29 December 2019

Visita a Madeira




Alcuni membri del Brussels Wine Club sono stati in visita a Madeira, e naturalmente ne hanno approfittato per andare a trovare alcuni produttori del famoso vino fortificato. Ecco alcuni appunti che ho scritto in base alle mie ricerche ed a quanto abbiamo avuto la fortuna di degustare. Marco Carnovale

João Zarco

Un po' di storia

I capitani portoghesi João Zarco, Bartolomeu Perestrelo e Tristão Teixeira nel 1419 vi trovarono rifugio da una tempesta. L’anno dopo Lisbona iniziò ad inviare coloni. Alle prime coltivazioni di canna da zucchero seguì il finocchio, dai cui prende nome la capitale Funchal, prima città fondata da europei al di fuori del vecchio continente dopo la caduta dell’impero romano, nel 1424.

Madeira, la lussureggiante “isola del legno”, era sulla rotta delle grandi esplorazioni, e fiorì il commercio. Aveva il nome giusto Alvise da Mosto, un veneziano che nel 1455 introdusse la vite, malvasia di Candia che Venezia allora governava.

Nel XVI secolo, l’isola si trovava sulla rotta degli alisei che dall’Europa portava alle Americhe, e i portoghesi cominciarono ad esportare vino oltreoceano. Dati i lunghi tempi di navigazione fino ai porti di esportazione il prodotto diventava inaffidabile e spesso imbevibile.

Si racconta però che una nave diretta in America (alcuni dicono in India) non vendette il vino e lo riportò a Funchal. Assaggiandolo, lo si trovò migliorato. L’armoniosa fusione di persistente acidità ed avvolgente dolcezza venne accreditata al caldo delle stive. Qualcuno pensò anche al movimento delle onde. Per cui, fino all’inizio del novecento, si mandarono botti di vino su e giù per l’oceano, per ottenere vinho da roda (vino di “andata e ritorno”).

Nel XVII secolo, allo scopo di stabilizzare il vino, si cominciò a diffondere la pratica della fortificazione con alcol distillato dalla canna da zucchero. L'interazione tra riscaldamento e fortificazione produce la magia del madeira come lo conosciamo oggi.

Nel XVIII secolo, per simulare il caldo delle stive, si costruirono depositi con tetto di vetro, una specie di serre per il vinho do sol (vino del sole). Le esportazioni fiorirono. Il madeira fu molto apprezzato in America, tanto che George Washington lo scelse per brindare all’indipendenza degli Stati Uniti nel 1776. In Russia fu amato dallo Zar e dalla nobiltà.

Il XIX secolo fu difficile: la recessione seguita alle guerre napoleoniche colpì le esportazioni. La guerra civile americana bloccò il traffico verso occidente e l’apertura del canale di Suez tagliò fuori l’isola da quello verso l’oriente. Il duplice flagello, prima dell’oidio e poi della fillossera, fece strage nelle vigne. Disperati, i vignaioli facevano vino da viti americane non innestate, i “produttori diretti”, con triste perdita di qualità.

Il secolo scorso iniziò male: la grande guerra rese rischioso il trasporto per mare. Proibizionismo americano e Rivoluzione d’Ottobre chiusero le porte ai due principali mercati. Intanto miglioravano le tecnologie per il trasporto del vino, aumentava la velocità delle navi, non serviva più fortificare per esportare anche a grandi distanze. La produzione crollò, si espiantarono vigne. Il madeira venne tristemente relegato in cucina, come condimento.

La Grande Depressione e la seconda guerra mondiale deprimono ancora di più la produzione. Madeira è isolata, i contadini non hanno modo di vendere e smettono quasi di produrre uva. Oggi è quasi impossibile trovare annate dalla metà degli anni trenta agli anni cinquanta.

A partire dalla fine del XX secolo però c’è una ripresa. Il mercato mondiale diventa più sofisticato ed il gusto impegnativo del madeira, ossidativo, più fresco e minerale del porto, guadagna consensi. Punta sulla qualità dato che non potrà mai vincere sulla quantità. L’uso dei “produttori diretti” va a scemare e finisce nel 1980, in preparazione all’entrata del Portogallo nell’Unione Europa. Quest’ultima è di grande beneficio: facilita l’accesso ai mercati e invia sovvenzioni.

Geografia e viticoltura

Madeira si trova a 32 gradi di latitudine, al limite della fascia propizia alla viticoltura. Clima subtropicale, con temperature raramente sotto i 10 gradi o sopra i 20. Il suolo è vulcanico, molto scosceso.

Solo 450 ettari di vigneti: piccoli, difficili terrazzamenti strappati alla lava rendono impossibile ogni meccanizzazione. Circa 1500 i viticoltori che si cimentano nella sfida, spesso microproduzioni sul terreno adiacente all’abitazione. Solo quattro i vitigni considerati “nobili”, tutti bianchi. Le vigne di sercial sono di solito piantate in altitudine, quasi fino a 1000 metri, per conferire maggiore acidità. Quelle del verdelho sui 400-500 metri mentre boal e malvasia danno il meglio al caldo, presso il livello del mare. Un vitigno rosso, il tinta negra, più resistente, è piantato un po’ ovunque.

Le piogge elevate, soprattutto sui pronunciati rilievi, forniscono abbondante acqua, opportunamente convogliata con un’intricata canalizzazione di oltre 2.000km. I forti alisei da nord-est favoriscono le vigne sul lato meridionale dell’isola, più riparate dalle montagne. Sul versante nord le terrazze devono essere protette da vento e salsedine con siepi e muri a secco.

Si vendemmia prima che le uve abbiano raggiunto la piena maturazione per accentuare l’acidità. Difficile la produzione biologica: il clima molto umido obbliga al trattamento delle uve.

I principali mercati sono Francia col 26% delle esportazioni, Portogallo 18%, Germania 10%, Regno Unito 9%, Giappone 8% e USA 7%.

Vinificazione

La fermentazione avviene in botti di legno o tini di cemento o acciaio, e alcuni produttori si affidano ai fermenti indigeni. L’aggiunta di piccole quantità di mosto concentrato o acido tartarico è consentita durante o dopo la fermentazione: utile per correggere il gusto considerando che manca la fermentazione malolattica.

Vinificazione
Vitigno (min 85%)
tipologia
fermentazione
zucchero residuo (g)
fortificazione (%)
sercial
secco
5-6 giorni
9-27
9-10
verdelho
semi-secco
3-4 giorni
27-45
10-13
boal
semi-dolce
2-3 giorni
45-63
13-16
malvasia
dolce
18-24 ore
63-117
17-21


Col sercial si fa vino secco, col verdelho il semi-secco, col boal (o bual) il semi-dolce e con la malvasia, prevedibilmente, il madeira dolce. Il vino deve contenere almeno l’85% del vitigno indicato in etichetta.

