10 May 2006

Book Review: Zanskar, the Hidden Kingdom, by Michel Peissel, ****

The author, a very atypical Frenchman who writes in English, traveled across Zanskar in the seventies and wrote a detailed account of his personal experience. He conveys his emotions well and gives a lot of useful detail about the valley and its people. I read the book just before traveling to Zanskar in 2006, thirty years or so later than him, and found his book very useful to prepare my trip. I even met the (new) King of Zangla!

The book is made richer by a number of B/W and color photographs which help complete the narrative.

The only problem I have with the book is that the author every now and then falls into the trap of nostalgia of the good old days, before communication "spoiled" otherwise pristine regions... He even goes as far as arguing, half seriously, that inventing the wheel was a bad thing for Zanskar because it violated its blissful isolation. This despite the fact he himself points out how before communication everything was more difficult and more expensive for all of us...

All in all a highly recommended read to prepare your trip to Zanskar.




08 March 2006

La cernia di Felidhoo

Il più gran bel pesce della mia vita
È finita un’altra giornata di sole, ora tocca alla luna piena, che si è già levata alta all’orizzonte e si rispecchia trionfalmente sulla laguna appena increspata. Ci prepariamo per andare a pesca. Ami, filo di nylon, esche, torce elettriche, l’equipaggio controlla tutto, poi in quattro saltiamo a bordo del barchino d’appoggio, poco più che una zattera di vecchie assi di legno che si tiene insieme un po’ per miracolo. Dopo qualche strappo di avviamento a vuoto e uno scoppiettamento esitante, il fuoribordo inizia a borbottare e si parte in direzione est, verso le secche al limite della barriera corallina. A mano a mano che ci allontaniamo dalla barca il mare si fa più grosso, niente di ché ma si nota la differenza rispetto alla calma piatta che ci siamo lasciati dietro nella rada di Fulidhoo. Ci allontaniamo ancora, le onde si fanno più lunghe, e le ultime luci del paese e della nostra barca Wattaru spariscono in lontananza. Siamo praticamente in mare aperto, ancora poche centinaia di metri ed usciremmo dalla protezione della ciambellona dell’atollo. Procediamo con lentezza, i banchi di corallo appena affioranti sono appena visibili al chiaro di luna e con le onde rischiamo di far danni seri al piccolo barchino d'appoggio. Ahmed è in piedi a prua, si regge in equilibrio con la cima dell’ancora e guida la barca attorno agli scogli a pelo d’acqua. Dopo un buon quarto d’ora gettiamo l’ancorotto, inneschiamo gli ami ed iniziamo a pescare.

O meglio, ad aspettare. I minuti passano lenti sul nostro guscio di noce, è piacevolissimo farsi cullare al chiaro di luna, ma di pesci non ne abbocca neanche uno. I nostri marinai dopo un po’ si spazientiscono. Tiriamo tutto su, ancorotto, esche e tanta acqua fresca, e si riparte; altro giretto per scogli affioranti e quindi, dopo una breve consultazione tra di loro, decidono di riprovare. Pluff! Ancorotto in mare, filetti di pesce sugli ami e si ricomincia. Capiamo subito che la musica è cambiata: dopo un paio di falsi allarmi («hahaha, pesce corallo!» se la ridono i due mentre qualcuno di noi combatte con l’amo incastrato nella barriera sottostante) iniziano a venir su begli spigolotti di un buon chiletto ciascuno. Be’ l’onore è salvo. Ed anche la cena a base di pesce, con l’olio d’oliva italiano naturalmente. Comincia a far tardi, in barca ci staranno aspettando per cena, ma dobbiamo cercare di prendere ancora un po’ di pesce, siamo in tanti da sfamare a bordo. Ed è a questo punto che sento tirare veramente forte alla mia lenza. Curiosamente, non batto ciglio, sono infatti sicuro che si tratti di un corallo e do qualche strattoncino per disincagliare l’amo, che però continua a tirare il filo di nylon che si tende pericolosamente, sta per rompersi. C’è corrente, immagino la tensione sia dovuta alla barca che si sposta mentre il corallo resta fermo, e passo la lenza a Ahmed perché mi aiuti a disincagliarla. Lui dà uno strattone e, senza scomporsi, sentenzia: «Big fish!».

