03 May 2010

Il vecchio paradigma nucleare

Gli esperti di strategia, strana risma alla quale ho un tempo appartenuto, cercano spesso il sensazionalismo. Ciò è necessario per giustificare la propria esistenza come categoria, i convegni, le riviste, i viaggi, ed i soldi che vengono loro dati per scrivere articoli quasi sempre irrilevanti che comunque, per fortuna, non legge quasi nessuno. Insomma «the gravy train», un modus vivendi tutto particolare e comunque, lo posso dire per esperienza, meglio che lavorare...

26 April 2010

Film review: The Factory of Martyrs, by Camilla Cuomo & Annalisa Vozza, ****

Synopsis
The face of charismatic leader Khomeini and his successors, portraits of national martyrs, animal figures symbolizing good and evil: these huge paintings, commissioned and sponsored by the government, cover the walls of entire buildings in Iran. They are part of the ongoing Islamic propaganda campaign begun at the time of the Revolution in 1979, in spite of the fact that Islam is an iconoclastic religion. The murals proliferated after the war against Iraq, which broke out a year after the birth of the Islamic Republic, cramming the streets amongst advertising billboards for household appliances and mobile phones, and they have become true “epics” of common men who – through the sacrifice and martyrdom held dear by the Shiite religious tradition – want to be fully acknowledged as heroes by the collectivity. These works stand out today in the urban landscape, amalgamating politics, war and religion into a single image. In recent years new imagery has begun to appear, abstract and mystic paintings or a kind of French-style trompe-l’oeil, evidence of the will to give the country a new, modern and more peaceful face, and a reflection of the changes, fears and contradictions of a vibrant Islamic society, brought under the spotlight of international attention.

You can read more about Annalisa Vozza.


A journey through today's Iran, by means of the huge paintings commissioned by the government, which tell about the myths and values of an evolving Islamic society. A full-length documentary, coproduced by Fabrica and RSI, Swiss Television, broadcast on RSI on December 2008 and presented in several international film festivals, including Taormina Film Fest, 2009 and Faito DOC Festival. V.O. Farsi, S.T. English. Format 16:9

You can watch a trailer here and another one here.

In partnership with: RSI, Radio della Svizzera Italiana whom you can contact to buy the movie.  

Tel: +41 91 803 5482 | Fax: +41 91 803 5725 | E-mail: salesoffice@rsi.ch

I am grateful to Faito DOC Festival for showing this film to me.

22 April 2010

Book Review: Sailing Around the World, by Lizzi Eordegh and Carlo Auriemma, *****

Synopsis
In 1993, Elisabetta Eordegh and Carlo Auriemma set sail aboard the specially designed Barca Pulita (which translates, literally, as "clean boat") to circumnavigate the world in an attempt to chronicle the last unspoiled natural sites on earth via a journey that made as little impact as possible on the earth and sea. A 44-foot ketch, the boat was equipped with state-of-the-art equipment that made the most of "green" technology, from the clean conversion of energy to the use of special non-toxic varnish...

Recensione: In barca a vela intorno al mondo, di C. Auriemma e L. Eordegh, *****

Sinossi
Le foto di questo volume documentano le avventure di Elizabetta Eordegh e Carlo Auriemma. Coraggiosamente, alla fine degli anni '80 gli autori decidono di tagliare con la routine e la vita regolare per perdersi in barca a vela negli spazi infiniti degli oceani, a contatto con persone, culture e tradizioni di cui prima ignoravano perfino l'esistenza.

07 April 2010

Gita al sacrario della Grande Guerra sul Monte Grappa

Commovente gita al sacrario del Monte Grappa con Benedetto. Giornata stupenda, sole brillante in un cielo blu, immacolato come la neve che copre il sacrario. Vedo con Benedetto, un amico di Cittadella. Siamo i soli visitatori al sacrario, esperienza mistica.