La produzione è di circa 4 milioni di litri, nulla rispetto agli 80 milioni di porto. Il tinta negra fa l’85% della produzione. Quanto un’etichetta non reca indicazione di vitigno, si sottintende tinta negra. Boal e malvasia contribuiscono il 5% ciascuno, sercial e verdelho il 2,5%. Microscopica la produzione di altri due vitigni bianchi: il terrantez ed il bastardo, quest'ultimo praticamente estinto. I loro vini, semi-dolce o semi-secco, sono rarità da collezionisti.

Con il tinta negra si fanno tutte le tipologie. Sono vini meno complessi che fino a pochi anni fa non erano autorizzate a indicare il vitigno. Rari gli assemblaggi, poco più che sperimentali. Uno di questo è il Rainwater, ottenuto con verdelho e tinta negra, semi-dolce, molto richiesto negli USA. 

La fortificazione ha durata variabile a seconda della tipologie e viene fermata dalla fortificazione. All’alcol da canna da zucchero nel XVII secolo subentrò il brandy. Oggi si usa alcol puro distillato da uva, importato da Francia e Spagna.

Dopo la fortificazione il vino ha raggiunto i 19 gradi ed inizia la fase cruciale dell’azione del calore, che può avvenire in due modi. Canteiro (trave) è il sistema più nobile, riservato ai vini pregiati, che maturano in botti di legno collocate su travi (i canteiros appunto). Sono posti in ambienti non condizionati, a volte anche all’aperto, sotto il sole, per almeno due anni.

Canteiros da Justino's
Il problema del canteiro è duplice: il costo e l’aleatorietà del risIl problema del canteiro è duplice: il costo e l'aleatorietà del risultato finale, ostaggio di fattori climatici incontrollabili. Ciascun madeira di canteiro è unico nel suo genere, ma imprevedibile. Si cerca di regolare freschezza e morbidezza spostando i canteiros, da un’esposizione a nord in ambienti freschi per privilegiare la prima, a depositi orientati a sud in ambienti caldi per aumentare la seconda. Un’arte difficile.

Estufagem da Justino's

Per questo si è diffusa la pratica dell’estufagem (stufatura) per la fascia medio-bassa del mercato, dove la costanza nel prodotto finale è essenziale. Ce ne sono due varianti: nella cuba de calor (tino di calore) il vino viene immesso in grandi tini d’acciaio, dentro o intorno ai quali vengono posizionati condotti in cui scorre acqua sui 50°C. Così il vino può essere riscaldato secondo le indicazioni dell’enologo, per 90 giorni.

Nell’ armazem de calor (magazzino di calore) il tino d’acciaio viene posizionato in una stanza riscaldata. Il calore trasmesso al vino è indiretto, e necessita di 6-12 mesi. Sistema più costoso e per questo meno diffuso, ma il riscaldamento è più lento, come era nelle stive degli antichi velieri! In via di sparizione.

In qualche caso il vino viene fortificato dopo l’estufagem per evitare perdite di alcol a causa del calore e poi travasato in botti di legno per l’invecchiamento. Qui si sviluppa il misterioso processo ossidativo che si può protrarre oltre un secolo. La lentezza genera il fascino del madeira, mentre un vino “maderizzato” per rapida ossidazione o esposizione al calore ci ripugna.

Il madeira invecchia in botte: la perdita per evaporazione viene rabboccata con vino identico, ma solo in parte. Una volta in bottiglia resta quasi immutabile, salvo la necessità di cambiare tappo dopo qualche decennio.

Per questo motivo, dal 1994 in poi, l’Unione Europea ha chiesto di indicare in etichetta l’annata di imbottigliamento. Infine l’ispezione dell’Istituto del madeira che certifica il prodotto prima che sia messo in commercio.

Una curiosità: i distillatori scozzesi mandano le loro botti nuove a madeira per farci invecchiare il vino per 2-3 anni e trasferire il sapore del vino al whisky. Per contro, produttori di madeira comprano botti usate di cognac o sauternes per donare eleganza al proprio vino.

Categorie di invecchiamento
etichetta
invecchiamento
Vitigno
maderizzazione
Finest 3 anni
3-5 anni
Tinta negra
estufagem
Reserva 5 anni
5-10 anni
Tinta negra e/o nobile
estufagem
Reserva especial 10 anni
10-15 anni
nobile
canteiro
Extra reserva 15 anni
15-20 anni
nobile
canteiro
Colheita (annata)
5-19 anni, (annata unica min. 85%)
nobile
canteiro
Vintage o Frasqueira (annata)
Minimo 20 anni + 2 in bottiglia, (annata unica min 85%)
nobile
canteiro

L’indicazione "vintage" appare solo su vecchie bottiglie: la legge portoghese sancisce che solo il vino porto possa usarla in etichetta, mentre al madeira è riservata l’indicazione frasqueira (da frasco, fiasco).

Le bottiglie sono conservate in verticale. L’eventuale ossidazione per deterioramento del tappo non è un problema mentre il contatto con un tappo deteriorato sarebbe fatale. I vini così invecchiati durano a lungo anche dopo aver stappato la bottiglia: qualche mese per un “3 anni”, fino a due anni per una colheita o frasqueira. Un altro vino soffrirebbe dell’ossidazione, il madeira ne fa il suo fiore all’occhiello!

Esisteva un madeira prodotto col metodo solera, ma le bottiglie portavano la data del vino più vecchio, il che non è permesso dalla normativa europea. Restano disponibili solo rarissime vecchie bottiglie.

Produttori

Solo otto i produttori sull’isola, che con poche eccezioni non posseggono proprie vigne, ma comprano l’uva dagli agricoltori. Ne ho visitati quattro.

Justino’s

La nuova sede di trova sulle colline a 400 metri di altitudine, scelta per aumentare la freschezza. Mi accoglie Juan Teixeira, l’entusiasta enologo dell’azienda oggi primo produttore dell’isola. Comprano il 40% della produzione di uva di Madeira e dal 1993 son parte del gruppo Martiniquaise. Il capitale francese è stato investito: nel 1993 c’era una riserva di 300.000 litri nelle botti, in attesa di imbottigliamento, oggi 2 milioni! Attrezzature modernissime, enormi tini di fermentazione da centinaia di ettolitri. Imbottigliano solo il venduto: il vino matura solo in botte.

