13 October 2011

Recensione: People from Ikea, di Andrea Pugliese, ***

Sinossi
Componendo a incastro questi tubi, ripiani, viti e bulloni, sono possibili milioni di combinazioni. Sul catalogo per tale meraviglia si sprecano i sostantivi: guardaroba, libreria, scaffalatura, separatore d'ambiente, portatutto, riassumicasino...

Ogni componente si può montare a qualsiasi altezza, snodare in ogni posizione. Nelle celebrate illustrazioni per l'assemblaggio, il manichino montatutto IKEA sfoggia posizioni estreme degne di un kamasutra del fai-da-té. Una volta completato, questo coso sosterrà una trama di camicette, gonne, asciugamani, libri e ninnoli che, come la parete forata delle monache di clausura, lascerà solo intravedere gli abitanti di questo bilocale.

Recensione
Molto originale l'idea dell'autore di passare qualche mese in un negozio di Ikea con occhi e orecchie bene aperti e registrare tutto nella sua testa, per poi trarne spunto e scrivere queste storie. Narrativa certamente, frutto di fantasia, ma ispirata certo al tipo di gente che oggi, in tutto il mondo, frequenta Ikea. Ne esce un ritratto di una generazione per la quale tutto è temporaneo, precario, provvisorio, mutabile negli anni se non nei mesi. Dalle relazioni personali, al lavoro, ai gusti. E quindi anche ai mobili. Il mobile della nonna durava generazioni, quello di Ikea forse una stagione. Come tante cose della nonna duravano una vita o anche più, si aggiustavano quando si rompevano. Oggi buttiamo roba anche se non si è rotta. Giustamente il libro non passa un giudizio sul fatto che questo sia un bene o un male, ma ci racconta che è effettivamente così.

Alcuni brani si leggono di un fiato, altri sono un po' meno fluidi, ma il nuovo libro di Pugliese aiuta a prendere coscienza della precarietà della nostra condizione. Ad ognuno giudicarla e viverla come meglio crede.

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