20 October 2003

4° g - 20 OTT: Da Gangotri a Bojbhasa, trek in quota

Sveglia alle 6. Appuntamento con i portatori, “chai” (thè indiano al latte e spezie come cannella – o cardamomo, o noce moscata o quant’altro viene in mente a chi lo prepara – e zucchero) e partenza alle 7.15. Importante caricare gli zaini di quanta più acqua potabile possibile (i portatori si caricano fino a 20kg ciascuno, sarà quasi la metà del loro peso corporeo; sono magri, scuri, tosti, un fascio di muscoli e nervi) perché poi non se ne trova più. Ci cominciamo ad inerpicare sul sentiero di pietra. Lasciando il paese si entra nel parco nazionale, un milite di guardia ci fa pagare l’entrata. Alcuni cavallanti ci propongono i loro servizi, ma noi abbiamo deciso di andare a piedi. Dopo 9 km siamo a Cheerbasa, poco più che una stazione di ristoro, alcuni piumoni scoloriti del locale rifugio sono stesi al sole ad asciugarsi. Il cammino è facile, il tempo ottimale, siamo partiti intirizziti all’alba avvolti da strati di felpe, poi ci sbucciamo gradualmente e per le 10 siamo in maglietta a maniche corte!

Solito pranzetto “veg” alla stazione di sosta, lenticchie e patate, integrato da noi con vari prodotti affettati di provvidenziali suini d’Italia! (Mai come in questo viaggio mi sono convinto che il porco sia il migliore amico dell’uomo, altro che cane...)

Incrociamo alcuni pellegrini indiani, la maggior parte sono a cavallo e ci guardano dall’alto in basso, letteralmente, con un po’ di commiserazione noi poveri occidentali camminatori! Arrivati a Bojbhasa verso le 2 di pomeriggio breve sosta sul ciglio della montagna che sovrasta l’ultima vallata prima di Gaumuk, le sorgenti  del Gange; thè, biscotti... poi ci riposiamo godendoci il tramonto nel cortile del rifugio. Giusto accanto alla nostra casetta, noto un sinistro cumulo di macerie; chiediamo e ci viene detto che era un’altra casetta per visitatori, proprio come la nostra, ma che è stata travolta da una frana qualche tempo fa... speriamo bene. Cala preso il sole qui, alle 3 del pomeriggio è già invisibile dietro la montagna, e subito comincia a fare freddo. Simona sta male, peccato, proprio lei che ci teneva più di tutti alla tirata verso Gaumuk ed il pianoro del Tapoban di domani, si stava preparando da mesi ed ora rischia di dover rinunciare. Andiamo a letto avvolti nei sacchi a pelo con tutto addosso, due calzemaglie, maglioni, magliette, calzettoni, sciarpa, cappelletto di lana, guanti. Le trapunte del rifugio sono umide, pesanti, inutilizzabili.

Il miglior libro per trekking in Himalaya indiano è



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