Blandy’s

John Blandy fondò l’azienda nel 1811. Dopo otto generazioni la famiglia continua a credere del suo progetto, oggi secondo produttore dopo Justino’s. Nel 1989 creano la Madeira Wine Company con i Symingtons di Oporto. Nel 2000 Blandy’s apre la strada alla diffusione di madeira di alta qualità a prezzi abbordabili con il colheita Malmsey 1994, il primo madeira d’annata al di fuori dei carissimi vintage. Me lo racconta Rita, assistente alle pubbliche relazioni, nella grande stanza delle degustazioni, luce fioca e pareti tappezzate di bottiglie in verticale e divise per vitigno.
L’edificio maestoso, al centro di Funchal, era un monastero nel XVI secolo, poi fu convertito in prigione. I loro bottai sono all’opera con rovere americano e brasiliano. Possiedono anche 7 ettari di vigna e comprano il resto delle uve.

Visitiamo la “cantina”: alcuni ambienti esposti a sud, dove la temperatura raggiunge i 36 gradi in estate, altri verso nord, più freschi. C’è anche un piccolo museo: vecchie attrezzature, strumenti di misurazione. Sulle pareti le lettere ingiallite di reali che ordinavano vino per le corti europee.

Henriques & Henriques

Maria, la simpatica responsabile delle vendite internazionali, è un’appassionata che esulta nel raccontare l’ampia gamma dei prodotti. Facciamo il giro della cantina, tra le grandi botti di legno da migliaia di litri al piano terra, dove in estate si raggiungono facilmente i 35 gradi. Un bottaio nell’officina sta martellando i cerchi di piccole botti destinata al canteiro. Ognuna è diligentemente segnata con gessetti: anno, vitigno, partita.
L’azienda risale al 1850, quando la fondò João Henriques. Gli successero nel 1912 i figli Francisco Eduardo e Joaquim, da cui il doppio cognome. Nel 1968, alla morte dell’ultimo Henriques, la società passa nelle mani di Alberto Jardim, Peter Cossart e Carlos Pereira.

Oldies da Oliveiras

Pereira d’Oliveiras

Accogliente Luis Pereira d’Oliveiras nella cantina che la famiglia gestisce dal 1850. Il padre Anibal, figura storica dell’isola, li ha lasciati da pochi anni, adesso è lui il capo, aiutato dal figlio Felipe. Mi offre di assaggiare tutto quello che voglio, dalle bottiglie più recenti fino a quelle appunto, del 1850! Non so da dove cominciare. Con calma, comincio dagli anni 90 del XX secolo e risalgo man mano fino al 1850.

Abbinamenti

La fama del madeira è limitata all’aperitivo o al dessert ma c'è di più, anche se non è un vino da tutto pasto. Conviene qui seguire le quattro tipologie, oltre al fattore invecchiamento. Anche se non c’è una regola rigida, si consiglia di aumentare la temperatura di servizio di pari passo con il contenuto di zucchero.

Secco (sercial). Il corpo medio e l’aroma accentuato lo consigliano come aperitivo con olive, mandorle o noccioline tostate. Ama salmone affumicato, sushi e antipasti con maionese. Esalta la mousse di pesce e i formagi freschi di capra o pecora. C’è chi lo sposa con acqua tonica e ghiaccio. Servire a 9-10°C.

Semi-secco (verdelho o terrantez). Più strutturato, è pure apprezzato come aperitivo, ed ama i consommé, le zuppe cremose o di cipolla alla francese. Si sposa con jamon pata negra, funghi e formaggi a pasta morbida, terrine di foie-gras. Servire a 10-12°C.

Semi-dolce (boal o terrantez). Di pieno corpo predilige dolci alla frutta, soufflé e formaggi di media maturazione. Perfetto con cioccolato al latte, petit-fours, dolci alla crema e il tradizionale “bolo de mel”. Servire a 13-16°C.

Dolce (malvasia). La struttura lo rende adatto a foie gras, biscotti al burro, crème brulée e al cioccolato fondente. Parimenti elegante con roquefort o gorgonzola. Servire a 16-18°C.

Le vecchie annate si sposano armoniosamente con sigari caraibici di media intensità.


Degustazioni

Justino’s

Juan mi riceve in una sala con un tavolo bianco e un’infinita fila di bottiglie aperte: dopo una lunga sessione, queste le eccellenze, degustate in un crescendo di invecchiamento.

Malvasia colheita 1997. Tipico colore ambrato scuro. Aroma di erba e tabacco. Caffè e caramello abbracciano arancia matura e tabacco in un complesso equilibrio dove la dolcezza avvolge ma senza offuscare la freschezza. Lunghissimo finale.

Terrantez 1978. Ambrato con riflessi oro. Intenso aroma di tabacco. Prorompente freschezza con note leggermente amare di mandorla cruda ma morbido velluto per un equilibrio moderato. Tipica pungenza che richiama l’attenzione durante un lunghissimo finale.

Sercial 1940. Giallo oro che l’invecchiamento ha scurito, molto consistente. Freschezza citrina tipica del vitigno in perfetto equilibrio con la morbidezza che viene dalla lunga maturazione. Complesso aroma di spezie e tabacco. Ananas e albicocca al palato. Molto persistente, armonioso.

Verdelho 1934. Ambrato scurito dal tempo, molto consistente. Complessi aromi di pepe, cuoio e tabacco. Equilibrio perfetto di molteplici sapori terziari, tra cui emergono cuoio e legno. Lunghissimo e armonioso.
Blandy’s

Boal 1958. Ambrato scuro con naso di albicocca che lascia presto spazio ad agrumi maturi. Incredibilmente fresco al palato per un Boal di sessant’anni!

Sercial 1969. Ambrato con naso di frutta secca tostata, caramello. Esperienza opposta al vino precedente. Un vitigno nato per donare freschezza sorprende per la morbidezza che lo rende perfettamente equilibrato. Molto lungo.

Si costruisce una botte per il canteiro, Henriques&Henriques











Henriques & Henriques

Ci sono una ventina di bottiglie aperte, tenute a temperatura ambiente, alla luce del sole, dritte, con un tappino qualsiasi. “Scegli quello che vuoi!” mi dice Maria. Chiedo consiglio, e qui di seguito il risultato.

Rainwater. Giallo oro chiaro. Delicati aromi di mandorla e buccia d’arancia. Prominente freschezza al palato, con note citrine. Moderata persistenza.

Verdelho 15 anni. Giallo oro con riflessi ambrati. Complesso aroma di noci, vecchio legno, uva passita e miele. Mela cotta e marmellata di arancia affiancate da note caramellate. Freschezza incisiva ma non prepotente, moderato equilibrio con lungo finale.

