12 October 2019

Tempio Sikh e ristorante italiano

Mi avvio a piedi verso un tempio Sikh, ma fa troppo caldo e mi piego alla forza maggiore ordinando un "Grab" la versione locale di Uber, solo più economica e rapidissima.

Arriviamo dopo pochi minuti, scendo e mi avvio all'interno. Da fuori non dice nulla, non ci sarei mai entrato se non me lo avesse consigliato un conoscente locale.

Al tempio vengo accolto un po' freddamente da un omone al botteghino, mi presta un fazzoletto per coprirmi la testa. C'è una piccola sala per pregare e una molto più grande sala per mangiare.

In una enorme cucina con pentoloni che sembrano piccole vasche da bagno sono al lavoro i cuochi. Uomini e donne al lavoro, gli uomini cucinano mentre le donne preparano l'impasto per somoza. Alcuni ragazzi sulla trentina, sorridenti e disinvolti, scaldano l'olio nei pentoloni mentre altri pre

Prima scaldano olio, ne versano forse 30 litri in una pentola, quando bolle ci versano impasto vegetariano. Intanto su una griglia grande come un tavolo da biliardo preparano le cialde rotonde e riso e quando sono pronti ne assaggio un piatto molto saporito.








La sera cambio radicalmente cucina!

vera caprese italiana

Carpaccio di ricciola
La sera cedo ad una tentazione come non faccio mai: vado ad un ristorante italiano all'estero. Non conviene quasi ma, quello buoni costano troppo e quelli economici fanno pena. Ha ragione mia moglie a dire che il rapporto qualità prezzo è molto meglio in quelli cinesi. Buon italiano estero diventa troppo spesso alta cucina. Ma non mangio italiano da oltre un mese e ne ho voglia.

Il ristorante italiano stasera si chiama "Otto", perché 8 è il numero fortunato dei cinesi e perché han cominciato nel 2008. Il patron Paolo è ligure con socio chef di Treviso, Sta da 11 anni a Singapore, propone un Fine Dining creativo. Scelgo un menù degustazione. Piatti caldi, buon segno.

Maialino da latte croccante



ravioli al brasato di vitello

L'olio d'oliva è servito in un padellino microscopico, devo sempre chiedere di rabboccare come fosse oro liquido ma sono molto gentili e generosi e me lo rabboccano un sacco di volte.

Il menù è di grande soddisfazione, sia di quantità che di qualità. L'ho recensito qui.

Accanto a me un tavolo di malesi, evidentemente danarosi, Paolo mi dice che sono clienti abituali. Partono di Solaia, resto colpito ma solo per poco per minuto dopo Paolo stappa un Sassicaia 2003! Costa 808 sing dollari, prezzi finiscono quasi sempre in 8, per invogliare i clienti cinesi.





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