25 July 2003

Book Review/Recensione: Shah of Shahs (2006), by Ryszard Kapuscinski, ****

Recensione in italiano di seguito

Synopsis

Shah of Shahs depicts the final years of the Shah in Iran, and is a compelling meditation on the nature of revolution and the devastating results of fear. Here, Kapuscinski describes the tyrannical monarch, who, despite his cruel oppression of the Iranian people, sees himself as the father of a nation, who can turn a backward country into a great power - a vain hope that proves a complete failure. Yet even as Iran becomes a 'behemoth of riches' and as the Shah lives like a European billionaire, its people live in a climate of fear, terrorized by the secret police. Told with intense power and feeling, Kapuscinski portrays the inevitable build-up to revolution - a cataclysmic upheaval that delivered Iran into the rule of the Ayatollah Khomeini.

About the author
Born in Pinsk, now in Belarus, in 1932, Kapuscinski was the pre-eminent writer among Polish reporters. After honing his skills on domestic stories, he traveled throughout the world and reported on several dozen wars, coups and revolutions in America, Asia, and especially in Africa, where he witnessed the liberation from colonialism. Kapuscinski's best-known book is a reportage-novel of the decline of Haile Selassie's anachronistic regime in Ethiopia - The Emperor, which has been translated into many languages. Shah of Shahs, about the last Shah of Iran, and Imperium, about the last days of the Soviet Union, have enjoyed similar success. He died in January 2007.


Review

This is a captivating book that describes the atmosphere around the fall of the Shah in 1979. It provides a background of the preceding period and the forces at play. It might well have been called: "Decline and Fall of Imperial Iran", as it is more about the unraveling of the Peacock dynasty than one particular man. As the author aptly puts it: "the Shah left people with a choice between the Savak and the Mullahs. And they chose the Mullahs."

The Shah's errors are described without mercy, but he is perhaps shortchanged for what he did accomplish in Iran. It is no wonder that so many in Iran are nostalgic of his times even decades after his death.

As always with Kapuscinski, the book is a pleasure to read, even if the history buff will find some inaccuracies and some superficial sweeping statements here and there. But it is excellent journalism, setting the current story in the context of history.

The author wrote another excellent book about a falling tyrant, the Emperor of Ethiopia, and I have reviewed that book in this blog.




Sinossi

Nell'anno drammatico della rivoluzione, Kapuscinski è in Iran per uno dei suoi più brillanti e memorabili reportage, in cerca di risposte. E riesce a temperare, con impeccabile stile, la complessa ricostruzione storico-giornalistica con un'appassionante capacità narrativa. Non fa lezione, non sale in cattedra. Al lavoro nella sua stanza d'albergo, ingombra di giornali, di ritagli, di foto, filmati e nastri registrati, ricostruisce il quadro degli eventi, delle premesse che li hanno provocati e delle situazioni che si preparano. Ricostruisce il lento ma inesorabile procedere degli avvenimenti che hanno portato alla rivoluzione khomeinista: l'incerta ascesa al potere dello scià, la sua euforica prepotenza in seguito alle scoperte petrolifere, il clima di terrore e repressione instaurato dalle brutali forze di polizia della Savak e il progressivo rifugiarsi del popolo nelle moschee, tra le braccia dei mullah e dell'islam, unica istituzione ritenuta in grado di proteggere dalla violenza cieca del potere centrale di Teheran. Il suo puzzle rigoroso è sempre filtrato dalla sensibilità e da un'umanità profonda.

Recensione

Questo è un libro avvincente che descrive l'atmosfera attorno alla caduta dello Scià di Persia nel 1979. Vi si trova una descrizione del sottofondo del periodo precedente e delle forze in gioco al momento della verità. Il libro avrebbe potuto essere chiamato "Declino e Caduta dell'Impero Persiano" in quanto tratta della rovinosa caduta di una dinastia più che di un singolo personaggio. Come ben detto dall'autore: "Lo Scià ha messo la gente di fronte ad una scelta: la Savak o i Mullah. E la gente ha scelto i Mullah."

Gli errori dello Scià sono descritti senza risparmiare dettagli, ma forse non gli si dà qui abbastanza credito per quanto di positivo aveva pure compiuto. Motivo per il quale così tanti in Iran sono nostalgici dei suoi tempi anche a distanza di decenni.

Come sempre Kapuscinski è un piacere da leggere, anche se i più meticolosi storici troveranno qualche inesattezza ed i politologi qualche giudizio un po' superficiale. Ma il libro va letto come esempio di ottimo giornalismo, che mette i fatti del momento nella giusta prospettiva storic.

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