Boal 15 anni. Ambra scura e riflessi oro. Aromi sorprendentemente fruttati e marcata freschezza per questo vitigno votato al vino dolce. Palato complesso di mela cotogna e crostata di limone. Molto persistente.

Malvasia 20 anni. Ambrato scuro con riflessi oro. Aromi molto complessi di caldarroste, miele, caramello. Palato vellutato di miele e vanigla, nocciole tostate. Opulento, rotondo, ma l’acidità che emerge lo rende perfettamente equilibrato. Un vino armonioso che mi sogno con cioccolato fondente.

Terrantez 20 anni. Colore arancione per prolungata macerazione, sfumature verdi. Al naso risaltano peperone verde e uva passita. Al palato emergono spezie, noci e legno. Perfettamente equilibrato, complesso e lungo con leggera tipca pungenza.

Tinta Negra 50 anni limited edition. Smentisce il luogo comune che vuole il vitigno relegato a vini di seconda classe. Ambra molto scura, grande consistenza. Marmellata di albicocca al naso con note di cuoio. Caramello supportato da mela cotogna al palato. Morbidezza elegantissima e residua acidità producono grande equilibrio. Molto lungo.

Pereira d’Oliveiras

Degustazione da Oliveiras
Bastardo 1927 imbottigliato nel 2014. Naso complesso, di prugne cotte. Fichi secchi al palato. Equilibri perfetto, molto lungo. Imbottigliato per la prima volta nel 2007, dopo 80 anni in botte, ben 60 anni oltre il minimo richiesto di 20.

Verdelho 1912. Nocciole e fichi secchi. Ancora incredibilmente fresto. Complesso e molto lungo.

Moscatel 1875. Molto intenso al naso e al palato. Considerando che si tratta di un moscato, è incredibile che abbia conservato questa freschezza e morbidezza per 150 anni. Lunghissimo.

Verdelho 1850. Il più vecchio dei vini assaggiati. Non smette di sorprendere d’Oliveiras. Vien da dire che questo vino sia ancora giovane tanta è la freschezza. Un tocco di amarognolo sul finale però fa pensare che forse non conviene aspettare oltre. Ma forse sono solo io che non sono abituato a questi sapori.

13 December 2019

Cantina Pereira d'Oliveiras, Funchal, Madeira, Portogallo


Accogliente Luis Pereira d’Oliveiras nella cantina che la famiglia gestisce dal 1850. 

Il padre Anibal, figura storica dell’isola, li ha lasciati da pochi anni, adesso è lui il capo, aiutato dal figlio Felipe. Mi offre di assaggiare tutto quello che voglio, dalle bottiglie più recenti fino a quelle appunto, del 1850! Non so da dove cominciare. 

Con calma, comincio dagli anni 90 del XX secolo e risalgo man mano fino al 1850. Ecco qualche appunto un po’ a caso che ho preso oggi pomeriggio.

Per un articolo più completo e ragionato sul vino di Madeira, leggi questo post sul sito del Brussels Wine Club, AIS di Bruxelles.


Verdelho 2000 colheita bottled 2018
Forte acidità
Mandorle tostate
85

Sercial 1999 colheita bottled 2016
Even fresher
Grapefruit
Deve aspettare 100 anni
85

Tinta negra 1995 medium dry, bottled 2019
Still very dry, comincia a essere bevibile
Caramel,
Long
87

Verdelho 1994 bottled 2019
Pronto grande potenziale
Caramello nocciole tostate
88

Malvazia 1990 bottled 2019
Mela cotogna
Perfect balance
Round ready smooth
Score 90

Boal 1984 bottled 2017
Round complex long
score 94

Boal 1982 bottled 2019
Dry figs
Ready complex
Moderate length
Score 92

Terrantez 1971 bottled 2018
Perfect balance
Ready
Long
Score 94

Sercial 1969 bottled 2019
Still incredibly fresh
Lacks length
Score 86

Boal 1968 bottled 2019
Dark Amber
Complex
Very long
Score 95

Sercial 1937 bottled 2003
Reserva
Still incredibile freshness
Moderate length
Score 88

Verdelho 1932 bottled 2012
Nuts figs
Still on fresh side, moderate balance
Very long
Score 96

Bastardo 1927 bottled 2014
Complex nose
Figs prugne cotte
Perfect balance
Long, imbottigliato per la prima volta nel 2007!
Score 98

Verdelho 1912 bottled before 1994 not indicate bottling on label
Nuts figs
Still incredibly fresh
Complex
Very long
Score 98

Boal 1903 bottled 2017
Still fresh!
Near Perfect balance long
Harmonious
Score 94

Moscatel 1875 the bottled pré 1994
Super complex
Amazing balance and length
Score 99

Sercial 1862 bottled 2014
Still very fresh even too fresh
Touch of bitterness
Moderate length
Score 88

Verdelho 1850 no bottling date
Still fresh
Touch of bitter
Long complex
Score 90

Up to 80 years of aging is optimal, longer and the rise in cost is not justified by a corresponding rise in quality and drinkability


04 December 2019

Lakeland Car Museum, England

Today visit the Lakeland Motor Museum. Lots of vintage oldies, I was struck by the Amphicar the most.






Amphicar



 



30 November 2019

Around Forter Castle, Glenisla, Highlands, Scotland

River Isla near Castle, this is what we learn from a local signpost: According to the legend, two giants, a husband and a wife lived in this area. The husband Cally Camb was believed to be one of the last descendants of the giant Fingal best known for building Fingal's cave in the Giant's Causeway. 

Colly Camb Lived in a cave among the boulders on the slopes of mound Blair. Because of his habit of throwing stones from the top of the hill, He was feared by local people.

On one occasion, for some reason, he flew into a rage with the inhabitants of West Mill and hurled a massive bolder after Homestead intending to demolish it.

Considering the size of the stone and the distance it was thrown it was a good shot, but fortunately, he missed. You can still see the Gled Stone where it landed by the road further down the Glenn.

We are at Glenisla, which means the valley of the river isla.

Our guide today is John, a retired politician who was also a Town Councillor for 22 years. Maybe 75 years old, designed path for walking trail around the area. he is a sociable man, who makes it a point to stress to us, as if we would be responsible for this, that he wants to be cremated and ashes dispersed from the highest point of the trail.

No animals today though yesterday we saw deer. Hunters are allowed to shoot deer, grouse, to keep their population under control.

We walk by a private cottage by the waterfront. It is securely locked up with no one home. John says it must have been there a long time, it would not get a permit today!

