29 July 2004

3° g - 29 Lug: Papeete – Moorea

Arrivo all’alba all'aeroporto di Papeete e trasferimento in "truck" (qui usano il termine americano pur essendo in Francia!, si prendono al volo sulla strada principale che costeggia il parcheggio dell’aeroporto) al porto. Si sale in mezzi un po' trasandati come tutto qui, sembrano un po' quei bus che negli anni sessante usavo per andare a scuola, ma più ...giocattoli direi!



Prima impressione: direi che la Polinesia ha poco del misticismo tramandatoci dai visitatori del XIX secolo, quelli che ci venivano alla ricerca della fuga mundi. E’ ormai parte della Francia moderna, nel bene e nel male. La cultura pre-europea è stata completamente soppiantata, le antiche religioni sparite, le tradizioni artistiche, come quella del tatuaggio snaturate, la lingua (mai scritta prima che arrivassero gli europei) trascurata, anche se in tutti questi campi sono in atto pregevoli tentativi di recupero.

Allo sbarco a Moorea ci sono i truck che fanno il giro dell’isola per 300 FP, saltiamo al volo su uno di loro e diciamo all’autista dove dobbiamo andare, e lui, dopo una ventina di minuti di sballonzolamenti sulla strada scassatella, ci indica quando scendere, accanto al porto. A Moorea in traghetto, l' Aremiti. Traghetto per Moorea senza problemi e all’arrivo nuovo truck per la pensione Motu Iti, vicino alla baia di Cook ad Hauru Point.

La gestiscono Auguste e Dora, ospitali, simpaticissimi e di grande aiuto per organizzare le visite, i trasferimenti, e hanno aiutato una mia compagna di viaggio persino quando ha avuto bisogno di un medico, accompagnandola di persona. Inoltre cucinano benissimo! Il posto è incantevole, non c’è la spiaggia ma è proprio sul mare. Dal pontile, a nuoto o con le canoe si arriva in mezzo alla laguna con coralli, pesci ecc. Un bel modo di iniziare un viaggio in Polinesia.

Dopo cena due chiacchiere sul pontile, il silenzio è solo graffiato dalle minute onde che s'infrangono sotto di noi, ed una enorme luna si staglia nel cielo nero. Viene spontaneo parlare sottovoce. Persino agli italiani.

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