05 March 2003

14° g - 5 MAR: Cayo Coco, e le spiaggie segregate

Gita ai Cayos. Spiaggie bianchissime, fantastiche verso il centro del versante nord dell'isola di Cuba, immacolate anche perché lontano da grandi centri abitati e non sviluppate urbanisticamente.

Ci vorrei portare Anabel, un'amica cubana che ho conosciuto da poco, ma l'autista Diego mi sconsiglia: è vietato. Tanto per cambiare. Sono spiaggie riservate agli stranieri!

Per la loro (cioè nostra) protezione, naturalmente, per tenere alla larga ladruncoli e spacciatori. Ma come qui nel paradiso socialista ci sono pure i ladri? Unica possibilità è che il cubano in questione non abbia un permesso speciale, che però bisogna chiedere con molto anticipo e spesso comunque non viene accordato. Poi Diego suggerisce che Anabel finga di essere la nostra guida, o interprete. In genere non controllano. Oppure si nasconda sotto i sedili del bus per eludere il posto di blocco che probabilmente ci controllerà. Lei però ha paura.

Per la cultura e l’istruzione

Ed infatti ad un certo punto lungo la strada che da Moron porta al mare c'è un posto di blocco ed un gentile poliziotto chiede a Diego se siamo tutti stranieri, il che lui conferma. E ci chiede 4 dollari di tassa a testa, che gli diamo e lui conta e riconta tutto contento. Colgo l'occasione del buon umore del poliziotto e con un po' di faccia tosta gli faccio qualche domanda: perché non possono andare in spiaggia i cubani, neanche i nostri amici/amiche che sicuramente non ci deruberebbero e non ci venderebbero droga proprio lì? Lui mi risponde che in realtà i cubani ci possono andare, sulle fatidiche spiaggie, ma a certe condizioni: devono infatti essere a) residenti all'estero, oppure b) sposati con un cittadino straniero che li accompaga, oppure c) lavorare nei ristoranti, bar ecc delle spiaggie medesime. Comunque per fortuna non abbiamo portato Anabel, l'avrebbero beccata di sicuro e avremmo passato dei guai.

In realtà non credo che ci sia un problema di sicurezza, ma i governanti vogliono creare delle zone a tenuta stagna dove mungere i visitatori dollariferi minimizzando i contatti con la popolazione, che è poi il motivo per cui anche le case private di Cuba (con rare eccezioni in alcune province minori), gli alberghi e persino i taxi autorizzati sono segregati!

Unità, resistenza, Rivoluzione

Non sono riuscito ad avere una lista completa di queste spiaggie, ma tra esse si annoverano certamente quelle dei Cayos (Coco, Guillermo, Santa Maria, ecc) compresi in questo itinerario. Queste spiaggie sono tra le più belle, pulite e ben tenute, ma anche molto costose (accesso pagante, ristoranti a prezzi occidentali) ed asettiche, senza vita, visitarle è un po’ come andare al Club Mediterranee, non è Cuba. Sono come Varadero senza, per ora, gli albergoni delle catene internazionali.

A titolo del tutto personale, e senza entrare in considerazioni di tipo politico che sarebbero fuori luogo in questa sede, io credo sarebbe buona cosa per i gruppi di AnM evitare queste spiagge. In primo luogo, e soprattutto, ci si diverte di più, e si spende molto meno, in quelle aperte ai cubani; in queste spiaggie noi ci siamo divertiti a chiacchierare con i passanti, giocare con i bambini, cucinare in spiaggia, e ci siamo satollati di aragoste e gamberoni per pochi dollari, aiutando così direttamente la gente comune. Nulla di tutto ciò in quella segregata che abbiamo visitato (Cayo Coco, vedi sotto). In secondo luogo, possiamo così dare, nel nostro piccolo, un segnale di turismo responsabile, che considera questo apartheid inaccettabile, a prescindere dalle opinioni personali di ciascuno su pregi e difetti del castrismo. Siccome di spiaggie aperte a tutti, almeno per ora, ce ne sono comunque molte, si può qui facilmente unire il dilettevole con, forse, anche un po’ di utile…

La lotta ci renderà giganti

Passiamo davanti a "Playa Flamingo", ma i fenicotteri cubani non ci sono, chissà se neanche loro avevano il permesso. Oppure se hanno ragione quelli che sostengono che siano andati via perché la costruzione della strada che collega la terraferma ai Cayos ha impedito la normale circolazione dei pesci, eliminando quindi la fonte di sostentamento per la popolazione di fenicotteri.

Giornata alla Playa Flamenco del Cayo Coco, decidiamo di non fare altra strada per raggiungere Cayo Guillermo. Questa spiaggia è indubbiamente bella, pulita, da cartolina, ma anche troppo sterile, asettica, morta. Si vedono solo un po’ italiani che parlano di calcio, qualche francese, qualche tedesco. Tutto costa più caro, per il prezzo che siamo abituati a pagare un’aragosta qui ci danno un petto di pollo o un po’ di salame. Nonostante il nome non ci sono neanche i fenicotteri (flamingos) che pare siano stati costretti a migrare dalle alterazioni all’ambiente provocate dalla famigerata strada, che impedisce il normale flusso delle correnti e quindi dei pesci di cui i fenicotteri si cibano. Non saprei dire se le affermazioni degli ambientalisti siano veritiere, ma qui certo è che di fenicotteri non se ne vedono più.

Il nostro socialismo è invincibile

Sulla via dei ritorno i poliziotti del posto di blocco ci fermano di nuovo, altri 4 dollari e nuovamente chiedono se abbiamo cubani a bordo del bus – un’ossessione, come se li avessimo potuti pescare in mare…

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