Walk 6.1 km in three hours. The whole Cateran Trail would be 64miles (103km) along a circular route. It can be waled in 4 to 5 days and accommodation with a hot bath and a dram of whisky is available every 12 miles or so. Maybe next time?

Cold below zero but crisp sunny day, actually feel warm after some walking to peel off layers of clothing.




Evening at home in Forter Castle with two Scottish musicians, they play the guitar and harmonica and teach us how to dance folk music.

12 November 2019

Magnolia, a Chinese Poem


作者:睦石 (Author: Mu Shi)
朝代:明朝 (Dynasty: Ming Dynasty)

玉兰原文:Original Magnolia

霓裳片片晚妆新,束素亭亭玉殿春。
已向丹霞生浅晕,故将清露作芳尘。

Pinyin:
ní shang piàn piàn wǎn zhuāng xīn ,shù sù tíng tíng yù diàn chūn 。
yǐ xiàng dān xiá shēng qiǎn yūn ,gù jiāng qīng lù zuò fāng chén 。


一片片花瓣犹如飘拂轻柔的舞衣,
颜色像新装扮的晚宴妆容,
细细的枝桠像女子纤细的腰肢。
花瓣的颜色由浅至深,
已近凋落,
落花上沾染了清晨的露水。


Magnolia

Your petals pretty and light
Like the evening makeup fresh and bright

Your twigs and branches slim and slender
Like girls waists graceful and tender

Your pink petals of various shades
falling and drifting at its own pace

Hugged and kissed by morning dew
Like Spring embracing you

Poetic translation by Lifang Yan

11 November 2019

Chenzhou west railway station

Want to talk about water?
Time to catch a train back to Hong Kong and return to Europe. The station at Chenzou is impressive as ever.

Or maybe it is normal for a city of 4 million to have a modern railway station with fast trains and proper facilities.

Like wifi. There is free wifi everywhere in the station, though it is not super fast and at times a bit erratic.

Several shops sell food, drinks, small stuff.

Everything is payable electronically with Wechat or Alipay. I am, again, one of the few, maybe the only, customer using cash. Oh wait, this really old man is another one I feel less lonely! Not that I did not try.

Vacuum packed duck meat
But I have not been able to use WeChat pay as I do not have a Chinese credit card. The app allowed me to register a European Mastercard, but when I try to use it to pay it tells me I have no funds. When I try to add funds, for example, my wife tried to send me money from her Wechat, I get a message I am not allowed to receive funds either. So I am stuck, though I can still use the app to communicate with my friends!

As for paying, I am resigned to always be the only one using cash in the supermarket, in the farmer's market, restaurant, everywhere really, though my Mao portraits banknotes have never been rejected. At the station's toilet dispenser I was saved as I had paper tissues in my handbag!

Something which is advertised here though you can not just buy it on the spot and take it away is a Japanese style WC, with all the bell and whistles they come with. All kinds of buttons, to wash, dry and even a "lady function" as the ad says (in English), who knows perhaps it is a front-toward-the-back water jet? Arab toilets have it the other way, back-to-front, to wash the rear of either gender. This is new to me. I am convinced that the first person to import bidets to China will get rich quickly. This high-tech gadget is manufactured in Italy by a company called Faenza.

Strangely empty station in Chenzhou
The fast trains come and go every 6-10 minutes. They are marked white on a large electronic board when they are still far away, then become green when it is time to board, usually 10 minutes or so before they arrive at the platform. This way only passengers for the next departing train can be on the platform at any given time. The train numbers become red when boarding is closed! It's my turn soon, got to gather my stuff and get ready to sprint!

Siedo accanto a due signore che parlano cantonese, non capisco una parola ma riconosco l'accento, che subito tirano fuori pezzi di frutta esotica che non riconosco e uova sode.

Buona parte dei passeggeri mangia roba che si è portata da casa. Mi ricorda i treni che prendevo da bambino in Italia, dove le mamme avevano sempre panini pronti, di solito con prosciutto o salame, prima di tutto per i bambini e per se stesse pure

Filiamo via sui lucidi binari lisci come velluto e arriviamo puntualissimi dopo due ore e mezzo a 300 kmh. Controllo passaporti (ancora necessario per accedere al territorio di Hong Kong dalla Cina) e dogana e poi attraverso ancora una volta la larga striscia gialla che indica il "confine" tra quella che convenzionalmente tutti chiamano "mainland" e la "regione autonoma speciale" che è Hong Kong.

Arrivo a Hong Kong in una splendida giornata di sole, e dopo aver fatto chek-in alla Finnair a Kowloon (a Hong Kong si fa check-in in città e si mollano i bagagli prima di andare in aeroporto) mi accingo a fare un giro per la città quando noto televisori della MTR la metropolitana) che avvisano di disturbi al servizio dovuti a dimostrazioni degli attivisti pro-democrazia.

Rapido controllo sul mio telefono (finalmente posso accedere a tutti i siti e il wifi gratuito dell'aeroporto è velocissimo) e apprendo che ci sono sommosse significative un po’ dappertutto, con anche un ferito grave colpito dalla polizia. È la terza volta che si spara da giugno. Decido che forse il giro in città lo farò un'altra volta.



09 November 2019

Gita intorno a Guiyang

Gran bella giornata di sole oggi. Decidiamo di portare Cindy a fare una passeggiata in campagna intorno a Guiyang.

Prendiamo un Didi (la compagnia concorrente di Uber, di cui ora Uber è uno dei principali azionisti dopo aver venduto loro le operazioni in Cina) e andiamo in un parco ad una quindicina di chilometri. Siccome siamo  in periferia l'autista chiede 5 rmb extra rispetto al tassametro, perché probabilmente dovrà tornare indietro vuoto. Non so se è consentito dalle regole, ma non vogliamo perdere tempo e la cifra  non è eccessiva, quindi accettiamo.

Prima cosa che ci si presenta in quello che doveva essere un parco fiorito? Una porcilaia in disuso! Però, interessante. Si avvicina un signore vuole che vuole farsi una foto con me, sono chiaramente lo spettacolo del giorno oggi!



Bel giro, Cindy è felice, scorrazza in lungo e in largo, non ne poteva più di stare nell'appartamento di Guiyang tutto il tempo con questo sole!

Dopo un po’ abbiamo fame e ci avviamo verso una costruzione con su scritto "Ristorante". Solo che non c'è nessuno, né personale né avventori. Stagione finita. Dopo qualche minuto esce una simpatica ragazza che dice di non poterci cucinare nulla ma se vogliamo cogliere dei mandarini nel loro campo siamo benvenuti.

