30 December 2005

3° g - 30 DIC: Damasco – Palmyra, 240 km, 4 ore

Partenza per Palmyra alle 8. Sosta sulla strada che conduce in Irak ad un “Baghdad Cafe". Nel bel mezzo del deserto ua struttura molto conveniente per il viaggiatore assetato. Proseguiamo quindi per Palmyra, e visitiamo con calma il sito, che da solo vale il viaggio.

teatro romano a Palmira

Scopro qui come il natale sia diventato festa a Roma prima del cristianesimo: era la festa del Sol Invictus, il sole invitto degli abitanti di Homs (Emesa), che fornirono ai Romani un aiuto decisivo nella vittoria contro la regina Zenobia Palmyra.

Secondo alcune fonti l’imperatore Aureliano, in segno di riconoscimento, adottò la festività degli alleati per tutto l’impero, innestandola in qualche modo nel precedente culto romano del sole a cui Eliogabalo aveva già dedicato un tempio cinquanta anni prima. Una delle tante varianti per cui in tante civiltà del mondo si festeggia il sole che rinasce, invincibile, a fine dicembre, quando le giornate cominciano ad allungarsi!



Torniamo a Palmyra la sera tardi, al buio, lo consiglio fortemente, per vedere il colonnato illuminato, cambia completamente l’impressione che se ne ha rispetto al giorno. Aria fredda pungente, fortissima escursione termica rispetto alle ore diurne.

C’è qualche negozietto vicino all’alergo, compro saponette di Aleppo. Un rigattiere mi vende una baionetta turca, ricordo un po’ lugubre del lungo periodo di occupazione ottomana. Starà bene insieme allo schioppo ottomano che ho comprato in Yemen.

Discussione più lunga del necessario in serata con la guida che non vuole andare a Sergiopolis il giorno dopo, ma tirare dritto per Aleppo; chissà perché, forse per fregare sul carburante d’accordo con l’autista, o solo per pigrizia. Gli dico che è nel programma, ma è necessario chiamare il corrispondente per chiarire tutto. Irritante.

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