11 September 2018

Shanghai museum and French concession

An impressive museum, I remember seeing it exactly 20 years ago and it was even more impressive then, maybe because it was new and brimming with cutting edge museum technology.

I remember being amazed by soft lights illuminating ancient calligraphy only when a motion sensor indicated a visitor was in front of the exhibit. At any other time, the display's lights were off, saving energy and, more importantly, helping to preserve the fragile paper and colors.

Lots of priceless pieces from all branches of Chinese art: bronze, painting, calligraphy, porcelain, jade and furniture. A must for any visitor to Shanghai.

Evening at the French concession. At first, it was not easy to find. We got to the general neighborhood by didi and then asked around, but no one knows even when we're walking just next to it.

Some luxury homes reveal themselves inside a gated community, security guards don't pay much attention and we can sneak in to sit down and enjoy the gardens on a bench, eating fruits, and breathing what the atmosphere must have been like a century ago when French administrators and businesspeople lived here.

We later walked around the main area of the concession, with lots of European style pubs and restaurants. Not especially French really. We found it by following the long lines of lamp posts that are reminiscent of Paris, or at least the gas lamps in Paris of 100 years ago as seen in movies.

Most locales have tables outside but almost every patron is a chain smoker so we decide to give it a pass. It's now, of course, mostly Chinese who come here for a drink and a smoke, though still, quite a few foreigners are to be seen.

We ended the evening in a modern bar with a band from the Philippines. A lady vocalist is quite talented and keeps pulling down her short black tube dress that risks revealing her most intimate parts every time she moves her hips with the music.

When she stops playing we try to get a taxis back to hotel but every time they want to overcharge us. There must be a kind of taxi cartel, the same cars keep driving around the block in the hope (certainty?) to pick up a drunk western tourist or expat and charge whatever, without turning on the meter at all. They ask us 100 Rmb (about 12 euro ) and we refuse, it's a total rip off. It's late and there are no didis available, strange...

Lifang proposes to move out a couple of blocks and magically the first taxi that we flag down welcomes with a smile and charges by the meter (25 Rmb). the driver is a fine elderly man, polite and respectful. he says he is ashamed of his colleagues who try to take advantage of foreign clients. taxi drivers stories identical pretty much the world over.

10 September 2018

Giardino e food court a Shanghai

Visitiamo il palazzo, anzi i palazzi del giardino "Yu", costruito durante la dinastia Ming intorno al 1560 e poi distrutto nei secoli durante successive vicissitudini belliche e sempre ricostruito. Tradizionale architettura cinese: costruzioni in legno con il tetto a baffo, bacini d'acqua brulicanti di pesci colorati, statue, ponti.





Dopo la visita, giustamente affamati, andiamo in un enorme "food court", non so bene come tradurre questo concetto di un enorme ambiente, su più piani, con dozzine di ristoranti indipendenti al suo interno. Frequentati da locali come da turisti, giovani e anziani. Il tutto generalmente abbastanza economico e sempre molto informale.

Mentre mia moglie va a comprare il pranzo (delego a lei questi giorni, ogni volta è una sorpresa) prendo un tavolo e mi siedo a guardare i famelici avventori che mi sfilano davanti. Tutti sempre molto seri in viso, non sembra che si stiano divertendo. Forse non si stanno divertendo, sono in pausa pranzo dal lavoro. Molto disciplinati, il che non è sempre il caso in Cina, fanno la fila con pazienza al buffet ed alla cassa.

Poi una sorpresa, ma non è il piatto scelto da Lifang. Sono alcuni poveracci, hanno l'aspetto di essere senza tetto, comunque senza cucina perché si avvicinano ai tavoli appena vanno via i commensali per raccattare gli avanzi. Molti cinesi hanno un po’ il vizio di ordinare troppo, o comunque di mettersi troppo sul piatto, soprattutto quando il prezzo è fisso al buffet. Risultato è che ci sono spesso porzioni esagerate che poi non sono finite e restano lì. I poveretti si avvicinano con una bustina di plastica e racimolano il loro pranzo. 

Qualche volta si avvicinano a chiedere a chi sta ancora finendo di mangiare, prima che vada via. Uno viene pure da me, ma poi vede che il tavolo è ancora vuoto, sto aspettando anche io, e se ne va. Un po’ triste vedere chi ha fame in mezzo a tanta pantagruelica opulenza. È la prima volta che mi capita in Cina.


09 September 2018

Shanghai dopo 20 anni

Dopo vent'anni sono di ritorno a Shanghai, la città il cui nome significa "sul mare". All'arrivo in aeroporto mi sorprende una lunga fila di macchine che raccolgono le impronte digitali dei viaggiatori stranieri in arrivo. Poi al controllo passaporti me le riprendono comunque. Chiedo alla guardia sorridente il perché e mi dice che è per essere sicuri!

Il profilo della città è cambiato drammaticamente. Nel 1998 c'erano cantieri che lavoravano 24/7, tre turni al giorno, tutti i giorni dell'anno salvo forse il capodanno cinese. Adesso hanno finito il loro lavoro, vedo pochi lavori in corso per tirar su altri grattacieli. Forse un sintomo dell'eccesso di offerta di immobiliare di cui si legge soffrano alcune grandi città cinesi.

Ma anche senza cantieri edili l'attività è frenetica come e più di allora. Sul Bund, la "banchina", tradizionale lungomare cittadino, si scatena la vita dei giovani. Coppiette che si vengono a far fotografare il giorno delle nozze e musica per tutti la sera. Non pochi poliziotti passeggiano tranquilli avanti e indietro, ma non hanno molto da fare, la gente è educata.