Cosa che facciamo con grande divertimento, i mandarini sono buonissimi, ne buttiamo giù un bel po' durante la raccolta (con il permesso, anzi l'incoraggiamento dei padroni di casa!). Alla fine ne compriamo 3 chili. Anzi 6 jin come si dice qui, un jn è circa mezzo chilo. Dunque il prezzo è sempre proposto in jin: 4 rmb al jin.

(Tradizionalmente un jin era uguale a 604.79 grammi, non so perché, ed era diviso in 16 liang. Poi c'erano anche altri jin di vario peso a secondo del materiale che si voleva pesare! Oggi però la Cina ha adottato il sistema metrico e un jin vale 500 grammi, meno male che ci semplifica la vita!)

Continuiamo la scampagnata in un campo di fiori. In stagione si paga il biglietto per entrare, ma adesso siamo alla fine e si entra gratis. Fortunatamente ci sono ancora un sacco di fiori per il nostro godimento e le nostre fotografie!


In un laghetto adiacente una contadina o raccoglie molluschi dal fango, sono delle conchigliette a spirale tipo lumachine, di color grigio molto scuro, e sono ottime!



Infine prima di tornare a casa passiamo per una foresta di acacie, un'attrazione turistica della zona. Arrivano gruppi per vedere le foglie che diventano rosse ma in realtà sono ancora verdi, o quasi, sui rami. Lifang mi riferisce di signore dal Guandong che parlano cantonese che sono un pochino deluse. Non so perché, è una bella foresta di acacie, se vai a visitare una foresta di acacie che ti aspetti se non molti alberi di acacia? Qui ce ne sono a migliaia.

Cindy corre irrefrenabile in tutte le direzioni, vuole che la prenda e la faccia roteare in aria senza fine.

Facciamo fatica a trovare un Didi per tornare a casa, siamo abbastanza fuori. Ci preoccupiamo un po' perché comincia a far buio e anche un po' freschetto, non tanto per noi ma la bambina non è abituata ad avventure!

Poi troviamo un parcheggio e  vediamo un'auto con una coppia che sta per partire, ci avviciniamo e chiediamo un passaggio che gentilmente ci concedono. Due giovani simpatici, non parlano inglese ma ci scambiamo un po’ di convenevoli tramite Lifang. Avevamo chiesto di portarci ai margini della città per continuare a piedi, anche perché loro vanno da un'altra parte, ma gentilmente ci portano fino a casa.

Cena al nostro preferito ristorantino di quartiere, il "claypot rice" che serve solo riso cucinato in cocci su fornelli alimentati a mattoncini cilindrici di carbone sulla strada. Semplice e genuino, vera cucina locale.


08 November 2019

Vecchio denaro in contanti e nonnine al Parco della Cultura

Al supermercato da solo, per fare la mia solita spesuccia personale di insalata che fa un po’ sorridere i miei suoceri: mi dicono che loro questa roba cruda la danno da mangiare ai maiali, non capiscono come faccia un essere umano a preferirla al cibo cotto. 

Ma dopo tanto mangiare cinese (che pur continuo ad amare moltissimo) per settimane e settimane, un'insalata verde a pranzo, cruda, croccante, possibilmente fresca di frigorifero (altra cosa che ho rinunciato a spiegare), con olio di oliva crudo, e pomodorini pure crudi, sale e pepe... ci vuole.

Oggi vedo una cosa che non c'era prima, o almeno non l'avevo notata: un bancone con un mucchio di mucchio di anatre affumicate, intere. Faccio in tempo a fare una foto poi si avvicina un'inserviente che mi dice non essere consentito fotografare le anatre. Tutto il resto della roba in vendita al supermercato sì, animali vivi compresi, ma anatre affumicate no. Inutile cercare di  capire il perché.

Compro la mia lattuga e pomodorini pachino (tipo) per la mia quasi quotidiana insalata ormai vado in automatico come un locale solo che sono sempre l'unico a pagare in contanti e non con il telefono come fanno tutti, ma dico tutti gli altri clienti. Mi sono anche iscritto a WeChat, la piattaforma di chat su telefono cellulare che consente anche di pagare, una specie di WhatsApp e GooglePay tutto in uno. Ho anche registrato la mia carta di credito acconsentendo all'uso dei miei dati personali secondo le leggi in vigore nella Repubblica Popolare Cinese (speriamo bene) ma non mi autorizza a pagare, è richiesta una carta di credito emessa da banca cinese.

Dovrò continuare a pagare con i soldi.

Pomeriggio a passeggiare per il Parco della Cultura. C'è poca gente, un lieve venticello autunnale mi accompagna mentre seguo il lungolago fino ad una pagoda dove mi siedo a leggere il mio kindle.

Qualche ragazzino si avvicina a osservarmi in dettaglio, ancora dopo tre anni che vengo a Guiyang, con vari mesi di permanenza accumulata, non ho visto uno straniero in giro, salvo un paio di amici italiani che ci sono venuti a trovare lo scorso febbraio.

Molte nonne con nipotini li sorvegliano attentamente. Anche alcune madri, poche per la verità, la maggior parte sono al lavoro. mentre le nonne però sono attente ai ragazzini, le madri (giovani e tecnologizzate) hanno gli occhi fissi sui telefonini, messaggiando amici o guardando video.

06 November 2019

Centro d'incontro per anziani

Oggi seguo mia suocera al suo incontro giornaliero con presso un circolo pubblico dove si organizzano attività collettive, soprattutto per anziani. Sono un paio di grandi locali a margine viale Ouyanghai, al piano terra.

All'ingresso ci sono macchinette per massaggio automatico ai piedi e al collo, sembra molto piacevole!



Ci soprattutto signore, direi tutte o quasi oltre i 60 anni, forse un paio di gentlemen nella sala che è strapiena e contiene un centinaio di persone.

Mentre tutti prendono posto, due schermi proiettano immagini di Mao Zedong su sottofondo musica esaltante, tra una marcia e un inno alla vittoria direi, ma non esageratamente marziale.


I partecipanti si accomodano su sedie di plastica a forma di uovo schiacciato in testa, sono bianche e viola di con riscaldamento aromatizzato incorporato. Molto piacevole data la temperatura sul freschetto, arriva l'inverno ed il clima continentale del Hunan non perdona!

Mi siedo ma mano mano che la sala si riempie mi rendo conto che ho preso la sedia di un arzillo vecchietto. Mi alzo subito per cedergli il suo legittimo posto e andare in fondo alla sala, oppure stare in piedi, ma il direttore ed il vecchietto mi fanno cenno di restare dove sono, si trova lui un altro posto, Molto gentili!

