02 October 2010

Recensione: Tecnosciamani, di Carlo Pizzati, ***

Sinossi

La spiritualità può coesistere con le macchine? Gli androidi sono il nostro futura o sono già tra noi? I robot possono provare il piacere del sesso o possono solo essere programmati per simularlo? Perché un uomo applica sui denti dei propri pazienti dei granuli bianchi per curare il mal di schiena? "Tecnosciamani" è un iranico ed esaustivo libro che cerca di dare delle risposte a questi e a molti altri quesiti, perlustrando il mondo alla ricerca di luoghi dove la tecnologia e la spiritualità s'intersecano. La forza motrice è la ricerca di una cura per il mal di schiena cronico dell'autore, che lo tortura da vent'anni. Armato di un taccuino e della sua lunga esperienza di reporter, Carlo Pizzati, con la mente e il cuore aperti a qualsiasi cura, incomincia il suo viaggio nell'ambulatorio di un posturologo di Vicenza; la curiosità lo spinge a girare il mondo, in una specie di ricerca medica picaresca post-moderna che lo porterà dalle Cinque Terre all'India.



Recensione

Originalissimo l'approccio dell'autore, a metà strada tra il curioso, lo scanzonato ed il dissacratore trasgressivo, che però non perde la sua lucidità quando si imbarca in avventure al limite del credibile.

L'essenza del libro è in due citazioni che appaiono a pagina 71:

"L'Esistenza è infinita, quindi non può essere definita", di Lao Tzu.

"Il misticismo è una scappatoia. Se trovi che le teorie della fisica e della matematica sono troppo difficili, ti rivolgi al misticismo", di Stephen Hawking.

A queste io ne aggiungerei una terza: "La scienza non è un illusione, ma un'illusione sarebbe cercare altrove ciò che essa non ci può dare", di Sigmund Freud.

Se la scienza non può curare il mal di schiena, è futile cercare rimedi altrove, ed il libro snocciola racconti di una serie di incontri, divertenti quanto inconcludenti, dell'autore con guaritori, sciamani, medici alternativi e millantatori vari. Alla fine è la tecnologia a risolvere il problema del mal di schiena, in modo razionale, semplice ed economico...







5 comments:

  1. la scienza trova solo quello che cerca, nient'altro! e deriva lei stessa da postulati che bisogna considerare veri a priori perché indimostrabili. se non ci fosse il "misticismo", che per come ne parla hawking sembra una brutta malattia, saremmo semplici ostaggi di un approccio calcolatore che definisce in partenza tutte le possibilità della nostra vita. a tutto quello che è al di fuori della scienza appartiene anche la capacità visionaria di spingere più lontano l'orizzonte di ogni ricerca. se vogliamo diventare tutti dei robot, invece, possiamo continuare ad idolatrare in questo modo la scienza (che resta sempre e comunque una creazione umana e dunque arbitraria ed imperfetta!). consiglio caldissimamente la lettura di "la danza della realtà" o "psicomagia" (ti ricordi in India, Marco?) di Alejandro Jodorowsky per un punto di vista meno denigrante e più umano sulle pratiche curative genuninamente non scientifiche.

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    1. Carissimo, intanto ben ritrovato, fa un po' di tempo... Non è vero che la scienza trova solo quello che cerca, la sua storia è punteggiata di scoperte casuali, la cui importanza magari è stata capita molto tempo dopo. La scienza è creativa, richiede curiosità, thinking out of the box, essere anticonformisti, andare controcorrente, aprire nuove strade, sapendo di poter sbagliare. Chi idolatra la scienza non è ... scientifico! Si va avanti a piccoli e qualche volta grandi passi, verificando. La scienza non può spiegare tutto, e forse non lo potrà mai. Ma credere di trovare altrove quello che la scienza non ci dà è illusione. Il punto di Freud che cito nella mia recensione è proprio questo. Dopo le nostre conversazioni in India mi sono andato a vedere chi è Jodorowsky, e mi sono convinto, con tutto il rispetto che da liberale porto alle opinioni degli altri, che sia un chiacchierone. Francamente uno che fa i tarocchi in apertura delle sue lezioni proprio non lo posso prendere sul serio. La pratiche curative non scientifiche sono chiacchiere, appunto. Non dimostrate, non verificabili, dunque per me inutili. Se non dannose perché magari fanno perdere tempo prezioso ai malati. Poi se uno va a Lourdes o dagli sciamani per curarsi, faccia pure, ma proprio non convince. Comunque ti consiglio il libro Tecnosciamani. Al prossimo viaggio, spero presto, e magari in India. Invece mi sono letto, in gran parte, "Il Significato della Musica" e ti ringrazio di avermelo suggerito.

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    2. Caro Marco, è proprio questo che volevo dire, e cioè il fatto che se qualcosa non è "dimostrabile scientificamente" allora viene ritenuto di nessun valore, per quanto magari questo qualcosa abbia una sottile capacità di agire sulla mente delle persone ed aiutarle a star meglio. In questo senso la scienza diventa metro di giudizio assoluto su tutto quanto, mentre per quel che riguarda la persona umana, secondo me, considerarla solo scientificamente come un insieme di impulsi chimici (proprio come voleva Freud) è oltremodo riduttivo e denigrativo delle possibilità umane di esperienza.

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    3. Vedi tu parli di metafisica, materia seria alla quale però non si trovano mai risposte definitive. Ecco io mi sono stufato di pormi domande alle quali so che non c'è risposta. Non so se siamo solo amminoacidi evoluti o qualcosa di più, la natura intima dell'energia è oscura. Ma ho smesso di preoccuparmene! Dico solo che chi pensa di avere certezze probabilmente si illude. Chi puoi vuole convincere altri delle proprie certezze, molto spesso, è un imbroglione! Mi piace il buddismo perché è agnostico, scettico, sempre pronto a rimettersi in discussione. Lo stesso Dalai Lama ha scritto che la rinascita è un'ipotesi, ma non una certezza. Anche la scienza dice che nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma, in fondo è la stessa cosa della rinascita. Mi basta così!

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    4. Allora siamo d'accordo! Io non voglio affatto parlare di metafisica, perché è nient'altro che infinita speculazione mentale che vaga nell'astrazione e nell'illusione dell'assoluto. La cosa più importante secondo me è riconoscere i limiti dei nostri sistemi conoscitivi e non escludere a priori possibilità che si collochino al di fuori di questi. La pretesa di una conoscenza totale (e assoluta) è sempre sbagliata ed è questo che mi rende critico nei confronti della scienza che troppo spesso, a mio avviso, pretende di avere in mano le chiavi di lettura dell'intera realtà. Ed è giusto comunque il tuo non preoccupartene! Mi piace il Buddhismo per gli stessi motivi tuoi e recentemente al Dalai Lama è stato pure dato un riconoscimento per i suoi meriti e le sue aperture nel dialogo con la scienza... il suo mi sembra veramente un bel modo di fare, nella via di mezzo!

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