26 October 2003

10° g - 26 OTT: trasferimento da Rudraprayag a Joshimath

Lungo, lunghissimo trasferimento, infinite frane rallentano la marcia, i tempi di percorrenza sono imprevedibili su queste strade affascinanti ma tortuosissime, evidentemente sempre senza parapetto... Sosta pranzo nella piazza principare di un simpatico paesino, Pipalkoti, dove assaggiamo un’ottima Pakhoda (frittelle ripiene) in uno dei vari ristorantini senza nome lungo la strada – è quello di fronte al barbiere, se per caso vi trovaste a passare di lì.... Arriviamo a Joshimath verso le 3 del pm, troviamo l’albergo e ci facciamo una passeggiata per il paese bardato a festa, infatti in questi giorni è il Divali, la festa delle luci, che dal punto di vista sociologico è un po’ come il nostro Natale... è la principale festa dell’anno, riunioni di famiglia, grandi mangiate, regali. E’ l’unica volta che vediamo Pappu triste, è lontano dalla moglie e dai bambini, ma ci è abituato, è il suo lavoro e lei sa che lui sta sempre in giro a scarrozzare turisti per tutta l’India.

Per festeggiare il Divali, la sera, dopo cena, mi chiede se lo accompagno a comprare una bottiglia di un distillato dolciastro che lui si ostina a chiamare whisky ma che in realtà è una specie di rhum, ce ne ha fatto già assaggiare prima; usciti dalla strada principale del paese, scendiamo insieme una scalinata di pietra sulla quale, ad un certo punto, da una casa, si affaccia una porta che in realtà è un cancello, chiuso e ben inchiavardato. All’interno, alla fioca luce di poche candele (la corrente elettrica qui è ancora un’optional, ergo la necessità della diga di Tehri) un paio di figuri presidiano un deposito di bottiglie. Breve contrattazione ed attraverso la grata del cancello passano le rupie, e poi in direzione opposta la bottiglia. Torniamo in albergo dove Fabrizio e Simona ci aspettano in compagnia di noccioline e di qualche dolcetto che hanno rimediato prima che tutti i pasticceri chiudessero bottega per andare a festeggiare a casa. Improvvisiamo il nostro piccolo Divali sul terrazzo che domina la strada maestra. I fuochi d’artificio si sprecano, dalle case ripulite delle famiglie benestanti ne partono a bizzeffe e, vuoi per l’effetto di bottiglie simili alla nostra, vuoi per la manifattura meno che professionale dei botti, dobbiamo stare attenti a non essere abbrustoliti... un paio di volte i petardi atterrano sibilando proprio sul nostro terrazzo.

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