All'1.30 in punto comincia il programma di attività, proprio mentre il giovane direttore mi porta un bicchiere di plastica pieno d'acqua bollente che faccio fatica a tenerlo in mano tanto scotta! L'acqua in Cina è di solito servita calda, a meno di non chiederla specificatamente fredda.

Cantano battono le mani a ritmo con vari video di scene di danza e qualche paesaggio bucolico. Per qualche secondo appare un grande ritratto di Xi Jinping ma non mi pare ci sia un tema politico. All'immagine del leader segue quella di un pollo infilzato con siringhe e circondato da immagini di prodotti chimici. Mi spiegherà poi mia suocera che il tema di oggi era il mangiare in modo salutare, una bio-pubblicità insomma.

Una presentatrice con microfono dirige tutti, cantano, battono le mani a ritmo della musica e fanno una leggera ginnastica con le braccia. Mi pare un'ottima iniziativa per tenere questi anziani attivi fisicamente e socialmente.

Dopo un po' mi bolle il deretano, il caldo emesso dalla mia sedia ha raggiunto livelli oltre il comfort iniziale. La sala tutta è sui 28-30 gradi e infatti hanno acceso sei ventilatori che sono appesi al soffitto.

Alla fine mi si avvicina il direttore del centro e mi chiede a gesti se possiamo farci una fotografia insieme. Sono onorato e acconsento senz'altro, accomodandomi davanti al grande cartellone all'ingresso con posa un po’ pavoneggiante.

04 November 2019

Ci qo kou, "città vecchia" di Chongqing

Piccola zona di Chongqing, preservata più o meno come era prima della modernizzazione della Cina, una specie di museo a cielo aperto.

Non c'è moltissimo, se non un piacevole passeggio con tanti turisti cinesi e un sacco di leccornie da mangiare, cucinate e servite in banconi e ristorantini lungo la strada.

Quasi tutti i cuochi dimostrano dal vivo come si preparano le specialità che hanno da offrire.

Mi piacciono molto i torroni con arachidi e tè verde.

Si vendono anche strani (per me!) impasti piccanti che servono per condire la cucina del Sichuan, nota per essere tra le più piccanti di tutta la Cina.



Tè di tutti i colori letteralmente!

Spezie in polvere macinate al momento da graziose ragazze.



Qualche negozio vende peperoncino, che qui si consuma in quantità industriali, e lo preparano davanti a tutti in enormi wok in cui lo girano usando delle vanghe da giardino al posto dei mestoli!



Mi incuriosisce una piccola libreria di fumetti dell'epoca maoista, molti sono di storie della guerra contro i giapponesi, ne compro qualcuno.

Nel negozio anche molte illustrazioni di Mao, manifesti, riviste un po' dovunque, compro un manifesto con Mao e il Dalai Lama, quando si parlavano, in effetti sono immagini di quando erano molto giovani, ne è passato di tempo...

Moltissima gente in giro anche se oggi è giorno lavorativo, non posso pensare ad un fine settimana.

C'è anche un tempio buddhista, si salgono un bel po’ di scale per arrivarci, ma non c'è quasi nessuno. Molte sale di preghiera, c'è sempre un monaco o monaca in attesa di offerte o comunque a far da guardia alle sale del tempio.

Stranamente ci sono cartelli di divieto di fotografare un po' ovunque. Facciamo qualche piccolo voto e lasciamo delle offerte.

In cima alla collinetta del tempio c'è una sala da tè con un bel terrazzo, ci sediamo a idratarci con un tè verde e uno rosso, fermentato?, noccioline e semi di girasole. Difficili da mangiare, bisogna sbucciarli con i denti e far cadere il seme in bocca per poi buttar via la buccia. Lifang ha cercato di insegnarmi tante volte ma non ci riesco, quindi me li mangio interi, con tutta la buccia, non è male soprattutto quando è speziata.

Ci sono molte zanzare e la barista ci porta uno zampirone, che ci permette di restare un po’ a goderci il tè e il panorama senza essere massacrati dagli insetti.

03 November 2019

Dazu caves

 I have been here before, see my post of 2011 in this blog.

Dazu, Niche of Sakyamuni Entering Nirvana, end XII cent. AD

01 November 2019

Apple maps of the world

This is an Apple map of the world I saw on my Macbook while in China. Interesting that there are no names of countries, except for China. For all other countries, you can only see the names of the capital cities. In the South China Sea, the Nine-Dash Line is clearly visible.


And this is the Apple map of the world I could see on my same Macbook while in Europe. You can read the names of all countries and territories as well as their capital cities. And the nine-dash line is nowhere to be seen.



And this is the coffee mug I bought in Guiyang and use every day...




31 October 2019

Condominio a Chongqing

Oggi passa da casa la nostra donna delle pulizie, una ragazza semplice e gentile. Non è proprio una specialista, anzi abbastanza approssimativa nelle pulizie, specialmente bagno e cucina, ma per un mese va bene così. Mentre lavora non si fa scrupolo di scatarrare e sputazzare. Io sto lavorando nel salotto, la sento ma non la vedo, immagino sputi nel cesso o almeno nel lavandino, chissà. Occhio non vede...

Esco a fare una passeggiata, il quartiere non è il massimo del fascino ma mi piace immergermi nella megalopoli cinese come un locale e non come un turista.

Al piano terra c'è una guardia per la sicurezza del condominio, cosa abbastanza comune qui, ma non fa nulla. Non chiede documenti a chi entra e chi esce, non chiede neanche dove vanno. Però ha una bella uniforme blu compreso cappello con visiera. È molto preso nel suo ruolo.

Nell'ascensore c'è una TV ma trasmette solo pubblicità. Le pareti sono tappezzate di manifestini pubblicitari dei ristoranti del vicinato. Mai perdere un'opportunità per fare soldi!

Cerco sempre un contatto visivo con chi capita in ascensore, così per scambiarsi un sorriso, oppure per provare qualche parola del mio cinese, ma guardano sempre fissi il telefonino o per terra, chiaramente evitano la comunicazione. Un po’ come capitava in Italia nel palazzo dove abitavo con i miei a Roma, quando il lentissimo ascensore ci metteva 40 secondi (senza soste) a fare i sette piani. Se capitava qualcuno non si parlava mai, si schiacciavano i bottoni dei rispettivi piani e poi guardavano tutto il soffitto. Io guardavo loro, specialmente da bambino.

Nei corridoi ai piani le luci sono normalmente spente, si accendono con il rumore, per cui si sentono tutto il giorno le persone che arrivano o escono di casa che urlano o sbattono i piedi per terra per accendere! Lo faccio anche io, funziona! E si risparmia corrente.

