Incontro con Vladimir Shustov, Direttore del Centro della Coordinazione delle Ricerche, Ministero degli Esteri dell'URSS
Gli parlo della Jugoslavia e di come noi stiamo cercando di capire cosa fare. Mi dice che loro sono intenzionati a seguire una politica "hands-off", se gli Jugoslavi avranno bisogno di aiuto lo chiederanno. Stesso per problema Magiaro-Romeno, se la vedano tra di loro.
Gli chiedo se nella prospettiva di una casa comune europea lui crede possibile che essa possa essere governata, con l'URSS al suo interno, da un sistema non socialista e lui dice di si, anche se per arrivare a ciò bisognerà che la "casa" diventi un qualcosa di sovranazionale e perciò ci vorrà ancora molto per porsi il problema. La risposta mi sembra però interessante perché non reitera l'irreversibilità del socialismo, non solo nei paesi dell'Est europa ma nella stessa URSS.
La dottrina Brezhnev è stata una giustificazione ex-post facto (stessa risposta di Bykov) di una certa politica seguita da Mosca verso gli "alleati" in quel periodo. Ora la politica è cambiata. Gli chiedo quindi come vedrebbe una Ungheria neutrale, magari con il partito comunista all'opposizione. Mi risponde un po' ambiguamente: dice che è possibile ma comunque i compagni ungheresi non vorrebbero mettere in pericolo i traguardi raggiunti da socialismo e l'URSS vorrebbe quindi mantenere con loro "rapporti speciali" per favorire il continuo sviluppo del socialismo.
È stato in questi giorni il Ministro degli Esteri giapponese Sosuke Uno. Gli chiedo se i sovietici sono disposti a fare concessioni sulla questione delle isole Curili, che per Tokyo sono l'unico ostacolo verso una completa normalizzazione dei rapporti, e lui mi dice assolutamente no. Del resto, l'interesse giapponese alle risorse siberiane è calato con i prezzi del petrolio e c'è meno urgenza. Mi dice (e mi dà un articolo) che è stato fatto un sondaggio nelle province orientali sulla questione delle isole e "la risposta del popolo sovietico, la cui opinione di questi tempi non si può ignorare" è stata nettamente per il non fare mai concessioni sulle isole, per nessun motivo, anche perché non sono tradizionalmente giapponesi ma sono state prese dopo la guerra del 1905. (Ciò non è esatto: nel 1905 i giapponesi hanno solo preso la metà meridionale di Sakhalin, che non rivendicano.)
Incontro con Emanuele Novazio, corrispondente de "La Stampa"
Molto gentile e disponibile, mi invita a pranzo al "Kropotkin", il ristorante cooperativo privato nato a Mosca un paio d'anni fa e tuttora tra i migliori. L'ambiente è raffinato, il servizio rapido, cortese ed efficace, il cibo buono (ottimi gli antipasti di pesce, il tutto comunque inaudito per gli standard dei ristoranti statali moscoviti).
Mi conferma la mia impressione, che già avevo riportato dopo la mia visita a Mosca un anno fa, che se la glasnost accelera, la perestrojka economica langue. Anzi, secondo lui la forbice si è sicuramente allargata negli ultimi mesi. C'è stata una certa "perestrojka politica", cioè un cambiamento sostanziale delle persone al vertice e dei metodi politici (al di là quindi della "glasnost" come libera espressione delle idee). Questo però non cambia il fatto che il successo del processo di rinnovamento nel suo insieme si misurerà sul piano del successo economico.
Situazione sanitaria in URSS: in generale un disastro. Centinaia i casi di AIDS confermati, chissà quanti non confermati. Usare gli aghi per più persone è normale, mi racconta che una volta lui era ricoverato e si è bevuto una flebo perché l'ago con cui gliela volevano iniettare era uno schifo. Mi racconta di un caso apparso sui giornali sovietici di 34 bambini che si sono presi il virus dell'AIDS perché a tutti è stata fatta un'iniezione con un ago che precedentemente era stato usato per una persona sieropositiva (senza sapere che lo fosse).
