06 November 2000

Recensione: Straneurocrate (2000), di Marco De Andreis, *****

Sinossi

Poche cose risultano più ostiche e tediose dell'Europa comunitaria. D'altra parte l'Unione europea ha un'importanza crescente nella nostra vita: le decisioni che ci riguardano prese a Bruxelles e a Strasburgo sono sempre di più. E poi c'è il fatto che le istituzioni comunitarie non sono state concepite per rendere conto ai cittadini europei, bensì ai governi dei Paesi Membri. Questo libro tenta di colmare la voragine fra il (poco) fascino e la (molta) importanza dell'Unione europea, cercando di spiegare l'utilità e il funzionamento dell'Europa comunitaria. E non in termini astratti: l'autore è stato un "eurocrate" negli anni dal 1995 al 1999, e qui li racconta.


Recensione

Il miglior libro per capire l'Unione Europea senza annoiarsi a morte nel tentativo! Parafrasando il film di Kubrik "Il dottor Stranamore", De Andreis racconta di come "ha imparato a non preoccuparsi e ad amare l'Unione Europea", cioè i suoi anni a Bruxelles, dove ha lavorato come membro del gabinetto della Commissaria Bonino alla fine degli anni novanta. Egli usa l'esperienza personale per sviluppare un lungo ragionamento induttivo sulla macchina comunitaria, da una parte, e sulle politiche europee degli stati membri, dall'altra.

Tutto quello che avreste sempre voluto sapere sull'Unione Europea ma non avete mai osato chiedere. Anche perché pure se lo aveste chiesto non ve lo avrebbero detto, data la mancanza di trasparenza dei processi decisionali comunitari, dai quali ormai dipende la maggioranza delle nostre leggi nazionali. Questo potrebbe essere un sottotitolo per questo libro, che parla di cose serie senza prendersi troppo sul serio. Anche se scritto dieci anni fa, per cui in parte ovviamente obsoleto, il libro resta attualissimo per penetrare la fitta cortina che oggi come allora nasconde l'apparato comunitario al cittadino comune.

Parafrasando il film di Kubrik "Il dottor Stranamore", De Andreis racconta i suoi anni a Bruxelles, dove ha lavorato come membro del gabinetto della Commissaria Bonino alla fine degli anni novanta. Egli usa l'esperienza personale per sviluppare un lungo ragionamento induttivo sulla macchina comunitaria, da una parte, e sulle politiche europee degli stati membri, dall'altra.

Da europeista convinto quale sono, il libro mi ha confermato una cosa: far gestire le cose a Bruxelles mi piace sempre di meno, ma resta forse il male minore rispetto ad un ritorno di poteri agli stati nazionali, oggi inadeguati a far fronte alle sfide del XXI.

Puoi leggere un'intervista all'autore qui su Gnosis.




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