Le porte degli appartamenti non hanno chiave ma solo lucchetti elettronici a combinazione. Così il proprietario la può cambiare ogni volta anche a distanza con una app sul telefonino. utilissimo per dare codice temporaneo ad amici, donna pulizie, inquilini, che poi viene disattivato e cambiato quando vanno via.

Subito fuori dal palazzo c'è il giardinetto di una scuola con bambini che giocano, la mattina scandiscono un uno-due-tre senza pausa per varie ore, un po’ monotono, non so cosa contino, forse è una specie di marcia anche se sono fermi in fila al loro posto.

Accanto all'entrata ci sono grandi cassette di sicurezza, anch'esse con lucchetto a combinazione, che servono per le consegne degli acquisti online. Il postino inserisce i pacchi e chiude. Poi la sera quando il compratore torna a casa scansiona il codice a barre della cassetta che gli è stata comunicata via una speciale app e lo sportello si apre. Il compratore ritira il pacco e richiude, e la cassetta è pronta a ricevere il prossimo pacco. Ingegnoso.

Poi però, forse non bastano i loculi, c'è anche negozietto buio e un po’ sudicio con consegna dei pacchi a mano. Anche qui si arriva con un codice a barre e l'impiegata trova il pacco tra i mille accatastati solo apparentemente alla rinfusa e lo consegna. C'è sempre anche un cane che scodinzola qui e lì, credo sia dell'impiegata. C'è sempre anche un bambino che gioca con il cane, forse il figlio. Pare che gli asili siano costosi a Chongqing, e non sempre è facile trovare posto.


27 October 2019

Cucinare a Chongqing

Appartamento con una camera da letto e salotto in un palazzo curvilineo che fa piacere guardare in mezzo a tanti casermoni grigi tutti uguali e squadrati. C'è anche un balcone con un tavolino e due sedie, dove mi sono goduto qualche bel sigaro durante tiepidi pomeriggi di settembre, quando Lifang era al lavoro. Si vedono tutto intorno 4 edifici simili al nostro (noi siamo il numero 3) identici.

Tutti usano i balconi per asciugare i panni (abbiamo cominciato anche noi) e per deposito di roba ingombrante, tipo valigie. C'è anche un lavandino per fare il bucato a mano, attività alla quale mi sono dedicato questo mese per la prima volta nella mia vita per i capi delicati di mia moglie!

Cucinino con attrezzatura tipica cinese: rice-maker, che non può mai mancare. Un wok, di ferro, solido e pesante, che è l'unica pentola in uso nelle cucine cinesi. Un coltello, più simile ad una mannaia, ma molto affilata, anche qui spesso unica lama per i cuochi cinesi. Qualche ciotola e due cucchiai da zuppa in ceramica. Ovviamente tanti bastoncini per mangiare.

Poi ci sono anche, forse per far piacere a qualche inquilino occidentale che potrebbe capitare di tanto in tanto, una-forchetta-una, un-cucchiaio-uno ed un-coltellino-uno da tavola" con manico di plastica.

Ho imparato a cucinare un po’ di tutto nel wok, per esempio a fare frittate, che vengono fuori un po' bombate ma buone. Mangiare le frittate con i bastoncini ha richiesto un po' di allenamento ma niente problema.

Tra le dotazioni della cucina una serie di salse di soia, ottime, e anche aceti che non mi hanno stuzzicato particolarmente. Invece mi ha entusiasmato un olio al pepe del Sichuan. Il Sichuan, di cui Chongqing fa parte culturalmente anche se ne è stata distaccata amministrativamente, è famoso per il pepe. Questo olio aggiunge un sapore pungente, titillante per le papille. La prima volta ne ho messo un po’ troppo in una frittata e il risultato è stato un po’ troppo aggressivo. Ma usato con parsimonia serve perfettamente a dar vitalità a piatti di ogni tipo.

Per colazione sempre fagioli di varie dimensioni, colori e consistenza. Preparati nel rice-maker, facile e durano anche vari giorni.

25 October 2019

Caffè a Chongqing

Proprio sotto casa c'è un bar, si chiama Lukin Coffee, dove servono cappuccini, moka e latte macchiato. Detta così sembra una banalità, e se fossimo in Italia lo sarebbe, ma a Chongqing è una sorpresa.

Si sa che i cinesi sono bevitori di tè, nonché di infusioni diversissime, di fiori, frutta ecc., ma generalmente non amano il caffè. Tutte le volte che provo ad offrirne ai miei parenti mi dicono che puzza di bruciato.

Dunque mi fa piacere trovare Lukin Coffee e oggi ho deciso di provarlo. Del resto non sono da solo Lukin ha aperto oltre 4000 negozi in Cina dal 2017 quando ha inaugurato il primo, a Pechino. Oggi ne ha più di Starbucks.

Ordino un Mocha, qui interpretato così: caffè, latte caldo e sciroppo di cioccolato, con polvere di cacao in cima e un po’ di panna. L'indaffaratissima barista mi dice, in inglese, di aspettare un momento perché ha molto da fare. Vedo infatti che le sono arrivati molti ordini via internet, e dopo qualche minuto cominciano a manifestarsi i fattorini che ritirano gli ordini.

In un quarto d'ora circa che sono stato nel locale nessun altro ha consumato sul posto. Un paio di persone hanno ritirato il caffè ordinato in precedenza (e che li aspettava da chissà quanto tempo, bisognerà che capiscano che il cappuccino va bevuto caldo) e vanno via. Tutti gli altri sono ordini da consegnare nelle case del circondario.

Lei ha preparato ogni ordine etichettando i bicchieri e mettendoli, ben chiusi, in buste di carta con attaccato lo scontrino. Quando arrivano a ritirare, pagano (ovviamente con il telefono e codice a barre, io sono l'unico obsoleto occidentale ad usare banconote) acchiappano la busta e filano via.

La ragazza lavora velocissima, sa usare la macchina con disinvoltura, qualche volta sembra incepparsi ma qualche schiaffetto e riparte. Dopo qualche minuto ricarica il serbatoio scaricandogli dentro un bustone di caffè in grani. Poi arriva un altro barista maschietto a darle una mano, anche se lui è decisamente più lento.

Dopo una decina di minuti mi prepara il mio (ottimo!) mocha, pago e vado via dopo aver scambiato qualche saluto in cinese, così tanto per far pratica. Costo dello scherzetto: 27 Rmb, 3 euro e mezzo! Caro il mio mocha, forse più che a Piazza di Spagna a Roma. Domani torno per un cappuccino, mi manca troppo, pagherò!