Le tre battaglie che si sono combattute qui dopo Caporetto, tra la fine del 1917 e l'armistizio del 4 novembre, sono state tra le più memorabili, e tragiche, della Grande Guerra.

Puoi vedere le mie fotografie di questa gita su Flickr.



Curioso questo libro sul soldato ungherese Peter Pan, sepolto nel sacrario. Leggi una recensione del libro qui.

24 March 2010

Bibliography: books on Ethiopia

Guide and Maps

Bocale, Massimo e Piera Barchetti: "Etiopia", (Firenze: Polaris, 2008). Libro informativo ma pesante da portare in viaggio.

Travelogues


History and Culture


From inside the country

Kapuszinski, R. : "The Emperor", (London: Penguin Books, 1983). The grim endgame of Haile Selassie. The Ethiopan Emperor's decline and fall.

09 March 2010

Partire, tornare o ...viaggiare? Ali e radici della mia vita fino ad ora.

Vivo a Bruxelles. Perché? Ne parlavo con il mio amico Marco De Andreis, che ci ha vissuto anche lui fino a qualche anno fa. Forse me ne andrò un giorno, ma non sarà, credo proprio, per tornare a Roma come ha fatto lui. Come Marco, anche io detesto Roma quando ci sto. A differenza di lui però, la continuo a detestare anche quando non ci sto.

Quando ci vado mi spazientisco per mille ragioni, e non vedo l'ora di ripartire. Il momento più bello delle mie visite è la corsa in taxi o trenino verso l'aeroporto. Allora mi rilasso, e penso che anche questa volta l'ho sfangata. Bruxelles, si capisce, non ha neanche un centesimo dei tesori d'arte di Roma, e neanche il sole, e neanche i prodotti freschi al mercato a prezzi bassi, e neanche il mare caldo d'estate a pochi chilometri di distanza d'estate, e neanche le montagne per sciare a pochi chilometri di distanza d'inverno e neanche la pajata, l'amatriciana e la coda alla vaccinara.  

E allora? Perché preferirla? Perché Bruxelles è più ordinata, vivibile, culturalmente attivissima, a dimensione d'uomo, e soprattutto cosmopolita quanto Roma è provinciale.

Insomma sono destinato a restare un emigrante per sempre? E perché no?

Ho passato dieci anni negli USA, cominciando con quattro alla School of Foreign Service della Georgetown University dove ho conseguito con la lode una laurea in relazioni internazionali (studiando politica, strategia, economia, diritto internazionali, allora in Italia non esistevano università che se ne occupassero).

Durante quel periodo passai anche alcuni mesi in Polonia, quando c'era il comunismo, e li racconto in questo libro.

A quel punto mi sono convinto che quanto avevo appreso negli States sarebbe stato utile al mio paese (vero) e quindi apprezzato dai miei compatrioti (non sequitur). In Italia, sul piano professionale, ero oggetto di invidia e non di stima e tanto meno di ammirazione.

Andai all'università di Roma per farmi riconoscere il titolo di studio, ma con la mia laurea un arcigno professore della facoltà di Scienze Politiche mi disse che poteva iscrivermi al terzo anno. Cominciamo bene, mi dissi, ma non mollai.

Tornai in USA e dopo sei anni al M.I.T., completai un corso di Dottorato di Ricerca (Ph.D.) in studi strategici (anche questi, allora, non c'erano da noi). Nel frattempo avevo lavorato - cosa che gli studenti universitari in America fanno sempre, anche se non ne hanno bisogno - prima con mansioni più semplici e poi via via come assistente, ricercatore ed infine insegnante.

A 26 anni di età tenevo al M.I.T. il primo corso universitario tutto mio sulla proliferazione nucleare, con nome, cognome e stipendio miei. Mi invitavano a conferenze in tutta America,  pubblicavo i miei primi articoli (con il mio nome e cognome, mai e poi mai un professore si sarebbe sognato di metterci il suo). Già prima di finire il dottorato ero, per così dire, entrato nel giro, e da solo, senza conoscenze, parentele o amicizie con chicchessìa.