Fatti di Georgia. La cosa è nata dalla richiesta separatista degli Abkhazi, che abitano una regione autonoma nel nord della repubblica al confine con la Russia. Poi si è in qualche modo acceso il sentimento nazionale georgiano, contro gli Abkhazi e poi in generale. Le dimostrazioni erano chiaramente pacifiche. Un film fatto da operatori georgiani su iniziativa di alcuni deputati georgiani neo-eletti al Congresso dei Deputati del Popolo è stato mostrato a Mosca al "Dom Kino". Si vede la carica dei reparti speciali, che dipendono da Ministero degli Interni, misti a regolari dell'esercito. La polizia locale (che stava dalla parte dei dimostranti!) non poteva fare nulla, la folla è rimasta chiusa in una piccola piazza senza possibilità di scappare, si travolge da sé. É stato un chiaro atto provocatorio per precipitare un'escalation di crisi. Operazione quando Gorbaciov era rientrato da poche ore dal viaggio a Cuba, ma la decisione era stata presa quando era ancora a Londra. Accuse di uso di gas tossici e non solo lacrimogeni, prima smentite poi ammesse a metà dai capi delle truppe speciali.
Lotta per il potere del Congresso, ancora da definire. I neo-deputati non vogliono essere solo dei ratificatori come il vecchio Soviet Supremo, vogliono il potere legislativo effettivo. La partita è tutta da giocare sulla definizione dei poteri del Congresso e del Soviet Supremo che sarà eletto a Giugno. I neo-eletti si sentono investiti di potere del popolo per la prima volta e lo vogliono esercitare.
I nazionalismi, di solito di carattere politicamente e culturalmente conservatore, sono in crescita in tutta l'URSS. Hanno cominciato quelli periferici, nelle repubbliche baltiche, nel sud e, ancora per ora meno eclatante ma comunque fortissimo e potenzialmente il più pericoloso, in Ucraina. Poi hanno reagito i russi, soprattutto quelli residenti nelle repubbliche non-russe e non-slave, che si sono sentiti (a ragione) minacciati e hanno cominciato a fare quadrato. Il fatto che i guai se li siano andati a cercare i loro padri che hanno soggiogato altri popoli nell'impero russo è per loro di magra consolazione. La società Pamiat conta diverse migliaia di iscritti ufficiali, ma centinaia di migliaia di simpatizzanti e collaboratori russi.
06 May 1989
05 May 1989
12° g - 5 MAG: conversazioni con ricercatori dell'Accademia
Incontro con Oleg Bykov, vice-direttore dell'IMEMO e direttore del dipartimento Relazioni Internazionali
Tocchiamo vari punti: problemi nelle repubbliche in generale, affare Georgia, decision-making in URSS, Europa orientale. Superficialmente può sembrare che i fermenti nelle repubbliche siano destabilizzanti, ma in realtà non lo sono, si stanno risolvendo dei problemi che c'erano da anni, La novità positiva è che ora le autorità locali stanno dialogando con la gente, per esempio in Estonia.
Questione georgiana. Due investigazioni in corso, una del Politbjuro e una del Soviet locale, per capire chi è stato il responsabile della decisione di far intervenire forze militari. Si sa che la situazione è deteriorata all'alba del 9 Aprile dopo diverse notti di dimostrazioni. Il comandante del distretto militare era incerto sul da farsi, ma non è chiaro chi gli ha ordinato di muovere le truppe contro i dimostranti. Problemi di comando e controllo a vari livelli, più di un ordine è stato o comunicato male e/o da persone non autorizzate. Comunque la maggior parte delle forze erano paramilitari sotto il comando del ministero dell'interno, mentre la polizia proteggeva i dimostranti ed ha sofferto perdite essa stessa! C'erano anche Spetsnats (truppe speciali di guastatori, infiltratori) fatti venire da Gorki. Il Catolicos (capo della chiesa georgiana) ha implorato i dimostranti di andare a pregare in chiesa e abbandonare la piazza, ma è stato disobbedito da questi che sono invece rimasti in strada.
