01 December 2006

Recensione: Identità e Violenza, di Amartya Sen, *****

Questo libro sviluppa in modo elegante e convincente un tema principale: avere un'unica identità, non importa quale, è sbagliato e pericoloso. La maggior parte di noi non ha una sola identità, ma molte. Se una di esse sovrasta le altre, e quindi noi ci identifichiamo solo o soprattutto in essa, vuol dire che stiamo prendendo una direzione pericolosa, che porterà all'esclusione di quelli che non appartengono a quella identità anche se con loro potremmo condividerne altre. Questo processo di esclusione porta facilmente al conflitto e alla guerra.

Io sono un uomo, che durante la sua vita è stato o è ancora cittadino italiano, agnostico secolare, studente per molti anni negli USA, filosoficamente scettico, politicamente cinico, economista dilettante, burocrate internazionale, analista di questioni strategiche e militari, subacqueo, fotografo, consulente, eterossessuale, difensore delle libertà civili individuali, oppositore della pena di morte, credente in valori universali, esistenzialista, attratto fortemente dal buddismo, amante della musica classica e del jazz freddo, detestatore della musica heavy metal e che guarda la TV (tranne la coppa del mondo di calcio!), a favore della scelta della donna in materia di aborto, a favore del controllo delle nascite libero ma non imposto come in Cina, che odia le sigarette ma ama le sue pipe, e ho ancora tanti altri aspetti della mia identità che sarebbe troppo lungo citare qui.

Quindi posso identificarmi con tante categorie di essere umani, sono tutti come cerchi parzialmente sovrapposti. Nel loro insieme, essi creano la mia personale identità, per cui mi viene facile essere tollerante, perché posso condividere una o più di queste categorie con la maggior parte della gente a questo mondo!

Se, tuttavia, uno dovesse scegliere, o essere manipolato a scegliere, una singola identità come l'unica, o la principale, per definire se stesso, diventerebbe difficile capire quelli che non condividono quella scelta, che sono fuori da quel cerchio, che non sono "identici" a noi, e questo porterebbe inevitabilmente al conflitto.


Gli uomini si ammazzano per la religione, per il calcio, per la legislazione sull'aborto, per la lingua, l'origine etnica e altre ragioni meno importanti quando una di queste ragioni diventa l'unica o la principale definizione della propria identità.

Quando ho finito di leggere questo libro sono arrivato alla conclusione che non ho proprio una mia identità precisa, o forse ho una sorta di "metaidentità", il risultato del mio specifico cocktail di identità parziali. Questo mi rende unico ed allo stesso tempo compatibile con altre metadentità del mondo. Posso essere a casa mia in qualunqu luogo perche il mio "io" è costituito di idee, abitudini e retaggi culturali che vengono da tante parti del mondo. Forse ho perso le mie radici, ma non me ne duole perché ho acquisito forti ali!

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