Decisi comunque di riprovare in Italia. Non presso l'università pubblica, dove non avevo alcuna speranza di entrare nelle roccaforti del baronato, ma in una fondazione privata. Insistendo molto riuscii ad  intrufolarmi per la porta di servizio nel principale istituto internazionalistico italiano, l'istituto Affari Internazionali, dove imperava ed impera ancora (2010) un'oligarchia ferrea ivi installatasi alla fine degli anni sessanta (sì, sessanta!). Apprezzavano il mio lavoro e mi pagavano benino, ma ero sempre il ragazzo di bottega da tenere, appunto, in bottega, e non il giovane collega da lanciare in pista.

Cercai appigli anche presso altri centri di studio, che però in Italia erano di due tipi: alcuni legati a personalità singole, solitamente geriatriche, anzi direi da museo di storia naturale. Una volta presso una fondazione politica romana intestata a Ugo La Malfa, un dirigente ultra settantenne, ex ministro, mi disse che stava alla loro generazione prendere le decisioni importanti, non ai quarantenni idealisti che pretendono di cambiare il mondo. Non potevo credere alle mie orecchie, ma ci dovevo credere.

Mi veniva da pensare che in realtà il mondo negli ultimi decenni lo hanno cambiato i trentenni se non i venticiquenni: Bill Gates, Steve Jobs, Tim Berners-Lee, Jeff Bezos negli anni ottanta e novanta e Jim Wales, Larry Page, Sergey Brin, Mark Zuckerberg e loro simili più recentemente. Avrei dovuto dirlo al vecchietto ex ministro, ma mi trattenni.

Altri centri studi erano invece legati a filo doppio ai partiti politici, con una loro linea ben precisa di politica estera. Né dai fossili né dagli apparatchiki ebbi mai la possibilità di pubblicare. Qualche volta andai in televisione come “esperto”, ma solo perché avevo un amico alla RAI, non perché qualcuno apprezzasse quello che avevo da dire.

Provai anche presso una prestigiosa università privata di Roma, la LUISS, ma un altro ultra settantenne che teneva corsi nelle mie materie mi offrì un contratto di insegnamento che mi pare si chiamasse "integrativo": in pratica il professore di ruolo decideva il curriculum, faceva un paio di lezioni, restava titolare del corso e prendeva quasi tutti i soldi, mentre io avrei dovuto fare tutto il resto: lezioni, esami, colloqui con gli studenti ecc.

Dovunque ero considerato il “junior”, il ragazzino di bottega. Dopo un po' di anni di questa deprimente trafila ero pronto a ripartire.

Feci un concorso di medio livello per il segretariato internazionale della NATO, lo vinsi e mi trasferii a Bruxelles. Ci passai oltre sette anni e ne fui gratificato, professionalmente ed economicamente, anche se il lavoro col tempo diventava ripetitivo. Poi siccome allora i contratti dei funzionari erano tutti a tempo determinato dopo due rinnovi mi rimisi a cercare. Provai a restare alla NATO. Per superare la routine feci vari concorsi per posti un centimetro più alti di quello che avevo, ma siccome a quel livello la cosa diventava politica, ed io dietro di me avevo un non-paese che non mi sosteneva, non ci riuscii. Mi disturbava vedermi passare davanti stranieri meno capaci di me solo perché i loro governi, i loro ministeri, si davano da fare per sostenerli ed i miei no.

Ebbi comunque varie offerte di lavoro, soprattutto nel settore privato (da tedeschi, americani, perfino indiani, ma mai da italiani) che mi hanno continuato a trattenere qui a Bruxelles. Che non sarà un capolavoro architettonico o urbanistico, ma ci si sposta abbastanza facilmente, si parcheggia ovunque e le macchine si fermano al semaforo rosso e alle strisce pedonali, che puoi attraversare ad occhi chiusi... 