A questo punto comincio a scaldarmi. L'adrenalina sale, deve essere veramente grosso per tirare a quel modo. Mi sento per qualche minuto come il pescatore in Il vecchio e il Mare quando abbocca la grande preda che comincia a trascinargli la barca. Ahmed comincia a recuperare la lenza, sto pronto per dargli una mano ma ovviamente non ne ha bisogno. Poi mi passa il filo di nylon, mi dice di fare piano, ed infatti, stranamente, il pesce ha smesso si strattonare. Continuo a recuperare, ma di tanto in tanto Ahmed prende lui in mano la lenza. Ci sta mettendo molta attenzione a questo pesce, deve avere i suoi buoni motivi. Ed infatti... dopo un po’ di tira e molla vediamo dimenarsi sottobordo una cernia monumentale. È sfinita, si muove poco, o forse chissà, è vecchia, malata, ferita? La issiamo a bordo, e si va a depositare senza tante storie sul fondo della barca, è uno spettacolo! Ahmed la stima sui 15 chili di peso, anche scontando un po’ l’inevitabile euforia da pescatore, sicuramente siamo oltre i dieci. Gran bel pesce...

Questo post è un estratto del mio libro sulle Maldive. Per comprare il libro cartaceo o in formato kindle su Amazon clicca qui.


10 January 2006

Bibliography: Books on Syria

Lonely planet provides a good guide according to their usual standard:


Bradt is perhaps the richest guide for the cultural and historical aspects of the country:


La guida del touring mi è stata molto utile anche se queste guide sono spesso un po' noiose da leggere.



Kociekowski, Marius: “The Street Philosopher and the Holy Fool” (Sutton, 2004)  Canadian writer travels through Syia.


Lesch, David: “The New Lion of Damascus” (Yale Univ Press, 2005). The rise to power of presidente Bashar Asad nel 2000.



Lieve, Joris:: “The Gates of Damascus” (Lonely Planet, 1999) the story of a Syrian journey by a Belgian writer. Interesting insight into local life in a family where a young man is arrested for political reasons.

05 January 2006

9° g - 5 GEN: Damasco, fine del viaggio

È l’una di mattina quando arriva il bus per riportarci l’aeroporto. Un breve viaggio, ma un paese ricco di storia e cultura. Mi addolora che un regime spietato impedisca al potenziale umano di questo popolo di esprimersi al meglio. Parto con la speranza di tornare un giorno in una Siria libera.

Ultima costernante sorpresa da parte di Hashim, che se ne arriva con un poster dell’agenzia di soggiorno che mi regala con grande pompa, mi dice di averlo pagato 10 euro (sic!) e mi consegna sfacciatamente una busta per la mancia. Inoltre vuol essere pagato per 9 giorni, considerando anche il 28 Dicembre (anche se noi siamo arrivati il 29 mattina) ed il 5 gennaio, anche se in realtà ci lascia poco dopo mezzanotte. Basima per lo stesso lavoro ha chiesto, ovviamente, 7 giorni. Io non avrei voluto dargli nulla di mancia, ma i buonisti del gruppo hanno comunque voluto dargli 50 dollari. Ripeto: se mai a qualcuno che mi legge capitasse che gli sia proposto come guida, evitatelo a qualunque costo!

04 January 2006

8° g - 4 GEN: gita a Bosra, (280km 4 ore) museo di Damasco

Teatro romano a Bosra
Si parte alle 7.30 per Bosra, un’ora e mezza di ottima strada. Teatro fantastico, perfettamente preservato, ci passiamo molto tempo. Sicuramente la rovina romana meglio conservata che io abbia mai visto in vita mia. Anzi non si può neanche veramente considerarla una “rovina” tanto è in buono stato di conservazione. Anche la città antica vale una bella passeggiata.

Romani al museo di Damasco

Torniamo a Damasco nel PM, tutti liberi. Alcuni di noi vanno vado al Museo Nazionale, è veramente molto ricco e completa a dovere il viaggio. Fa sempre piacere trovare importanti reperti dei Romani e qui ce ne sono di eccezionali. Dopo Bosra, si può dire sia stata una giornata all'insegna dell'antica Roma.

Cena con Rick, mio collega canadese dei tempi della NATO, al ristorante Baituna, £500, ottimo, vale la spesa.

03 January 2006

7° g - 3 GEN: Hama - Krak des Chevaliers - Damasco - 220km - 4 ore


Alle 8.00 visitiamo Hama e le famose nurie (enormi ruote in legno, molto simili ai mulini a vento, che venivano utilizzate per portare l’acqua del fiume sui canali di irrigazione). Qui sappiamo che nel 1982 le truppe governative, per sedare la rivolta dei fratelli musulmani, uccisero circa 20.000 persone.

Krak des chevaliers
Arriviamo in tarda mattinata al Krak des Chevaliers, imponente struttura crociata da non perdere in qualunque viaggio in Siria.

Poi a Malula, dove visitiamo la chiesa di St Tecla di rito bizantino ed ascoltiamo la recita del Padre Nostro in aramaico, la sua lingua originale, che è ancora parlata in questa zona. Interessante altare concavo di foggia pagana ripreso dai primi cristiani.