04 November 1991

6° g - 4 NOV: Radio Tirana, Ministro per la Cultura, università

Incontro con un gruppo di giornalisti di Radio Tirana, il responsabile pre le trasmissioni verso l'Italia è Vjiolca Lisi

Si rivolge ancora ai colleghi chiamandoli "comrades".... old habits die hard! Sostiene che l'Albania non ha mai disturbato le trasmissioni radio straniere, solo quelle televisive. Concorrenza RAI, ma soprattutto dalla televisione (la RAI 1 ha un ripetitore a Titograd, Montenegro, e RAI 2 sul monte Daiti). Oggi cresce l'attenzione ai programmi albanesi perché sono più interessanti che in passato. Adesso fanno anche trasmissioni in diretta, che sono molto ascoltate, prima non si facevano per "motivi tecnici" (leggi: esigenze di censura). Trasmettono anche i dibattiti in parlamento. Si trasmette per 5-6 ore al giorno, la radio dalle 5 alle 24, su due canali.

Andavano in onda in 21 lingue straniere, ora solo 12, costava troppo. La radio è stata depoliticizzata, nessuno che vi lavora può avere una tessera di partito. Non danno punti di vista personali, solo riferiscono il punto di vista governativo in modo neutrale. Allo stesso tempo ci dice che possono essere critici del governo, per esempio se è troppo lento nelle riforme o non è in grado di controllare la crescita della criminalità.

Non hanno corrispondenti all'estero, ovviamente non se li possono permettere, ma vorrebbero potermi intervistare in futuro per telefono su questioni internazionali.

Incontro con il Ministro per la Cultura Prec Zogai (Partito Democratico)

Scrittore. Oggi tutti parlano liberamente di quello che vogliono ma è difficile sapere la realtà. L'Europa ha sbagliato a dividere l'Albania a metà all'inizio del secolo.

Trasformazione economica, ci vorranno almeno cinque anni prima che la macchina si metta in moto. Per il momento il PD si considera all'opposizione anche se è transitoriamente nel governo di "stabilità", ci sono anche i repubblicani che pure non hanno seggi in parlamento. Problema di anarchia oggi è serio: tutti si sentono in diritto di fare tutto, non c'è però la necessaria responsabilizzazione.

Il cambiamento nel mondo della cultura è cominciato prima che nel resto del paese, già nel 1988 i primi passi di artisti e scrittori. Ora il suo ministero si sta adattando anche alle regole internazionali, per esempio nel campo dei diritto d'autore, mai finora riconosciuti in Albania. Prima c'erano solo due editori di stato, ora ne sorgono molti indipendenti. C'è un pericolo: gli editori pubblicano con più facilità autori stranieri perché vendono meglio, (e la commerciabilità dei libri è importante ora che lo stato ha diminuito i fondi di sovvenzione) ma cosí facendo non aiutano il decollo dei nuovi autori liberi albanesi.

Non vede il crescente nazionalismo come necessariamente un male: la coscienza nazionale è stata troppo a lungo repressa, deve rinascere. Il Cossovo è un problema internazionale, anche gli altri stati dovrebbero aiutare gli albanesi a far rispettare i diritti umani dai serbi. L'Albania non potrebbe rimanere indifferente se continuassero le repressioni. I Cossovari sono stati provocati per anni ma hanno evitato di reagire perché hanno creduto in una soluzione pacifica in ambito europeo. Non crede possibile una guerra con Belgrado oggi, ma in futuro... L'esercito non passerà il confine, ma chi potrebbe fermare le masse albanesi che dovessero decidere di muovere in aiuto di Pristina?

Con l'aiuto del Ministero dei Beni Culturali italiano è stato creato l'istituto italo-albanese per la salvaguardia dei beni archeologici e dei musei. La sua controparte è stata il Direttore Generale Francesco Sisinni. Vede con favore la possibilità che l'Italia aiuti alla formazione di un centro internazionalistico, ma se lavoreremo con l'università il ministero competente sarebbe eventualmente quello dell'Educazione.

Incontro con Kemal Minxhozi, marito di Luleta, professoressa di economia dell'universitá

Era un capo dell'associazione dei giovani comunisti durante il regime. Ora di associazioni giovanili ce ne sono molte, cercano di essere indipendenti ma non sempre riescono ad organizzarsi. I giovani sono ipnotizzati dalla televisione italiana, non capiscono che per diventare ricchi bisogna lavorare. Ora lui vorrebbe organizzare gruppi di giovani per fare viaggi di studio in Occidente, per fargli capire come stanno veramente le cose.

Incontriamo anche la madre, che durante il regime era stata più volte in Italia per cure mediche, tra cui un'operazione al cuore, il tutto a spese dello stato. Gli chiedo come potesse il governo albanese sostenere le spese per mesi di degenza in Italia, e mi risponde che c'era un'apposita (quanto improbabile) "commissione" che valutava i singoli casi di malati albanesi non operabili nel paese e decideva quali sostenere finanziariamente. La sua posizione di dirigente di una delle principali organizzazioni di partito naturalmente non c'entrava.

Cena a casa della famiglia della mia collega L.

Una collega italiana della mia delegazione, L., è riuscita a contattare alcuni parenti albanesi dopo molti anni in cui le comunicazioni erano praticamente impossibili. Ci fanno una festa incredibile, per loro è come un sogno poter vedere la cugina italiana. Naturalmente siamo invitati a casa loro, e ci preparano una cena che per le difficoltà del momento è luculliana! Grande calore, stupore, commovente!

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