Non è un fatto nuovo che in URSS non si sappia che ha ordinato azioni che poi si rivelano errate e provocano ritorni di fiamma. Non è ancora chiaro per esempio chi ha ordinato l'intervento in Afghanistan (!); la decisione si è probabilmente sviluppata gradualmente, come nel caso del Viet Nam per gli USA, una "creeping decision". Decisione finale di far intervenire l'esercito sembra essere stata presa da Brezhnev, Gromyko, Andropov e Ustinov, ma non chiaro. (V. sotto, i militari sostengono di essere stati compattamente contrari.)
Per quanto concerne l'Europa dell'Est non ha paura che scivoli verso l'Europa occidentale. Anche se l'URSS lascia fare, l'incompatibilità economica con l'Europa occidentale basterebbe a fermare il processo. Secondo Bykov la Dottrina Brezhnev era solo razionalizzazione ex post facto di quanto è accaduto, non una precisa strategia messa in atto nel 1968. Faccio fatica a credere alle mie orecchie...
Incontro con Nadia e Vladimir, ricercatori del Dipartimento di Studi Europei dell'IMEMO Mi invitano al ristorante georgiano Pirosmani, vicino al cimitero Novodjevici. Molto buono, cucina con forti spezie, vino bianco un po' dolce a 12,5%! Ambiente rustico, un terzetto folcloristico per fortuna smette dopo poco cosí possiamo parlare. Mi parlano dei problemi per le cooperative private da poco sviluppatesi, per esempio quelle dei ristoranti. Non hanno vita facile: in primo luogo, le tasse sono alte. Secondo, devono comprare la merce al mercato libero, dove costa molte volte di più, e non possono rifornirsi all'ingrosso statale a prezzi sovvenzionati. Terzo, pagano di più per elettricità, affitto locali, ecc. Infine, a causa di questi alti costi, hanno prezzi alti e quindi poco competitivi. Nonostante ciò sono molto redditizie e hanno generato molte gelosie, invidie e risentimento tra la gente perché fanno troppi soldi troppo rapidamente. Il futuro porta per loro molta insicurezza, poche garanzie di stabilità professionale.
Nadia mi chiede con naturalezza il significato della parola "fottuto", che ha letto in qualche libro italiano ma non ha trovato sul vocabolario: faccio del mio meglio a spiegargliela!
Curiosità: tornati all'IMEMO per continuare la nostra conversazione noto che sul tavolo di Vladimir ci sono sei telefoni. Gli faccio notare che probabilmente neanche Gorbaciov ne ha cosí tanti e lui mi spiega che uno è per l'interno dell'IMEMO, un altro per l'esterno tramite segretaria, un altro per l'esterno diretto senza segretaria, e uno ciascuno "direttissimi" (senza tastiera) per gli uffici del direttore e di due vice-direttori (aggiunge che dato che i vice-direttori sono sette gliene servirebbero altri cinque per essere a posto). Nonostante ciò, neanche lui ha un elenco telefonico aggiornato: l'ultimo che ha potuto avere è del 1972. Quest'organizzazione dei telefoni è tipica dell'economia sovietica. Per crescere si punta sulla quantità, non sulla qualità. Invece che installare una centralina si continuano ad aggiungere telefoni sul tavolo...
Tocchiamo vari punti: problemi nelle repubbliche in generale, affare Georgia, decision-making in URSS, Europa orientale. Superficialmente può sembrare che i fermenti nelle repubbliche siano destabilizzanti, ma in realtà non lo sono, si stanno risolvendo dei problemi che c'erano da anni, La novità positiva è che ora le autorità locali stanno dialogando con la gente, per esempio in Estonia.
