia tra i più sofisticati esperti di informatica del mondo!

09 January 2003

23° g - 9 GEN: Vecchia Goa

Tranquilla giornata a Vecchia Goa un sito patrimonio mondiale dell’umanità dell’Unesco (da non confondere con Goa Velha, che è un altro centro a qualche km di distanza!) interessante escursione tra chiese coloniali (molte sconsacrate) ed edifici che richiamano l’architettura portoghese di stile “manuelino” ed altre antiche architetture portoghesi. Un ambiente oggi sereno che rievoca i secoli di occupazione coloniale e la conversione di tanti indiani al cattolicesimo. Ne vediamo non pochi nelle chiese ancora in funzione.

Fa una certa impressione la tomba di Francesco Saverio, missionario per antonomasia sepolto nella chiesa del Bom Jesus.

Una visita senza fretta prende una mezza giornata, non vale la pena dormirci. Ci si arriva facilmente con i pittoreschi bus pubblici, abbastanza sbilenchi, affollati della gente più disparata, spesso senza finestre, ma tutto sommato piacevoli per il breve percorso di 15 minuti da Pajim.






08 January 2003

22° g - 8 GEN: spiaggie di Goa

Gita a Vagator, nella spiaggia, frequentata soprattutto da indiani, adiacente alla fortezza di Chapora, che si raggiunge facilmente con una bella passeggiata. Sulla spiaggia di tutto, dalla vacche sbandate, ai gruppi di turisti indiani (mi colpisce vedere alcui ragazzi Sikh che in costume da bagno mantengono comunque il loro turbantino in testa!). venditrici di tessuti, strani figuri che si offrono di pulirci le orecchie dal cerume! Bah... Naturalmente si fanno tutti il bagno vestiti, le donne con il sari!

07 January 2003

21° g - 7 GEN: aereo per Goa, visita di Panjim

Volo per Goa in mattinata, arrivo in aeroporto e divido un taxi con un inglese che dice di venire qui da venti anni, sei mesi all’anno. Un tipo sul sessantottino alternativo, capelli lunghissimi anche se ora grigi, tutto un po’ sbragato, zainetto leggerissimo, tanto, mi dice, qui non c’è bisogno di mettersi addosso molto...

06 January 2003

20° g - 6 GEN: Mumbai

Resto da solo, e continuo visita di Mumbai, un po’ disordinatamente ma sono stanco di organizzare tutto! Ora ho la più grande metropoli dell'India tutta per me!

05 January 2003

19° g - 5 GEN: Mumbai

Alle 3 di mattina il gruppo si divide! Accompagno chi ha finito in aeroporto, mi assicuro che siano imbarcati e me ne torno a dormire.

La mattina mi alzo con comodo, resto della giornata in visita. In questa città ce n’è per tutti i gusti, una buona guida (LP ne fa una specifica su Mumbai ma solo in inglese) e ognuno potrà usare il proprio tempo al meglio. Io ho trovato che la decantata isola di Elephanta sia soprattutto una grande pattumiera galleggiante. Le grotte, unica attrattiva a parte un paio di grandi cannoni in disuso, non sono significative dopo aver visto Ajanta, Ellora e Aurangabad.

A cena al ristorante Apoorva, vicino alla cattedrale cattolica di S Tommaso, un po’ caro per gli standard di AM ma molto buono e curato. Ottimo pesce.

04 January 2003

18° g - 4 GEN: Mumbai

Arriviamo presto alla stazione di Victoria Terminus di Bombay e siamo assaltati dai tassisti. Come per le barche di Allahbad, la loro avidità li tradisce: ci avevano chiesto 200 Rp per macchia per andare in albergo, hanno rifiutato le 100 che gli avevamo offerto e noi, dopo pochi minuti di fila alla stazione dei taxi, ne abbiamo pagate 60.

03 January 2003

17° g - 3 GEN: Aurangabad, Ellora, treno per Mumbai

Giro della città: le grotte di Aurangabad sono meno grandiose di Ellora ma non consiglio di tralasciarle, anche perché non ci va quasi nessuno e sono quindi molto più godibili. Interessante quella con Buddha e Ganesh fianco a fianco!

02 January 2003

16° g - 2 GEN: Ajanta - Aurangabad, 200km, 5 ore

Al mattino presto mi si presentano gli autisti in camera che rivogliono i soldi che ci hanno prestato! Come se potessimo scappare via...

Partenza per le grotte di Ajanta, dove passiamo circa 4 ore. Ne vale la pena. Ricordarsi di portare le torce elettriche per vedere all’interno. Consiglio vivamente di non cercare di vedere sia Ajanta che Ellora nello stesso giorno. Come tempi ci si può anche rientrare ma si rischia di correre.

Per fortuna ho portato pellicole ad altissima sensibilità per far foto all’interno, in molte grotte non si può usare né flash né monopiede/treppiede. In realtà poi il custode di una grotta mi ha fatto capire che se gli davo una mancia ci avrebbe fatto usare il treppiede. Paolo allunga due euro ed è fatta. Il divieto di usare il treppiede serve ad evitare una produzione di foto commerciali senza pagare il dovuto, che non è certamente il nostro caso, quindi non mi pare si sia fatto niente di male!

Io ho usato un velvia 400 ASA tirato ad 800 ed era appena sufficiente per far foto a mano libera, magari appoggiandosi su muri o colonne.

Molti ragazzi in gita scolastica, tutti impeccabilmente vestiti con coloratissime uniformi all'inglese. Anche molte coppie di tutte le età. Noto una certa abbondanza di donne dalle dimensioni giunoniche, che però sono sempre di portamento elegante, e sprigionano un'erotismo primordiale che non saprei ben spiegare con il valore estetico delle loro caratteristiche somatiche. Forse è dovuto ai fianchi e al ventre sempre nudi sotto i veli colorati.

