01 February 2021

Il test COVID-19 arrivando in Belgio

Mia moglie ed io abbiamo in programma di tornare in Belgio il 25 gennaio. Arriviamo dall'Italia, considerata zona "rossa" (ad alto rischio) e quindi le autorità belghe richiedono un tampone COVID-19, che deve essere del tipo "molecolare", considerato più affidabile. Ce ne sono di diversi tipi, non so bene quale sia la differenza ma so che per questo ci vuole più tempo ad avere l'esito (2-3 giorni) mentre per quello "rapido" basta un quarto d'ora circa. Il problema è che la Brusselsairlines esige un test che sia stato fatto non più di tre giorni prima del volo, e c'è una domenica di mezzo. Catch-22, scacco matto.

Alla fine decidiamo di fare un semplice test rapido in Italia, privatamente e a pagamento. Trenta euro a testa e passa la paura al centro Romanomedica di Cittadella, in Veneto. Risultato in pochi minuti: siamo negativi, possiamo partire. Almeno speriamo.

Ultima formalità dobbiamo riempire online il modulo chiamato "Passenger Locator Form", PLF: indirizzo, numero di telefono, email ecc. per essere rintracciabili dalle autorità in caso di necessità. Mi pare una buona idea.

In aeroporto a Venezia, all'accettazione, l'impiegata mi chiede se abbiamo fatto il test. Le faccio vedere il risultato e via, tutto a posto, per ora. Il Belgio ha strane regole, diverse a seconda che il viaggiatore sia residente (bisogna fare un test in arrivo ed uno dopo una settimana) oppure visitatore del paese (basta un test dopo una settimana di quarantena). Dunque un residente potrebbe fare due test nello stesso giorno, uno la mattina prima di volare ed uno all'arrivo all'aeroporto di Bruxelles. Per fortuna non siamo residente.

Arriviamo all'aeroporto di Bruxelles e via dritti a casa in auto-isolamento. Il giorno dopo ci chiamano dal centro COVID19 della città per chiederci se stiamo bene, se abbiamo sintomi. No, tutto a posto. Molto gentili parlano perfettamente inglese oltre ovviamente al francese e fiammingo. Ci consiglia di prenotare un appuntamento per fare il nuovo test richiesto alla fine della settimana di auto-isolamento richiesta.

Dopo qualche giorno ci arriva, via SMS, un codice di 16 caratteri che servirà per poter effettuare il test gratuitamente. Provo a prendere un appuntamento ad uno dei centri deputati ad effettuare il test ma non è possibile senza il "Numero Nazionale", che hanno tutti i residenti in Belgio. Noi non siamo residenti e quindi non lo abbiamo. Chiamo il centro COVID e chiedo lumi. Mi dicono di usare il Numero Nazionale, dando per scontato che io lo abbia.

"Scusi ma noi non siamo residenti, quindi non abbiamo il Numero Nazionale, però ci hanno chiesto di fare il test e ci hanno mandato questo codice a 16 cifre che dovrebbe bastare. Che facciamo?" 

Mi dice di provare a telefonare ad un centro test, ma non tutti hanno il telefono, sono centri temporanei spesso messi su in una tenda nel mezzo di un parcheggio. Non c'è problema, basta andare senza appuntamento, ci sono centri "drive-in" vicino a casa nostra, basta presentarsi ed aspettare il proprio turno.

Ne trovo uno a Tervuren, 8 minuti di auto. Finita la quarantena, una bella mattina grigia ma non piovosa, andiamo. Non c'è fila, siamo i primi, che fortuna! Il gentile infermiere mi chiede il codice a 16 cifre e il Numero Nazionale. Ho il primo naturalmente, ma non il secondo. 

"Eh no, senza numero nazionale niente test", mi dice scuotendo la testa.

"Scusi ma noi non siamo residenti, quindi non abbiamo il Numero Nazionale, però ci hanno chiesto di fare il test e ci hanno mandato questo codice a 16 cifre che dovrebbe bastare. Che facciamo?"

"Eh be’ non lo so, dovete chiedere al vostro medico di famiglia."

"Scusi tanto ma noi non siamo residenti, non abbiamo un medico di famiglia. Come del resto non lo hanno le migliaia di persone che arrivano ogni giorno in Belgio e non sono residenti. Come avete fatto in tutti questi mesi?"

"Ah allora non lo so, in effetti abbiamo avuto dei problemi, aspetti che chiamo il mio direttore."

Segue telefonata in fiammingo che sfortunatamente non ho potuto seguire.

"Ecco dovete chiamare il dottor Jan Walraet, è lui che si occupa di casi come il vostro a Tervuren. Questo è il numero di telefono." E mi alluga un pezzo di carta.

Sposto la macchina per far passare quelli dietro di noi, intanto si è formata una bella fila di auto che aspettano il turno.

Chiamo il dottor Walraet. Molto gentile, parla prima in fiammingo ma poi in perfetto francese (e inglese con mia moglie). Mi chiede se ho un Numero Nazionale.

"Scusi ma noi non siamo residenti, quindi non abbiamo il Numero Nazionale, però ci hanno chiesto di fare il test e ci hanno mandato questo codice a 16 cifre che dovrebbe bastare. Che facciamo?"

Allora mi chiede nome, cognome e indirizzo e  poi ...sorpresa: io HO UN NUMERO NAZIONALE! Non sapevo di averlo. Forse da quando lavoravo alla NATO, ma son passati quasi 20 anni e non me lo avevamo mai comunicato. Bene, con questo Numero Nazionale il dottore mi dà un nuovo codice a 16 cifre con cui posso fare il test. 

E mia moglie? Lei certamente non ha il numero nazionale. Il dottore, indomito, inserisce i dati di mia moglie in un computer ma gli si blocca tutto. Fa ripartire il computer e dopo cinque minuti mi dice che il sistema non riconosce l'indirizzo che gli ho fornito. 

"Dottore ma è lo stesso indirizzo che ha usato per generare il mio codice 3 minuti fa"

"Si lo so non capisco, ho provato due volte ma mi dice ’indirizzo sconosciuto’ strano!"

"Infatti mi pare strano quindi che facciamo?"

"Sua moglie non può fare il test."

"Ma mia moglie DEVE fare il test."

"Ma io non so che altro provare, chieda al centro COVID."

Torniamo dall'infermiere, che intanto ha smaltito la fila di auto che si era creata dietro di noi. Il simpatico sanitario mi dice che abbiamo due possibilità: andare in aeroporto e fare il test privatamente, a pagamento. Oppure andare a casa e lasciar perdere.

Il risultato del mio test è negativo. Mia moglie era negativa una settimana fa ed è stata sempre con me, non abbiamo incontrato nessun altro in Belgio. 

Cosa avranno deciso di fare i nostri eroi?

*****

Passa un'altra settimana, tutto a posto, siamo sani!



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