Questione georgiana. Due investigazioni in corso, una del Politbjuro e una del Soviet locale, per capire chi è stato il responsabile della decisione di far intervenire forze militari. Si sa che la situazione è deteriorata all'alba del 9 Aprile dopo diverse notti di dimostrazioni. Il comandante del distretto militare era incerto sul da farsi, ma non è chiaro chi gli ha ordinato di muovere le truppe contro i dimostranti. Problemi di comando e controllo a vari livelli, più di un ordine è stato o comunicato male e/o da persone non autorizzate. Comunque la maggior parte delle forze erano paramilitari sotto il comando del ministero dell'interno, mentre la polizia proteggeva i dimostranti ed ha sofferto perdite essa stessa! C'erano anche Spetsnats (truppe speciali di guastatori, infiltratori) fatti venire da Gorki. Il Catolicos (capo della chiesa georgiana) ha implorato i dimostranti di andare a pregare in chiesa e abbandonare la piazza, ma è stato disobbedito da questi che sono invece rimasti in strada.
Non è un fatto nuovo che in URSS non si sappia che ha ordinato azioni che poi si rivelano errate e provocano ritorni di fiamma. Non è ancora chiaro per esempio chi ha ordinato l'intervento in Afghanistan (!); la decisione si è probabilmente sviluppata gradualmente, come nel caso del Viet Nam per gli USA, una "creeping decision". Decisione finale di far intervenire l'esercito sembra essere stata presa da Brezhnev, Gromyko, Andropov e Ustinov, ma non chiaro. (V. sotto, i militari sostengono di essere stati compattamente contrari.)
Per quanto concerne l'Europa dell'Est non ha paura che scivoli verso l'Europa occidentale. Anche se l'URSS lascia fare, l'incompatibilità economica con l'Europa occidentale basterebbe a fermare il processo. Secondo Bykov la Dottrina Brezhnev era solo razionalizzazione ex post facto di quanto è accaduto, non una precisa strategia messa in atto nel 1968. Faccio fatica a credere alle mie orecchie...
Incontro con Nadia e Vladimir, ricercatori del Dipartimento di Studi Europei dell'IMEMO Mi invitano al ristorante georgiano Pirosmani, vicino al cimitero Novodjevici. Molto buono, cucina con forti spezie, vino bianco un po' dolce a 12,5%! Ambiente rustico, un terzetto folcloristico per fortuna smette dopo poco cosí possiamo parlare. Mi parlano dei problemi per le cooperative private da poco sviluppatesi, per esempio quelle dei ristoranti. Non hanno vita facile: in primo luogo, le tasse sono alte. Secondo, devono comprare la merce al mercato libero, dove costa molte volte di più, e non possono rifornirsi all'ingrosso statale a prezzi sovvenzionati. Terzo, pagano di più per elettricità, affitto locali, ecc. Infine, a causa di questi alti costi, hanno prezzi alti e quindi poco competitivi. Nonostante ciò sono molto redditizie e hanno generato molte gelosie, invidie e risentimento tra la gente perché fanno troppi soldi troppo rapidamente. Il futuro porta per loro molta insicurezza, poche garanzie di stabilità professionale.
Nadia mi chiede con naturalezza il significato della parola "fottuto", che ha letto in qualche libro italiano ma non ha trovato sul vocabolario: faccio del mio meglio a spiegargliela!
Curiosità: tornati all'IMEMO per continuare la nostra conversazione noto che sul tavolo di Vladimir ci sono sei telefoni. Gli faccio notare che probabilmente neanche Gorbaciov ne ha cosí tanti e lui mi spiega che uno è per l'interno dell'IMEMO, un altro per l'esterno tramite segretaria, un altro per l'esterno diretto senza segretaria, e uno ciascuno "direttissimi" (senza tastiera) per gli uffici del direttore e di due vice-direttori (aggiunge che dato che i vice-direttori sono sette gliene servirebbero altri cinque per essere a posto). Nonostante ciò, neanche lui ha un elenco telefonico aggiornato: l'ultimo che ha potuto avere è del 1972. Quest'organizzazione dei telefoni è tipica dell'economia sovietica. Per crescere si punta sulla quantità, non sulla qualità. Invece che installare una centralina si continuano ad aggiungere telefoni sul tavolo...
Location:
Moscow, город Москва, Russia
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