E poi è una città che si trasforma, vive. Molte brutture degli anni sessanta stanno sparendo per dar spazio a moderni palazzi di indubbio gusto e funzionalità. Come del resto vivono e cambiano le grandi città: Parigi, Londra, Berlino, non Roma.

Morale: ho fatto male a lasciare gli States? Professionalmente sì, di sicuro. I miei compagni di università del M.I.T., anche europei, che sono rimasti là, magari diventando cittadini americani, sono professori, amministratori delegati, ambasciatori, direttori di istituti. Ci tornerei? Non credo, non mi piacciono le minestre riscaldate. E poi da “junior” che ero, in quattro e quattr'otto ormai sono diventato un “senior”, anzi di più, insomma troppo vecchio per ricominciare una carriera. Non so come ma non ho mai avuto l'età giusta! 

Non ho figli, che io sappia, ma se ne avessi gli consiglierei di guardarsi bene intorno tous azimouts prima di decidere alcunché. Di imparare svariate lingue straniere. In Italia siamo un disastro con le lingue e la cosa ci danneggia enormemente. E poi di non fermarsi mai troppo tempo nello stesso posto, né geografico né professionale. Di essere curiosi ed avere il coraggio di rischiare ma senza fare i Don Quixote della situazione e meno che mai i Sancho Panza.

Restare per sempre a Bruxelles dunque? Forse, anche se dopo quindici anni si è esaurito un po' l'effetto novità, la curiosità. Ma allora dove? Potendo scegliere, andrei in Asia, in una cultura diversa, ricca, nuova e per questo stimolante, in un paese che si stia costruendo un futuro, possibilmente democratico, e che non viva del fatto che i problemi non si risolvono “si pperò noi c'avemo er Colosseo”. Se avessi uno straccio di spunto, una opportunità lavorativa, una partner, lo farei subito. Tanto la pasta c' 'a pummarola 'n coppa, grazie alla globalizzazione, si trova dovunque. E forse lo farò comunque, anche senza lo spunto. Per invecchiare lì?

Non necessariamente, e qui vengo alle considerazioni finali: si parla tanto di identità, di radici, ma io non sento veramente di averne: sono italiano, ma mi sento anche molto americano, un po' scandinavo, un po' mitteleuropeo. E c'è tanto mondo da godersi nei così pochi anni che ci stiamo. Penso che potrei diventare anche molto indiano o cinese col tempo. In fondo il futuro è in Asia orientale, che piaccia o no.

Per poi magari andare a morire su qualche isola tropicale - tanto oggi c'è internet e di Robison Crusoe non ce ne sono più, e si può fare quasi tutto quasi dappertutto. E meno male.

Più che radici, preferisco avere ali.

21 February 2010

Taipei: National Palace Museum, 101, Longshan temple

National Palace Museum
My morning is entirely devoted to the National Palace Museum. I was here eight years ago but I am just as excited today. The best museum for Chinese art in the world. The story is well known. Chiang kai-shek took about 20,000 trunks wirth of art from the imperial collection of the forbidden city when he had to leave Beijing during the civil war. All that stuff traveled around China, but when Chiang saw that he was losing to mao, he had his staff pack "only" about 7,000 trunks of the best items and shipped it over to Taiwan. This treasure is still a major bone of contention with Beijing, though in recent years there have been cooperation programs with museums in the mainland.

This is la crème de la crème of Chinese art, collected by emperors as far back as the Tang dynasty. Chiang had a nuclear bomb proof vault buil in a mountain next to Taipei and then, next to the mountain, this museum. The world is lucky that the stuff is here, or it would probably have been dstroyed during the cultural revolution in China. Today, only about one percent of the items are on display, and the Museum's staff rotates it ever so many months. Incredibly refined, pottery, ceramics, calligraphy, jewellery, jade, bronze...

I can see myself coming back here many, many times...