Il contrario di alcune turiste italiane che, come gli uomini, hanno sempre un maglione arrotolato attorno alla vita, anche se fa 25 gradi all'ombra, non si sa mai venisse un colpo d'aria fredda!!

L'autista si inventa un'altra delle sue scorciatoie, ma me ne accorgo troppo tardi per fermarlo. Quando vedo che siamo fuori rotta gli chiedo ma lui dice solo "Shortcut shortcut" scorciatoia, il che vuol dire meno chilometri ma molto più tempo per strade sgarrupate! Ma in India, almeno per gli autisti, il tempo costa poco, il gasolio di più. Per noi sicuramente il contrario ma guidano loro e ci dobbiamo adattare.

Arrivo in serata ad Aurangabad, la città che porta il nome del Gran Moghul che più di chiunque altro è responsabile per la distruzione di così tanta parte del patrimonio indù dell’India centrale.

Hotel: Meadows, consigliato da Sanjeev Chandra. Nuovi bungalow, carini e puliti, ma piuttosto decentrato. Un quarto d’ora di bus per andare in città. Non mi è piaciuto che mi sia venuto a cercare al ristorante dell’albergo, con la evidente complicità del gestore, un negoziante di stoffe ed artigianato che mi proponeva anche lui di darmi il 30% se gli avessi portato il gruppo in negozio.

Ristorante: Walla, conosciuto come “il Tandoor” vicino alla stazione ferroviaria. Ottimo tandoori, il padrone è simpatico, biascica anche un po’ di italiano (anche se noi abbiamo visto solo avventori indiani).

01 January 2003

15° g - 1 GEN 2003: da Mandu a Jalgaon, 320 km, 6 ore

Partenza presto dopo aver dovuto chiedere in prestito Rupie agli autisti! Non riusciamo a cambiare da vari giorni e l’hotel non accetta dollari e tantomeno Euro - credo non sappiano ancora cosa sia la moneta unica europea.

Hanno chiuso il cancello e non ci lasciano partire se non paghiamo tutto in rupie fruscianti, sull'unghia. Una macchinetta lettrice di carte di credito in bella vista sul bancone, con tanto di collegamento telefonico automatico attivato, ci dicono che non funzioni, mah!

L’autista si inventa un’ennesima “scorciatoia” che ci porta per strade sterrate (dobbiamo scendere e spostare macigni dalla strada per poter passare). In alcuni punti la mulattiera che scende dall’altopiano di Mandu verso la pianura si fa stretta a causa di frane, e ci troviamo sul ciglio di precipizi niente affatto divertenti. In futuro cercherò di assicurarmi che gli autisti seguano le strade normali anche se si fa qualche km in più, si guadagna tempo e non si rischia di restare con un semiasse rotto in valli sperdute o, peggio, di finire in un burrone.

Tappa a Maheshwar, dove visitiamo un tempio Jain meno riccamente adornato di quanto mi aspettassi dopo averne visti altri in Rajasthan e altrove. Più interessanti alcuni laboratori di tessitura della seta che sfornano sari a ritmo febbrile. Il tessile è da sempre una colonna portante dell'economia indiana, che gli inglesi avevano invano cercato di reprimere per favorire i telai britannici.

Passo per una banca locale, che però non è autorizzata a cambiare valuta straniera! L'impiegato mi consiglia di andare a Indore, una città a circa 95 km di distanza, dove certamente una filiale potrà cambiare dollari e forse anche euro.

Passeggiata lungo il fiume, con spuntino al volo di banane, noccioline... Un venditore di pannocchie di mais arrosto le condisce con un bel po' di peperoncino prima di passarmene una bella calda per uno spuntino. Vita di lungofiume indiano, chi si lava, qualche ragazza fa il bucato bastonando la biancheria inzuppata sul molo.

C’è un bel sole, colori sgargianti. Purtroppo non abbiamo tempo per un giro in barca sul fiume, meriterebbe!

Visitiamo anche l'imponente tempio di Shiva, dove i fedeli toccano le zampe di una statua di elefante, pare porti fortuna.

Partenza per Jalgaon. Attraversiamo molti piccoli villaggi. Le "autostrade" sono un susseguirsi di buche, cunette e sorpassi da brivido tra camion e autobus. Lungo la strada incontriamo mercatini poverelli, dove ci fermiamo per un tè speziato o qualche piccolo acquisto  alimentare e qualche foto. Campi irrigati a destra e sinistra del percorso si alternano a radure arse dal sole tropicale.

Ci passano accanto i resti di qualche auto e camion vittime di raccapriccianti incidenti, scommetterei che più di qualcuno ci ha lasciato la pelle in queste scarpate.

Al confine tra Madhya Pradesh e Maharashtra, due regioni componenti l'Unione Indiana, ci sono controlli di documenti e merci come se fosse un confine internazionale. Mi viene da pensare a come siamo fortunati ad essere riusciti ad eliminarli in buona parte dell'Unione Europea, grazie al trattato di Schengen!

Arrivo in serata a Jalgaon, stiamo all’hotel Royal Palace, molte pretese da grande albergo ma è solo discreto. Non accettano carte di credito per il ristorante, ambiente freddino, un po’ pretenziosetto e finto, solo menu vegetariano. Devo andare a cercare contante in piena notte ma per fortuna c’è un bancomat che funziona perfettamente con carte di credito straniere e mi sborsa tutte le rupie che ci servono!