19 December 2002

2° g - 19 DIC: Delhi

Volo notturno, e verso le 2 di notte entriamo nello spazio aereo indiano. Lo so perché il comandante ci ha svegliati annunciando che da quel momento era vietato fare fotografie attraverso i finestrini dell'aereo. Mannaggia, avrei proprio voluto fotografare tutte queste nuvole al buio!

Arrivo puntuale a Delhi alle 5.15 di mattina, ci ripetono che è vietato fotografare in aeroporto. Tutto liscio ai controlli ma manca uno zaino (z minuscola, non è caduto dal bagagliaio aperto a Fiumicino ma chissà perché è finito a Bombay). La compagnia indennizza il proprietario dello stesso con 60 $ per spese di prima necessità, ma bisogna ricordarsi di chiederglielo! Sanjeev, il nostro bravissimo agente di viaggio locale, si preoccuperà di recuperarlo l’indomani ma i suoi tentativi di recapitarlo non sono fortunati e lo rivedremo solo a Varanasi, una settimana dopo!

Appena usciti dal terminal dell'aeroporto intitolato a Indira Gandhi mi avvolge subito quello che Pasolini chiamava "l'odore dell'India". In realtà più che un odore è una puzza. Non so bene dovuta a cosa, se la sporcizia, inquinamento, scarichi di fogna a cielo aperto. Ma è molto tipica di molta India e ci avvolge appena usciti in strada ad affrontare la moltitudine di tassisti, ufficiali o abusivi, che ci propongono il loro servizio.

Io però ho prenotato un bus per tutto il gruppo che ci porterà a spasso per le prossime settimane. Mezzo economico ma, speriamo, affidabile. Senza sospensioni, solo due balestre come i vecchi camion. Rumoroso, i cristalli dei finestrini vibrano senza speranza quando siamo in marcia mentre noi sobbalziamo sui sedili che sono per la maggior parte svitati dal pavimento. Economico però!

Lasciati i bagagli in albergo (il Good Times a Karol Bagh, abbastanza scrauso ma economico a 10 USD pp con ottima colazione indiana) andiamo in città.

Visitiamo il forte rosso, anche se parte è in restauro. La guida che prendo sul posto è un imbroglione, cerca di truffarci in vari modi, spocchioso.

Più interessante il Tempio del Loto dei Baha'i, un edificio di architettura ardita, caratterizzata da 27 enormi petali ricoperti di marmo che si stagliano verso il cielo. Religione aperta quella dei Baha'i, invitano fedeli di tutte le religioni a visitare i loro templi e pregare insieme. Forse per questo sono perseguitati in Iran, da dove originalmente provengono.

A cena da al ristorante Sandoz, gestito da un Sikh, a pochi minuti a piedi dall’albergo, ottimo, uno dei migliori del viaggio, gestito da un simpatico Sikh, tutto fatto al momento, roba fresca, soprattutto il pane naan, uno dei tanti tipi di pane indiano, super-fragrante, su un griglione appena fuori dal locale. Ambiente molto locale, non ci sono stranieri, igiene forse non proprio al massimo ma sufficiente. Mangiamo ovviamente con le mani in compagnia di avventori locali, non girano molto turisti qui.

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