Leaving the Museum I head to the XXI symbol of pride of Taiwan, Taipei 101. When it was completed in 2004 it was the tallest building in the world, and it remained that until last month, when Burj Khalifa opened in Dubai. Taipei 101 is a controversial project. My friend S., who openly sympathizes for the independentist school of thought in Taiwan, says it was not really necessary and it was motly a trick by the Nationalists to impress an increasingly disillusioned electorate.

Taipei 101


Moving fast in 101 elevator
Be that as it may, it is still impressive. Inside, there is a slurpy food center in the basement. Then several floors of shopping mall, and what a shopping mall! Luxur brands from all over the world and a pleasant yet awe inspiring carousel of escalators, lifts, lights, and immense empty spaces that provide a welcoming and warm atmosphere.

At the top, it is cold and windy today. Not the best day to enjoy the landscape. I don't spend much time there, but again I must admit to being impressed: this time by the elevator, the fastest (at this time) in the world, going up and down at 17 meters per second without the slightest discomfort for the user. Well, may I should say the traveler, since it's over half a kilometer up from ground level!
Inside 101


An impressive 730 tons tuned mass damper is installed near the top to absorb shocks caused by wind or earthquakes.

tuned mass damper in 101
In the evening I went to the Longshan temple, where I spent some time looking at the faithful perform Buddhist ceremonies and giving offerings. It is a mystic atmosphere, welcoming and somewhat magic. Free CDs with Buddhist music ara available.
Longshan temple


20 February 2010

Taipei, Taiwan: Shilin night market

After eight years, I am back in Taiwan. Taipei fascinates me, a small capital city of a fiercely proud nation that wants to be a country. It is in fact a country, except the politics of the world don't allow it to call itself so.

I fly in from Hong Kong and check in my hotel in Da 'an. It's sort of late for a proper tour of the city so I opt to go to Shilin night market and have dinner on the go, and watch people.

It's a lively scene, the food available is beyond description, you can sit down at any of the countless stalls and have anything prepared for your as you wait. Actually, as you watch, it is done right there in front of your eyes.





Lots of games of skill around, people have fun, quietly, between a bite and a drink. I wish I had a month to come back every night and taste all of this tempting food!

There is people of all ages. Families with children playing around, adolescents on a date, older people savoring the atmosphere. A bustling yet serene night market.

18 February 2010

A few days eating around in Hong Kong



I have spent a few days in Hong Kong, and I am so impressed. This is a fantastic city, so full of life, energy, fun and culture. And amazing food, cheap and tasty! I have eaten all kinds of stuff, some that not even J. could quite explain what it was... I tried hard but could not find anything, I mean ANYTHING, I did not like. The one plate that stuck most in my memory was pig's lungs in almonds' soup. OK a bit unusual, not even J. ate the lungs, she was happy with just the soup, but I found it all quite well matched. Which was followed by pork liver. WOW!

Often J. and I would eat at street stalls, delicious and cheap food served in paper bags, so cheap and so tasty I had to really make an effort to stop.

For food shopping, there are countless markets of all kinds. I found the "wet markets" especially interesting. They are called so because fish is so fresh... it is fact sold alive! Instead of dead fish on ice or shrinkwraps you buy fish here that is still swimming in styrofoam boxes. One day J. bought an octopus, which was still alive when we took it home for cooking. I was slightly shocked to see her cutting it up as it was moving around the kitchen table, but it was definitely fresh!

We even found a specialty shop with Italian produce, you can get real mozzarella di bufala flown in from Italy daily. I could buy some pancetta and Roman pecorino cheese, and was proud to make some authentic amatriciana at J.'s home for all the family! OK OK for purists: I did not find the mandatory guanciale, but maybe I did not look well enough!

Touring Hong Kong is fun in the traditional two-storied trams, that apparently were now bought by Veolia, a French company which however has pledged to keep the traditional trams running. However, for longer distances, and to cross over to Kowloon, the metro system is fast and superefficient. Taxis are convenient and cheap too.