Qualche negozietto sotto la banchina vende spuntini ai turisti, prezzi come a Londra e qualità mediocre, dopo un timido tentativo di ravioli al vapore lasciamo perdere, basta allontanarsi qualche decina di metri e si trovano ottimi ristorantini locali dove mangiare genuino, anche se Shanghai è sempre cara per gli standard cinesi cui sono abituato con la famiglia in Hunan.

Un panino ripieno di maiale e gamberi costa 50 Rmb, 5 euro circa, molto per la Cina ma è ottimo. Tofu di sangue di anatra con crostini e ortaggi misti è comunque il piatto del giorno, sapore dolce e amaro, a me è piaciuto molto.

L'altra cosa che non c'era nel 1998 era il motorino elettrico. Adesso ce ne sono milioni, anzi sono tutti elettrici, puliti e silenziosissimi, non abbiamo visto neanche un vecchio due tempi, ci hanno detto che sono stati vietati. Primo passo verso l'elettrificazione completa del trasporto cittadino. L'unico problema è che non li sento arrivare, e un paio di volte sono stato quasi investito! 

Tofu di sangue di anatra con verdura

Altra cosa ancora più buffa è che si ricominciano a vedere un po’ di biciclette! Quaranta anni fa naturalmente c'erano solo biciclette. Poi sono sparite per far spazio alle auto. Nel 1998 non se ne vedevano praticamente più. Adesso son tornate, vuoi per il traffico che le rende più veloci delle auto per i brevi percorsi, vuoi per la coscienza ambientalistica che si sta diffondendo.

Oggi ho accompagnato Lifang ad un centro di massaggi per sole donne. Al decimo piano di un anonimo palazzo, però la vista era molto ampia sui quartieri centrali della megalopoli. Cosa curiosa, il quartiere residenziale di Laoximen, dove ci troviamo, sempra essere diviso in tre: una parte di case tradizionali, a 2 o 3 piani, le vecchie case cinesi che spesso avevano (e molte ancora hanno) il negozio a piano terra e l'abitazione al primo e casomai al secondo piano. Sicuramente la parte più piacevole per me oggi per passeggiare, più umana.


Una seconda parte, tagliata di netto da qualche viale di asfalto, di palazzi sui setto o otto piani. Ed infine una terza parte di grattacieli, i "fiammiferi" li chiamava una interprete che avevo usato quando facevo la guida, che sembrano appunto piammiferi in una scatola, 25  piani e oltre. Tutto ordinato e ben pianificato, sarebbe difficile ogni abuso edilizio qui, si noterebbe subito. 

Una volta lasciata la moglie nelle abili mani delle massaggiatrici me ne vado a spasso. Avevo visto su Google Maps che c'è un tempio Tao qui vicino, ma ho fatto fatica a trovarlo. Per quanto ben preservato, è praticamente inghiottito dall'edilizia residenziale e commerciale moderna. Panta rei.

Arrivato al tempio ho trovato tutto chiuso. Anzi il cancello era socchiuso, ma non c'era nessuno. Erano le 4:45 del pomeriggio e i raggi del sole che cominciavano ad arrossarsi disegnavano sinuose curve con le ombre degli alberi del giardino del tempio. Dopo aver aperto il cancello sono entrato timidamente nel cortile antistante il tempio ed ho trovato la biglietteria, dove un impiegato era pronto a sprangare bottega e andare a casa. In qualche modo capisco che si chiude fra 10 minuti. 

Mi fa cenno di entrare, niente biglietto, visita gratis, ma devo sbrigarmi. Il tempio è piccolissimo, e non c'era nessuno. Mi sarebbe piaciuto fermarmi di più, magari a meditare solo soletto per un paio d'ore, ma oggi non si può.



Continuo a passeggiare nei viottoli "hutong" delle case a tre piani, e incontro tante signore che passano il pomeriggio a chiacchierare sedute, qualcuna fa il bucato. Una nonnina regge con le braccia allungate un pargoletto, all'inizio non capisco poi vedo che questo è il modo per non sporcarsi mentre il piccolo libera il proprio intestino sul marciapiede. Nessuno dei presenti fa notare un qualsiasi tipo di reazione alla cosa, tutto normale. Be’ almeno avrebbe potuto farla accanto ad uno dei tanti alberi delle strade, almeno sarebbe stato un buon concime. Shanghai cambia ma alcune vecchie abitudini restano.

Spuntino al ristorantino di Papa Chan, il cui motto, scritto in cinese e inglese a grandi caratteri sulla cucina a vista, dice:

"Piccoli Dim Sum ma grande sforzo, 
per una reputazione eterna, 
al di là di questa breve vita."

La dice lunga su come si muove la Cina oggi.

Un negozio di pianoforti Schimmel, tedeschi purosangue. La musica occidentale è molto seguita in Cina. Ho letto che si fabbricano più pianoforti qui che nel resto del mondo, e la qualità ha raggiunto livelli di eccellenza. Come il talento dei giovani pianisti cinesi. Penso a Lang Lang, che è diventato famoso in tutto il mondo e fa un po’ troppo la primadonna, ma anche a tanti altri che si avvicendano nelle sale da concerto di Londra. 


Mi viene in mente il libro (recensito in questo blog) "The Secret Piano" che racconta di quando avere un pianoforte era considerata una forma di corruzione culturale, se non un crimine da "borghese".